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giovedì 17 marzo 2011
QUANDO ERA MELLI IL GIOELLINO DI TANZI…
Libere divagazioni di Gabriele Majo dopo aver assistito al film di Molaioli sul crac Parmalat e aver partecipato dal vivo all’Infedele di Lerner
(gmajo) – Oggi, giovedì 17 Marzo 2011, ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è l’ultimo giorno di proiezione all’Astra del film del regista Andrea Molaioli dal titolo “Il Gioiellino”, liberamente ispirato al crac Parmalat. Da domani, infatti, in quella che è rimasta una delle ultime sale cinematografiche superstiti in città (per motivi ideologici sono poco informato sulla programmazione delle multisale) andrà in scena la commedia “I ragazzi stanno bene”. Chi volesse vedere come sono stati ritratti Calisto Tanzi e Fausto Tonna dagli sceneggiatori Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli possono dunque approfittare della odierna giornata festiva. Non sono stati tanti i parmigiani – direi circa una cinquantina – ad aver partecipato all’incontro col regista di venerdì scorso: e proprio questa latitanza è stata al centro del dibattito seguito alla visione della pellicola. Patrizia ha sostenuto: “C’è molta ignoranza in città, ho verificato che in tanti non sapevano neppure che il Gioiellino è un film sulla Parmalat”…
Continua all’interno
Nella finzione cinematografica Calisto Tanzi, si chiama Amanzio Rastelli, ed è interpretato da Remo Girone, il Tano Cariddi della Piovra, fiction regina della Tv italiana anni ’80; è lui a capo della Leda, colosso multinazionale del latte (ed affini), evoluzione del salumificio paterno (foto di scena a lato da http://www.movieplayer.it/); Fausto Tonna, la mente, si chiama Ernesto, anzi Ernestino Botta ed è magistralmente personificato da Toni Servillo. (sotto in una foto di scena, sempre da www.movieplayer.it). Dei due protagonisti,
quest’ultimo è quello che mi pare meglio tratteggiato e più vicino alla realtà, rispetto al Patron che mi è parso meno azzeccato o semplicemente meno rispondente al vero, per quel poco che posso averlo conosciuto io, non essendo certo stato un ospite del suo salotto buono, al contrario di altri che poi avrebbero aspettato al massimo una settimana dai fatti per rinnegarlo con la stessa decisione con la quale prima lo osannavano. Tonna non ebbi modo di conoscerlo personalmente, ma dei suoi poco diplomatici atteggiamenti appresi
dal racconto che di lui mi fece Luca Baraldi, con il quale si scontrò non poco a proposito di certe operazioni poco edificanti sul Parma Calcio che quest’ultimo si guardò bene dal fare. Le urla nei corridoi (seguite da lancio di oggetti) che si sentono nel film corrispondono perfettamente a quanto mi narrò Baraldi. Il caratteraccio del ragioniere lo portò a pronunciare il 5 gennaio 2004, di buon mattino, la celebre frase"Auguro a voi e alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa”, rivolta ai giornalisti presenti in Tribunale: scena
puntualmente ripresa da Molaioli nella sua opera. L’idiosincrasia di Tonna-Botta per la squadra di calcio del gruppo emerge via via durante la proiezione, quando parla di miliardi buttati al vento, mentre tutti festeggiano i successi europei del club – che nel film non era né gialloblù, né crociato – o quando la maledice mentre è alle prese con i conti sempre più in rosso, appena prima di arrivare alla scena madre, quella quando con bianchetto, colla, forbici e scanner “inventa” i soldi, che nessun istituto più erogava, per creare dal nulla la liquidità necessaria per
l’ultima toppa. Di pallone parleranno anche Tanzi-Rastelli nella villa del Presidente del Consiglio in un colloquio che avrebbe voluto essere una sorta di richiesta di aiuto per salvare il colosso che stava per saltare e che invece si trasformò in una trattativa di calciomercato, nella finzione per un fantomatico Cicinho, nella realtà si trattò invece di Gilardino. E’ a questo punto che emerge la figura di Stefano Tanzi, anche questa indovinata fino lì, a parte il giubbino di
camoscio, in effetti spesso indossato dal rampollo dell’ex re del latte. Stefanino viene pitturato come uno sbruffone sempre a bordo di auto sportive di grossa cilindrata, che litiga con papà perché lo smentisce nei fatti a proposito di un’operazione di calciomercato, dopo che lui aveva appena dettato ai giornalisti, al telefonino, il messaggio “Scrivetelo pure: è incedibile”. In quegli anni, in effetti, spesso si parlò di divergenze di vedute tra i due Tanzi a proposito della gestione della squadra, ma ricordo a mia precisa domanda la risposta dell’ex Cavaliere: “Ma si figuri se io litigo con
