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LA DILAGANTE MODA DELLE PLUSVALENZE: “I CLUB NON POSSONO ESSERE TRASFORMATI IN CENTRALI DI ACQUISTO. I PRESIDENTI DOVREBBERO PENSARE A MIGLIORARE LO SPETTACOLO SPORTIVO”
Dopo l’inchiesta “Il Calcio è in fuorigioco” pubblicata ieri da Italia “Oggi Sette” Gabriele Majo, direttore di stadiotardini.com, ha intervistato l’autore Marcel Vulpis, direttore di sporteconomy.it: “Le società italiane dovrebbero essere meno pigre nel reperire alternative alle voci ricavi, che vadano al di là dei soli proventi per intermediazione di giocatori e diritti tv. Io penso che il Tardini, ospitando gare di una squadra blasonata come il Parma, dovrebbe far registrare sempre il sold out…”
(gmajo) – Lo speciale “Il calcio è in fuorigioco” pubblicato ieri da “Italia Oggi Sette”, il settimanale economico finanziario del lunedì di Italia Oggi, è stata l’occasione per risentire, dopo qualche tempo, Marcel Vulpis (collaboratore di quel gruppo dalla maggiore longevità professionale, nonché direttore del sito Sporteconomy.it), uno degli autori della inchiesta che ha certificato come i costi del pallone siano in aumento e i ricavi in calo. Nel catenaccio della prima pagina del periodico, riprodotta a lato, si legge pure di “stipendi da nababbi e debiti sempre più insostenibili”, per cui “adesso o si cambia o scoppia il pallone”. Ecco perché sarà un mercato all’impronta dell’austerity. I dati analizzati (bilanci stagione 2010/11) sono gli stessi della famosa indagine della Gazzetta dello Sport di qualche mese fa, quelli per cui Ghirardi (che dodici mesi prima aveva tuonato che i giornalisti sportivi devono fare gli sportivi e quelli economici gli economici) si era vantato di essere il presidente della settima società di quella serie A ad aver chiuso in attivo. Ma se lui – come altri cinque – ci era riuscito era solo grazie alle “plusvalenze”, perché, come certificato da Italia Oggi Sette solo il Napoli sarebbe stato in verde (e non in rosso) senza l’incidenza di quella voce (+2,9 milioni, considerando il saldo tra plus/minusvalenze, alias il ‘players trading’…”. ).
Continua la lettura all’interno
Prima di addentrarci nella conversazione con Marcel Vulpis, ricopiamo alcune cifre di quel “virtuoso” bilancio 2010-11 del Parma FC, estrapolato dalle tabelle pubblicate da Italia Oggi Sette, che riproduciamo a lato:
RICAVI DA GARE: 3.823.554
SPONSOR: 2.488.355
TV: 27.919.860
RICAVI SENZA PLUSVALENZE E PRESTITI E STORNI COSTI VIVAIO: 41.323.038
PLUSVALENZE: 37.184.225
VALORE DELLA PRODUZIONE: 83.108.964
COSTO DEL PERSONALE: 38.114.965
COSTI DELLA PRODUZIONE: 84.381.956
RISULTATO NETTO: 658.122
RAPPORTO RICAVI TV/VALORE PRODUZIONE SENZA PLUSVALENZE, PRESTITI E STORNO COSTI: 67,56%
RAPPORTO PERSONALE / VALORE PRODUZIONE SENZA PLUSVALENZE, PRESTITI E STORNO COSTI: 92,24%
RAPPORTO PERSONALE/COSTI DI PRODUZIONE: 45,17%
Vorrei rimarcare che il Parma, nella stagione analizzata, con 37.184.225 euro, è il quarto club ad avere totalizzato il maggior numero di plusvalenze (alle spalle di Genoa, 62.162.043; Inter, 51.458.253; Udinese 41.879.018), mentre è in quarta posizione nel rapporto tra costi per il personale e valore della produzione, al netto di plusvalenze, prestiti e storno costi, con la percentuale del 92,24%: se non ci fosse l’effetto plusvalenze, in pratica il Parma spenderebbe solo in personale (alias i calciatori, non credo certo in dipendenti e collaboratori…) il 92,24% di quello che produce, un rapporto, diciamo così, un po’ poco virtuoso... Ma ci sono le benedette plusvalenze…
Chi – nel periodo in esame – ha un rapporto più penalizzante dei crociati? Solo il Siena (155,97%), il Genoa (107,02%), il Novara (98,93%).
