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L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-FIORENTINA 2-2: “INQUIETANTE PENSARE CHE LA LINEA BUONISTA ABBIA PAGATO”
“Il fair play verso la classe arbitrale non deve essere propedeutico ad ottenere un trattamento migliore. Ho rimarcato più volte nei post precedenti la sportività di Donadoni e di Giovinco perché il calcio non può che rinascere da gesti come quelli: il Parma ha dimostrato sul campo di agire, non solo di parlare…”
(gmajo) – Confesso che quando ho letto il sottotitolo che gazzettadiparma.it ha dedicato oggi pomeriggio alla consueta esternazione di Tommaso Ghirardi dopo il Consiglio di Lega sono trasalito: lì, infatti, testualmente c’era questo virgolettato a lui attribuito: “La linea del silenzio ieri ha pagato”. Sono trasalito perché nella mia accezione – che è poi anche quella di Donadoni, come ha spiegato martedì scorso rispondendo a Michele Gallerani di Sky, che appunto gli aveva chiesto se questa linea elegante alla fine pagherà – il fair play verso la classe arbitrale non deve essere propedeutico ad ottenere un trattamento migliore, se no cara la mia sportività. Sarebbe davvero inquietante. Almeno per uno che crede ancora, nonostante tutto, nei valori che questo bistrattato sport (sport?). Prima di scagliarmi, però, in una filippica che agli occhi di certi lettori poteva sembrare preconcetta o mossa da chissà quale astio (ma è così difficile da capire che quando sono alla tastiera, cioè nel pieno esercizio delle mie funzioni, simpatie o antipatie non esistono e che l’obiettività viene prima di tutto?) verso il Pres, sono sceso di qualche riga e, nel testo riportato, immagino di agenzia, la frase incriminata, per fortuna, era formulata in una maniera leggermente più accettabile: "Io scelgo la linea del silenzio e ieri l’ottimo arbitraggio mi ha dato ragione". Su TMW curiosamente, mentre scrivo non c’è ancora nulla, sulla sua costola, sportsbook24.net, c’è lo stesso articolo, con citata la fonte Gazzetta di Parma, su parma.repubblica.it, invece, trovo un’allocuzione che meglio soddisfa i miei gusti utopici: "Noi abbiamo scelto la linea del silenzio, ieri comunque c'è stato un ottimo arbitraggio, non commentiamo e non chiediamo niente in cambio". Ecco, queste ultime parole, a mio avviso, meriterebbero non di essere oscurate, bensì amplificate: perché è da evitare la strumentalizzazione del silenzio del Parma ai fini dell’ottenimento di qualche vantaggio…
Continua la lettura all’interno
Ghirardi lo aveva già chiarito anche in una intervista che lunedì sera aveva concesso a Sky, quando aveva affermato che si sarebbe aspettato non un rigore a favore, ma da Nicchi una parola di conforto, anche per par condicio con Galliani, anziché quel “sono problemi suoi” che il presidente dell’AIA gli aveva mandato a dire rispondendo alla domanda di un altro giornalista della Satellitare. Io non ho ascoltato la registrazione in questione, non essendo un loro abbonato, tuttavia un nostro lettore “ale”, non propriamente tenero nei confronti di Nicchi, ha testualmente testimoniato: “Vista su Sky la risposta di Nicchi secondo assume un valore meno insultante, pur rimanendo la risposta di un personaggio squallido e servo, un dinosauro che ha fatto tornare indietro la classe arbitrale di 20 anni. La domanda che il giornalista gli ha fatto era completamente fuorviante: gli ha chiesto cosa risponde a Ghirardi che si lamenta per gli errori arbitrali? Non gli ha detto che si aspettava un apprezzamento alla linea di difesa degli arbitri. Sono due cose completamente diverse.....” Ecco, se le cose sono andate proprio così come riferisce Ale, quel giornalista (ignoro chi sia) non ha certo esercitato nel modo migliore il proprio mestiere, non avendo capito una cippa (come direbbe un suo noto collega piuttosto esuberante che spesso opina a Bar Sport) ed essendo l’artefice del putiferio mediatico che ha fatto schierare