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sabato 19 marzo 2011
CAVASIN, DI CARLO, GHIRARDI E “GLI OCCHI DELLA TIGRE”
L’attuale tecnico doriano motiva i suoi con metafore di guerra…
(gm) – Fossimo dei benpensanti come Schianchi quattro anni fa, dovremmo inorridire di fronte alle metafore guerresche di Alberto Cavasin, il sostituto di Domenico Di Carlo sulla panchina doriana. Quel Domenico Di Carlo che Tommaso Ghirardi scelse dopo aver vagliato altri 6/7 candidati per la panchina del Parma post-Ranieri, con mano non troppo felice, perché “aveva gli occhi della tigre”. Adesso “gli occhi della tigre” è il suo erede (di Di Carlo) a Genova a cercare di farli avere ai suoi giocatori. E per raggiungere lo scopo non esita a far scorrere (almeno a parole…) il sangue. Per un innocuo “Correre & Picchiare” il povero Ghirardi, all’esordio assoluto a San Siro, si vide bacchettato da Schianchi (che bacchettone non è) sulla Rosea, e così, a seguire, pure da tutti gli altri (copioni) in diretta Tv. E il già citato Ranieri, quando un paio di settimane dopo rilevò l’esonerato Pioli, non trovò niente di meglio che presentarsi dicendo che (nello spogliatoio) non avrebbe fatto feriti ma solo morti. Anche qui con lo scandalo planetario dei giornalisti (eravamo a poche ore da un match di Coppa Uefa, con un tecnico di ritorno in Italia dopo aver raccolto allori all’estero)… Continua all’interno
Avendo riscontrato quanta cassa di risonanza aveva avuto pochi giorni prima il fondino moralista del parmigiano Schianchi sul motto ghirardiano, mi venne subito un accidente quando sentii Ranieri (erano tra l’altro giorni in cui c’erano stati eventi luttuosi nel mondo del calcio) tirare a mano persino i morti. Gli feci presente, terminata la presentazione, con tutta la cautela del caso, perché ancora non ci conoscevamo, che forse non aveva usato espressioni felici, e lui, da persona intelligente quale è capì l’errore ed accettò il mio consiglio di chiedere scusa per quelle parole . Ovviamente non bastò perché nel frattempo il tam tam di quelle frasi aveva già fatto il giro del mondo… Proprio oggi che la Francia ha attaccato la Libia, con venti di guerra che pericolosamente spirano sul Meditarraneo (noi siamo i vicini di casa più prossimi) non è proprio il massimo tirare a mano tutte queste immagini cruente. Ma tant’è… Cosa ha detto, in sostanza, Cavasin? Per comodità copia-incolliamo il servizio pubblicato dal quotidiano on line genovese Il Secolo XIX
CAVASIN: “SANGUE & ARENA”, i 19 convocati per il Parma
da ilsecoloxix.it
Tornano Gastaldello e Lucchini, manca lo squalificato Tissone, out gli infortunati Palombo, Pozzi e Semioli (indisponibile ormai fino a fine stagione). La lista dei convocati blucerchiati dopo la seduta di rifinitura del sabato mattina al “Mugnaini” di Bogliasco comprende 19 elementi.
Portieri. Curci, Da Costa. Difensori. Gastaldello, Laczkó, Lucchini, Martínez, Perticone, Volta, Zauri, Ziegler. Centrocampisti. Dessena, Guberti, Koman, Mannini, Padalino, Poli. Attaccanti. Biabiany, Maccarone, Macheda
Genova - L’allenatore: la maglia deve essere dentro (e non sulla) la pelle. Battaglia sportiva: i tifosi cantano e incitano, noi giochiamo e lottiamo. Insomma occhi di tigre.
Tifosi, Tito e Boys Parma insieme allo stadio. Sono gemellati, a Parma solo una cervellotica disposizione vietò la trasferta e l’ingresso allo stadio ai senza tessera con i tifosi del Parma che uscirono dallo stadio, unendosi a quelli blucerchiati. Poi, dentro al Ferraris, ognuno per la propria squadra.
