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L’OPINIONE DI MAJO DOPO LECCE-PARMA 1-2: “ZITTITO DAI FATTI: DOPO 4 SUCCESSI IN STECCA NON HA PIU’ ARGOMENTI NEANCHE UN GUASTAFESTE COME ME”
Ma non sono uno che sale sul carro del vincitore, o che è avvezzo alle elegie: sicché il miele, da fuco, lo lascio fare ad altre api…
(gmajo) – L’Ape Majo, essendo di genere maschile, può anche essere definita “fuco” (Drapkind buonanima, ai tempi del liceo, mi aveva ribattezzato “Il fuco delle Orsoline”, quale uno dei pochi fanciulli in mezzo a tante damigelle) o “pecchione”: di certo, però, non è un “Apis mellifica”, come venne classificata da Linneo nel 1758, nome ancora usato da alcuni autori per definire quelle api operaie (la maggior parte) che negli alveari producono il miele. Capirete bene, quindi, che, dopo il successo di Lecce, il quarto in stecca per i donadoniani, il miele lo lascio cospargere ad altri dell’alveare ben più bravi e preparati del sottoscritto a comporre elegie. Io sono un rompiscatole, un guastafeste e un grillo parlante: ma di fronte al filotto indovinato dai crociati negli ultimi giorni non posso che tacere, non avendo (più) argomenti da tirare a mano per far indulgere il lettore alla riflessione o causare travasi di bile agli interessati. Insomma vengo zittito dai fatti, più efficaci di una scarpa scagliata contro uno sgradito insetto. Il Parma allenato da mister Donadoni ha collezionato quattro vittorie consecutive: onore al merito a lui e ai suoi prodi (non il professore) perché lo meritano. E non meritano neppure che stia qui a ricordare, come ho fatto appena pochi giorni fa, che la felice metamorfosi non è figlia di una programmazione, bensì (a mesi di distanza) di un capriccio presidenziale…
Continua la lettura all’interno
Se al tifoso medio di quell’aspetto gliene impipa fino lì (basta vincere, non importa come), diverso è il ragionamento per chi, nel modo più frigido possibile, giudica l’andamento stagionale. Ma, come dicevo prima, e come ho detto a caldo ieri all’ “inviata” di Zero Sette Tv al Circolo Toscanini (l’intervista va in onda alle 21.30 nel programma del fratello di Gnocchi, io però sarò in diretta a Bar Sport su Tv Parma), dopo quattro partite vinte non ho più argomenti, non ho nulla da eccepire. Donadoni ha battuto sul campo anche me. E mo’ come faccio a riempire 10.000 o 20.000 caratteri come in ogni post gara? Devo star qui a menare il can per l’aia come ai tempi delle interrogazioni a scuola? Il compito diventa ancor più arduo non volendo – per ragioni di principio o ideologiche – parlare di futuro, giacché quello è sulle ginocchia di Giove (come predicava l’ottimo Angiolini). Indubbiamente sarà difficile andare a rimpiazzare Giovinco, poiché vale mezzo Parma, ma stiano tranquilli gli smaniosi del mercato, poiché gli estimatori di Leonardi, e i mercatologi, mi assicurano che questi (assieme ad Imborgia e a Preiti) ha già pescato – sul mercato estero – quattro importanti rinforzi per la prossima stagione e ci sarà di che divertirsi. Bene. Io, preferirei far spesa al mercato interno – sogno un Parma simil Athletic Bilbao, ma quella utopia è unica ed inimitabile – tuttavia quello fuori le mura ha costi meno proibitivi e dunque va bene così. Dopo l’ottavo – insperato – posto l’asticella non può che rialzarsi e sfiorare l’Europa. L’ottimo Luca Russo suggerisce di raggiungerla attraverso il percorso alternativo della Coppa Italia: idea che al Parma era balzata nella mente dopo il precedente ottavo posto, quello finale di Guidolin, alla guida dei crociati neopromossi, allorché i nostri avevano carezzato l’idea che vincendo appena un paio di gare del torneo della Coccarda si sarebbero appunto trovati in Continente. Ma quel paio di vittorie i nostri non riuscirono