tutto il sistema Parma (perfino con un editorialino in neretto nelle pagine sportive del principale quotidiano cittadino) contro il “nemico” Nicchi, il quale dei buoni propositi del Ghiro non era evidentemente al corrente. E’ chiaro che se il giornalista gli avesse chiesto cosa pensava della linea di Ghirardi di pieno appoggio alla classe arbitrale probabilmente la risposta sarebbe stata diversa rispetto a quella che ha dato in base al quesito: Ghirardi si lamenta degli arbitri… Che poi Ghirardi, abbia sbagliato, a mio modesto avviso, a parlare nonostante il silenzio imposto agli altri (va bene che lui è il padrone…) lo dimostra proprio questa querelle: perché se il cronista di Sky dalle sue parole ha capito che si stava lamentando, sicuramente ci sarà stata della sua insipienza, ma se fosse stato zitto chissà che l’altro non avrebbe finito per formulare a Nicchi la domanda corretta (appunto sulla linea pro-arbitri) risparmiandogli i tanti improperi dei parmigiani. Purtroppo questo esercizio di riflessione è sempre più difficile in questa era moderna della comunicazione veloce e si finisce per prendere dei granchi, andando a creare dei mostri, nel caso specifico Nicchi, dipinti peggiori di quanto già non siano. E mi fa piacere che Ale sia riuscito ad accorgersi della “magagna” giornalistica rivedendo il proprio giudizio. Purtroppo, specie su internet, si è molto sommari e parecchio prevenuti: si fa presto a fare 2+2 = 5… Soprattutto senza la giusta serenità di animo alla quale sovente abdicano pure molti miei colleghi, chi per tifo, chi per la ragion di stato. Ma siamo poi proprio così sicuri di volere il bene del Parma nel chiuderci a riccio contro fantomatici nemici tipo Nicchi? Per me è inutile e controproducente come lo star lì a far la voce grossa. Non ti ha in nota nessuno. E per saperlo non serviva la risposta, comunque maleducata, di Nicchi, che ha confermato, magari senza volerlo, di essere uno prono ai potenti.
Ma torniamo all’arbitraggio di Rizzoli: se la sua direzione è stata sostanzialmente corretta, o senza eccessive sbavature, sportivamente vorrei che non fosse una conseguenza della strategia arbitrale del Parma. Perché il solo pensare ad una strategia mi fa venire “inbasti”… Mi perdonerà Parmigiano, ma io sono dell’idea che l’arbitraggio non deve essere conseguenza di una protesta o di un silenzio. E mi perdonerà ancora se penso che gli strepiti e i pugni sul tavolo che ha invocato, prima di convertirsi parzialmente, siano pure inutili e nocivi. Sempre in questo bel clima di fair play si è inserito l’episodio Behrami scagionato da Giovinco su mandato di Donadoni. Se le cose sono andate così come le abbiamo capite e come lo stesso tecnico le aveva spiegate ieri sera in sala stampa, il Parma ha dimostrato che alle parole, o alle strategie, ha fatto seguire un fatto concreto. Appunto la tanto invocata collaborazione con gli arbitri. Ieri sera questo spirito collaborativo si è evidenziato con la segnalazione all’arbitro o con la conferma (Giovinco a Collecchio oggi ha detto che comunque Rizzoli aveva già deciso indipendentemente dalla sua “deposizione”) che l’autore del fallo decisivo era stato Nastasic e non il già ammonito Behrami. Insomma cinque anni dopo Contini la Viola ancora una volta ha beneficiato del buonismo del Parma che ieri sera come allora, ha preferito non lucrare sull’ingiusto vantaggio di un uomo in più, benché la ragion di stato (leggi la classifica pericolante, oggi un po’ meno di 5 anni fa) potesse suggerire di fare i furbi, come un po’ tutti quanti fanno nel calcio. Ricordo anche che nell’anno disgraziato della retrocessione il fair play di Luca Bucci (se non ricordo male proprio nella gara con il Napoli) risultò poco gradito ai vertici societari e a diversi suoi compagni e pure ai tifosi, i quali, spesso si dimenticano dei principi di sportività, quando si tratta di fare dei punti. Poi, però, si abbia almeno la compiacenza di non