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sabato 12 febbraio 2011
PERRONE: “UN NUOVO IMPIANTO VORREBBE DIRE RIDISEGNARE IL MODO DI VIVERE LO STADIO A PARMA”
Sull’house organ del club il responsabile della sicurezza spiega pregi e difetti del “Tempio” e stronca la Tessera del Tifoso: “Devo ancora scoprirne i pregi…”
(gm) – Febbraio, mese della difesa del Tardini. Dopo aver riproposto il video parodia realizzato dai Boys un anno fa sul pericolo “delocalizzazione” dell’impianto ed aver ricordato con i fondatori le origini di questo portale intitolato al “Tempio”, nato sull’onda lunga del dibattito in essere dodici mesi fa, ora pubblichiamo per intero l’intervista apparsa nel penultimo numero di Parma Stadio – l’house organ ufficiale del club (nel frattempo passato dalla direzione Monguidi alla direzione Rancati) – con Stefano Perrone, responsabile della sicurezza del Parma FC, il quale sostiene: “Lo stadio è vecchio, con costi altissimi di gestione e bassa redditività. Nel 2010 abbiamo speso 400.000 euro di manutenzione e nessuno se ne è accorto. Qualunque strada si scelga, servono investimenti importanti, perché il Tardini di oggi è inadeguato rispetto agli standard europei. Andrebbe in buona parte rifatto per diventare un valore aggiunto per la città”. Tessera del Tifoso: “Devo ancora scoprirne i pregi…”
All’interno l’intervista completa di Antonio Bertoncini a Stefano Perrone da Parma Stadio
IL TARDINI? RIFACCIAMOLO NUOVO, di Antonio Bertoncini
Stefano Perrone, responsabile del Tardini, parla del futuro dello stadio, di sicurezza, del ruolo degli steward, di comfort e di funzionalità, svelando pregi e difetti del “tempio” gialloblù
Stefano Perrone, 39 anni, parmigiano, è già da 15 anni al Parma Calcio. Assunto come segretario di redazione all’ufficio stampa ai tempi di Michele Uva, ha seguito la rivista “Parma” con Giorgio Bottaro, poi, all’epoca di Nebiolo, è passato alle relazioni esterne, e dal 2004 è responsabile dello stadio e degli impianti (area Servizi generali e Sicurezza). Dal 2010, infine, ha mantenuto il ruolo, ma sotto una vesta diversa, come amministratore delegato della società esterna S.T.S., interamente controllata dal Parma Calcio, presieduta da Andrea Valentini, che ha il vantaggio di poter operare liberamente sul mercato per valorizzare le proprie professionalità. E’ Perrone che garantisce l’apertura dello stadio, che ne cura la manutenzione sia ordinaria che straordinaria, che gestisce gli steward e la biglietteria. Chi, dunque, più adatto di lui per parlare del futuro del Tardini e delle eventuali alternative? L’intervista parte di qui.
Lo stadio deve rimanere dov’è o è necessario spostarlo fuori città?
“Fermo restando che a decidere saranno la Società e il Comune, proprietario della struttura, personalmente penso che lo stadio in centro città sia un’ottima soluzione, quindi che il Tardini sia un patrimonio da preservare, non solamente per ragioni affettive. Mi spiego meglio. Nell’attuale collocazione lo stadio è raggiungibile in bicicletta e a piedi, si svuota in pochi minuti senza che diventi un pesante generatore di traffico. Lo spostamento fuori città comporta imponenti reti viarie e tempi più lunghi per i tifosi che devono raggiungerlo. Certo, oggi ci sono pesanti limitazioni imposte da vincoli legislativi, ma costruire un nuovo impianto vorrebbe dire ridisegnare il modo di vivere lo stadio a Parma”.
Ha in mente un modello a cui guardare?
“Per esempio gli stadi svizzeri, ben integrati nei centri storici, con strutture che offrono servizi anche per la comunità, come palestre ed altre attrezzature collettive”.
Ma così com’è, il Tardini è funzionale?
“Assolutamente no. Lo stadio è vecchio, con costi altissimi di gestione e bassa redditività. Pensi che nel 2010 abbiamo speso 400.000 euro di manutenzione e nessuno se ne è accorto. La verità è che in Italia siamo i fanalini di coda. I nostri stadi hanno servizi igienici insufficienti, del comfort è meglio non parlare, le vie di deflusso non sono funzionali. E ricordiamoci che l’assenza di comodità induce più facilmente a comportamenti anomali: se ti metto in gabbia (e gli stadi spesso ci somigliano), inevitabilmente fai il leone”.