a centrarle e così il sogno sfumò. Né è corretto dire che quella volta i nostri snobbarono la Coppa Italia – torneo che peraltro è generalmente visto come una scocciatura (del resto come le infrasettimanali internazionali, per cui non si capisce perché le si desiderino tanto – giacché la onorarono, pregustando i viaggi premio inclusi nel prezzo. Probabilmente non si potrà dire la stessa cose per le edizioni che seguirono. La porta principale, quella attraverso il Campionato, è di più difficile attuazione, anche programmando, perché si tratta di una tortuosa corsa a tappe, dove gli intoppi sono all’ordine del giorno: per sé e per gli altri. E inimmaginabile che tutti gli anni possano scivolare nelle retrovie club che potenzialmente hanno maggiori mezzi rispetto al risparmioso Ghiro (arrivato in zona coppe nei Bilanci), anche se in tutte le annate le sorprese non mancano. Indubbiamente l’attuale ottavo posto va al di là di ogni più rosea previsione, ed è la cartina di tornasole della livellazione del campionato laddove i valori delle contendenti sostanzialmente finiscono per equivalersi. A tre dal termine è abbastanza bello vedere che a quota 55 ci sono ben quattro club ad inseguire la terza piazza a quota 55 (Napoli, Lazio, Inter ed Udinese), poi a parte chi non è né carne né pesce (la Roma, indubbiamente una delle delusioni stagionali, al di là dell’interessante progetto di calcio di Luis Enrique che, come era logico aspettarsi, non ha portato risultati immediati) il famoso gruppone in testa al quale c’è oggigiorno il Parma (ex aequo con il Catania), al culmine di una stagione in cui non ha certo brillato per regolarità. Senza l’exploit finale, infatti, sarebbe nelle retrovie della grande ammucchiata, dove le deluse non mancano, ma dove ci sono anche interessanti conferme o novità, come Chievo e Siena, a lungo indicate come squadre rivelazione. Ed intendiamoci: i punti raggranellati da queste due – a fronte di investimenti minori rispetto a quelli del Parma – brillano ancora di più. In coda è avvincente l’emozionante rincorsa alla salvezza del Lecce, e il cammino a ritroso del Genoa, che somiglia alla Sampdoria di dodici mesi prima. Una serie A senza la Lanterna non è poi una ipotesi così remota, nonostante la tensione ieri abbia giocato un brutto scherzo ai salentini. Stando all’analisi di chi era sul posto (ahimè l’attuale congiura – soprattutto dopo che il giudice con la chitarra me le ha suonate – mi ha impedito di seguire il match dal vivo al Via del Mare, un impianto che ricordo bene per tanti variegati episodi della mia vita professionale, da quello più remoto,quando Scala cacciò giù dal pullman il giovane radiocronista che era salito a bordo – senza autorizzazione – col radiotelefono per intervistare i protagonisti della partita, affinché gli ascoltatori da casa li potessero sentire, a quello più vicino, l’ultima giornata della regular season 2004-05, quando, ascoltando Tutto il Calcio Minuto per Minuto a bordo campo per l’intera gara, capii che 42 punti non bastarono per salvarsi, ma almeno per finire allo spareggio, passando attraverso a quella volta in cui un funzionario della società pugliese mi pizzicò a fare la radiocronaca da pirata, facendomi perdere mezzo tempo di racconto in presa diretta per gli ascoltatori a quell’altra ancora quando si scatenò una turbolenta, quanto ingiustificata crisi di gelosia della mia fiamma di allora dopo che io ebbi l’insalubre idea di portarla in trasferta assieme a me e a una mia giovane collaboratrice dell’epoca, piuttosto pettoruta, ma delle cui grazie non ebbi mai modo di beneficiare, tantomeno in quella occasione, sebbene lei si fosse divertita a fare la civetta…) i padroni di casa anziché bruciare l’erba (come direbbe Ghirardi) alla notizia