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mercoledì 22 giugno 2011
IL PARMA E LA POLITICA DEI GIOVANI SECONDO MARCO BALESTRAZZI
Riproponiamo il testo dell’interessante inchiesta del giornalista di Tv Parma che afferma: “Una società come il Parma dovrebbe fare i conti sul numero di giocatori cresciuti in casa che emergono, arrivano in prima squadra o comunque fanno cassa al club”
(Marco Balestrazzi per Tv Parma) – Nessun Under 21 nel giro dei titolari, nessun giovane del vivaio nel giro della prima squadra. Per ora la salvezza, in casa Parma, sembra non passare dal progetto giovani. O almeno, i numeri della stagione appena conclusa dicono questo. Da qui parte la nostra analisi sul settore giovanile crociato. Quanto contano i risultati delle squadre dei ragazzi? Poco. Se dovessimo basare il nostro giudizio su questo dato, il bilancio stagionale non potrebbe essere certo considerato positivo. Guardiamo solo ai giovani dal più immediato avvenire. La Primavera, che ha centrato i quarti al Viareggio, in campionato non ha superato nemmeno il girone. Fuori agli ottavi gli Allievi nazionali. Meglio i Giovanissimi, che hanno sfiorato la finale. Ma una società come il Parma i conti li dovrebbe fare sul numero di giocatori cresciuti in casa che emergono, arrivano in prima squadra o comunque fanno cassa al club. Continua all’interno
In questo senso, negli ultimi due anni, si sono rivelate preziose le comproprietà di Biabiany e Paloschi, ragazzi valorizzati ma cresciuti altrove. Oltre a loro l'anno scorso i soli Pasi e Gigli hanno giocato una manciata di minuti.
In questa stagione Feltscher nel finale ha raccolto 3 presenze e un autorete. Per Nwanko, Defrel e Ze Eduardo 1 fugace apparizione. Briciole. Tra i giovani in prestito o in comproprietà ha fatto benino a Crotone Milan Djuric, lo stesso vale per Niccolò Galli nel Pergocrema. Da gennaio Danilo Pereira ha raccolto 5 presenze e due gol nell'Aris Salonicco. Molti altri hanno vissuto annate incolori. Il capitolo under 21, nel 2010-2011, finisce qui.
Per trovare prodotti del vivaio stabili in prima squadra bisogna andare ai ragazzi dello scudetto allievi classe 86/87, i due parmigiani Dessena e Marco Rossi, oltre a Giuseppe Rossi, che però è un capitolo a parte.
Insomma gli ultimi due fiori all'occhiello del settore giovanile sono parmigiani doc ma fanno parte della vecchia gestione. Da qui nasce una riflessione curiosa: secondo un'inchiesta del quotidiano la stampa Parma Inter e Udinese sono i club che hanno più stranieri nella rosa primavera.
Questa presenza piuttosto robusta e, soprattutto, in crescendo rispetto agli anni passati non va osservata con diffidenza perché nell'era della globalizzazione del pallone i confini possono avere poco senso. Ma è innegabile come la scelta dei club (anche i più piccoli) di scommettere sulla crescita dei vari Pereira e soci complichi terribilmente il lavoro di chi deve pensare alla rinascita del calcio italiano.
Club malati di esterofilia?
Verrebbe da dire sì: nella primavera crociata solo 5 ragazzi su 27 arrivano da club parmensi. Facciamo 10 su 27 allargando il discorso a squadre delle provincie limitrofe. In pratica per una giovane parmigiano il sogno di giocare con la maglia della propria città è davvero un'impresa.
Siamo comunque in controtendenza rispetto al Barcellona, dove Xavi, Iniesta, Piquè e Pedro sono il frutto di un lavoro cominciato nella «cantera», ovvero nelle scuole giovanili della stessa società.
Il Napoli, che ha in rosa solo italiani, è un eccezione.
Quest'ano sembrano interessanti le comproprietà con l'Inter per i nigeriani Obi e Nwanko. Si spera possano fruttare come gli affari Mariga e Biabiany, che hanno visto un Parma è molto abile nel creare valore aggiunto a basso costo dalle collaborazioni con grandi club, come per Paloschi e Antonelli.
Ma, tornando al discorso iniziale, in ottica di settore giovanile, nessuno è cresciuto in casa.
Insomma la società del presidente Ghirardi fa buone trattative, soprattutto con le grandi, ma il contributo del proprio settore giovanile, viste le presenze e la media età over 30 di chi è andato in campo negli ultimi due anni, è davvero ridotto.
Attenzione poi. Oggi ci sono i diritti tv a garantire linfa vitale per il club. Ma cosa accadrebbe in caso di una ripartizione che penalizzi ulteriormente le piccole o in caso di retrocessione, come insegna il passivo creato nella stagione 2008-2009? E' qui che un buon Settore Giovanile potrebbe fare la differenza.
(Marco Balestrazzi, dal Tg di Tv Parma del 21.06.2011)
In questo senso, negli ultimi due anni, si sono rivelate preziose le comproprietà di Biabiany e Paloschi, ragazzi valorizzati ma cresciuti altrove. Oltre a loro l'anno scorso i soli Pasi e Gigli hanno giocato una manciata di minuti.
