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IL COLUMNIST / “NON SI PUO’ SPERARE CHE I TIFOSI, SUPERFICIALMENTE, CONFONDANO LA RIMA CON LA POESIA. MEN CHE MENO I MEDIA…”
(Luca Russo) – Coi tempi che corrono, e la frenesia da cui sono condizionati, la fine dell’anno, più che il momento per tracciare bilanci (che nel calcio, e forse anche nella vita dell’uomo del ventunesimo secolo, si chiudono al 30 giugno), mi sembra quello giusto per prestarsi a qualche riflessione. Niente di definitivo, niente che abbia il sapore di sentenza, sia chiaro. Le danze, soprattutto quelle calcistiche, sono ancora in corso d’opera e da qui a giugno qualsiasi scenario, dal più roseo a quello meno promettente, può essere riscritto. Chi oggi è in attivo, potrebbe essere al verde domani. E viceversa. Il Parma si appresta a chiudere il 2012 con una sensazione che definire piacevole ci sembra quasi riduttivo: sono 63 i punti messi insieme dai Crociati durante l’anno solare. Gli stessi conquistati dalla Fiorentina, a cui un po’ tutti hanno attribuito la qualifica di squadra rivelazione del campionato in corso, e uno in meno rispetto alla Roma rigenerata dalle cure americane.
Continua la lettura all’interno
La Lazio del sorprendente Petkovic, subentrato a Reja, è a quota 70. Il Napoli, ormai stabilmente ai vertici del calcio nostrano, svetta con 73 punti in saccoccia. Rispettivamente, a +7 ed a +10 sul piccolo, ma a questo punto assai ingombrante, Parma. Che difficilmente entrerà nel giro di quelle che adesso sono le sette sorelle. Ma può esserne un’ottima e degna sorellastra. Alla luce di questi numeri, Pietro Leonardi non ha tutti i torti quando ha da ridire circa le scarse attenzioni che la stampa sportiva dedica alle imprese - numeri alla mano, è di questo che si tratta! - del sodalizio Crociato. Roma e Fiorentina, tanto per citare solo due dei sette ‘colossi’ che stanno monopolizzando i quartieri nobili della classifica, in sede di campagna acquisti han dovuto spendere molto di più per ottenere un risultato praticamente uguale a quello degli emiliani. Certo, su giallorossi e viola pesano le scorie, e le mancanze in termini di punti, ereditate dalle precedenti gestioni: a Roma e Firenze nessuno sta strappandosi i capelli per gli addii di Luis Enrique e Delio Rossi. Anche il Parma, però, non è che fosse messo poi tanto meglio all’inizio dell’anno che sta per chiudersi. E’ bene ricordarselo, sia per ridimensionare i meriti di due grandi come Roma e Fiorentina, che per rimpolpare quelli del gracile Parma. Ma sarebbe bene che Leonardi tenesse nella giusta considerazione anche un altro paio di aspetti, che, vista la sua lunga militanza nel mondo del pallone, sicuramente non ha derubricato a secondari o come non rilevanti. Per fare incetta di copertine e titoli, o si hanno alle spalle un bacino d’utenza e un giro di affari di dimensioni considerevoli (Agnelli, in settimana, ci ha ricordato come “Juventus, Inter e Milan rappresentino il 70% del fatturato del calcio italiano”), oppure si ha in catalogo un’offerta calcistica almeno squisita. Non me ne voglia il Plenipotenziario, ma mi pare che né il primo né il secondo siano casi in cui il Parma possa identificarsi. E se sulla prima delle due materie c’è ben poco da studiare per migliorarsi nel futuro a breve termine (ci toccherebbe bissare i successi della Belle Époque tanziana), della seconda se ne può almeno discutere. L’attenzione dei media la si conquista proponendo un calcio divertente, piacevole. Non mi pare che il Parma visto a Bologna, ma anche in altre occasioni, ne abbia sfoggiato uno per cui sgranare o stropicciarsi gli occhi. Per carità, si è vinto e già questo, di per sé, mi basta. Magari ci succedesse più spesso e ricorrendo alle stesse armi utilizzate al Dall’Ara, laddove la squadra è parsa di una freddezza quasi clinica nel punire le rare distrazioni avversarie. Non sono io a pretendere che i Crociati producano un calcio tutto bollicine e confetti come quello di marca blaugrana. Casomai è il duo che ne è a capo, Ghirardi e Leonardi, per intenderci, ad esigere, anche e soprattutto pubblicamente, che i nostri beniamini facciano cassa con atteggiamento e modi poetici. E a sperare che i tifosi, superficialmente, confondano la rima con la poesia. Qualcuno che è incappato in questo errore, c’è già stato. E, se i risultati dovessero essere positivi pure nell’anno che verrà (come spero e credo che saranno), molti altri cadranno nella stessa trappola. Ma è da ingenui credere che anche giornalisti e telegiornalisti, per quanto poco interessati al Parma che siano, possano commettere un simile sbaglio. L’anno scorso mi pare che del Catania di Montella se ne sia parlato abbastanza. Lo stesso destino è stato riservato, finora, anche alla Fiorentina (sempre di Montella…che caso eh?). Una grande, certo. Ma non una grandissima, come lo sono Juventus, Inter e Milan. Segno che il calcio, quando è bello, lo spazio su giornali e tv lo trova sempre. Indipendentemente dalla provenienza. Se ne facciano una ragione Ghirardi e Leonardi. E, se desiderano che il Parma finisca più spesso sulla bocca degli addetti ai lavori, trovino anche il modo di farne un modello da seguire, da imitare, da scopiazzare. Insomma, di trasformarlo in squadra che faccia tendenza.