della sconfitta dell’ora di pranzo del Genoa per mano del Bologna, se la sono fatta sotto palesando la più classica ansia da prestazione. Qualcosa del genere la conosciamo bene pure noi, avendo vissuto situazioni più o meno drammatiche o tragicomiche del genere. Al contrario i nostri, tranquilli poiché salvi e, guariti dal virus, come direbbe Leonardi (speriamo non ci siano ricadute) hanno trovato quell’autostima grazie alla quale sono riusciti ad esprimersi con continuità di rendimento addirittura superiore alle proprie capacità. Molto hanno contato anche gli episodi, tornati ad essere a favore del Parma e non più a sfavore: il più eclatante l’incrocio dei pali colto dalla bestia nera Di Michele; se quel pallone a inizio gara fosse entrato, magari, forse le sorti del match sarebbero state diverse. Ed è per questo che non condivido quasi mai il ragionamento di chi ci dice che ci mancano 5 punti o 6: io credo che nell’arco della stagione componenti a favore o contro si alternino in un tourbillon; non credo affatto che si pareggino i conti, però nel computo vanno messi i colpi di fortuna e di sfortuna, non solo gli uni o gli altri. Il Parma è ottavo: viva il Parma. Viva Donadoni. Viva Leonardi e Viva Ghirardi. Ma lo dico stando giù dal carro del vincitore… Gabriele Majo
8 commenti:
Se stare sul carro del vincitore vuol dire essere felice per le vittorie del Parma e dire grazie al gruppo, al tecnico e alla società, allora io ci sto volentieri, lì sopra. Anche perché da questo articolo sembra che l'alternativa sia cercare il pelo nell'uovo e sminuire i risultati ottenuti con mille se e mille ma. Per me il Parma viene -calcisticamente - davanti a tutto. Per altri conta di più il poter dire "avevo ragione io". E così, quando i fatti smentiscono certe posizioni, diventa necessario fare sottotraccia onutili distinguo. Del tipo: Donadoni è arrivato per caso, in fondo Chievo e Siena meritano più applausi perché hanno speso meno (ma hanno anche meno punti), il Lecce ieri l'avrebbe battuto chiunque ecc...
Peccato, dal titolo mi ero illuso di leggere una serena autocritica che avrebbe solo fatto onore all'articolista. Sarebbe stato un segno di intelligenza. Perché è subdolo dire "Mi sono sbagliato" se poi tra le righe si mettono 500 ma e se
Caro Fedele, anche se fai il giornalista da 20 anni o giù di lì vedo che mi conosci poco. Bene, il pelo nell'uovo, come dici tu, cioè dire le cose come stanno, fanno parte del mio pane quotidiano da oltre 20 anni e quel che volevo dire lo dicevo già ai tempi di Calisto, senza se e senza ma.
Detto questo il mio articolo non è subdolo, come subdolamente dici tu: io ho ammesso serenamente che la squadra è andata ben oltre le mie aspettative, non ho mai detto che il Lecce lo batteva chiunque (ma ho sottolineato come il fatto di giocare sapendo di un risultato a favore li abbia psicologicamente abbattuti anziché caricati a 1000, ma questo non sminuisce la portata della vittoria del Parma, mentre sulle tre che hanno preceduto l'ultima ci sono state ammissioni anche dello stesso Donadoni sul fatto che il Parma avrebbe dovuto far meglio, come continuità di prestazione) e il fatto che i frutti buoni siano figli di un seme sbagliato (l'esonero di Colomba) è una mia considerazione alla quale non verrò mai meno, perché confermata da quanto detto in Tv dallo stesso Ghirardi (a proposito di come maturò l'esonero). Quindi grazie a tutti per questo splendido finale. Che poi non fosse stato programmato è un altro discorso e io penso di poterlo dire. Senza
cercare il pelo nell'uovo.
Poi le considerazioni su Siena e Chievo non vedo che fastidio possano dare a te o al Parma Calcio: non è forse vero che il Siena ha speso meno e il Chievo pure? E allora? Hanno fatto bene? Perché negarlo?