In questa stagione Feltscher nel finale ha raccolto 3 presenze e un autorete. Per Nwanko, Defrel e Ze Eduardo 1 fugace apparizione. Briciole. Tra i giovani in prestito o in comproprietà ha fatto benino a Crotone Milan Djuric, lo stesso vale per Niccolò Galli nel Pergocrema. Da gennaio Danilo Pereira ha raccolto 5 presenze e due gol nell'Aris Salonicco. Molti altri hanno vissuto annate incolori. Il capitolo under 21, nel 2010-2011, finisce qui.
Per trovare prodotti del vivaio stabili in prima squadra bisogna andare ai ragazzi dello scudetto allievi classe 86/87, i due parmigiani Dessena e Marco Rossi, oltre a Giuseppe Rossi, che però è un capitolo a parte.
Insomma gli ultimi due fiori all'occhiello del settore giovanile sono parmigiani doc ma fanno parte della vecchia gestione. Da qui nasce una riflessione curiosa: secondo un'inchiesta del quotidiano la stampa Parma Inter e Udinese sono i club che hanno più stranieri nella rosa primavera.
Questa presenza piuttosto robusta e, soprattutto, in crescendo rispetto agli anni passati non va osservata con diffidenza perché nell'era della globalizzazione del pallone i confini possono avere poco senso. Ma è innegabile come la scelta dei club (anche i più piccoli) di scommettere sulla crescita dei vari Pereira e soci complichi terribilmente il lavoro di chi deve pensare alla rinascita del calcio italiano.
Club malati di esterofilia?
Verrebbe da dire sì: nella primavera crociata solo 5 ragazzi su 27 arrivano da club parmensi. Facciamo 10 su 27 allargando il discorso a squadre delle provincie limitrofe. In pratica per una giovane parmigiano il sogno di giocare con la maglia della propria città è davvero un'impresa.
Siamo comunque in controtendenza rispetto al Barcellona, dove Xavi, Iniesta, Piquè e Pedro sono il frutto di un lavoro cominciato nella «cantera», ovvero nelle scuole giovanili della stessa società.
Il Napoli, che ha in rosa solo italiani, è un eccezione.
Quest'ano sembrano interessanti le comproprietà con l'Inter per i nigeriani Obi e Nwanko. Si spera possano fruttare come gli affari Mariga e Biabiany, che hanno visto un Parma è molto abile nel creare valore aggiunto a basso costo dalle collaborazioni con grandi club, come per Paloschi e Antonelli.
Ma, tornando al discorso iniziale, in ottica di settore giovanile, nessuno è cresciuto in casa.
Insomma la società del presidente Ghirardi fa buone trattative, soprattutto con le grandi, ma il contributo del proprio settore giovanile, viste le presenze e la media età over 30 di chi è andato in campo negli ultimi due anni, è davvero ridotto.
Attenzione poi. Oggi ci sono i diritti tv a garantire linfa vitale per il club. Ma cosa accadrebbe in caso di una ripartizione che penalizzi ulteriormente le piccole o in caso di retrocessione, come insegna il passivo creato nella stagione 2008-2009? E' qui che un buon Settore Giovanile potrebbe fare la differenza.
(Marco Balestrazzi, dal Tg di Tv Parma del 21.06.2011)
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4 commenti:
splendido pezzo di marco, molto significativo
Non c'è che condividere i tanti apprezzamenti, che ha ricevuto e sicuramente ancora riceverà, quest'articolo di Balestrazzi su un tema che ci sta a tutti così a cuore come quello delle nostre giovani leve parmigiane.
Complimentandomi nuovamente per la chiarezza e la precisione dell'inchiesta c'è solo da prenderne atto e magari invertire questa tendenza.
Di una cosa (non riportata ma significativa) possiamo però stare certi, che si guardi a casa nostra o ai talenti in giro per il mondo, il Parma è una delle prime tre società in Italia che investe più danaro nel proprio settore giovanile.
Saluti.
Per l'anonimo delle 10.31 (che invito a firmarsi) vorrei rispondere dicendo che è vero che il Parma investe tanto ma se i risultati non vengono bisogna riflette? Un motivo ci sarà. Le persone che lavorano nel settore giovanile, gli osservatori hanno svolto un buon lavooro? Sono all'altezza?
Harris81
Ringrazio Harris 81, il quale potrebbe supplire al sottoscritto quale moderatore di questo blog, avendone imparato e veicolando agli altri lettori i principi cardine (la firma). Se non avanza richieste economiche - purtroppo mala tempora currunt - potrei asseganrgli le credenziali, sollevandomi, almeno parzialmente, dal compito di vigile dei commenti... Del resto si vede che ha fatto esperienze su piazze virtuali più frequentate della nostra, dove i moderatori hanno il loro daffare...
L'inchiesta di Marco Balestrazzi era davvero ben fatta, nel senso che non ha concesso sconti e posto all'attenzione del telespettatore (di Tv Parma), e per sua gentile concessione anche anche del (nostro)lettore, alcuni spunti di riflessione. E penso che non ci fermeremo qui, datosi che, con spirito cotruttivo, cercheremo di seguire la strada indicata. Gmajo
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