mandare al rogo Buffon il quale, almeno, aveva ammesso chiaro e tondo che non avrebbe aiutato l’arbitro dicendogli sì il pallone ha varcato la linea se questo costava un gol alla propria squadra. Vorrei vedere se Mirante o Pavarini facessero una cosa del genere se poi tutti coloro che hanno messo all’indice il portiere oggi alla Juventus rimanessero della stessa idea… Insomma sportività e fair play hanno un costo da sostenere: e alle volte si rischia di penalizzare la propria squadra per quello. Ecco perché l’anno della retrocessione ci fu una vera e propria rivolta contro il troppo onesto Bucci, che con una rigorosa condotta morale metteva a repentaglio il bene comune…
L’argomento fair play tanto caro a Donadoni e al sottoscritto ho capito che ha “arrapato” fino lì il nostro lettore anonimo delle 14.08 di oggi, che sotto il post della conferenza stampa di Giovinco mi ha scritto così: “Caro Majo, invece di pensare al fair play, cerchiamo di pensare a come arrivare alla salvezza che la vedo molto dura. Ricordati che alla fine del campionato ci ricorderemo solo della classifica e non dei pestoni ricevuti......”. Allora, caro lettore, io al fair play ci penso, eccome, per il semplice fatto che nella mission impossible che mi sono auto-posto nell’intraprendere questo dialogo più che quotidiano con i lettori c’è proprio la voglia di essere un mezzo di trasmissione di valori positivi. Buone o meno che siano le mie idee tramite questo strumento cerco di veicolarle il più possibile, mettendoci, fin che potrò, tutto me stesso. Fin che potrò perché non è molto semplice, senza alcun finanziamento, senza introiti e ahimè senza risorse pregresse continuare ad alimentare continuamente di contenuti questo blog (che a qualche lettore distratto è pure sfuggito essere testata giornalistica regolarmente registrata al Tribunale di Parma) lavorandoci ore e ore al giorno (cioè più di un normale lavoro). Cercare di pensare come arrivare alla salvezza, che il nostro pessimista lettore reputa molto dura, non è compito mio, semmai di Donadoni. Nel mio piccolo ho cercato di suggerirgli qualche cosa attraverso le mie “opinioni” post partita o con le domande che gli rivolgo in conferenza stampa, ma non ho certo la presunzione di credere che mi abbia ascoltato, né lo pretendevo. Però quando si è convertito al 3 5 2 che tanto avevo predicato dopo le prime uscite non nascondo che mi abbia fatto piacere: il suo iniziale e un po’ ostinato 3 4 3 penalizzava oltre modo i due principali talenti della squadra Giovinco e Biabiany, che il suo predecessore, invece, aveva fatto rendere al meglio. Messe a posto le cose la Formica è tornata al suo standard, il Fulmine Nero, penalizzato anche dai maggiori compiti difensivi, un po’ meno. Certo quando c’è lui piuttosto che Jonathan Cicero su quella fascia le cose sono un po’ diverse… In effetti, rispetto a Colomba, con Regalèr trovano molto più spazio diversi elementi della rosa, e come spiegava lui stesso martedì, quando i subentranti (quelli contro il Napoli, ovviamente, Marques e Valdes) fanno bene vuol dire che la squadra c’è. Ieri Donadoni ha proposto una interessante novità: il cileno a centrocampo nella posizione ultimamente occupata con una certa regolarità da Musacci (promozione che ha determinato il degradamento del capitano, Morrone, per tre volte di fila finito in panca). Ieri, “Martin Luther” Donadoni, quando gli hanno chiesto come gli era venuta quella ispirazione, ha risposto: “Ho avuto un sogno”. La tentazione, a noi frequentatori abituali di Collecchio, l’aveva già rivelata dopo Chievo-Parma: quando si fece male Galloppa lo sostituì inserendo Modesto ed accentrando Gobbi, anche se gli era balenata in mente una certa idea. Quale? Glielo chiesi proprio io… Appunto quella di mettere Valdes, che in quel caso sarebbe stato il mezzo sinistro. Ma secondo il mister, “Venturini” è in grado, con le qualità che ha, di esprimersi in ogni zona del campo.
