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lunedì 17 dicembre 2012

L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-CAGLIARI 4-1: “CONTENTO DI AVER SBAGLIATO IL PRONOSTICO”

La questione Dessena: ma piantiamola un po’ lì…  Il 99° ? Minimale ed essenziale… 

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Siccome bisogna avere sempre il coraggio delle proprie azioni, confesserò all’ampia platea di stadiotardini.com (nonché della Voce di Parma e Parmasera.it che riprendono l’Opinione) di aver nettamente sbagliato il pronostico di Parma-Cagliari. A chi ieri, prima della partita, nel Casino Petitot, dove al modico importo di euro 10 viene corrisposta parmigianità nel piatto, mi chiedeva come sarebbe andata a finire, rispondevo che ero piuttosto scettico, oppure storcevo un po’ la bocca. In effetti non pensavo, razionalmente che, dalle macerie della Coppa Italia, la costruzione crociata potesse risorgere, immediatamente, così imperiosa. Certo, l’avversario non era dei più forti – tutt’altro – ma i miei timori tenevano in debita considerazione la consolidata abitudine crocerossina dei biancocrociati a rianimare i moribondi. E poi, dato il clima natalizio, c’era la possibilità che i nostri eroi si trasformassero in Babbo Natale. In effetti ad Alessandro Lucarelli, in occasione dell’iniziale gol di Sau, un po’ di barba bianca era spuntata, ma sono stati bravi i suoi compagni a passar di rasoio, eliminando in toto la consueta predisposizione al dono. Mettendone, però, uno importante sotto l’albero del Parma FC, proprio nel giorno del suo 99° compleanno