Un’altra riflessione viene spontanea sul costo del personale: il Parma con i suoi 38.114.965 ha speso poco meno della Lazio (39.300.496), ma poco di più, ad esempio, del Palermo (36.511.514): decisamente più risparmiose altre realtà più o meno alla portata dei ducali, come il Catania, che ha speso circa la metà (19.290.971), il Bologna (28.901.735) e la stessa Udinese (28.038.192).
INTERVISTA A MARCEL VULPIS, DIRETTORE DI SPORTECONOMY.IT A CURA DI GABRIELE MAJO, DIRETTORE DI STADIOTARDINI.COM
Marcel Vulpis, tu hai passato al setaccio i bilanci della serie A italiana 2010-11: come stava il Parma?
“L’analisi proposta è in generale sul calcio italiano e non sul Parma in particolare, ma molti ragionamenti riguardano anche il Parma, come altre squadre italiane. E il dato principale che è emerso dal nostro lavoro è che tutti i club che andarono in utile, compreso il Parma, ci riuscirono solo grazie alle plusvalenze. Fece eccezione il solo Napoli”.
Ma cosa sono queste plusvalenze? Possiamo spiegarlo in soldoni anche a chi non mastica economia e finanza? Anche perché non sempre nel calcio plusvalenza è sinonimo di denaro in cassa…
“Solo l’Udinese considera le plusvalenze un “provento straordinario”, postandole a bilancio come voce di quel tipo: tutti gli altri club, invece, le inseriscono nel “valore netto”. Non c’è niente di male o di irregolare, per carità, però solo i friulani le considerano per quello che sono, appunto un “provento straordinario” in quanto non si ha mai la certezza assoluta che si riesca a vendere al meglio, realizzando un guadagno, un prodotto del proprio vivaio, piuttosto che un calciatore prelevato da un altro club. Ebbene: se noi togliamo i “proventi straordinari” a tutti i club che chiusero in attivo, solo il Napoli rimarrebbe non in zona rossa…”.
Fino a poco tempo fa si argomentava che le società di calcio fossero dipendenti dai diritti tv: adesso, invece, sono drogate di plusvalenze?
“Direi che la maggior parte dei club italiani si cullano troppo sulle plusvalenze: il pensiero ricorrente è che grazie alle plusvalenze possono andare in utile. Io penso che la vera sfida per tutti sia crescere nei ricavi da stadio. Bisognerebbe riuscire ad andare in attivo senza l’entra straordinaria derivante dal ‘players trading’…”.
Cosa si intende per “players trading”?
“E’ il saldo tra plus e minus valenze. Eh sì, perché esistono anche le minus valenze… Mica ci sono solo le plusvalenze. Nei bilanci delle società il valore del ‘players trading’ indica il netto tra il più e il meno nell’ambito della intermediazione di giocatori”.
Un esempio?
“Un esempio molto teorico: se la Roma vendesse De Rossi che è un prodotto del proprio vivaio alla cifra di 20 milioni di euro sarebbe palese che verrebbe a generareuna plusvalenza pari a quella cifra; se contemporaneamente, poi, vendesse Kjaer pagato 5 milioni a 2, verrebbe ad avere una minusvalenza di 3. Considerando solo queste due operazioni (+20, -3) il risultato sarebbe +17. Ecco, quello sarebbe il valore da indicare come ‘players trading’.”
Quindi un club virtuoso non dovrebbe cullarsi solo sul guadagno da compravendite di calciatori o sui “soliti” diritti tv...
