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DEDICATO AL TARDINI IL 97° COMPLEANNO
La ricostruzione storica, a cura di Settore Crociato, dell’evoluzione nel tempo dell’impianto incastonato nel cuore della città, legata alle vicissitudini e ai successi sul campo della squadra
DOCUMENTO – Ecco la bozza della storia dello Stadio Ennio Tardini, oggi, sabato 18 dicembre 2010, raccontata dalla voce narrante di Giuseppe Squarcia, curatore per Settore Crociato delle celebrazioni per il 97° anniversario dalla fondazione del Parma FC. Alla ricostruzione storica dell’evoluzione nel tempo dell’impianto incastonato nel cuore della città, legata alle vicissitudini e ai successi sul campo della squadra, si sono intervallate le tante testimonianze (dal vivo o videoregistrate) di chi in questo impianto ha lavorato, come lo storico custode Corrado Esposti, dei calciatori Apolloni e Melli, della eterna bandiera Barbuti, della vecchia gloria Convalle, del portiere Bucci, dell’arbitro internazionale Michelotti. Oltre al ricordo di Ennio Tardini del nipote Mario ed il futuro dell’impianto secondo gli assessori Ghiretti e Zannoni e l’amministratore delegato del Parma FC Pietro Leonardi, che al termine del pomeriggio ha donato agli gnomi costruttori del plastico dello stadio Roberto Liberatore e Luca Mariotti (assente il fratello di quest’ultimo marco per motivi di forza maggiore) tre maglie speciali del 97° con cui la squadra scenderà in campo domani nel derby con il Bologna. Le altre casacche in edizione limitata della muta saranno oggetto di un’asta benefica su E-Bay.
Continua all’interno con la Storia dello Stadio Ennio Tardini
16 Dicembre 1913. La storia, ormai, la conosciamo tutti quanti, noi Crociati, mandandola a memoria ogni anno, quando ci ritroviamo per ricordare questa data. La genesi in un bar di via Aurelio Saffi del Parma Football Club, la prima squadra di pallone che porta il nome della nostra città, naturale prosecuzione del Verdi Football Club, sorta cinque mesi prima per celebrare, anche con un torneo calcistico, il centenario della nascita di un illustre figlio della nostra terra, il
Maestro Giuseppe Verdi. La Maglia che si decide di dare al Parma, senza rinnegare i colori giallo e blu di città e territorio, è semplice e molto originale, unica nel panorama calcistico mondiale: tutta bianca con croce nera. La disegna un giocatore, l’intellettuale del gruppo, quell’Ugo Betti, il quale poi divenne magistrato e drammaturgo. E’ il principio di un’avventura comunitaria la quale, tra gioie, dolori ed emozioni, per citare uno striscione comparso in Curva Nord l’altra sera, continua da novantasette anni.
Rivivendola, nei precedenti convivi di celebrazione di questa ricorrenza, il vento di Parma e della sua gente ci ha trasportato immagini, suoni, voci e colori dei protagonisti, delle loro gesta, di coloro i quali le hanno raccontate e di coloro i quali le hanno immortalate. Questa volta lo abbiamo indirizzato a spirare sul campo dove loro hanno corso e corrono, attorno al quale migliaia di parmigiani li hanno sospinti e li sospingono. C’è un motivo ed è la meraviglia che abbiamo qui davanti agli occhi, primo tassello del futuro Museo del Parma Calcio. In questi novantasette anni per ottantasette la nostra squadra ha giocato su quest’erba. Non lo ha fatto solo per un decennio, il primordiale. Allora, comunque, il suo teatro fu sempre in zona, qui, attorno alla Cittadella farnesiana.