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Un compleanno celebrato in maniera minimale ed essenziale all’intervallo del match con la sfilata delle vecchie glorie al fianco delle giovani promesse, mentre gli attuali portacolori erano all’interno dello spogliatoio a sorseggiare il tè caldo di Caressa e ad ascoltare la predica di Don Donadoni, immagino soddisfatto fino lì della prima frazione (pur nel trionfo non si dimentichi come ancora una volta, in modo diabolico, si sia fatto trascorrere in modo vano ben un tempo, prima della resurrezione). Il sito del Parma (quello ufficiale), a proposito della funzione, rimarca il fil rouge (o gialloblù…) che univa passato, presente e futuro: in realtà del presente, in quei 7’ dedicati al 99° non c’era tanto: un po’ di passato, quello sì,  – con nomi e volti amati segnati dal tempo inesorabile che fugge, ma sempre idolatrati dalla Nord (anche se sarebbe ricordarsi che il Tardini non si limita alla Curva e andrebbe considerato l’intero catino) di chi ha aderito all’invito degli organizzatori  – e poi i ragazzini della Parma Football School che non si perde occasione per farli sfilare sul campo dell’Ennio. Bandiere crociate? Una sola, un po’ poco, specie se si considera la cabina di regia. Ma evidentemente adesso va di moda quella bandiera gialla senz’anima e senza storia, ma almeno con lo scudetto sociale impresso lì, nel mezzo. E anche gli stendardi della Parma Football School con la quasi centenaria storia crociata non mi pare  abbiano poi molto da spartire. Una volta il filantropo Pallini distribuiva, a sue spese o al massimo a a spese dell’Associazione I Nostri Borghi di cui è presidente, bandierine crociate a iosa come un vero Babbo Natale, anche se magari si giocava più vicino a Pasqua (si ricordi quel Tardini crociato di Parma-Bari, ultima di Marino, con un colpo d’occhio mozzafiato), adesso, invece, quel vecchio cuore crociato spera che sia la Società, o una delle sue molteplici emanazioni, ad assumersi l’onere di donare ai virgulti quell’Emblema. Speriamo non sia un campa-cavallo. Fino ad un paio di anni fa, quando Settore Crociato era sinonimo di libertà ed indipendenza, si prendeva la cura di organizzare giornate intere dedicate alla Memoria supplendo alla memoria un po’ deficitaria della Società, che in maniera pigra, al massimo, partecipava agli eventi con una aliquota di propri rappresentanti. Il Compleanno, così, viveva ad esempio, all’interno di un autobus dove era allestita una retrospettiva itinerante, piuttosto che in altri luoghi simbolo della città, coinvolgendo il territorio ed uscendo dagli angusti confini. Adesso Pietro Leonardi dice che l’epicentro del Centenario deve essere il Tardini, e noi che indegnamente nel portiamo il nome ne siamo onorati, però il coinvolgimento vero della comunità dovrebbe passare anche attraverso un abbraccio che esca dal proprio fortino. Un paio di anni fa, nel ventre dell’Ennio – ultimamente un po’ prostituito (verbo brutto, ma che deriva dallo slogan del tifo caldo cittadino “Il Tardini non si sposta e non si prostituisce”) alle esigenze commerciali – c’era stato, sempre a cura di Settore Crociato, un vero e proprio simposio sullo stadio cittadino, con la partecipazione dei discendenti di Tardini e di tante vecchie glorie: occasione per rinverdire le proprie vestigia e riflettere. Ora la stessa cosa dovrebbe essere avvenuta in quei 7’ di sfilata, scandita dal Forza Parma moderno e da un’aria natalizia, oltre che dalla voce discotecara dello speaker Bassi. Sempre meglio, però, del 98° in piazza di un anno fa, quando si toccò il punto più basso, con un evento in cui i bambini avrebbero dovuto essere i protagonisti, ma non andò esattamente così. Meglio stendere un velo pietoso… Comunque il lungo anno del Centenario è iniziato e vedremo cosa verrà fuori dal cubo di Parma Brand, ieri un po’ sbeffeggiato da quei burloni dei Boys per via di quegli angoli da smussare. Niente di polemico, come ha chiarito Leonardi, ad Angella che glielo ha chiesto, solo un po’ di humor per la scelta del brand (di Parma Brand) che richiama la testa dei nostri beneamati cugini di Oltr’Enza. Cugini dei quali la Curva Nord si è ricordata nel bel mezzo della funzione con quei cori sul 25 aprile… Io che sono fautore del tifo pro e non del tifo contro non sottoscrivo, anche se indubbiamente mi fa piacere che ci si ricordi degli antagonisti di campanile di un tempo, sperando prima o poi, dopo oltre 16 anni, di potersi risfidare sul campo, magari per un’amichevole benefica che si continua a non voler organizzare. E già che ci sono tiro fuori ora, prima di tornare alla partita, la querelle Dessena. Ma lasciamo lì di fischiarlo ed insultarlo ogni volta che torna qua, dailà! Dessena è parmigiano, figlio di parmigiani, e ha dato tanto alla causa crociata. Cerchiamo di ricucire, con intelligenza, uno strappo che vede indubbiamente anche delle sue responsabilità, ma non va condannato a senso unico. Ha esultato dopo aver segnato al Parma? Elora? L’altro giorno io sono inorridito nel veder Don Zamagna esultare come un ultrà ad ogni gol dell’Atalanta, abbracciando Marino: però me ne sono fatto presto una ragione. Adesso lavora per gli orobici e pazienza se ha un passato nel Parma come calciatore e dirigente: fa parte del professionismo e della morte della bandiere. L’esultanza non è oltraggio all’avversario, ma prima di tutto gioia per se stessi e per chi ti dà da lavorare. Dessena non era uno che aveva chiesto di esser ceduto, e al Parma sarebbe rimasto più che volentieri: ma nel calcio va così. E questa guerra fratricida va interrotta. Così come provo sempre un certo fastidio quando altri che hanno fatto grande il Parma, ma che poi hanno proseguito altrove la propria carriera, sono salutati con bordate di fischi quando tornano qui. Cerchiamo di essere superiori e sportivi, se tanto crediamo nella supremazia dei valori di Parma. Fischiando Dessena e gli altri non ci si dimostra all’altezza della supposta civiltà che avremmo. Ma torniamo al pronostico sbagliato: più bravo di me, invece, è stato l’AD del Parma FC Pietro Leonardi, il quale, l’altro giorno in Pediatria, in occasione della tradizionale visita natalizia della squadra ai bambini malati, aveva rassicurato tutti, dichiarandosi certo che il Parma avrebbe passato un buon Natale e che era più fiducioso dopo questa bruciante eliminazione dalla Coppa Italia piuttosto che non dopo il successone sulla Roma. Il Plenipotenziario c’ha beccato (anche se per completare il vaticinio bisognerà attendere sabato per vedere come andrà a finire il derby col Bologna, matador a domicilio del Napoli, al fotofinish, con quel Stefano Pioli che si è confermato la bestia nera di Mazzarri) e dunque bisogna rivolgergli i complimenti: non altrettanto, invece, per la lezione di calcio che ci ha propinato nella medesima sede e subito incensata dai collaterali, che con l’aspersorio hanno dispensato l’incenso scrivendo di idea da tutelare e salvaguardare al di là dei risultati, senza essere puntigliosi per una sconfitta ai rigori. Intanto chi bada al risultato è anche chi rimarca che la sconfitta è stata solo ai rigori, non solo chi commenta basandosi sui risultati, come del resto è normale che sia, trattandosi di calcio, dove il Dio risultato è al di sopra delle lodevoli idee (o utopie). Ognuno faccia un po’ quel che crede, ma io in coscienza so di fare il bene del Parma con critiche costruttive e motivate. Se il Parma è uscito dalla Coppa Italia, incapace in oltre 100 minuti dal gol del pareggio del Catania, di superarlo, vuol dire che qualche problema l’ha avuto. Uno su tutti la consueta sterilità offensiva, malgrado il consueto platonico far la partita. Che male c’è a dirlo? Il Parma teneva alla Coppa Italia: Leonardi due conticini ce li aveva fatti (un po’ come due anni fa, quando bastavano sempre un paio di partite vinte per approdare alla Semifinale e dunque in Europa…) l’eliminazione è stata una doccia fredda, la delusione fisiologica, e la critica pure. A furia di esser coccolato il Parma, qualche anno fa, finì in serie B: dunque non so quanto possa far bene difendere anche l’indifendibile. E ognuno ne risponda alla propria coscienza. Il Parma, prima della goleada di ieri, era in crisi di risultati più che di prestazioni, come rimarcato spesso da Donadoni; tuttavia quelle prestazioni non sapevano toccare il cuore del tifoso, il quale, essendo un po’ immaturo come noi criticoni antichi, non è talmente moderno da apprezzare l’idea (peraltro spesso incompiuta). Ma il roboante successo di ieri – sia pure favorito da un rigore per una volta generoso nei confronti del Parma, e con altre decisioni parimenti indulgenti (vedesi la mancata cacciata di Parolo) – mette ragionevolmente a tacere ogni possibile spunto critico. I meriti ci sono e vanno sottolineati. In ispecie quelli di Ishak Belfodil che stavolta ci ha zittito tutti non con il gesto del dito alla bocca, ma con la sua doppietta a coronamento di una prestazione maiuscola. C’è chi gli dà del presuntuoso: e ben venga questo suo “eccesso di personalità” se a giovarsene è tutta la squadra. Andrea Schianchi doveva aver avuto segnali precisi che avrebbe giocato il Medicinale, se no avrebbe rifiutato la convocazione: lui, infatti, ha categoricamente detto ai suoi capi che non segue il Parma se gioca Amauri. Ieri era in tribuna stampa al Tardini, ergo doveva aver saputo in anticipo che l’attaccante da lui poco stimato si sarebbe accomodato in panchina. E a questo punto cosa succederà? Sarà confermato Ishak, oppure le gerarchie torneranno ad essere quelle del pre-Parma-Cagliari? Io credo che il neocapocannoniere (che ha un minutaggio circa della metà rispetto all’italo brasiliano) si sia meritato ampiamente la conferma. E ancora ripenso al dettaglio rimarcato dal Saltimbanco dopo l’eliminazione per mano del Catania: fosse andato lui sul dischetto e non Paletta, magari il Parma non sarebbe uscito, ai rigori, dalla Coppa Italia. Quel supplemento d punizione, se di quello si è trattato, sinceramente non l’ho capito, perché è gesto da moglie che taglia gli zebedei al marito. Ieri, invece, con Amauri in panca, non ci sono stati dubbi di sorta su chi doveva assumersi l’onere e l’onore di tirare dagli undici metri il rigore procacciato da Parolo. E’ toccato a Valdes, altro giocatore che mancava nella batteria dei rigoristi di mercoledì sera, poiché, al pari di Amauri, già sostituito, avendo iniziato la partita. Ecco, dal momento che Donadoni ama la cura di ogni particolare, sul discorso dei rigoristi un pizzico di attenzione in più non sarebbe guastato, dato che poteva esserci appunto l’esito qualificazione deciso dalla “lotteria”: perché schierare subito Amauri e Valdes, quando avrebbero potuto fare al caso nostro più di Paletta e Parolo trovatisi a far parte della rosa dei cinque? Non sarebbe stato meglio impiegarli magari a gara in corso, al fine di averli poi disponibili per le massime punizioni finali? Scusate se ne ho parlato in questa sede, ma, in Coppa Italia avevo delegato a Luca Russo il compito di opinare. Del resto almeno in quella vetrina dovevo schierarlo titolare. Anche se oggi mi sono ripreso il mio posto… Gabriele Majo