“Esatto: non debbono dipendere solo da quelle voci, anche perché non è detto che i proventi dei diritti Tv rimangano sempre così alti o che le intermediazioni di giocatori comportino il valore aggiunto. Dovrebbero essere bravi a trasformarsi direttamente in una fucina di denari, magari con un maggiore coinvolgimento della tifoseria, anche attraverso i social network, ed essendo bravi a fare marketing territoriale. Insomma servono nuove tecniche per il coinvolgimento del proprio bacino d’utenza. Insomma il ‘sold out’ non dovrebbe essere una chimera per un club come il Parma, ad esempio”.
Sold out, ovverosia tutti esaurito: per gli stadi italiani una chimera…
“Io penso che il Tardini, ospitando gare di una squadra blasonata come il Parma, dovrebbe far registrare sempre il sold out. Mi viene da fare il paragone con il Santi Pauli, antica squadra di Amburgo, che conosco bene per aver registrato lì un documentario: nonostante il clima pessimo del Nord Europa ha il suo stadio da 23.000 posti costantemente esaurito, sia che militi in Bundesliga o nella Zweite Liga come adesso. Vuol dire che sono bravi a fare geomarketing territoriale. Lì il tifo è sano e senza violenza anche nelle curve. Pensa che lì loro hanno anche una nursery: a me riesce difficile pensare che la stessa cosa possa capitare che so… a Genova. Eppure lì c’è una tensostruttura abbellita con graffiti che colpiscano l’immaginario dei bambini. Un esempio positivo per i nostri club che dovrebbero essere meno pigri nel reperire alternative alle voci ricavi, che vadano al di là dei soli proventi per intermediazione di giocatori e diritti tv. Club come Parma, Atalanta o Chievo dovrebbero porsi come obiettivo quello di riempire il proprio stadio: se non riesci a fare il pieno a Parma, Bergamo o Verona vuol dire che ci sono elementi che non riesci a trasmettere all’appassionato di calcio, che dunque non ti serve e non ti porta ricavi”.
In compenso a Parma abbiamo Leonardi, il mago delle plusvalenze…
“Guarda: io non vado pazzo per la voce plusvalenze. Se io fossi un presidente di club punterei a farne, certo, ma la cosa non dovrebbe essere al centro del mio progetto. Progetto che dovrebbe avere al centro la propria comunità o provincia di riferimento, con il totale coinvolgimento di tutti nella vita del club anche durante la settimana. La domenica dovrebbe essere solo il momento finale allo stadio, visto come luogo di aggregazione. Se io fossi un presidente vorrei sempre il tutto esaurito: se non arrivassi a ottenerlo dovrei lavorare sul marketing affinché trovasse soluzioni per riempirlo. Purtroppo, però, il calcio di oggi è indietro di 20-30 anni rispetto alle tecniche di marketing di altri settori. Pensiamo ai concerti: uno il biglietto non lo acquista certo l’ultimo giorno, ma in fase di prevendita, magari on line. Gli organizzatori sanno costantemente quando si avvicina l’obiettivo che si sono posti del sold out; nel calcio, purtroppo, nessun presidente ha questo fervore: se ha lo stadio esaurito bene, se non lo fa pazienza. Eppure, come manager, gli dovrebbe interessare. Perché se non arriva il tutto esaurito vuol dire che c’è qualcosa che deve essere corretto. Per gli All Blacks a Milano ci sono stati quasi 80.000 paganti: il marketing del rugby ha dimostrato che puoi portare gente allo stadio anche se non giochi il calcio. Per me l’obiettivo di un presidente o del management dovrebbe essere quello di avere esauriti tutti i posti allo stadio per ogni partita. E creare un contest, come le aziende di largo consumo, mettendo degli obiettivi e concedendo bonus ai propri operatori in caso di raggiungimento degli stessi, un po’ come si fa con gli stessi calciatori se raggiungono prefissati obiettivi sportivi. Perché le vittorie non devono essere solo sul campo, ma anche nel marketing. Qualora arrivasse in Italia in una squadra di pallone un manager di Football o della Nba andrebbe subito a verificare i numeri e se l’impianto è sfruttato al massimo. E se si accorgesse che non lo fosse si chiederebbe il motivo, cercando delle soluzioni. I presidenti di calcio, invece, sono solo attenti alle operazioni di intermediazione, e non si interessano o sono pochi attenti sul prodotto principale della propria produzione che è l’intrattenimento e lo spettacolo sportivo. E’ uesto l’asset principale dell’azienda calcio, non la vendita di giocatori. Ribadisco, dunque, che i presidenti di calcio debbano pensare a migliorare lo spettacolo sportivo, perché è quello l’asset principale. Non la vendita di giocatori. Poi, se riescono a fare delle intermediazioni ben fatte, venga, ma io focalizzerei l’attenzione sullo spettacolo calcistico, cercando di migliorare al massimo il teatro dove va in scena lo spettacolo calcistico”.
