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venerdì 3 febbraio 2012

MORTE BORTOLON / CHIUSA L’INDAGINE, LA DEL MONTE HA FORMULATO CAPI D’IMPUTAZIONE PER 13 PERSONE. TRA CUI GHIRARDI E PERRONE

Lo scrive “Il Giornale di Vicenza” che titola: “La procura di Parma: «Il tifoso morì a causa dello stadio insicuro»”

il giornale di vicenza bortolon(gmajo) – La notizia è tratta da “Il Giornale di Vicenza”, che per ragioni di copyright non copia-incolliamo, ma cliccando sul collegamento ipertestuale si arriva direttamente all’articolo di Ivano Tolettini, che ci informa della chiusura delle indagini per la morte del tifoso non ancora ventenne Eugenio Bortolon, precipitato il 23 maggio 2009 dall’allora Settore Ospiti dello Stadio Tardini (porzione tutt’ora sotto sequestro). “Tra i destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminare – scrive il quotidiano veneto – ci sono il presidente del Parma Tommaso Ghirardi e il delegato alla sicurezza della società calcistica emiliana Stefano Perrone, in qualità di utilizzatori dell'impianto sportivo; gli ex assessori comunali Giorgio Aiello e Paolo Buzzi, in rappresentanza della proprietà che avrebbe dovuto assicurare le misure di sicurezza per impedire che gli spettatori volassero giù dalle tribune; e i componenti della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo in rappresentanza di prefettura, Asl, questura e Comune”.

Continua la lettura all’interno

settore bortolon in parma genoa“La novità di rilievo – aggiunge Tolettiniè che la procura, nonostante il perito del tribunale nel corso del cosiddetto ‘incidente probatorio’ avesse sostenuto che mancasse il ‘nesso di causa’ tra la morte del ragazzo vicentino e la ringhiera troppo bassa perché la soglia di legge a suo dire è di un metro ed essendo nella realtà di 3 centimetri inferiore, la differenza rientrava nella tolleranza del 5% prevista dalla legge. Tuttavia il consulente della procura e l'ing. Cascioli per la famiglia Bortolon, che è assistita dall'avvocato Francesco Pasquino di Vicenza, hanno concluso che la legge prescrive un'altezza minima di 110 centimetri e di conseguenza il parapetto posto a protezione della scala di accesso alla curva sud occupata dai tifosi berici era illegale perché troppo basso”. Dunque, argomenta Tolettini, “per la procura non sarebbe stata una fatalità. Adesso il pm dovrà valutare la posizione dei 13 imputati e decidere per chi chiedere l'eventuale rinvio a giudizio”. E notiamo qui una certa SAM_1223contraddizione tra la parte alta dell’articolo e quella pocanzi riportata, in quanto, sopra, il giornalista riferiva di capi di imputazione già formalizzati ai 13 indagati. La fonte di Tolettini immaginiamo sia l’avvocato Pasquino, di cui è riportato un virgolettato in cui annunzia la costituzione parte civile nel processo della famiglia Bortolon perché “al Tardini ci sono state negligenze e colpe a vari livelli che hanno a nostro avviso causato la morte di Eugenio. Lui doveva essere messo nelle condizioni di non farsi del male, purtroppo la balaustra era troppo bassa e una serie di circostanze sfortunate hanno provocato la tragedia. La famiglia chiede giustizia perché a 19 anni non si può morire in uno stadio perché una ringhiera è troppo bassa. Se fosse stata alta 13 centimetri in più Eugenio non sarebbe mai finito di sotto, il nostro consulente è stato categorico. E così quello della procura”.

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007Io non sono né un perito, né un consulente, né tanto meno un PM, ma solo una persona che reputa di avere un minimo di buon senso, che auspico possa avere anche il giudice nel dibattimento, ma al contrario di lor signori non riesco proprio a capacitarmi del nesso di causa che possa esserci tra la caduta del ragazzo e la ringhiera del Tardini. E non è certo una questione di campanile, pur nel rispettabile dolore di una famiglia che ha perso in tali tragiche circostanze il proprio figliolo. E trovo assurdo pure che, a distanza di tre anni, a indagini concluse, quel settore non sia stato ancora dissequestrato. Qualche mese fa ci eravamo presentati in Procura chiedendo alla segreteria della dottoressa Paola Del Monte (nota anche per le indagini Green Money etc.) un appuntamento per saperne di più a proposito del settore sequestrato, ma purtroppo non ci è stato mai concesso. Gabriele Majo

5 commenti:

Gabriele Majo ha detto...