Agli albori della loro esistenza, prima di trovare l’odierna fissa dimora, Maglia e Bandiera Crociate hanno galoppato in Piazza d’Armi o Campo di Marte, un’area che si apriva davanti all'attuale Barriera Farini, allora Porta Montana, meglio conosciuta come Porta Pidocchiosa. Il fondo era duro e sassoso, perché si trovava nella zona del greto del torrente Parma. Vi si iniziò a giocare già dal 1909, quando ancora non si era formata una squadra cittadina. Dal 1914, il pallone di cuoio cominciò a rimbalzare su un campo di proprietà Campanini a Barriera
Vittorio Emanuele, l’odierna Barriera Repubblica, “fra lo zuccherificio Eridania, la fabbrica Ferraguti e la via Emilia”. Quando i Campanini decisero di venderlo per uso fabbricabile, il ‘club’ Crociato entrò nel tunnel della crisi. Per un breve periodo si ritornò a giocare in Piazza d’Armi, fino a quando fu provvisoriamente ceduto al Parma F.B.C. il campo detto “dei tre pioppi", il primo finalmente recintato per il gioco del pallone, "lungo lo Stradone" (come più volte si fa riferimento in 'Undici cuori sotto una Maglia Crociata'), in quell'area dove oggi c'è il palazzo
della Provincia, ex istituto 'Giordani'. La partecipazione dell'Italia al primo conflitto mondiale sconvolse le file Crociate: nove giocatori su undici partiranno per il fronte, molti di loro non avrebbero fatto ritorno.
Nei primi mesi del 1919, dopo anni di incontri dilettantistici e amatoriali, si ricostituì la squadra che riuscì a coagulare attenzione e interesse.
Ennio Tardini, parmigiano, avvocato e sportivo, divenuto nel 1922 presidente del Parma Football Club, concepì ed attuò "l'ardito progetto" di un nuovo campo polisportivo da realizzare nell'area che allora si diceva del Castelletto, poco oltre il Casino Petitot, al termine dello Stradone. Il 26 dicembre 1922, alle 16,30, dopo la vittoriosa (2-0) partita con la squadra del Reggio Emilia, veniva posta la prima pietra del nuovo campo polisportivo, alla presenza delle principali Autorità cittadine. Era toccato al sindaco Amedeo Passerini (1870-1932) murare con una cazzuola d'argento, recante lo stemma
"FBC - Foot-Ball Club", il simbolico primo mattone. Il consigliere comunale Pellacini nei giorni successivi offrì all'avvocato Tardini una medaglia d'oro a nome dei giocatori crociati. Chi era questo illuminato parmigiano ce lo raccontano, oggi, i suoi eredi Alberto, Grazia e Mario.
Ennio Tardini morì il 16 agosto 1923. Non poté vedere l'opera compiuta, ma lo stadio, inaugurato dopo pochi mesi, è ancor oggi intitolato, con giusto merito, al suo nome. Il progetto elaborato dall'architetto Ettore Leoni contemplava la costruzione di un muro di cinta per circa 800 metri di perimetro, che oggi ha identiche sembianze, i due fabbricati di accesso con uffici e locali di servizio (le due palazzine dove adesso hanno sede farmacia comunale, uffici di biglietteria e settore giovanile), l'allestimento del campo di calcio vero e proprio e di una pista per biciclette intorno; l'erezione di una tribuna coperta capace di 400 spettatori, che subito è in legno, all’inglese, e di una palestra coperta
per esercitazioni ginniche. Con spunti decorativi ispirati al gusto liberty. Per il grande portale dell'ingresso monumentale Leoni si ispirò allo stadio Olimpico di Lione progettato dal grande architetto e urbanista Tony Garnier. La prima partita che vi si disputò . Negli anni Trenta si sostituì la pista ciclistica con quella di atletica e una modesta scalinata, i Distinti, di fronte alla Tribuna Petitot. Con questo assetto l’impianto polisportivo di piazzale Risorgimento arriva alla seconda guerra mondiale.
Superati gli anni della guerra lo stadio ‘Ennio Tardini’ comincia a svilupparsi. Nel 1954 viene installato dall'Azienda Elettrica Comunale un moderno impianto di illuminazione notturna. Alla fine degli anni Sessanta alle centrali e dirimpettaie Tribuna Petitot e Distinti si aggiungono, tutte attorno al terreno di gioco quattro file di gradinata, che nel decennio successivo, negli anni Settanta si ampliano, in Curva Sud, con una struttura in ponteggi e i gradini costituiti da tavole di legno. Qui, all’epoca, comincia a prender vita il fenomeno del tifo organizzato popolare e curvaiolo.