A me non interessa dire che avevo ragione, tant'è che ho ammesso di aver sbagliato, ma per me la fede calcistica non viene prima di tutto. Viene la fede al mio mestiere (che dovrebbe essere anche il tuo). Che non tradirò mai. Saluti Gmajo
Vorrei tanto andare a ricercare quell'articolo di un paio di mesi fa in cui "Parmigiano" ne diceva di tutti i colori a Donadoni.Lo insultava da capo a piedi senza nessun tipo di ragionamento logico.
Io gli risposi che alle persone come lui non doveva essere concesso il diritto di espressione.
Spero che anche il diretto interessato si ricordi le sue parole...perchè dopo 2 mesi io le mie le sottoscrivo.Lui le sue non credo.
Il tempo è sempre galantuomo. Ma lo è non con la gente come lei caro G.Majo, che pur avendo un'opinione diversa dalla mia (ricordo che fino a ieri sosteneva l'ingiustizia e l'illogicità dell'esonero di Colomba) supporta le sue idee con ragionamenti sensati (e quindi più o meno convidisibili) quanto piuttosto con chi,da persona prevenuta, insulta il prossimo tanto per il gusto di insultare.Senza nessuna motivazione logica.
MATTEO C.
Buonasera Majo, su una cosa proprio non mi trova d'accordo: quando dice di essersi sbagliato. In realtà le cose si sono dipanate nel migliore dei modi per il Parma senza per questo smentire tutte le argomentazioni logiche e motivate che lei ha sempre apportato a sostegno della sua tesi. Tesi che era, é e rimarrà assolutamente fondata, condivisibile ed apprezzabile. Non credo proprio inoltre che lei desiderasse peggiori sorti per il Parma al fine di dare conferma alle sue idee. Lo stesso valga per la mia di tesi. E qui arrivo a rispondere al Sig. MATTEO C. il quale -lui si- mi avanza una critica senza alcun tipo di ragionamento logico. Anzichè limitarsi a dire che "vorrebbe tanto andare a ricercare quell'articolo di un paio di mesi fa" in cui io ne avrei dette di tutti i colori a Donadoni addirittura insultandolo da capo a piedi (!) potrebbe -molto più semplicemente- andare a ripescarlo quell'articolo, anzi quegli articoli aggiungo io, e sorprendentemente si accorgerà: A) che io non mi sono mai nemmeno sognato di insultare alcuno, tantomeno il mister della mia squadra del cuore; B) che ogni mia affermazione -allora come sempre- è sempre stata sostenuta da passaggi razionali assolutamente solidi; C) che i limiti di Donadoni oggetto della mia critica sono stati nel tempo colmati ed è tutto da dimostrare che questo cambiamento non sia dovuto proprio a quelle critiche. Sono comunque contento che, tra tutti i contributi apparsi su Stadiotardini da due mesi a questa parte, il Sig. Matteo C. ricordi solamente i miei: questo vuol dire che erano talmente efficaci da rimanere impressi nella sua memoria. Per concludere, cari Majo e Matteo, vorrei ricordarvi che non bisogna mai vergognarsi delle proprie idee quando si é in buona fede, e questo é certamente il caso mio e di Majo, né cercare di giustificarsi quando sembra che lo svolgimento dei fatti abbia smentito le medesime perché spesso la realtà é proprio la conseguenza di quelle stesse idee. Cordialmente, Parmigiano.
Caro Majo, il fatto di essere giornalista da una ventina d'anni, non mi impone di conoscerti bene (anche perché non sono giornalista sportivo e sono sempre stato di stanza a Milano e non a Parma). All'esame dell'ordine, del resto, la Majologia non è materia di studio.