Da anni l’Udinese di Pozzo scova nei più reconditi angoli del mondo calciatori che poi rivende a caro prezzo: non a caso nella classifica dei club che ricavano plusvalenze figura sul podio (Genoa, 62.162.043; Inter, 51.458.253; Udinese 41.879.018), mentre il Parma è quarto (37.184.225)…
“Anche se spesso l’Udinese di Pozzo viene additata quale buon esempio, io vado controcorrente: perché ogni anno, privandosi degli elementi migliori, rinuncia a giocarsela fino alla fine, indebolendo la squadra. Guidolin quest’anno ha fatto un vero e proprio miracolo sportivo, ma se avesse avuto a disposizione i calciatori che sono stati ceduti forse avrebbe potuto fare ancora meglio. E poter disputare i gironi di Champions League ti rende di più, come introiti, rispetto alla vendita di qualche giocatore. Loro, insomma, sono maestri dell’intermediazione, ma non so se sia la giusta strategia, per una società di calcio, rinunciare volontariamente al perseguimento di obiettivi importanti con la sistematica vendita dei pezzi più pregiati”.
Insomma, secondo te è un modello sbagliato?
“Sì, perché mettono al primo posto l’intermediazione dei calciatori, quando una società di calcio dovrebbe prima di tutto valorizzare il proprio bacino di utenza, coinvolgere la tifoseria e rendere accattivante lo spettacolo sportivo di ogni fine settimana. Io rimango letteralmente basito quando vedo rose di 60-80 giocatori: l’obiettivo non dovrebbe essere la loro compravendita, altrimenti non facciano i presidenti, ma i procuratori, che sono due mestieri diversi. I presidenti, anche in vista della imminente entrata in vigore del fair play finanziario, dovrebbero cercare di spendere al meglio per mettere insieme una rosa di 25 giocatori da mettere a disposizione dell’allenatore. Se ce ne sono 80 e in certi casi perfino di più è perché al primo posto si mette l’intermediazione dei giocatori che, intendiamoci, è lecita, ma sta diventando una moda. I club non possono essere trasformati in centrali d’acquisto. Si intervenga pure con delle plusvalenze, ma con decenza ! Puntiamo ad un bel prodotto sportivo: capisco che ai presidenti possa far piacere fare delle plusvalenze, ma poi non si meraviglino se la gente non va più allo stadio”.
In effetti negli stadi italiani si registra una certa emorragia di spettatori…
“Il modello italiano è sbagliato e senza futuro: lo dimostra proprio il fatto che nei 20 stadi della serie A c’è una drastica riduzione della presenza dei tifosi. Questo significa che il prodotto offerto sul rettangolo di gioco non è esaltante o comunque idoneo per attrarre persone allo stadio. E questo dato conferma la mia tesi. Ti lascio con una riflessione: l’Italia esporta all’estero tanti allenatori, ma nessun manager. Se i nostri dirigenti sono dei fenomeni, come mai non li cerca nessuno?”
13 commenti:
Articolo interessante ma il Parma c'entra fino a un certo punto. Tutto il calcio italiano (Udinese in testa, una società che non è quel meraviglioso modello che tanti elogiano, come io sostengo da tempo invano: pensiamo al fatto che ogni anno parte per arrivare in una champions League che poi non ha i mezzi per giocarsela) soffre di scarsi incassi (anche se, al contrario di quel che dice l'intervistato, sono proprio le piazze di provincia quelle che meno possono ottenere in termini di vendite al botteghino: un conto è riuscire a fare 80mila spettatori, un altro poter puntare al massimo a 25mila), disaffezione del pubblico, incapacità di vedere la partita di calcio come "evento". Ci vorrebbe una piccola rivoluzione culturale, soldi per rifare o migliorare gli stadi, abolizione della tessera del tifoso che tiene fuori tanta gente. La vedo dura, insomma. E poi non paragoniamo una gara di campionato di calcio con una partita degli All Blacks, che è una esibizione una tantum difficilmente ripetibile. Insomma, ci sono buoni spunti di riflessione, in quest'intervista, ma anche teorie velleitarie.
