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mercoledì 15 febbraio 2012

DONADONI, LEZIONE DI STILE A CONTE

Il Capellone ha pianto ai microfoni di Sky: “Alla Juve gli arbitri hanno paura di fischiare rigori a favore”. L’ex ct: “Io non mi lamento mai, ma non voglio insegnare niente a nessuno”
(gmajo) – Ai microfoni di Sky Antonio Conte, dopo Parma-Juventus 0-0, magari pure con qualche ragione di fondo, piange così: “Alla Juventus gli arbitri hanno una grande paura di fischiare i rigori a favore”. Il riferimento non è solo al fattaccio nei minuti finali della gara del Tardini, ma anche a quanto accaduto col Siena pochi giorni prima. Tutto questo dopo aver "bollato" per simulazione di Giovinco il reclamo dei crociati a proposito delle affettuosità di Barzagli. Secondo lui la Juve avrebbe 4 punti in meno che alla lunga potrebbero risultare fatali per la corsa scudetto. Il suo collega Roberto Donadoni, ex Ct dell'Italia, ora alla guida dei crociati, sulla satellitare ha detto che lui non parla mai di arbitri e non è solo un modo di dire come per altri. Poi, in sala stampa Donadoni ha riservato una vera e propria lezione di stile al tecnico juventino...
All’interno la trascrizione delle dichiarazioni in sala stampa di Donadoni sul tema arbitri

“Oggi c’è bisogno di predicare bene e di razzolare bene: invece troppo spesso si sentono belle frasi, belle chiacchiere, e poi puntualmente quando uno si sente un po’ toccato nel proprio orticello subito si scatena, quindi parliamo di calcio…”

Conte ha detto che gli arbitri hanno paura a fischiare pro-Juve…

“Io non voglio neanche rispondere a queste cose qui… L’ho appena detto un attimo fa. Non voglio cadere in questi discorsi che sono, secondo me, abbastanza banali. Io credo che ognuno di noi risponda di se stesso ed è libero di fare ciò che vuole. Io mi impongo di non commentare queste situazioni, che siano sfavorevoli al Parma o favorevoli; credo che sia una questione di correttezza, perché lo dico da tanto tempo, e mi piace mantenere ciò che dico. E poi è anche una questione di eleganze: credo che squadre importanti,come possono essere la Juve, il Milan, per dire l’Inter, le squadre più quotate dal punto di vista della conoscenza a livello mondiale, debbano anche mantenere questo concetto di eleganza. Però chiaramente io non voglio insegnare niente a nessuno: sono liberi di fare ciò che vogliono… Io me lo impongo, ma senza tante difficoltà, mi viene abbastanza spontaneo. So che se l’arbitro non mi ha fischiato qualcosa non torna indietro. Quindi finisce lì. E se penso reclamando, protestando, avendo atteggiamenti di questo genere  che la volta dopo mi avvantaggino in questo modo, credo di aver capito molto poco di questo mondo”.

Roberto Donadoni, estratto dalla conferenza stampa dopo Parma-Juventus del 15.02.2012 – Registrazione audio e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com

3 commenti:

Anonimo ha detto...

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ED

Anonimo ha detto...

bravo donadoni....ottime dichiarazioni....anzi se una volta ci dovessero accordare un gol segnato in netto fuorigioco.....e vinciamo la partita...andrei in sala stampa e ammetterei che il gol era da annullare...propio perchè non si può tornare indietro.....DIREI"CI DISPICE PER GLI AVVERSARI,LO AMMETTO IL GOL ERA IRREGOLARE MA PORTIAMO A CASA I 3 PUNTI CONSCI DEL FATTO CHE L ERRORE ARBITRALE Fà PARTE DEL GIOCO....PURTROPPO è COSì ANCHE LAMENTANDOSI IL REGOLAMENTO NON PREVEDE CHE I TRE PUNTI NON CI VENGANO ASSEGNATI....."sarebbe un modo per non lamentarsi e far notare alla classe arbitrale che hanno fatto un errore grave....e che sono degli incapaci....bisogna lamentarsi nel bene.....avrebbe maggior effetto che lamentarsi di quando si è penalizzati....paradossalmente potrebbe essere così
Filippo1968

Luca Russo ha detto...

è importante - direi quasi vitale - per il calcio che in giro ci siano ANCORA elementi dello spessore morale del buon Donadoni.

Qualsiasi arbitro, in buona fede, può essere soggetto ad errori che in qualche modo deviano il naturale decorso di una gara. Qualsiasi arbitro, in buona fede, può incappare in una giornata no, in cui fischia troppo in certi casi e molto poco in altre situazioni.

Quel che invece trovo poco corretto e per niente elegante, è vedere un allenatore (o un qualsiasi altro tesserato) presentarsi ai microfoni, dopo aver avuto il tempo di smussare gli spigoli più vivi della propria delusione, e lamentarsi di quella o questa decisione, infuocando i dibattiti televisivi, le cronache giornalistiche e gli animi dei tifosi (che ultimamente sembra siano più interessati a tutto ciò che ruota attorno al pallone, piuttosto che al calcio giocato). Chi ha il potere di sedare le tensione, di stemperare i toni, non dovrebbe agire nella direzione contraria. Non è detto che sui taccuini di chi li ascolta debbano finirci per forza parole al miele come "ammetto che il rigore per noi non c'era", ci si può anche limitare, come fa il buon Donadoni, a non commentare l'operato del direttore di gara. Indipendentemente dal fatto che possa aver recato danni o benefici alla propria squadra. Così si salvano, almeno, lo stile ed il sereno vivere della community del pallone. Che, è bene ricordarlo, resta pur sempre un gioco (sia pure accerchiato da una nutritissima schiera di interessi di ordine economico e/o commerciale).