Obbediente alla richiesta dell’anonimo lettore (“pensa alla salvezza, non al fair play!) elargirò un nuovo consiglio a Donadoni: rimetta Mariga in mezzo, e lasci a destra Morrone e a sinistra Galloppa… Il keniano, quando ha giocato da centrale, ha avuto un rendimento migliore che da mezzo destro: sarebbe anche un centrocampo meno dotato tecnicamente, ma più in grado di far legna, e di questi tempi, con la classifica che corre, non è un particolare trascurabile… L’annoso problema della perniciosa involuzione nella ripresa ha avuto l’ennesima riprova ieri (cari detrattori di Colomba, questi, nelle sue prime sette partite, aveva fatto un numero di punti superiore rispetto a quelli raccolti nello stesso numero di gare da Donadoni…) segno che il problema non sta tanto in chi li allena, quanto nella testa dei giocatori. Lazzari, nel finale, ci ha graziato due volte fallendo due volte il match point, e meno male che Rizzoli, poco prima, aveva visto allungarsi la maglia di Giovinco, consentendogli di trasformare dal dischetto, dopo qualche manfrina di troppo, il gol del pareggio: se no la frittata sarebbe stata servita. Non è tanto il punticino in più quello che fa la differenza, quanto il fatto che si è evitato il secondo stop consecutivo interno nel giro di tre giorni. Si fosse materializzato sarebbero stati cavoli amari. Così solo amarognoli. Un rigore, comunque, pesante: e oggi abbiamo chiesto alla Formica cosa gli frullasse per la testa in quei momenti: “Indubbiamente per come si era messa la situazione, con tutta quella attesa, poteva essere un po’ pesante: però ero determinato e sicuro di fare gol. Mi è andata bene. Sono contento…”.
Rizzoli avrà concesso quel rigore perché c’è stata la panolada? O perché Ghirardi aveva imposto il silenzio stampa? Io credo proprio di no: ritengo sia inquietante pensarlo per il ragionamento che facevo ad inizio articolo. L’arbitro non deve essere condizionato né dal Parma né dalle altre squadre: deve fare il suo, cercando di sbagliare il meno possibile. Di errori se ne contano parecchi su tutti i campi di calcio ai danni di tutte le squadre. Grandi incluse. Pensare di ottenere il rigorino con le proteste o con le tattiche, come dice Donadoni, significa non aver capito nulla di questo mondo (frase pronunziata nella celeberrima lezione a Conte dopo Parma-Juve). Specificato questo bisogna rimarcare come la commovente panolada, peraltro poco capita nelle sue motivazioni lontano dalla nostra latitudine (la comunicazione fuori dal nostro territorio non è stata ottimale), sia perfettamente riuscita come effetto scenico, nonostante i tovaglioli di carta distribuiti dal CCPC non fossero certo eleganti come la seta... E anche la colonna sonora dei fischietti dei Boys – che mi ha fatto assaporare l’atmosfera dei vecchi tempi, tipo quando seguivo le telecronache di Mexico 70 ed arrivavano in sottofondo al mitico Nando Martellini (all’esordio come telecronista azzurro) appunto gli effetti di fischietti (o similari) utilizzati dalla tifoseria locale – ha trasmesso alla squadra (peraltro piuttosto molle ed involuta rispetto alle ultime due gare) la propria presenza e calore. Proprio in omaggio alla panolada ho cambiato, solo per questa occasione, la mia classica fotografia degli “editoriali” con quella che trovate sopra, scattata ieri sera dal fotografo (professionista, altro che amatoriale…) Pier Paolo Ferreri, mentre stavo filmando gli spalti del Tardini imbiancati e rumorosi per la riuscita iniziativa di protesta contro gli errori arbitrali. Gabriele Majo
5 commenti:
Ieri contro la Fiorentina ci è stato assegnato un rigore che l'arbitro non poteva risparmiarsi dal decretarlo. Insomma, ci è stato dato esattamente ciò che ci spettava. Il guaio, semmai, sarebbe stato concederci un rigore inesistente. Ecco, a quel punto il sospetto che la linea del silenzio fosse non volutamente propedeutica alla "ricezione" di un arbitraggio "accomodante", avrebbe perlomeno avuto un senso, un fondamento.