Caro Fedele,
che nell'articolo che trova interessante "il Parma c'entri fono a un certo punto" è vero fino a un certo punto: al timone del sodalizio crociato non c'è forse il conclamato "re delle plusvalenze"? E che si veda la sua mano (attenzione, i dati di bilancio passati ai raggi x ricordo sono quelli della stagione 2010-11) è evidenziato proprio dallo schizzare alle stelle del dato relativo alla voce plusvalenze che colloca il Parma quarto nella specifica classifica.
Non solo: un altro dato che ho evidenziato (anche se non l'ho approfondito nell'intervista con Marcel Vulpis, più propenso a fustigare il dilagante fenomeno del ‘players trading’) è quello dell'incidenza (al netto delle plusvalenze) degli stipendi sul valore della produzione, che tocca addirittura più del 92%, quando ci sono squadre - tipo il Catania - che spendono la metà.
Sul fatto che teoricamente le provinciali possano ambire all'obiettivo sold out (così caldeggiato dal giornalista economico che abbiamo intervistato) più facilmente delle grandi mi trovo sostanzialmente d'accordo, proprio perché è più facile riempire un contenitore di 25.000 posti che uno di 80.000, ma qui dovrebbero entrare in gioco anche bacini d'utenze e appeal, che ovviamente favoriscono le grandi. A Parma abbiamo a lungo vantato un invidiabile zoccolo duro che ci consentiva di essere ai vertici della graduatoria del rapporto tra numero di abitanti (della provincia) e abbonati. Zoccolo duro, tuttavia, che negli ultimi anni si è eroso per tanti motivi, tra cui quelli ricordati dallo stesso Fedele, come tessera del tifoso e stadi fatiscenti. Pur essendo un nostalgico dei vecchi cinema capisco e comprendo tutti coloro che optano per il comfort delle multisale. Gli stadi italiani - io ho davanti l'esempio del Tardini - sono confortevoli solo per l'upper class. Decisamente meno per i meno abbienti. E ho sempre cavalcato l'idea che una percentuale dei ricavi per la vendita di spazi all'upper class dovrebbe essere reinvestita per il restyling dei settori popolari.
Sono d'accordo con Fedele che fa il distinguo tra evento una tantum (come la partita degli All Blacks) e la corsa a tappe del campionato. Pur con qualche piccola sbavatura sposo però lo sprone di Vulpis al management delle squadre di calcio italiane di inventarsi qualcosa per perseguire il sold out magari per arginare, sia pure in piccola parte, l'incidenza dalle due droghe dei bilanci(diritti Tv e plusvalenze) e tornare a puntare sul "core business" vale a dire lo spettacolo. Ma come dice Fedele "ci vorrebbe una piccola rivoluzione culturale"...
Cordialmente
Gmajo
Ottima intervista Majo, complimenti. Lei ha fatto domande azzeccate e le risposte erano molto interessanti e in gran parte condivisibili.
Ancora non ci sono tutti i dati ufficiali e quindi parlo un pò a spanne ma mi pare che la scorsa stagione il Parma sia un pò risalito come percentuale spettatori/capienza (probabilmente sulla scia dell'ottimo finale e delle curve a 10 euro). Altra cosa: mi sembra che si stia cercando di intervenire anche sul costo del lavoro in due sensi. In primo luogo dando a Donadoni una rosa numericamente più snella di quella che aveva Colomba e in secondo luogo con un taglio degli ingaggi. Pare che tutti i nuovi acquisti messi assieme guadagnino meno dei soli Floccari-Giovinco - Blasi.
Ora speriamo che si inventino qualche iniziativa ultriore per portare la genta al Tardini.