Quindi, tornando a Parma…
“Qualunque strada si scelga, servono investimenti importanti, perché il Tardini di oggi è inadeguato rispetto agli standard europei. Andrebbe in buona parte rifatto per diventare un valore aggiunto per la città”.
Dunque è poco accogliente e costoso da gestire, ma anche poco sicuro?
“Oggi il nostro stadio è sicuro. Su questo non ho dubbi. Ci siamo sempre adeguati alle normative e la struttura ha subito trasformazioni importanti. Una cifra per tutte: lo stadio è stato ridimensionato da 29.000 posti agli attuali 23.000, e questo dal punto di vista della sicurezza significa molto”.
Quello spicchio di curva chiuso da quasi due anni ci ricorda la tragedia che costò la vita al giovane tifoso vicentino Eugenio Bortolon. Senza entrare nel merito di vicende giudiziarie ancora aperte, come ha vissuto quel doloroso evento?
“Il caso è ancora aperto, la curva è tuttora sotto sequestro e tale resterà fino a diversa decisione del magistrato. Io stesso ho avuto un avviso di garanzia e non posso entrare nel merito. Voglio però dire che per me è stato straziante incontrare i genitori di Eugenio il giorno dopo l’incidente, portarli sul posto dove è accaduto 24 ore dopo che avevano perso il loro figlio. Non mi sono mai sentito tanto a disagio in vita mia, mi ha colpito come uomo; è stato quello il momento più difficile della mia esperienza lavorativa”.
Veniamo ad un argomento spinoso: molti criticano l’imponente schieramento di forze dell’ordine durante le partite di calcio. Lei cosa ne pensa?
“E’ giusto che parlino i fatti. Cinque anni fa al Tardini, durante le partite di campionato c’erano in media 200 poliziotti, ora le partite vengono gestite con un numero variabile da 40 a 60 agenti, tranne casi eccezionali. L’avvento degli steward, che hanno il compito esclusivo di gestire l’ordine all’interno dell’impianto ha prodotto una riduzione delle forze dell’ordine ben oltre il 50%. Oggi dentro lo stadio non ci sono poliziotti. Certo così aumenta molto il costo per il gestore: noi abbiamo 160 steward a partita, adeguatamente formati e regolarmente remunerati”.
E i volontari che vediamo ai bar, in tribuna e sugli spalti?
“Svolgono un compito utilissimo. Fanno attività di cortesia, da tifoso da tifoso, che per noi è assolutamente preziosa.”
Ho letto di qualche polemica per la sistemazione dei disabili all’interno dello stadio…
“Ha fatto bene a porre la domanda. Da sempre il posto per i disabili era la piccionaia della tribuna Petitot, dove c’erano rischi enormi in caso di evacuazione. Ora sono su una piattaforma raggiungibile autonomamente, con servizio igienico e ristoro garantito dai volontari. Purtroppo non è coperta. Abbiamo privilegiato la sicurezza al comfort, ma la questione andrà ristudiata con la progettazione dello stadio”.
Gestire uno stadio è una cosa complicata: com’è il vostro rapporto con le istituzioni deputate a garantire la sicurezza durante lo svolgimento delle partite?
“Il rapporto è di forte e proficua collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte, dai Vigili del fuoco, alla Polizia municipale. Ma soprattutto voglio fare un grosso plauso al pubblico, che ci
aiuta a gestire in serenità il più grande impianto di spettacolo di Parma”.
Un’ultima domanda: tessera del tifoso, croce o delizia?
“Per ora è solo un problema in più. Tra l’altro, con l’avvento della tessera, si sono di fatto creati due settori per gli ospiti in curva sud. Chi arriva senza tessera, compra il biglietto e finisce in mezzo ai parmigiani, con conseguenze facilmente immaginabili. Quali pregi può avere la card? Diciamo che per me sono ancora da scoprire”.
Antonio Bertoncini (da Parma Stadio, numero 5, stagione 2010-11; Gennaio)
All’interno l’intervista completa di Antonio Bertoncini a Stefano Perrone da Parma Stadio
IL TARDINI? RIFACCIAMOLO NUOVO, di Antonio Bertoncini
Stefano Perrone, responsabile del Tardini, parla del futuro dello stadio, di sicurezza, del ruolo degli steward, di comfort e di funzionalità, svelando pregi e difetti del “tempio” gialloblù
Lo stadio deve rimanere dov’è o è necessario spostarlo fuori città?