Dopo che stadiotardini.com ha rilanciato "su piazza" la notizia anticipata dal "Giornale di Vicenza" della chiusura delle indagini sulla morte di Bortolon, anche gli altri siti internet del nostro territorio hanno ripreso ad approfondito l'argomento. In particolare vorrei qui trascrivere parte del servizio di parma.repubblica.it che ci pare chiarisca meglio rispetto alla nostra fonte primaria quello che è lo stato dell'arte. "Tra venti giorni, se non ci saranno richieste di interrogatori, il pm potrà procedere con le richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione, in caso ritenesse che non siano emerse responsabilità penali a carico di tutti o di alcuni indagati. La decisione sul proseguimento dell'iter penale spetterà al giudice per le udienze preliminari". In un altro passaggio si analizza quella che potremmo definire una "questione di centimetri", anche se purtroppo qui non si tratta di quelli della famosa partita d'annata Roma-Juventus, ma quelli del parapetto dal quale è precipitato il tifoso vicentino. La battaglia legale, diciamo così, verterà sulla valutazione delle leggi (ce n'è un meandro) da un lato secondo il Parma e secondo il perito del Tribunale sarebbe richiesta l'altezza di un metro (e i 3 cm mancanti rientrano nella tolleranza del 5% prevista), di parere opposto l'avvocato della famiglia Bortolon e il PM. Scive Repubblica: "L'accusa ipotizzava che la balaustra posta a protezione della scala di accesso alla curva sud, dalla quale cadde il diciannovenne, non fosse a norma di sicurezza perché troppo bassa. Sono state disposte diverse perizie tecniche, presentate nel corso di un incidente probatorio, una sorta di "anticipazione" del processo. Il consulente super partes, l'ingegner Antonio Montepara, concluse che non ci fu nesso di causa tra l'altezza del parapetto e il tragico incidente. Secondo la relazione tecnica il parapetto è a norma se si considera una tolleranza del 5% prevista dal decreto ministeriale del '93 sulla sicurezza: è alto 97 centimetri, tre in meno del previsto. Il perito ha ricordato che le condizioni psicofisiche del ragazzo, che aveva un tasso alcolemico di 1,78 grammi per litro, possono averlo condotto ad atteggiamenti imprudenti. Una ricostruzione che viene invece contestata dalla famiglia del ragazzo, che intende costituirsi parte civile. Le perizie tecniche di parte disposte dal legale dei Bortolon contrastano con quella di Montepara: per essere a norma la balaustra doveva essere alta 113 centimetri, non 100, quindi risulterebbe di 13 centimetri più bassa. Se l'accusa intenderà portare avanti questa tesi, potrebbe decidere di procedere per negligenze da parte dei responsabili della sicurezza del Tardini". Assai approfonditi anche i servizi di Michele Angella (di cui segnalo, in altra pagina, un pezzo su Osio dimesso dall'Ancona) su Teleducato e Giuseppe Milano su Tv Parma. Cordialmente Gmajo

Anonimo ha detto...

A richio di dare un'immagine di me diversa da ciò che sono vorrei esprimere un mio pensiero sulla questione.
Io capisco il dolore di una famiglia per la scomparsa del propio giovane figlio ma purtroppo fossi un giudice non darei mai e poi mai ragione a quella famiglia.
Devo essere sintetico e non dilungarmi quelle sei, sette pagine come vorrei, ma quel giorno allo stadio c'ero anch'io e la considerazione è puramente di ordine personale: quel ragazzo, col suo comportamento avventato dovuto probabilmente (anzi, direi sicuramente) al suo stato alterato, si sarebbe arrampicato anche su una balaustra di tre metri perchè ormai aveva deciso di dover rispondere ai "terribili" insulti che piovevano dalla Est (era un giorno di festa, il parma vinceva già abbondantemente, la Est stava lì ad insultare? ma fatemi il piacere...); e sempre col suo comportamento ha rovinato la sua famiglia, la giornata quantomeno di chi era allo stadio e di chi avrebbe voluto giustamente festeggiare quel pomeriggio in giro per la città,e la giornata della squadra che si preparava a festeggiare con la città.
Detto ciò e intendendo il calcio come una festa, sempre e comunque, e lo stadio come un luogo in cui godere uno spettacolo incitando la mia squadra (e chissenefrega degli avversari e di insultarli), io non riesco a vedere come un martire questo ragazzo e tantomeno riesco a vedere una qualsiasi ragione che possa spingere chiunque a chiamare in giudizio balaustre, curve, stadi, annessi e connessi per u fato del genere.
Io allo stadio ci vado sobrio, ci resto sobrio e ci torno da sobrio perchè pago per vedere la partita e pagando vorrei capire cosa sto guardando...
Io allo stadio vado per divertirmi e insultare o venire insultati non è divertimento...
Io allo stadio me ne sto per i fatti miei e non provo a sputare contro chi mi sta a 10 metri di distanza prendendo slancio da una balaustra.
Perdonate lo sfogo, ma non ci sto a vedere passare per eroe uno che ha buttato la propria vita così rovinando l'esistenza a tanti altri, in primis la sua famiglia.
Cordialmente, Patrik

Parmigiano ha detto...