A proposito di fair play: ieri l'altro su una radio locale ho ascoltato il parere di un opinionista partenopeo (non conosco nè il nome della radio, nè quello del soggetto in questione) per il quale "il Napoli non ha giocato da grande squadra col Parma e ha beneficiato di una direzione arbitrale non impeccabile, ma alla fine l'importante era vincere perché solo le grandi squadre riescono a conquistare i tre punti anche quando giocano male". Non so voi, ma io in queste parole avverto la sottile presenza di quel principio per cui il fine giustifica i mezzi a cui si ricorre per perseguirlo. Ecco, dalle mie parti secondo qualcuno "alla fine è importante che siano arrivati i tre punti". Già, non importa come. Basta che siano arrivati in qualche modo (opinione che ricorre anche tra chi del Napoli è semplicemente tifoso). Come dici tu, caro Gabriele? "...e pure ai tifosi, i quali, spesso si dimenticano dei principi di sportività, quando si tratta di fare dei punti". Parole non sante, ma santissime. Perché un conto è buttare la palla fuori quando si è avanti di tre a zero, un altro è farlo quando si è sotto per uno a zero. Senza la pretesa di impartire lezioni al mio prossimo, io avrei esultato molto poco per una vittoria come quella che il Napoli ha conquistato al Tardini. E, in uno slancio di sportività estrema, lunedì a mente fredda ho detto: meglio perdere così che vincere così. Il successo non può prescindere dal rispetto delle regole, almeno per me. In Italia già sacrifichiamo spesso lo spettacolo in nome del risultato. Se poi rinunciamo al rispetto delle regole in nome della vittoria ad ogni costo, allora sì che la frittata è fatta.
Il dato che non si può discutere, caro Majo, è che nessuno può sapere come sarebbe stata la condotta della terna arbitrale di Parma-Fiorentina senza la penolada né l'autogol nicchiano provocato dal pressing del Ghirardi deluso. Intendo dire che, al di là del buonismo donadoniano, una reazione al pacchetto di torti ricevuto negli ultimi tempi dalla classe arbitrale c'è pur sempre stata e va dato almeno il beneficio del dubbio alla possibilità che questa possa aver influenzato positivamente Rizzoli&Co. Sicuramente si può dire che nè penolada nè ghirardata abbiano creato alcun danno al Parma e queste due modalità, considerandone il grande stile, si possono per lo meno considerare sdoganate. A mio parere è stata questa la condotta che ha pagato di più, condotta che tra l'altro non si può più considerare buonista dal momento che non è stata esente da critiche come avrebbe desiderato l'ex centrocampista milanista, e in questo non ci vedo alcunchè di inquietante visto che un arbitraggio corretto è quanto di meglio si possa desiderare in una gara di calcio. Cordialmente, Parmigiano.
A me sta storia del fair play ha francamente stufato. In questo calcio non c'è niente (ma proprio niente) di pulito e noi stiamo lì a fare le buone samaritane... L'arbitro ha espulso il giocatore sbagliato?! Meglio così... avremmo giocato gli ultimi dieci minuti con uno in più. L'arbitro si è fatto condizionare dalla panolada e dai fischi del Tardini (non credo?!)?! Meglio così... ripetiamolo anche la prossima volta! Io, andrò controcorrente, ma in un calcio in cui a farla da padrone è il Dio Denaro, occorre essere preparati a tutto. Star lì a guardare il fair play non paga... La Fiorentina ci ha mai restituito il favore di quel famoso episodio di Contini?! Non credo ed anzi quando ha potuto ha tentato (riuscendoci) di fotterci (vedi la simulazione di Gilardino lo scorso anno nella sfida di Firenze... a proposito l'arbitro era un tale Romeo; vi ricorda qualcosa?!). Con il fair play non si fanno punti... Non vorrei che a maggio venissimo premiati per la nostra correttezza, retrocedendo in serie B. Già ti lamenti Gabriele perchè fatichi a portare avanti questo tuo spazio di approfondimento senza finanziamenti! Dubito che in serie B i finanziatori farebbero la fila... Il fair play lasciamolo a chi non ha di questi problemi... Davide.