Nei primi anni Ottanta si innalza la Curva Nord, dove trasloca subito il tifo Crociato più passionale. Una struttura in prefabbricato che, con altezza omogenea, si estende in Curva Sud, nei Distinti e nelle tribunette laterali alla storica Petitot.
Il Parma Calcio cresce. Si stabilizza, tra il 1985 e il 1990, in serie B fino a essere promosso in serie A con questo ovale prefabbricato interrotto soltanto dall’antica Tribuna Petitot. Con la promozione, nel 1990, nel massimo campionato, il Tardini deve aumentare la sua capienza. Dapprima si innalzano ponteggi nei Distinti, poi coperti negli anni successivi, raggiungendo l’odierna fisionomia, e nella parte centrale delle due Curve. Si elimina definitivamente la pista d’atletica, ormai inutilizzata e rovinata dall’incuria. Quindi, tra il 1991 e il 1993, si costruiscono la nuova Petitot, con il mantenimento, imposto dalla Soprintendenza, della vecchia sagoma in stile liberty, oggi visibile incanalandosi verso i suoi accessi,
visitando il negozio di merchandising Emporium e le aree hospitality del piano terra, e insieme a essa le due Curve, Nord e Sud, rendendo il nostro impianto uno stadio all’inglese, con gli spalti molto vicini al campo in ogni loro punto. Luca Bucci, Bandiera del Parma Calcio nonostante le sue origini reggiane, ha vissuto in ruolo caratteristico ed esclusivo del gioco del pallone, quello del portiere che può avere attimi per guardare cosa succede attorno alla partita, questa trasformazione strutturale, sbocciandovi da
ragazzino, vivendovi le stagioni della piena maturità personale, ritornandovi al capezzale nel momento del bisogno, proponendosi, al termine della carriera, con un progetto mirato, come maestro ai futuri baluardi della porta Crociata. Oggi, sogna di far germogliare su quest’erba e attorno a queste mura, dal Settore Giovanile Crociato, un portiere che arrivi alla Nazionale.
C’è una considerazione, datata 1922, nella delibera del Comune, sollecitata dall’avvocato Ennio Tardini, in cui si stabilisce come il contributo comunale per la costruzione dello stadio sarebbe stato elevato da 75.000 a 100.000 lire, la quale è molto attuale in prospettiva. Riguarda le motivazioni della decisione, che recitavano: "l'associazione polisportiva - della quale il Foot Ball Club è il centro - è istituzione aperta a tutti: chiunque, infatti, vi si può iscrivere con una tenue rata" ma soprattutto "perché l'iniziativa per un campo polisportivo porta vantaggio alla città stessa infatti queste gare, che tanto sono in
voga ovunque, richiamano gente e sviluppano il commercio”. Sovvengono la legge sugli stadi in elaborazione e le relative intenzioni dei ‘club’. Il programma del Parma Calcio guarda al futuro con equilibrio, senza soluzioni commerciali troppo invasive, miscelando l’idea di un impianto da cui trarre risorse al mantenimento e alla valorizzazione delle tradizioni, perché avere uno stadio in città, in una realtà come Parma, con il suo stile di vita, i suoi connotati, le sue abitudini, è una peculiarità da esaltare.
Nel Tardini del futuro ci sarà spazio, quindi, per la nostra memoria comunitaria che pure continuiamo a sollecitare con momenti come l’odierno. L’auspicio è che questo luogo venga costruito anche dalle emozioni e dalla passione dei parmigiani, dei tifosi, della gente Crociata. La meraviglia che possiamo ammirare oggi ne è un esempio, segna il principio di questo percorso. Il Parma Calcio e tutta la sua Comunità devono essere grati a Roberto Liberatore e ai suoi amici Luca e Marco Mariotti.
(Documento concesso da www.settorecrociatoparma.it – Foto di Franco Saccò – Archimmagine)
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