Le e-mail di altri sullo stesso tema comunque dimostrano che non sono il solo a notare nei tuoi interventi un eccesso di critiche e distinguo che danno l'impressione di una certa avversione all'attuale proprietà e dirigenza. Mi sarò sbagliato. Ma non chiedermi di essere d'accordo con le tue tesi: per me la scelta di Donadoni è stata sostenuta fin dall'inizio su una serie di motivazioni razionali e non su un capriccio presidenziale (stop a un gioco monomodulo, a una gestione della rosa limitata a 12, 13 elementi, a una totale incapacità di leggere le partite, a gare giocate con la mentalità perdente che erano perse prima ancora di scendere in campo, alle goleade subite). Serviva un mister con un'altra impronta e nel mio piccolo, su alcuni forum, avevo fatto il nome di Donadoni mesi prima che venisse ingaggiato. Se poi Ghirardi ha scelto proprio lui, mi riesce difficile pensare che non lo abbia fatto seguendo queste stesse riflessioni. Mai visto un capriccio più aderente alla logica.
Chievo e Siena non so quanto meno abbiano investito. Comunque abbiamo più punti di loro, mi pare. E il Siena lo scorso anno era in B. Non mi pare che sia gestito poi così meravigliosamente.
Non continuo, anche perché ciascuno rimarrà della propria idea e comunque è bene che a un certo punto ciascuno (io in primis) rispetti l'opinione altrui. Gli altri lettori del sito, se vogliono, si faranno un loro giudizio. E sempre Forza Parma
I punti che uno afferra per fortuna o si lascia scappare per sfortuna, a fine anno si compensano (o quasi). E fin qui sono d'accordo. Molto meno lo sono quando si dice che la compensazione valga anche per i punti raccolti per decisioni arbitrali favorevoli e persi per scelte poco felici del direttore di gara. C'è qualcuno, e non voglio fare nomi, che in Champions ci andrà probabilmente anche e soprattutto grazie ai tre punti rubacchiati in maniera palese al Tardini di Parma. Per una strana formazione della mia indole io vedo spesso del marcio. Senza star qui a snocciolare nei dettagli certi miei sospetti, mi limito a dire che sono veramente intristito dall'idea che nel calcio a certi livelli contino non tanto i meriti sportivi quanto i bacini d'utenza. Per cui se fai ascolti da record è probabile che i vertici del Palazzo vedano di buon occhio la tua qualificazione in Champions oppure in Europa League. Ok, lo so...sto andando fuori tema e dovrei parlare piuttosto di Lecce-Parma. Ma è anche vero che sul Parma, su Donadoni ed anche su Colomba ho già espresso, ed anche più di una volta, il mio punto di vista. Per cui mi perdonerete se ogni tanto parlo anche d'altro. Che poi tanto altro non è...visto che io da sportivo gradirei che lo scudetto, che le qualificazioni in Europa ed anche le retrocessioni dipendessero dalle risultanze del campo piuttosto che dai dati auditel o dal numero di giornali che quella o questa squadra riesce a vendere (oppure a non vendere). Magari non frega a nessuno, ma di questo passo anche uno drogato di Parma come il sottoscritto rischia di allontanarsi dallo stadio visto che non sempre la classifica è lo specchio dei meriti sportivi. Mi chiedo perché nel basket una realtà come Treviso l'anno prima è ai playoff e conquista un posto in Europa e l'anno successivo deve sputare l'anima per conservare un posto in massima serie. Vado a memoria, ma negli ultimi sei o sette anni (per non andare troppo indietro nel tempo) le primissime posizioni di classifica sono sempre state un affare delle solite cinque o sei squadre. Trovo che sia strano: o loro han sempre indovinato i rispettivi mercati estivi e di riparazione oppure le altre han sempre sbagliato tutto in sede di definizione della rosa. Oppure.......non vado altro perché sapete già dove voglio arrivare. Ed io so anche che la mia "polemica" può risultare sterile. Ma io non riesco proprio a veder premiati i bacini di utenza piuttosto che i meriti sportivi. E sono certo che la Champions, per quanto espresso dal campo, l'avrebbe meritata l'Atalanta (alo netto della penalizzazione)...tanto per dirne una. Oppure l'Udinese del nostro caro amico Guidolin. Ma tant'è...con loro gli ascolti difficilmente schizzerebbero alle stelle.