Intanto, per un anno che chiude i battenti, c’è un mercato, quello di riparazione, che i suoi sta per aprirli (anche se informalmente li ha aperti già da un pezzo…o forse non li ha mai chiusi!). Al di là dei nomi che vengono accostati al club ducale e di quelli che dal Parma vengono invece dati in partenza, i vertici societari sono chiamati a mettersi le mani nelle tasche e a verificare di quali proporzioni sia la liquidità che possono iniettare nella campagna acquisti d’inverno. E capire se sia tale da consentirgli di migliorare la nostra rosa o se gli basterà solamente ad allungarla. Soluzione, quest’ultima, da cui mi terrei alla larga, e non solo per evitare lo spreco di soldi che ne conseguirebbe, ma anche per una questione di praticità: dall’alto dei nostri 26 punti in classifica e con una salvezza da cui ci separano appena una quindicina di punti - e visto anche che le posizioni che garantiscono l’accesso all’Europa paiono ormai diventate fissa dimora delle sette sorelle, con scarse prospettive d’inserimento per le altre - che senso ha bruciare adesso del denaro che potremmo investire durante la prossima estate nel tentativo di assemblare una squadra che sia competitiva già ai nastri di partenza, senza doversi scoprire tale a campionato inoltrato? A mio avviso, nessuno. Sia che esista, come detto, la possibilità di allungare la rosa, che quella di migliorarla. Ma, in questo senso, peseranno, e non poco, le valutazioni di Ghirardi e Leonardi, che potrebbero essere persuasi dall’idea di lanciarsi, già nel corso di questo campionato, all’assalto dell’Eurozona. Considerazioni a cui sarà vincolata la portata degli interventi sul mercato, sia in entrata che in uscita. A proposito di quello in uscita, siam sicuri che privarsi di Pabòn possa fare bene al Parma? Non entro nel merito delle questioni private che pare gli stiano imponendo la necessità di far ritorno in Colombia, né penso sia ragionevole negargli la solidarietà che qualsiasi persona dotata di buon senso dovrebbe riservargli se, come sembra, il suo rendimento in campo è condizionato dalle difficoltà sofferte nel privato. Ma uno come il colombiano io lo terrei. E per le stesse (26) ragioni che dovrebbero suggerire al GhiLeo di non stressare eccessivamente le nostre casse andando sul mercato a far spese inutili. La classifica ci sorride, la salvezza, facendo corna, è dietro l’angolo ed il tempo, per una volta, è tutto tranne che tiranno. Non siamo incatenati all’urgenza di recuperare punti, al contrario potremmo anche concederci il lusso di perderne qualcuno per strada. E allora perché non concedere un’altra chance al colombiano affinché ci dimostri che i soldi spesi per lui in estate sono stati soldi spesi bene? Insomma, sia dia a Pabòn il tempo di fare il Pabòn. Delle due l’una: o fallisce ancora e ce ne liberiamo, cosa di cui nessuno dovrebbe preoccuparsi visto che la classifica non farà in tempo a risentirne, oppure ci libera da tutti i nostri problemi (e i nostri dubbi sul suo conto). E anche questo, naturalmente, dovrebbe farci piacere. Luca Russo
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