Le rinnovo i miei complimenti e la saluto.
Raffo Ferraro
Majo ogni occasione é buona per cercare il pelo nell'uovo del Parma. Uovo che invece gode di ottimo sapore grazie a un grande presidente e a uno dei migliori manager della serie A. Si riposi un po', il sole rende nervosi a volte.
Non c'entra con il post in questione ma non sapevo come chiederglielo...ci sono indiscrezioni sulle altre due maglie che verranno presentate sabato?
Io
Mah, francamente che Leonardi sia bravo a fare plusvalenze non può essere che un pregio. Semmai si deve mettere il ragionamento in un altro modo, sennò si dà sempre l'impressione di cercare il pelo nell'uovo, come dice RM: ossia si può sottolineare che, sempre mantenendo alte il più possibile le plusvalenze, occorre ANCHE cercare altrove gli introiti. A questo proposito vorrei però dire che il rapporto abbonati/residenti mette Parma al numero uno in tutta la Serie A e anche il numero di spettatori rimane sopra la media, basta guardare gli stadi desolatamente vuoti di molte altre piazze (tipo Cagliari e Udine, ma quest'anno anche San Siro e l'Olimpico mettevano tristezza). insomma, su quel lato c'è da lavorare, ma rendiamoci conto che per fare della partita un evento ci vuole uno stadio bello e comodo, che costa (e i soldi non ci sono)...
Salve Io,
l'unica indiscrezione che ho raccolto circa le altre maglie che saranno presentate sabato mattina, prima del ritiro, riferisce che ci sarà il tanto agognato ritorno della casacca a gialloblù a strisce orizzontali: probabilmente, però, trattasi di voce da derubricare nella categoria "bufale", anche se è giusto mantenere un pizzico di prudenza, visto che una mossa di avvicinamento c'era già stata nella passta stagione, con quelle due anonime casacche monocromatiche gialle e blu, interrote da striscioline (orizzontali, appunto.
Immagino anche sparirà la nera dell'anno scorso (con banda verticale gialloblù).
Comunque, prendendo spunto dall'Inter, pare sia stata progettata una maglia "away" color granata... :)
Cordialmente
Gmajo
Temo che il sole abbia reso nervoso il lettore RM... Io non cerco peli nell'uovo, ma disbrigo senza particolari fedeli devozioni, il mio compito di cronista. Ieri sono inciampato sull'interessante inchiesta di Marcel Vulpis (che peraltro conosco): ebbene mi è sembrato doveroso riprenderla su stadiotardini.com . E approfondirla con l'intervista. Non capisco che fastidio le possa aver dato caro RM. Che Ghirardi sia un grande presidente penso sia da "orbi" negarlo, che Leonardi sia uno di migliori manager del calcio italiano mi fa temere che prima o poi possa divenire un "colletto bianco" che viene prelevato all'estero. Ma io credo anche che genuflettersi continuamente dinnanzi ai loro simulacri alla fin fine faccia male. A loro e alle ginocchia di chi è prone.
Cordialmente Gmajo (dal fresco della redazione, sufficientemente riposato...)
Perché dice che si tratta di una potenziale bufala? Non le chiedo la fonte, ovvio, ma può almeno genericamente dire se questa fonte sia tendenzialmente attendibile?
Quanto all'articolo, al di la di come ognuno voglia vederla, credo sia interessante..non si tratta di criticare il parma, ma l'intero mondo del calcio italiano che continua ad essere ancorato a logiche "ancestrali"
Io
Gentile Fedele,
l'articolo e parte dei commenti che precedono il presente vanno esattamente nella direzione da lei indicata: ovvero sarebbe necessario un razionale (e non smodato) ricorso alle plusvalenze (che giustamente a Udine considerano "proventi straordinari") a cui dovrebbe aggiungersi qualche altro ricavo più consono al "core business" di una società di calcio. Ma ha ragione Vulpis nel segnalare questa deriva, questa moda imperante nel calcio italiano del "players trading".