mio figlio…”. Ancora più spassosa quella che sarebbe divenuta una sorta di mia inconsapevole preveggenza: erano i tempi della miliardaria cessione di Crespo e Veron alla Lazio di Cragnotti, (poi messe in correlazione con l’acquisto della Centrale del Latte di Roma) eravamo davanti al Teatro Regio, quando io dissi a Calisto, appena prima di attivare il registratore: “Tanto stiamo parlando di soldi virtuali”. Lui ebbe un sussulto: “Ma quali soldi virtuali! Sono soldi veri!”, prima di riguadagnare l’aplomb e concedermi due battute on the record… Ripensando alla scena dello scanner (ah,
piccolo amarcord: durante l’Amministrazione Straordinaria vennero messi al bando questi macchinari in tutta la galassia, Parma FC incluso) e alla frase sui soldi virtuali di allora mi viene proprio da sorridere. Così come quando Stefano Tanzi, durante un pranzo coi giornalisti a fine stagione 2002-2003,redarguendomi per aver detto in televisione (su Tv Parma interpretavo il ruolo di “Ape Maia” qualcosa che secondo lui non dovevo (non ricordo cosa, ma c’entrava Sacchi), e io gli risposi che facevo solo il mio lavoro, mi sentenziò minaccioso: “Dipende dove lei vuole arrivare…” Beh, il contrappasso volle che io di lì a poco diventassi il responsabile dell’ufficio stampa della sua ex squadra, mentre lui…
Il titolo in testa a queste libere divagazioni è “Quando Melli era il Gioiellino di Tanzi”: il mio primo pensiero, quando ho appreso che il film il Gioiellino era dedicato alle vicende Parmalat, è andato agli antichi tempi delle radiocronache,
quando con i colleghi, ribattezzammo Alessandro Melli appunto “il Gioiellino di Tanzi”. Ciccio, infatti, anche per Wikipedia è l'artefice del miracolo-Parma che conquista la Coppa Italia 1991-92, chiusa da capocannoniere, la Coppa delle Coppe 1992-1993 e la Supercoppa UEFA 1993-1994. Poi, dopo aver indossato anche la maglia azzurra passo a Samp e Milan prima del ritorno a casa ed il lento declino culminato con il prematuro ritiro di dieci anni fa. Nel film di Molaioli, invece, il Gioiellino è la stessa Leda (cioè la Parmalat), oltre all’aereo Challenger - I Milk, della Eliair che ospitava abitualmente politici, imprenditori, uomini di stato, etc. oltre ai manager del gruppo.
Del film si è parlato anche all’ultima puntata del settimanale di approfondimento televisivo L’Infedele di Gad Larner, in onda lunedì sera dal Teatro 5 degli studi Tv di La 7 a Segrate
(Milano) al quale ha preso parte, in diretta, un piccolo gruppo di investitori Parmalat parmigiani. Tra gli ospiti c'erano pure il regista Andrea Molaioli, la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi, la produttrice Francesca Cima e soprattutto l'attore Toni Servillo. E poi l'ex banchiera dell’Unicredit, Paola Pierri, attualmente impegnata nel no-profit (la quale durante uno degli stacchi pubblicitari si è confrontata con i piccoli investitori parmigiani – assistiti da Francesca Arnaboldi, presidente regionale di Confconsumatori – che non le hanno nascosto il loro disappunto); lo storico
Marco Revelli; i giornalisti Massimo Mucchetti (“Corriere della Sera”) e Giuseppe Oddo (“Il Sole 24 Ore”); i parlamentari Bruno Tabacci (Api) e Luigi Grillo (Pdl). La delegazione parmigiana di piccoli investitori Parmalat era stata "scritturata" da La 7 dopo la proiezione de Il Gioiellino all'Astra venerdì scorso, alla presenza di regista, sceneggiatori e produttori. Io stesso, in quella occasione, sono stato invitato a prendere parte
al programma, poiché la mia presenza era stata ritenuta utile qualora in trasmissione ci si fosse incanalati a parlare anche del filone “calcio” della vicenda. Ma la tematica è stata appena sfiorata da Tabacci appena prima di una pausa pubblicitaria (il riferimento era allo scambio di giocatori sull’asse Parma-Lazio cioè Tanzi-Cragnotti), ma non più ripresa al ritorno. Poco male: ne ho approfittato per scattare qualche immagine per la fotogallery amatoriale che arricchisce queste note, ad imperituro ricordo di quella serata. Alcune di queste sono già state ospitate da parma.repubblica.it cui le avevamo girate.