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Condivido il tuo pensiero sulla querelle Dessena. Dessena ha esultato per un goal al Parma?! Beh allora cosa c'è di male?! Gioca a calcio, è un professionista ed è giusto che esulti se segna. Ricordo ancora con grande disappunto le lacrime di un giovanissimo Inzaghi dopo aver segnato con la maglia del Parma il goal che valse il 3 a 2 contro il Piacenza nel lontano 95... E allora ben vengano i Dessena che, senza mancare di rispetto ad alcuno, hanno l'ardire di esultare dopo un goal... Diverso è invece il discorso per gente come Buffon e Barone che, dopo aver fatto questa o quella promessa, sono scappati davanti ad un'offerta dei gobbi o davanti allo spettro del fallimento! Come giustamente ha ricordato Gabriele, Dessena non sarebbe mai voluto andar via da Parma... Lo hanno ceduto ed ora è giusto che prosegua la sua carriera altrove ed esulti se casomai dovesse nuovamente segnare al Parma. Spero tuttavia che tra un anno, quando verrà festeggiato il centenario, nella parata (chissà mai se ci sarà) degli ex crociati ci sia anche lui, e spero gli venga tributato il giusto applauso (che merita)! D'altronde ha fatto a pieno titolo parte dello spareggio di Bologna del 2005 e se il Parma quell'anno rimase in serie A (a dispetto di Moggi, Della Valle e De Santis) lo dobbiamo anche a Daniele Dessena... O sbaglio?! Davide.