In soldoni: Leonardi è il mago delle plusvalenze ed è innegabile. Ma come lo stesso Leonardi aveva detto a dei masterizzandi tre anni fa una società virtuosa deve avere forme di ricavo diverse da quelli derivanti dalla sole transazioni dei giocatori. Dunque siamo tutti d'accordo. Ma se guardiamo il tanto decantato bilancio in attivo del Parma ci accorgiamo che senza le plusvalenze i valori in campo sono ben diversi, ad iniziare dal troppo alto costo del "lavoro" (ergo ingaggi fuori portata) rispetto al valore della produzione. Il rapporto di 92 e rotti % parla da solo... E non credo che rimarcarlo significhi cercare il pelo nell'uovo. Così come non credo sia un cercare il pelo nell'uovo evidenziare come club come Catania e perfino Palermo avessero speso meno del Parma nella stagione analizzata alla voce costi del personale.
Sul fatto dello stadio "bello e comodo" vale quanto già detto prima: ma se si ha sensibilità solo per l'Upper Class si va poco lontano. Anche quest'anno circa 1.000 abbonati hanno perso il proprio tradizionale posto (un anno fa erano "desaparecide" alcune file di Est, stavolta di Tribuna Centrale Petitot) per lasciar spazio ai G BOX, di cui non manca la richiesta. E questo è un bene. Ma se non c'è una adeguata ridistribuzione delle risorse, che comporti migliorie anche per i "popolari" allora la cosa è fine a sé stessa. Poi capisco che il Ghiro consideri (come un anno fa) il Tardini il più bello stadio d'Italia: grazie al cavolo, fin che sta nel ristorantino a picco sul mare verde dell'Ennio o nel G BOX o nel box scippato a radio Rai e affumicato a dovere per nasconderlo agli occhi indiscreti, ha pienamente ragione, siamo all'avanguardia e oltre. Ma se si fosse fatto qualche volta una passeggiatina in Nord o in TCE forse si sarebbe risparmiato l'uscita...
Rilancio l'idea: per ogni intervento di Upper Class si destini il 10% dei ricavi per il restyling degli altri settori.
Cordialmente Gmajo
Ri-Salve Io,
dico che trattasi di potenziale bufala poiché la fonte in questione di solito è "potabile", ma nel caso specifico potrebbe non esserlo tanto. Almeno, questa è la mia sensazione.
Posto che per me la maglia a striscie gialloblù sarebbe doveroso ci fosse - ma in versione "ortodossa" con striscie verticali e non orizzontali (non siamo la Rugby Parma) - penso che sarebbe più giusto reintrondurre la famosa maglia gialloblù con strisce orizzontali in caso di ritorno in Europa, essendo una delle casacche che ha contraddistinto il periodo delle conquiste dei trofei. Va anche detto che ai tempi di Scala la cosiddetta maglia "ape maia" non esisteva ancora, giacché quel Parma scendeva in campo in bianco come il latte (in omaggio allo sponsor-padrone che non voleva croci sulla casacca). Comunque se la maglia gialloblù orizzontale venisse utilizzata come seconda casacca in campionato e titolare in Europa, come nel 2004-05 (fu Baraldi a reintrodurre la Crociata in quella stagione, ma Angiolini fece ancor meglio nel gennaio dell'anno successivo quando ordinò tre crociate, ovvero bianca con croce nera, gialla con croce blu e blu con croce gialla).
Grazie per il giudizio sull'articolo: mi pare abbia colto il nostro spirito.
Cordialmente Gmajo
Salve Raffo Ferraro e grazie per i complimenti. Non sono, però, così convinto che il monte ingaggi del Parma si sia sensibilmente abbassato con le ultime operazioni di mercato. Non sono l'agente delle tasse, per cui non so cosa guadagni esattamente Amauri, ma non penso certo meno di Giovinco l'anno scorso. Del resto, però, se vuoi il top player lo devi pagare, e se lo paghi, poi, non puoi essere virtuoso nella gestione economica. Il fatto è che Ghirardi, pur essendo particolarmente attento ai bilanci, ogni tanto regala alla piazza qualche elemento fuori portata. Un esempio? Lucarelli. Cristiano, non Alessandro. Cristianone, pur con tutto il bene che gli si può volere, è stato un pessimo affare, i cui effetti hanno avuto a lungo ripercussioni sul conto economico del Parma, peraltro retrocesso in B nonostante il suo arrivo fortemente voluto da Ghirardi (Berta si rifiutò di andarlo a prendere in Ucraina, tant'è che ci andò Di Taranto).
