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NAVIGHIAMO ALLA PRAMZÀNA

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domenica 1 luglio 2012

EURO 2012 – SE FOSSE UNA SQUADRA DI BASKET LA SPAGNA SAREBBE UNA DELLE NAZIONALI MENO VINCENTI DELLA STORIA. IL GUAIO E’ CHE E’ UNA SQUADRA DI CALCIO…

DSC_0001 (1)(Luca Russo) – Se fosse una squadra di basket la Spagna sarebbe una delle nazionali meno vincenti della storia. Al perché ci si arriva in un attimo. Nella pallacanestro ogni squadra ha a disposizione 24 secondi per portare a termine le proprie azioni d’attacco e se non riesce nell’intento di arrivare al tiro (o se ci arriva oltre il limite dei 24’’) il possesso passa alla squadra avversaria. Il cronometro dei ventiquattro viene resettato ogni volta che la palla cambia ‘padrone’ o tocca l’anello del canestro. In sintesi: nel basket prima o poi un tiro devi scoccarlo altrimenti tocca agli altri attaccare. Il guaio è che la Spagna campione d’Europa e del mondo, è una squadra di calcio. E il soccer ha regole meno complesse di quelle che governano altre discipline e dunque puoi anche permetterti di tener la palla per novanta minuti filati, facendola vedere poco agli avversari, e di vincere con un solo colpo ben assestato. Insomma, il rischio che viene corso da chi affronta gli iberici con poco nerbo non si traduce nella possibilità di giocare male. Piuttosto è quello di non riuscire a giocare affatto.

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Gli si dovrebbe togliere immediatamente la palla per evitare di farsi intrappolare dal loro palleggio spedito e prolungato che apre gli spazi utilizzando come grimaldello la confusione che riesce a generare tra gli avversari. Che nel tentativo di star dietro alla palla che rimbalza da una zolla all’altra del campo, perdono le proprie posizioni spalancando ampie praterie agli incursori della Roja. C’è un solo modo per impedire a questo meraviglioso (ma talvolta anche noioso) meccanismo di funzionare alla perfezione: introdurre qualche infido granello di sabbia tra i suoi ingranaggi. Ci ha provato il Portogallo l’altra sera. Peraltro con profitto e ricorrendo ad una tecnica difensiva che, guarda il caso, è propria della pallacanestro. E che si può spiegare in cinque parole: sporcare le linee di passaggio. Frapporsi  tra il mittente ed il destinatario della sfera nel tentativo di intercettarla, così da rallentare la manovra degli spagnoli, costringendoli a fare uno o due passi in più per smarcarsi e dunque a dilatare un po’ la distanza che li separa. Poi vedremo se riusciranno ancora a far correre grosso modo solo la palla (così che sia l’unica a sudare, come diceva il buon Nils Liedholm) o se un po’ di corsa e fatica in più dovranno mettercele anche le loro gambe. Un conto è dover cucire senza interruzione, un altro è doverlo fare con una zanzara che ti ronza intorno facendoti perdere le staffe ad intervalli più o meno regolari. Nel primo caso la maglia che ne viene fuori è esattamente quella che volevamo realizzare, nel secondo nessuno ci assicura che sia immune da ‘difetti di fabbrica’. A questo punto sorge spontaneo un interrogativo: chi è la nostra sabbia? Chi sono le nostre zanzare? Tre nomi su tutti: Pirlo, De Rossi e Marchisio. Col primo che sta stupendo non solo perché è e resterà a lungo il direttore d’orchestra più virtuoso del mondo, ma anche perché sta dando prova di ottime capacità di interdizione. Capitan Futuro che ha meno qualità da spendere (rispetto ad Andrea da Brescia) all’alba delle nostre produzioni offensive, in campo sta lasciando tutto quello che ha pur di rendere impossibile la vita di chi vuole tendere un agguato alla solidità della nostra retroguardia. Nei giorni scorsi avevamo scomodato il nome di Beckenbauer per spiegare quanto e cosa stia dando Daniele a questa Italia. Marchisio, al netto delle reti che si è divorato contro i crucchi e di una condizione fisica non più eccellente come ai tempi del ventottesimo scudetto juventino, dei tre è quello a cui riesce meglio interpretare e star dentro le due fasi. Ma non basteranno solo loro per far cadere l’impero iberico. Servirà il contributo del gruppo. Del ‘colectivo’. Da Buffon a Balotelli passando per il resto della combriccola. Tutti dovranno mettere il cuore dentro le scarpe e correre più veloce del vento. Perché stasera non c’è solo una coppa da rimettere in bacheca dopo 44 anni. C’è il sole da bruciare con la sola forza delle nostre idee, del nostro gioco. Del Made in Italy. Luca Russo

4 commenti:

vanni zagnoli ha detto...

una curiosità, Gabriele, ma non è più il tuo sito internet?

Gabriele Majo ha detto...

E per quale motivo, Wanny? Perché ospito pezzi (per me pregevoli) del nuovo columnist Luca Russo? Stadiotardini.com, come recita il sottotitolo è (e lo è tuttora) il diario crociato di Gabriele Majo: ciò non toglie che, trattandosi di testata giornalistica regolarmente registrata al Tribunale di Parma, possa contenere anche contributi di altri autori che io ritenga meritevoli di pubblicazione.
Avendo deciso - essendo estate, dunque con la stagione del Parma FC ferma - di seguire Euro 2012, kermesse che vede all'opera tanti ex gialloblù (tra cui Giovinco unico che aveva iniziato da crociato effettivo, a parte Prandelli Jr e Balotta), ho pensato di affidare il compito a una penna che apprezzo.
Ciao da Gabriele Majo, (sempre) direttore di www.stadiotardini.com

parmigianoreggiano ha detto...

Una domanda a Majo e a Zagnoli: le testate giornalistiche fanno male?

Paride ha detto...

forse lo voleva scrivere Aristotele Zagnoli