Unknown ha detto...

primo tempo così così, secondo tempo molto meglio. Il cagliari mi è sembrato poca cosa, in più ad essere onesti dopo tanto un vantaggio arbitrale (o forse più di uno) è arrivato con la mancata espulsione di Parolo ed il rigore che a parere mio è stato mooolto generoso.
Per Dessena non commento. Non spreco neanche un secondo per quel giocatoretto.
Spero in un a bella prestazione contro il Bologna

Angioldo ha detto...

Diritto all'esultanza per carità, hanno segnato ed esultato da ex al Tardini,Inzaghi, DiVaio, Gilardino e Crespo stesso,e nessuno ha avuto da ridire, solo Dessena e Muto lo han fatto in modo "provocatorio" e per una legge non scritta ma puntualmente applicata si beccano l'inimicizia della curva nord, c'è poco da fare i moralisti o i nostalgici....le cose così stanno!!Del "sempre sia lodato Gedeone" non condivido la difesa d'ufficio odierna che appare come l'ennesima critica alla società, senza argomentare le motivazioni tecniche e non della cessione di Dessena e soprattutto del molto più rimpianto Cigarini.
D'altronde io non ho ancora dimenticato Melli che da attaccante della Sampdoria e fece goal al Parma ebbe a dire che "era il giorno più bello della sua vita", una frase che lo "classifica...per il resto della sua vita"...e non vado oltre, da "tifoso aziendalista"non posso inveire contro il TEAM MANAGER.... Angioldo