Vorrei attirare l'attenzione su un record di natura organizzativa....se come sembra,anche Parma Bologna sarà in notturna, il Parma nel girone di ritorno, non ha disputato nessuna partita al Tardini alle ore 15 di domenica, (con il Napoli . il furto avvenne dalle 12,30 in poi....
Capisco perfettamente le esigenze commerciali delle PayTv,e tecniche delle squadre che fanno le coppe, ma programmare le notturne in posticipo.. a Parma(col Palermo) e contemporaneamente la partita delle 12,30 a Cagliari o Catania in novembre o dicembre....richiede uno sforzo cognitivo che va oltre le mia immaginazione.
I mass media si adoperino per segnalare tali incongruenza e determinare in sede di calendario un numero minimo e massimo di "partite fuori-orario"per ogni squadra possibilmente con largo anticipo tenendo conto anche della stagione e della posizione geografica , ne saremmo grati noi abbonati ed anche i valori tecnici e la casistica di infortuni ne trarrebbero giovamente.
P.S: Propongo una moratoria sulla querelle Colomba-Donadoni, chi doveva capire ha capito... e non è sportivo pretendere l'umiliazione dell'avversario, festeggiamo insieme questo bel finale di stagione...la torta è pronta ....riusciamo a mettere ancora qualche cigliegina??
Angioldo
Ringrazio Angioldo per questa preziosa statistica che ho provveduto ad allargare anche ai frequentatori della piattaforma oknotizie. In effetti è abbastanza singolare che per un girone intero, in casa, il Parma non abbia mia avuto la possibilità di giocare all'orario canonico. Ma se devo dirla tutta mi sta sulle scatole l'anticipo col Siena. Avevo già programmato con il Manno e la sua combriccola la scampagnata in terra toscana, che prevedeva una sosta eno-gastronomica (anche perché la zona merita), ma sono riusciti a rifilarci sto orario del cavolo all'ora di pranzo rovinando tutto. Ne aveva parlato anche Ivo Dallabona del Parma Club Petitot a Calcio & Calcio qualche settimana fa. Di questi orari tv non se ne può più (mi perdonino gli ultras se mi impossesso di un loro slogan). Ma temo sarà sempre peggio...
Sulla querelle Colomba-Donadoni non aggiungo altro se non ribadire che per me è stato un capriccio presidenziale cacciarlo: se da questa scelta umorale e non programmata, per buona sorte è scaturito l'arrivo di un allenatore da Parma non posso che essere contento. Poi con grande onestà - e mi scuso con parmigiano e c. se rispondo solo ora - io ho ammesso di aver sbagliato perché nelle mie precedenti valutazioni avevo ritenuto non decisivo l'apporto del nuovo tecnico alla svolta del Parma (riferendomi alla famosa valorizzazione della rosa, al gioco dato, alla mentalità, etc.). I risultati parlano chiaro e sarebbe stolto da parte mia trincerarmi ostinatamente dalla parte opposta ed affermare il contrario. Non rinnego tuttavia le mie osservazioni che anche Matteo C ed altri hanno comunque ritenuto logiche o comunque fondate su fatti. Altri (tipo fedele) ci vedono del mio risentimento, ma fanno male, giacché quella non è una componente dei miei scritti. Indubbiamente Donadoni ora ha fatto bene, anche se in questo exploit il Parma ha fatto nove punti giocando solo un tempo in tre gare (difetto atavico); all'inizio aveva (ma era inevitabile) perso tempo prezioso per cercare l'esatto vestito (si ostinava sul 3 4 3) anche se in quel periodo era baciato da risultati oltre i meriti; poi quando la squadra è diventata logica ha pagato un periodo di sfighe (con episodi contro, inclusi i torti arbitrali), salvo poi veder tornare splendere lo stellone (lo stesso Leonardi a Bar sport ha ammesso che il palo del Lecce è stato un episodio positivo, e che poteva cambiare l'inerzia se invece quel pallone fosse entrato, pur rimarcando i tanti legni stagionali dei crociati, inclusi quelli colti sotto la guida di Colomba). Festeggiamo, dunque, insieme e grazie per l'onore delle armi. Cordialmente Gmajo
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