Cavasin intanto lancia la sua psicostrategia: «Ci potrà essere anche un po’ di sangue. Piccole ferite, può succedere. Non sarà una battaglia, ma una battaglia sportiva sì». L’ambientazione è la stessa di qualche settimana fa, la sala stampa del Mugnaini, a Bogliasco, ma Alberto Cavasin porta tutti in un’altra dimensione. Le frasi di Di Carlo («Intensità, spirito Samp, ritmo») sono superate da metafore guerresche. La Sampdoria del resto non ha arrestato l’emorragia e il tecnico fa ricorso a trasfusioni. L’immagine del sangue versato sul prato è a effetto e rende chiara l’idea di cosa ha in mente Cavasin: serve tutto per uscire dal tunnel.
Sangue sull’arena e maglia nella pelle. Altra definizione dell’allenatore blucerchiato: «La maglia non dobbiamo sentirla sopra ma nella pelle, dentro». Non è che Cavasin si sia messo a sragionare. La logica del suo preparare la sfida di domani è riassunta in questa premessa: «Dal punto si vista tecnico e tattico ce la possiamo giocare. Possiamo essere più o meno forti o deboli delle altre squadre che stanno lottando per non retrocedere. Ma noi dobbiamo essere i primi sotto l’aspetto del carattere. Poi stavolta giocheremo davanti ai nostri tifosi. In queste due settimane ho cercato di capirli, mi sono informato, sono entrato in contatto con loro. Adesso so che loro cantano».
In campo. Le strade del gol, impervie per la Sampdoria privata di Cassano e Pazzini, secondo il tecnico sono molte. «Non è che sia indispensabile il fraseggio». Che, tra l’altro, espone ai contropiedi degli avversari. «Dobbiamo imparare a cercare la profondità. Per andare in porta ci sono le verticalizzazioni». Provate ieri a lungo, richiamate, approfondite. Ad esempio, la palla arriva dai mediani a Guberti e il trequartista la passa indietro di prima agli stessi mediani. Cavasin interrompe l’azione: «No Gube, qualità, qualità. Tu devi provare la giocata, non devi avere paura. Ti giri e via per Maccarone che parte». Con tagli diagonali, a cercare di aggirare la difesa avversaria schierata a tre.
«Poi ci sono le punizioni». Provate a lungo anche queste, sia in fase offensiva sia in fase difensiva. A calciare direttamente in porta sono andati Maccarone, Ziegler e Guberti. A calciare dalle fasce per il colpo di testa dei compagni sono andati Maccarone e ancora Ziegler. Poi le punizioni subite.
Ancora Cavasin: «La fiducia è un altro aspetto fondamentale. Vedo che sta crescendo in questa squadra. La fiducia viene dalla consapevolezza del proprio gioco. Contro il Catania non abbiamo sbandato dopo il gol. Non siamo riusciti a essere troppo propositivi, anche perché eravamo un uomo in meno, ma non abbiamo sbandato».
Anche la pretattica. Cavasin ha detto che avrebbe giocato con il 3-5-1-1 poi ha provato soprattutto il 4-4-1-1. Ha detto che avrebbe cambiato molto, anche in riferimento agli interpreti, e poi nelle partite d’allenamento ha schierato gli stessi. Tutti sulla corda. Sangue&Arena. Blucerchiata
(da ilsecoloxix.it)
Avendo riscontrato quanta cassa di risonanza aveva avuto pochi giorni prima il fondino moralista del parmigiano Schianchi sul motto ghirardiano, mi venne subito un accidente quando sentii Ranieri (erano tra l’altro giorni in cui c’erano stati eventi luttuosi nel mondo del calcio) tirare a mano persino i morti. Gli feci presente, terminata la presentazione, con tutta la cautela del caso, perché ancora non ci conoscevamo, che forse non aveva usato espressioni felici, e lui, da persona intelligente quale è capì l’errore ed accettò il mio consiglio di chiedere scusa per quelle parole . Ovviamente non bastò perché nel frattempo il tam tam di quelle frasi aveva già fatto il giro del mondo… Proprio oggi che la Francia ha attaccato la Libia, con venti di guerra che pericolosamente spirano sul Meditarraneo (noi siamo i vicini di casa più prossimi) non è proprio il massimo tirare a mano tutte queste immagini cruente. Ma tant’è… Cosa ha detto, in sostanza, Cavasin? Per comodità copia-incolliamo il servizio pubblicato dal quotidiano on line genovese Il Secolo XIX
CAVASIN: “SANGUE & ARENA”, i 19 convocati per il Parma
da ilsecoloxix.it
Tornano Gastaldello e Lucchini, manca lo squalificato Tissone, out gli infortunati Palombo, Pozzi e Semioli (indisponibile ormai fino a fine stagione). La lista dei convocati blucerchiati dopo la seduta di rifinitura del sabato mattina al “Mugnaini” di Bogliasco comprende 19 elementi.
