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NAVIGHIAMO ALLA PRAMZÀNA

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domenica 27 febbraio 2011

CLAMOROSO: IL PARMA HA “ESPUGNATO” L’OLIMPICO 2-2

Roma una settimana dopo di nuovo afflitta dalla sindrome Genoa: i Crociati, nella ripresa, rimontano il doppio svantaggio grazie alla doppietta di Amauri
SAM_6231ROMA – Anche stavolta, alla fine, sono piovuti fischi. Una volta tanto non nei confronti del Parma, bensì della Roma, una settimana dopo ancora vittima della sindrome Genoa, anche se al Parma la rimonta è riuscita solo parzialmente, ma c’è mancato solo un attimo che Giovinco confezionasse la rete del 2-3, finita fuori di un nulla dopo rapida, spettacolare ripartenza. O contropiede. Stavolta, a differenza del più recente passato, quel manipolo coraggioso di tifosi arrivati da Parma, una cinquantina abbondante di Boys più i 22 della carovana del Coordinamento, si sono potuti sgolare, dopo il 90’, finalmente in liberatorie urla di gioia. Poco prima, sul campo, l’esultanza dei protagonisti era quella tipica delle grandi occasioni. In effetti non è roba da tutti i giorni. Clamoroso: il Parma ha “espugnato” l’Olimpico 2-2.
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E dire che il primo tempo era filato via secondo l’abituale tradizione, sia remota, che prossima: prestazione scialba, condita dal “solito” gol di Totti, grazie ad un rigore piuttosto generoso, fischiato da Braschi, per consentire al Pupone di segnare, ancora una volta, alla sua vittima preferita, nel giorno delle 600 presenze. Pochi minuti dopo era Juan a raddoppiare. Come da abituali aspettative gli autisti dei pullman stavano preparando posto per infilare la consueta caterva di palloni ricordo nel vano bagagli. Ad inizio della ripresa i nostri eroi, evidentemente ben motivati da Marino, si presentavano con tutt’altro piglio rispetto alla prima parte della gara, anche se per accorciare le distanze serviva un’invenzione di Amauri. Di chi? AMAURI, tanto per ripetere il tormentone degli indiavolati giovani curvaioli caricati da Manfredini sul torpedone del CCPC, che hanno simpaticamente ravvivato l’intero viaggio di ritorno dalla Capitale. Colpo di tacco dell’Oriundo e via, l’inizio della rimontava poteva partire. Non si è trattato neppure di una cosa troppo lunga a perfezionarsi, in quanto appena cinque minuti dopo lo stesso Amauri (Chi? AMAURI), con la complicità della incerta difesa giallorossa imbambolata, in mischia trovava la zampata giusta in mischia per un 2-2 dal sapore quasi storico, se si considera che l’Olimpico giallorosso è sempre stato provvido di gol, sì, ma ai nostri danni, non a nostro favore… Lo stesso Amauri, poco dopo di testa avrebbe potuto concedere la tripletta, e di Giovinco già si è detto prima nell’incipit.
Nel frattempo Paci si sacrificava per la patria, con un secondo evidente fallo costatogli il rosso. Il Capitano (aveva ereditato i gradi da Morrone, uscito per far spazio a Crespo), una volta cacciato dal terreno di giuoco, avrebbe continuato, almeno in parte a seguire, la porzione d’incontro nei pressi della panchina, con vero spirito di corpo, prima di lasciare definitivamente anche il bordo campo, ottemperando ai rigidi dettati regolamentari. Nel frattempo per proteggere il prezioso bottino che stava maturando, stante l’inferiorità numerica, Marino che aveva già fatto svestire la tuta a Palladino, optava per il più difensivo Pisano, togliendo dal campo (tanto ci è abbonato) Crespo, pur essendo stato a propria volta un subentrante subentrato. Alla fine il fortino riusciva a reggere, nonostante la pressione giallorossa, fortunatamente rimasta sterile.
Come all’andata, dunque, si sono fronteggiate due squadre se non proprio malate almeno convalescenti. Al Parma ha fatto bene la terza cura termale stagionale (dopo Levico e Salsomaggiore è stata provata l’acqua giusta a Fiuggi), mentre la Roma, nonostante le dimissioni di Ranieri ed il successo di Montella all’esordio col Bologna, ha confermato i recenti limiti così amplificati dalla memorabile rimonta del Genoa (da 0-3 a 4-3). Evidentemente, come spesso succede in questi casi, le colpe non sono solo della vittima predestinata (l’allenatore), ma anche di altri componenti. E dire che all’intervallo Francesco Repice di Radio Rai (non era in servizio, ma stava seguendo per passione i giallorossi) mi stava raccontando della apparente metamorfosi di Totti & C. dopo l’abbandono di Ranieri, con il resoconto dell’incredibile rovescio di una settimana prima. In parte avremmo rivisto insieme quel film nella ripresa.
Ragionando con Manfredini, durante il viaggio di andata, convenivamo che un pareggio sarebbe stato da sottoscrivere. Espugnato inaspettatamente l’Olimpico (verbo non esagerato, in questa occasione, anche se si parla di un pari – lasciamo perdere i distinguo dei puristi sulla cifra del gioco espresso (o non espresso) specie nella prima parte della gara – finalmente Marino e i suoi calciatori (in effetti sembrerebbero davvero uniti come si dice, vivisezionando attentamente anche le esultanze) potranno preparare senza eccessive pressioni la prossima trasferta col Chievo, oggi battuto in zona Cesarini dal Cesena.
A rovinarmi in parte l’umore, a fine gara, l’atteggiamento poco propositivo del coordinatore degli steward in servizio alla porta carraia del settore ospiti dell’Olimpico, il quale, nonostante avessi cercato di spiegargli la situazione – mostrando tessere, biglietti, e quant’altro – con atteggiamento arrogante e pure maleducato, senza ascoltarmi e guardare (e neppure riferire sia pure richiesto il proprio nome e cognome, nonché ruolo) voleva impedirmi di raggiungere la corriera del Centro di Coordinamento, che gentilmente in questa occasione mi aveva ospitato (come si può evincere dall’ampio reportage fotografico amatoriale, disponibile cliccando qui,  a corredo). Non è bastato tornare accompagnato da un funzionario della Polizia di Stato in servizio lì in zona: per poter raggiungere i miei compagni di viaggio ho dovuto attendere l’arrivo di Manfredini, con tanto di Bandiera Crociata, scortato da ben 5 tra dirigenti e questurini, che finalmente, dopo lunghissima attesa mi facevano varcare l’anelata soglia. Atteggiamenti così sono inutili e nocivi e dannosi per l’immagine stessa della società che paga loro le prestazioni. Ma tutto è bene ciò che finisce bene. Specie la partita. E pure quelle quattro chiacchiere finali in amicizia nei pressi del torpedone… Gabriele Majo

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