Parimenti non sono così convinto che la nuova rosa di Donadoni sia più snella di quella ereditata da Colomba qualche mese fa: ma quando, nell'articolo di cui sopra, si accenna ai giocatori a libro paga di un club non si fa riferimento solo a quelliche poi vengono affidati all'allenatore della prima squadra, ma anche a tutti quelli che magari sono in compartecipazione, o girati ad altre squadre in prestito, etc. Calciatori che magari mai vestiranno la casacca crociata ma che sono indispensabili per l'ingegneria finanziaria. Il Parma stesso credo che controlli poco meno di un centinaio di giocatori, e se non ricordo male Leonardi (a Bar sport) aveva pure detto che erano pochi...
Nello stesso tempo non mi trovo d'accordo sugli effetti benefici della promozione emporium: per me si è trattato di un boomerang dal momento che mi risulta manchino all'appello molti abbonati di curva, per cui uno può aver fatto il calcolo che alla stessa cifra messa in budget riesce a vedere le partite migliori saltandone solo 4-5, e potendo anche scegliere a quali assistere. E non credo che abbia contribuito a far alzare la media dei presenti. Vedremo se quest'anno questo privilegio sarà di nuovo presentato: ma al di là delle geneuflessioni agli Obiettori io, fossi stato in Ghirardi o nei suoi direttori collaboratori, negli anni passati avrei cercato uno strumento che premiasse davvero la fedeltà degli abbonati e lo avevo anche scritto su stadiotardini.com prima che inventasssero il "pateracchio" della promozione Emporium (grazie la quale al martedì bastava passare sotto l'arco per avere il prezzo scontato di 10 euro contro i 15 o i 25 pagati da chi si presentava ai botteghini). Un buon escamotage (vedi http://www.stadiotardini.com/2011/08/come-favorire-ancora-gli-obiettori.html) per favorire chi volontariamente preferiva non sottoporsi alla schedatura della TdT, poteva essere quello di riservare biglietti a prezzo ridotto per tutti coloro che presentassero al botteghino una tessera di abbonamento degli ultimi 5 anni o dell'intera era Ghirardi, ad esempio, anziché star lì a strologare il segreto di pulcinella, salvo non reclamizzarlo. Questo nel nome della trsparenza, anche... Ma ora, come ho già scritto in questi giorni, si tratta anche di fare un passo avanti e iniziare operazioni per raccogliere proseliti, per il ricambio dello zoccolo duro: è assurdo che i nuovi abbonati debbano pagare l'abbonamento di più dei vecchi. Così non ci sarà mai un ricambio. Se poi, con la scusa degli arrotondamenti, si tirano anche su i prezzi (per la seconda volta consecutiva!, altro che balle...) difficile far accorrere gente ai botteghini. Insomma siamo ben distanti da quelle operazioni di marketing suggerite da Vulpis per inseguire l'obiettivo "sold out"...
Cordialmente
Gmajo
Io l'unica cifra che ho finora letto su Amauri è 1,2 milioni netti che è più di quanto prendevano Giovinco e Blasi (900 mila e 700 mila) ma meno di Floccari (1,3). Pabon e Belfodil mi risulta che abbiano firmato per "soli" 300 mila. Di Ninis e Andrea Rossi francamente non conosco le cifre. Potendo presuppore che non siano destinatari di grosse somme, a parte Amauri (che comunque non ha avuto costo di cartellino), stando ai dati pubblicati l'anno scorso l'unico ingaggio relativamente pesante resta quello di Palladino (900 mila) francamente eccessivo per un giocatore sempre rotto e mai utile alla causa in un anno e mezzo.
Quanto a tutti quei giocatori in prestito è lecito pensare che non essendo dei fuoriclasse da stipendi milionari l'ingaggio non lo paghi il Parma.
Saluti.
Raffo Ferraro
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