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MALESANI: “FACCIAMO PACE”
Il tecnico, contento per l’accoglienza clemente che gli è stata riservata, vorrebbe ristabilire un buon rapporto con Parma. E noi glielo dobbiamo…
A “sdoganarlo” ci aveva provato, il primo di questo mese, perfino l’Amministratore Delegato Pietro Leonardi, lasciamo perdere i motivi che l’avevano mosso, ma soffermiamoci sulla meraviglia dichiarata dal dirigente per il fatto che quando ritorna al Tardini colui che ha firmato gli ultimi trofei vinti da questo club, non viene accolto trionfalmente, o peggio ancora viene fischiato. La persona in questione è Alberto Malesani, oggi allenatore del Bologna, ma appunto guida tecnica del Parma dal ’98 al 2001 e capace di vincere ben tre coppe in soli 100 giorni. Scrivo queste note dopo che è terminato Pronto Chi Parma? su Tv Parma, ma avevo in mente di parlare di Malesani dopo averlo ascoltato in sala stampa mentre tendeva la mano ai parmigiani.
(Continua all’interno)
Ho citato la trasmissione dell’emittente che venerdì mi ha ospitato, in quanto durante la medesima Alberto Michelotti ha sminuito quelle Coppe, definendole del Nonno o un qualcosa del genere. No, caro splendido ottantenne (quasi 81, ormai, ed autore di una Vita Meravigliosa, tanto per scopiazzare, al singolare, il titolo del programma di Elena Guarnieri su Rete 4), non sono d’accordo con te: il Parma, nel suo Palmares – del quale tuttora si vanta inserendolo nella headline del sito ufficiale, o nella carta intestata – ha vinto otto Coppe, e tutte otto sono importanti, incluse
le tre di Malesani (appunto le ultime messe in bacheca e sono ormai passati circa 10 anni). Il fatto poi che non abbia vinto lo scudetto, con lo squadrone che aveva a disposizione, non fa comunque calare il valore dei tre trofei che, invece, ha saputo conquistare. Ovviamente non avremo mai la controprova, ma è ragionevole credere (Calciopoli docet) che il Parma, seppure espressione di una certa potenza economica (sia pure virtuale, ma all’epoca non lo si sapeva ancora. O non lo si sapeva nei precisi dettagli…) il Tricolore non lo avrebbe mai conquistato, dovendosi misurare e
confrontare con altre sei sorelle, almeno tre delle quali decisamente più dotate, se non tecnicamente parlando, almeno come “peso specifico” nell’ambiente calcistico (soprattutto una, indovinata quale…) e non solo. Basti pensare all’esempio dell’Inter che aveva avuto organici anche più forti di quello del Parma di Malesani. Sì, anche in quella stagione lì, quella delle tre Coppe e dello scudetto mancato, perché non sono così convinto che l’album delle figurine di Moratti fosse poi così inferiore a quello di Calisto ex Cav. Tanzi e di suo figlio Stefano. E allora quel prurito sotto il naso, mio
magnifico Albertone (Michelotti, non Malesani) ce l’avevamo noi pramzàn, non il tecnico veronese, che ci stava un po’ sulle scatole (mi inserisco anch’io come parmigiano, ma mi sono sempre dissociato dalla questione, vergognandomi di questa espressione di parmigianità che ci ha spesso reso ridicoli agli occhi di chi ci guarda dal di fuori e non a caso ci sbeffeggia) per il fatto che preferiva andare a dormire a Verona, anziché nella nostra cara Parma. E diciamocelo… Come ha riferito Carlo Chiesa – che anziché fare il pompiere ha voluto fare l’incendiario parlandoti di Malesani a fine trasmissione – oggi, al termine della conferenza, intrattenendosi con i giornalisti, il non amato allenatore ha ricordato perfino di essere venuto in panchina al Tardini tutto fasciato, dopo essere stato vittima di un serio incidente stradale sull’Autostrada del Brennero il giorno precedente. A me quella parve fin da allora (e non ero