Riporto testualmente dalla Gazzetta dello Sport di oggi, un estratto dell'articolo a firma di Marco Iaria:
"Ieri, in Consiglio di Lega, si è deciso di costituire tre commissioni: sui diritti tv 2012-2015, sulla governance e sui diritti collettivi non previsti dalla Melandri. Le prime due sono formate da 5 grandi e 5 medio-piccole. La terza solo da Milan, Inter, Juve, Roma e Napoli. Ci sono possibili fonti di ricavo, adesso non sfruttate adeguatamente (videogame, cartellonistica, ecc., per un incremento stimato fino a 80 milioni annui), che le big sono disposte a far gestire alla Lega a patto che non ci siano espropri proletari da parte degli altri club: ecco perchè studieranno direttamente la pratica, compresi i criteri di ripartizione. Quanto alla governance, tutti d'accordo sulla necessità di ridare centralità al Consiglio, che dopo la riforma dello statuto dovrebbe essere composto da cinque grandi e cinque medio-piccole. Come saranno individutate? Per fatturato, per bacini o per risultati?"
Non trovate che sia anomalo istituire una commissione ad appannaggio delle sole grandi squadre(ripeterò fino alla noia: grandi perché? grandi come? grandi quando?)?. Perché poi? Per mettere a punto il modo in cui gestire i ricavi derivanti dalla vendita di alcuni diritti collettivi, senza che ci sia l'intrusione abusiva (ma stiamo scherzando?) delle società meno influenti. Scelta discutibile che dovrebbe suggerire ai piccoli club di allearsi ed isolare quelle società che si autodefiniscono grandi: se vogliono cantarsela e suonarsela da sole, lo facciano pure, ma non sulle spalle di quei club senza i quali l'attuale serie A equivarrebbe ad uno spettacolo a metà. Forse addirittura ad un NON spettacolo. Le fortune dei pochi ricchi sono sempre dipese dalle necessità, talvolta impellenti, dei tanti poveri. E questo vale per il calcio così come per altri aspetti della vita quotidiana. D'accordo, senza il capitale di chi investe, l'operaio non avrebbe di che mangiare. Ma è probabilmente più vero che senza il lavoro di chi si sporca le mani, l'imprenditore può anche chiudere e starsene a casa, a figliare idee a cui mai nessuno darà un seguito concreto. Ad occhio e croce sembra di essere in presenza di un cane che cerca di mordersi la coda. Ad occhio e croce pare che tutti abbiano bisogno di tutti. Ma io ho il sospetto che il peso specifico di quei tanti deboli sia molto più rilevante dell'influenza dei pochi ricchi. Per cui continuerò a pregare in religioso silenzio affinché i piccoli club decidano finalmente di farla finita con un sistema che tende ad emarginarli a dispetto del fatto che esiste proprio perchè ci saranno sempre un Parma, un Bologna o un Siena a dare del filo da torcere alle cosiddette grandi (???).
Un sistema che oltretutto continua a proporci il falso dilemma del criterio da adottare per definire la rilevanza di questo o quel club. Per bacini? Per fatturato? Per risultati? Io ho l'impressione che le tre discriminanti portino tutte alle stesse risposte, perché in Italia chi ha più seguito, fattura di più e ha più possibilità di vincere, posto che vincere non significa soltanto alzare i trofei ma anche competere per le posizioni di vertice. Quindi un Novara, per fare un esempio, resterà piccolo a prescindere di quanto riuscirà a fare in campo. E allora sarebbe bene non porsi nemmeno il problema di individuare grandi e piccole squadre. Siamo in venti ed in venti contribuiamo a fare il prodotto serie A. Meritiamo tutte lo stesso rispetto ed è impensabile, se è quella dello spettacolo la destinazione di ogni edizione del nostro campionato, che a certi club siano sostanzialmente sempre preclusi certi obiettivi. Si fa tanto parlare delle liberalizzazioni...beh, si liberalizzasse anche il calcio. Così, "morto" un Verona (quello fantastico del 1984/1985), se ne potrebbe fare un altro.
Caro Gabriele, la matematica non è mai stata il mio forte, ma caro il mio difensore di Colomba, a me risulta che nelle prime 7 partite di punti ne abbia fatto 9 mentre Donadoni ne ha fatti 10.
Poco cambia dirai tu, ma i conti si fanno alla fine.
Febbredacalcio
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