Egr. Patrik,
fatte salve le sue considerazioni proprie di chi vede giustamente lo stadio come luogo di aggregazione, divertimento e sportività non dobbiamo dimenticare che da sempre lo stadio é sempre stato anche il luogo dove poter sfogare le tensioni represse e manifestare i disagi sociali. É stato cosí sempre, dai tempi dei gladiatori nelle arene fino ai giorni nostri. Quello che oggi si pretende é la sicurezza negli stadi e questo significa impianti in grado di arginare la violenza dei piú scalmanati ma anche e soprattutto tutelare la loro incolumità, perché quasi sempre si tratta di giovani nel mezzo del loro percorso di crescita, fatto di errori. Non possiamo più tollerare che il calcio, principale forma di intrattenimento in Italia, viva ancora ostaggio di leggi che obbligano la popolazione ad essere rinchiusa in impianti obsoleti, scomodi e soprattutto pericolosi. Non dobbiamo allora lasciare cadere nel vuoto il segnale di allarme lanciato da tragedie come quelle che lei stesso ha vissuto in prima persona e bisogna alimentare un dibattito serio, collaborativo e produttivo affinché l'opinione pubblica prenda coscienza che anche il calcio deve rispondere agli standard di sicurezza e comfort giustamente preteso da ogni ambito della società. Nessuno piú tollera alcun locale pubblico scomodo o insicuro e farlo solo per gli stadi é puro anacronismo.
Cordialmente,
Parmigiano.

Patrik ha detto...

Rispondo volentieri all'utente Parmigiano perchè mi rendo conto che il mio commento può risultare abbastanza "duro" e dettato dalla rabbia nel leggere certi articoli stampa.
Io sono assolutamente d'accordo con Parmigiano sul fatto che gli stadi italiani siano vecchi e malandati, e quindi assolutamente non sicuri e non consoni al livello degli standard di qualità richiesti, ma non tollero assolutamente chi va allo stadio in quelle condizioni psicofisiche e tantomeno con l'unica intenzione di "spaccare tutto e fargli vedere chi siamo noi".
Mi dispiace ma su questo punto non sono d'accordo e non lo sarò mai. I giovani a quell'età sono in un processo formativo, vero, e fanno tanti sbagli, vero anche questo.
Ma chi era con lui quel giorno secondo voi era lì a dirgli "stai fermo con ste birre" e poi "stai buono qui invece di andare in giro che non sei in grado"???; e allora dico che le tensioni represse si possono sfogare anche semplicemente urlando, tifando e magari pure offendendo ma non non crdo assolutamente che si debba arrivare a sballarsi di alcool (e magari fumo) e arrampicarsi su balaustre e robe simili.
E vi cito altri due episodi (giro parecchi stadi soprattutto del Nord e se posso sempre in curva): in un Chievo-Roma un tifoso romanista sfatto di alcool ha passato la partita a dormire, mentre in un Chievo-Frosinone un tifoso del Frosinone ha passato la partita a torso nudo in pieno inverno cantando canzoni anni 60 mentre camminava su e giù per la curva deserta; ora, dall'ilarità suscitata dal cantante alla tragedia di Bortolon, cosa ci si va a fare allo stadio non si è in grado di capire dove ci si trova???
voglio stonarmi di birre? vado al bar nel fine settimana.
Voglio guardarmi una manifestazione sportiva liberandomi dalle tensioni della settimana? Urlo a un gol (io faccio così) e le tensioni vanno via alla grande.
Il ragazzo vicino a me fa cavolate? lo prendo e cerco di fargli capire che così non va e assicuro che non succederà niente anche in assenza di balaustre...
Se però chi è insieme a quel ragazzo la birra gliela passa invece di togliergliela dalle mani, la canna gliela passa invece di togliergliela dalle mani, se "gli fa vedere come si insulta e si fa a botte" invece di fargli vedere il contrario, allora anche uno stadio moderno e confortevole diventa potenziale luogo di tragedia.
Cambiamo intanto la testa della gente, educhiamo a vivere lo sport nella maniera giusta e poi possiamo passarci altri 40 anni in questi stadi (anzi possiamo stare anche sulle macerie di uno stadio senza che succedano altre tragedie simili)...
Patrik

Parmigiano ha detto...

Egr. Patrik,
il suo commento le fa sicuramente onore perché ha espresso la posizione di una persona adulta, responsabile e impegnata nell'educare soprattutto con il proprio esempio: gli stadi fossero pieni di tifosi come lei! Purtroppo peró é sotto gli occhi di tutti che a tifare ci vanno anche persone meno adulte, meno responsabili e meno impegnate di lei. Per questo bisogna cercare, nel limite del possibile, di prevenire che comportamenti trasgressivi degenerino in tragedia e, oggi come oggi, il possibile in pressoché tutti gli stadi non viene fatto. É per questo che una società civile come la nostra deve vivere con apprensione l'esistenza di pericoli nei luoghi di frequentazione dei nostri giovani: prevenire é meglio che curare. Sono certo comunque che entrambi condividiamo gli stessi valori per cui sotto sotto stiamo dicendo la stessa cosa anche se da due prospettive differenti.
Cordialmente,
Parmigiano.