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martedì 13 marzo 2012

DONADONI DUETTA CON GROSSI SU BIABIANY

Il giornalista: “E’ frenato a partire senza palla, perché teme di mancare nella fase difensiva…” Il tecnico: “Lui e i centrocampisti stanno a guardare cosa fa il compagno che ha la palla. Ma il compagno che ha la palla fa in funzione del movimento di chi non ce l’ha. E se chi non ce l’ha non si muove…” - IL VIDEO AMATORIALE DELLA PRIMA PARTE DELLA CONFERENZA DEL MISTER OGGI A COLLECCHIO

(gmajo) – Non chiamiamolo più Collecchio, ma Coverciano. La parte iniziale della conferenza stampa di stamani di Roberto Donadoni è stata caratterizzata da un interessante botta e risposta di natura tecnica tra Paolo Grossiprima firma calcistica della Gazzetta di Parma, che non ha solo la Tessera dell’Ordine, ma anche il patentino – e l’allenatore a proposito di Biabiany. Secondo il qualificato giornalista questi, anche se come ha precisato è un limite per un giocatore saper interpretare solo un ruolo, va bene come esterno alto del 4 4 2, ma era stato proprio l’attuale coach crociato a chiedere all’auditorio, visto che lo conosce da più tempo, come vedrebbe meglio impiegato il Fulmine Nero. Il rimpallo di idee si è concluso con una sorta di monito indiretto del tecnico a Biabiany: prendi esempio da Modesto, e vai di più al taglio”. Che bello, una volta tanto, non star lì a dover parlare di arbitri, ma di pallone…

All’interno la trascrizione del duetto tecnico Donadoni-Grossi

Paolo Grossi (Gazzetta di Parma) – Per lei rimane questo punto interrogativo di Biabiany: secondo me lì non sta esprimendo il potenziale che potrebbe esprimere…

“E quale sarebbe per voi il potenziale?”

Paolo Grossi (Gazzetta di Parma) – Beh: intanto lui deve combinare sicuramente qualcosa in più in fase offensiva, con le doti che ha. In fase difensiva si applica con impegno, con qualche naturale defaillance non essendo un difensore nato, però deve poter fare di più. Dunque: è il ruolo che lo limita? E’ lui, psicologicamente, frenato? Cosa c’è?

“Io vorrei capire anche da voi che conoscete Biabiany da più tempo quale sarebbe, secondo voi, il ruolo più giusto. Perché è chiaro che bisogna avere le idee chiare in questo senso: perché se pensate che debba giocare attaccante è chiaro che bisogna rinunciare a Giovinco, o a Floccari, o a Okaka, o a uno di questi; se pensiamo che possa essere meglio come mezza punta è un altro discorso e se è meglio usarlo come esterno è un altro differente paio di maniche. Biabiany, nello stesso ruolo di Bergamo, aveva fatto con il Napoli un’ottima partita ed anche contro la Juve: lui deve solo capire che quando è in una fase deve fare determinate cose, quando è nella fase offensiva deve andare. Se voi guardate la partita di domenica ha avuto tante occasioni anche in fase offensiva…”

Paolo Grossi (Gazzetta di Parma) – Mezze…

“No. Ne ha avute tante di occasioni, che poi non ha concretizzato: questo è ancora un po’ un suo limite, nel senso che quando il compagno viene fuori con la palla al piede, lui aspetta sempre e solo palla al piede, invece di andare a buttarsi dentro e andare a fare gol, perché buttarsi dentro e trovarsi davanti alla porta e avere l’opportunità di fare due o tre gol in più cambia totalmente quella che è la sua prestazione e quindi anche la chiave di lettura di quello che può essere il suo rendimento…”

Paolo Grossi (Gazzetta di Parma) – Per rispondere al suo quesito: per me, così come è adesso, lui è un esterno alto del 4 4 2, però è un limite, per un giocatore, incarnare una sola posizione in un sistema. Ma non è che è frenato appunto perché dover partire senza palla rischia di andare là e poi di mancare quando deve fare la fase difensiva?

“No: allora è un conto partire senza palla dovendo fare 60 metri, un contro andare senza palla quando sei nel limite dei 20 metri, perché se voi guardate la partita, Biabiany ha almeno 6 o 7 occasioni già in posizione, solo che va a guardare cosa succede: quindi non è che c’è un dispendio energetico. Se fosse sempre un continuo avanti indietro, sarebbe un altro paio di maniche, ma se quando tu sei in fase offensiva e devi solo fare 5 o 6 o 10 metri per tagliare e andare davanti alla porta, lì non si tratta più di spendere, si tratta solo di convincersi di poterci andare, così come fanno tanti giocatori: Modesto è uno che ci è andato due o tre volte sul taglio e una volta anche con la palla al piede Biabiany che poi gli ha messo ed è arrivato con un pizzico di ritardo, però ci va senza palla, poi puoi anche sbagliare, ma quello è un altro discorso. Però bisogna andarci di più, così come devono andarci di più i centrocampisti, perché quante volte noi eravamo con l’opportunità, palla centrale, di poter poi andare a fare male e invece stiamo a guardare cosa fa il compagno che ha la palla. E il compagno che ha la palla fa in funzione del movimento di chi non ce l’ha. E se chi non ce l’ha non si muove diventa un altro ragionamento…”

(Roberto Donadoni, estratto dalla conferenza stampa del 13.03.2012 al Centro Sportivo di Collecchio. Videoregistrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

1 commenti:

Luca Russo ha detto...

Finalmente Donadoni ha individuato uno dei veri problemi del Parma. Problema che aveva già riempito certi miei commenti alle partite della passata stagione (segno che certi limiti ce li portiamo dietro da un bel po' di tempo). I Crociati dovrebbero prendere spunto dal modo in cui si gioca a basket. E' raro, sul parquet, trovare qualcuno che una volta passata la palla, non faccia un taglio per smarcarsi o dare vita a qualche schema (blocco per un compagno, dai e vai, back door). Ecco, è esattamente quello che ci manca. Nessuno si lancia negli spazi, nessuno che vada ad occuparli. E, peggio ancora, una volta che passiamo la palla restiamo lì a guardare, come se fossimo spettatori, gli sviluppi dell'azione. Eccezion fatta per qualche elemento che anche in giornate cupe come quella di domenica scorsa, ci mette almeno un po' di movimento senza palla. In questo senso, però, mi aspetto che Donadoni insista nell'inculcare ai suoi ragazzi un certo tipo di mentalità, che dovrebbe portarli ad offrire al compagno con la palla una linea di passaggio sempre buona e sempre ispirata dalla voglia di portare pericoli nell'area avversaria.