“Per esempio gli stadi svizzeri, ben integrati nei centri storici, con strutture che offrono servizi anche per la comunità, come palestre ed altre attrezzature collettive”.
Ma così com’è, il Tardini è funzionale?
“Assolutamente no. Lo stadio è vecchio, con costi altissimi di gestione e bassa redditività. Pensi che nel 2010 abbiamo speso 400.000 euro di manutenzione e nessuno se ne è accorto. La verità è che in Italia siamo i fanalini di coda. I nostri stadi hanno servizi igienici insufficienti, del comfort è meglio non parlare, le vie di deflusso non sono funzionali. E ricordiamoci che l’assenza di comodità induce più facilmente a comportamenti anomali: se ti metto in gabbia (e gli stadi spesso ci somigliano), inevitabilmente fai il leone”.
Quindi, tornando a Parma…
“Qualunque strada si scelga, servono investimenti importanti, perché il Tardini di oggi è inadeguato rispetto agli standard europei. Andrebbe in buona parte rifatto per diventare un valore aggiunto per la città”.
“Oggi il nostro stadio è sicuro. Su questo non ho dubbi. Ci siamo sempre adeguati alle normative e la struttura ha subito trasformazioni importanti. Una cifra per tutte: lo stadio è stato ridimensionato da 29.000 posti agli attuali 23.000, e questo dal punto di vista della sicurezza significa molto”.
Quello spicchio di curva chiuso da quasi due anni ci ricorda la tragedia che costò la vita al giovane tifoso vicentino Eugenio Bortolon. Senza entrare nel merito di vicende giudiziarie ancora aperte, come ha vissuto quel doloroso evento?
“Il caso è ancora aperto, la curva è tuttora sotto sequestro e tale resterà fino a diversa decisione del magistrato. Io stesso ho avuto un avviso di garanzia e non posso entrare nel merito. Voglio però dire che per me è stato straziante incontrare i genitori di Eugenio il giorno dopo l’incidente, portarli sul posto dove è accaduto 24 ore dopo che avevano perso il loro figlio. Non mi sono mai sentito tanto a disagio in vita mia, mi ha colpito come uomo; è stato quello il momento più difficile della mia esperienza lavorativa”.
“E’ giusto che parlino i fatti. Cinque anni fa al Tardini, durante le partite di campionato c’erano in media 200 poliziotti, ora le partite vengono gestite con un numero variabile da 40 a 60 agenti, tranne casi eccezionali. L’avvento degli steward, che hanno il compito esclusivo di gestire l’ordine all’interno dell’impianto ha prodotto una riduzione delle forze dell’ordine ben oltre il 50%. Oggi dentro lo stadio non ci sono poliziotti. Certo così aumenta molto il costo per il gestore: noi abbiamo 160 steward a partita, adeguatamente formati e regolarmente remunerati”.
E i volontari che vediamo ai bar, in tribuna e sugli spalti?
“Svolgono un compito utilissimo. Fanno attività di cortesia, da tifoso da tifoso, che per noi è assolutamente preziosa.”
Ho letto di qualche polemica per la sistemazione dei disabili all’interno dello stadio…
“Ha fatto bene a porre la domanda. Da sempre il posto per i disabili era la piccionaia della tribuna Petitot, dove c’erano rischi enormi in caso di evacuazione. Ora sono su una piattaforma raggiungibile autonomamente, con servizio igienico e ristoro garantito dai volontari. Purtroppo non è coperta. Abbiamo privilegiato la sicurezza al comfort, ma la questione andrà ristudiata con la progettazione dello stadio”.
Gestire uno stadio è una cosa complicata: com’è il vostro rapporto con le istituzioni deputate a garantire la sicurezza durante lo svolgimento delle partite?
“Il rapporto è di forte e proficua collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte, dai Vigili del fuoco, alla Polizia municipale. Ma soprattutto voglio fare un grosso plauso al pubblico, che ci
Un’ultima domanda: tessera del tifoso, croce o delizia?
“Per ora è solo un problema in più. Tra l’altro, con l’avvento della tessera, si sono di fatto creati due settori per gli ospiti in curva sud. Chi arriva senza tessera, compra il biglietto e finisce in mezzo ai parmigiani, con conseguenze facilmente immaginabili. Quali pregi può avere la card? Diciamo che per me sono ancora da scoprire”.
Antonio Bertoncini (da Parma Stadio, numero 5, stagione 2010-11; Gennaio)
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