certo uno dei suoi preferiti, dal momento che negli annali è rimasta una sua celebre frase: “Majo mi ha dato dell’integralista, Majo…”, pronunciata in sala stampa a Genova, dopo una partita di Coppa Italia, assieme ad altre espressioni colorite, che io, perfido, poi riciclai come jingle su Radio Elle, Radio Emilia e Radio Lattemiele per reclamizzare le nostre radiocronache dirette ed i servizi sportivi) una grandissima prova di professionalità, di attaccamento, direi persino d’amore per i nostri colori sociali. Il povero Malesani, quel sabato, dopo aver rischiato la pelle, si trovò perfino di
fronte il sottoscritto con il suo celebre microfono (lo stesso che qualche anno dopo sarebbe finito sotto il naso della Franzoni) praticamente fin dentro l’autolettiga che lo stava trasportando da un reparto all’altro della struttura ospedaliera di Borgo Trento, dove lo ricostruirono pezzo per pezzo, pronto per essere in panca all’Ennio il giorno dopo, sia pure simile ad una mummia che a quell’essere indiavolato che conoscevamo correre come un forsennato con i calzoni corti sotto le Curve. In effetti all’inizio, per queste caratteristiche, ci fu pure un certo feeling anche con la nostra tifoseria, quelli di Potere Crociato fecero ad esempio un celebre adesivo
benefico “La gioia non ha prezzo”, per via di una certa esultanza del “Malo”, sanzionata dal Giudice Sportivo. “Era un sabato di fine estate – si legge su Settore Crociato – il ventuno agosto del millenovecentonovantanove, quando il Parma Calcio guidato in panchina da Alberto Malesani conquistò la sua prima Supercoppa italiana (non la Coppa del Nonno, Michelotti, n.d.a.) nello stadio milanese di San Siro contro il Milan. La squadra Crociata vinse per due reti a uno, rimontando i rossoneri padroni di casa, che erano passati in vantaggio all’ottavo minuto del primo tempo con Guglielminpietro. I gol parmigiani portavano la firma di
Hernan Crespo (pareggio al ventesimo della ripresa) e di Alain Boghossian, il quale, quando ormai aleggiava lo spettro dei calci di rigore (era appena scoccato il secondo minuto di recupero) segnò di testa, su azione susseguente un calcio d’angolo, sfruttando un’indecisione del portiere milanista Rossi. Quello era il terzo trofeo che la compagine di calcio della nostra città alzava al cielo in soli cento giorni. Il cinque maggio, a Firenze, aveva fatto propria la Coppa Italia a spese della Fiorentina, e una settimana dopo, il dodici maggio, a Mosca, la Coppa Uefa ai danni
dell’Olympique Marsiglia. Mai nella sua storia il Parma, durante un anno solare, aveva vinto così tanto. Merito soprattutto della rosa di quella squadra, infarcita di tanti buoni giocatori.” Ma poi qualcosa si ruppe. D’accordo, avrà avuto un carattere difficile, sarà stato anche un po’ poco ortodosso, ma l’idiosincrasia di Parma per lui, per me, è stata costruita a tavolino, in particolare da alcuni influenti colleghi che non si erano trovati benissimo con lui, e che iniziarono a remargli contro e si sa che spesso le opinioni sono mobili qual piuma al vento… Di improvvise metamorfosi dall’amore all’odio
ne abbiamo davanti molteplici esempi, no? Comunque ha ragione Leonardi: Malesani va “sdoganato” (Tra l’altro Sandro Piovani oggi ha riferito al tecnico bolognese di questa carineria del Plenipotenziario). Pensandoci prima avrei potuto proporre a Manfredini e al Coordinamento di fargli una targa… Malesani oggi, in sala stampa, si è dichiarato soddisfatto dell’accoglienza: “Mi è andata bene, solo un paio di coretti… Però mi piacerebbe fare pace, in fin dei conti io al Parma ho fatto solo che del bene”. La mano è tesa: dopo dieci anni potremmo allungarla anche noi e stringerla. O no? (Gabriele Majo)
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