Portieri. Curci, Da Costa. Difensori. Gastaldello, Laczkó, Lucchini, Martínez, Perticone, Volta, Zauri, Ziegler. Centrocampisti. Dessena, Guberti, Koman, Mannini, Padalino, Poli. Attaccanti. Biabiany, Maccarone, Macheda
Genova - L’allenatore: la maglia deve essere dentro (e non sulla) la pelle. Battaglia sportiva: i tifosi cantano e incitano, noi giochiamo e lottiamo. Insomma occhi di tigre.
Tifosi, Tito e Boys Parma insieme allo stadio. Sono gemellati, a Parma solo una cervellotica disposizione vietò la trasferta e l’ingresso allo stadio ai senza tessera con i tifosi del Parma che uscirono dallo stadio, unendosi a quelli blucerchiati. Poi, dentro al Ferraris, ognuno per la propria squadra.
Cavasin intanto lancia la sua psicostrategia: «Ci potrà essere anche un po’ di sangue. Piccole ferite, può succedere. Non sarà una battaglia, ma una battaglia sportiva sì». L’ambientazione è la stessa di qualche settimana fa, la sala stampa del Mugnaini, a Bogliasco, ma Alberto Cavasin porta tutti in un’altra dimensione. Le frasi di Di Carlo («Intensità, spirito Samp, ritmo») sono superate da metafore guerresche. La Sampdoria del resto non ha arrestato l’emorragia e il tecnico fa ricorso a trasfusioni. L’immagine del sangue versato sul prato è a effetto e rende chiara l’idea di cosa ha in mente Cavasin: serve tutto per uscire dal tunnel.
Sangue sull’arena e maglia nella pelle. Altra definizione dell’allenatore blucerchiato: «La maglia non dobbiamo sentirla sopra ma nella pelle, dentro». Non è che Cavasin si sia messo a sragionare. La logica del suo preparare la sfida di domani è riassunta in questa premessa: «Dal punto si vista tecnico e tattico ce la possiamo giocare. Possiamo essere più o meno forti o deboli delle altre squadre che stanno lottando per non retrocedere. Ma noi dobbiamo essere i primi sotto l’aspetto del carattere. Poi stavolta giocheremo davanti ai nostri tifosi. In queste due settimane ho cercato di capirli, mi sono informato, sono entrato in contatto con loro. Adesso so che loro cantano».
In campo. Le strade del gol, impervie per la Sampdoria privata di Cassano e Pazzini, secondo il tecnico sono molte. «Non è che sia indispensabile il fraseggio». Che, tra l’altro, espone ai contropiedi degli avversari. «Dobbiamo imparare a cercare la profondità. Per andare in porta ci sono le verticalizzazioni». Provate ieri a lungo, richiamate, approfondite. Ad esempio, la palla arriva dai mediani a Guberti e il trequartista la passa indietro di prima agli stessi mediani. Cavasin interrompe l’azione: «No Gube, qualità, qualità. Tu devi provare la giocata, non devi avere paura. Ti giri e via per Maccarone che parte». Con tagli diagonali, a cercare di aggirare la difesa avversaria schierata a tre.
«Poi ci sono le punizioni». Provate a lungo anche queste, sia in fase offensiva sia in fase difensiva. A calciare direttamente in porta sono andati Maccarone, Ziegler e Guberti. A calciare dalle fasce per il colpo di testa dei compagni sono andati Maccarone e ancora Ziegler. Poi le punizioni subite.
Ancora Cavasin: «La fiducia è un altro aspetto fondamentale. Vedo che sta crescendo in questa squadra. La fiducia viene dalla consapevolezza del proprio gioco. Contro il Catania non abbiamo sbandato dopo il gol. Non siamo riusciti a essere troppo propositivi, anche perché eravamo un uomo in meno, ma non abbiamo sbandato».
Anche la pretattica. Cavasin ha detto che avrebbe giocato con il 3-5-1-1 poi ha provato soprattutto il 4-4-1-1. Ha detto che avrebbe cambiato molto, anche in riferimento agli interpreti, e poi nelle partite d’allenamento ha schierato gli stessi. Tutti sulla corda. Sangue&Arena. Blucerchiata
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