Tornando al film: in apertura dicevo che trovavo poco realistica la figura di Calisto: secondo me appare più “mondano” di quanto non fosse in realtà: io me lo ricordo più schivo, non il primo a stappare lo champagne nelle feste e in generale un po’ meno superficiale. In più nella finzione sembra essere totalmente soggiogato a Tonna, sicuramente meglio tratteggiato, anche se direi con una certa benevolenza da parte degli autori. Del resto potrebbe avere influito, in questo, la frequentazione, in fase di preparazione e studio, con il ragioniere, a cui
attribuiscono una improbabile love story con la nipote di Tanzi. E anche qui c’è un ulteriore “falso” storico: costei sarebbe stata messa a capo della holding del turismo, quando sappiamo perfettamente che, invece, Parmatour era in mano alla figlia Francesca, completamente ignorata nel Gioiellino. La benevolenza per Tonna appare evidente quando il rag. Botta redarguisce pesantemente l’amante-ripudiata Laura Aliprandi (l’avvenente attrice Sarah Felberbaum, nella foto di scena a lato tratta da
www.movieplayer.it) rea di aver intascato dei soldi dell’azienda cui era messa a capo, quando aveva capito che stava per saltare tutto. Lui no: non tocca nulla, a titolo personale. Falsifica, sì, ma per salvare l’azienda. E, all’arrivo della Guardia di Finanza, mentre tutti cercano di imboscare le prove della grande truffa, sotterrando documenti o picconando computer, lui è chiuso nel suo ufficio concentrato a stilare l’ennesimo piano industriale per il salvataggio dell’azienda. Piano che, mentre col cellulare viene trasportato in galera, Bondi, seduto in quella che fu la sua scrivania, legge avidamente
interessato quel documento. “E’ stata una nostra licenza – mi ha spiegato la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi – questo è un film, non un documentario. Non abbiamo certo voluto dire che il Commissario Straordinario abbia preso ispirazione da quel piano per il salvataggio dell’azienda. Piuttosto abbiamoposto una visione circolare, di stretta attualità proprio in questi giorni, secondo cui le vicende si ripetono”. Un film, non un documentario. E non solo sulla Parmalat, ma sulle tante vicende collegate alla crisi economica globale dalla quale ancora fatichiamo ad uscire. E’ così che è stata respinta anche dal regista Molaioli l’accusa che in tanti hanno mosso all’opera di non aver dato adeguato spazio nel racconto alle tragedie delle famiglie rovinate dopo l’acquisto dei famigerati bond: “Escludere i risparmiatori dal film è stato un gesto di rispetto verso tutte le persone coinvolte nel crac: non mi sarei sentito a posto con la coscienza. Non volevo in alcun modo cavalcare la loro sofferenza, nemmeno attraverso il cinema”. Questione di scelte. Gabriele Majo
FOTOGALLERY AMATORIALE DIETRO LE QUINTE DELL’INFEDELE CON I PICCOLI RISPARMIATORI PARMALAT PARMIGIANI (TEATRO 5 DE LA 7 A SEGRATE, LUNEDI 14.03.2011)
CLICCARE SULLE IMMAGINI PER VEDERLE INGRANDITE











































Continua all’interno
Il titolo in testa a queste libere divagazioni è “Quando Melli era il Gioiellino di Tanzi”: il mio primo pensiero, quando ho appreso che il film il Gioiellino era dedicato alle vicende Parmalat, è andato agli antichi tempi delle radiocronache,
Del film si è parlato anche all’ultima puntata del settimanale di approfondimento televisivo L’Infedele di Gad Larner, in onda lunedì sera dal Teatro 5 degli studi Tv di La 7 a Segrate
FOTOGALLERY AMATORIALE DIETRO LE QUINTE DELL’INFEDELE CON I PICCOLI RISPARMIATORI PARMALAT PARMIGIANI (TEATRO 5 DE LA 7 A SEGRATE, LUNEDI 14.03.2011)
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3 commenti:
Mi fa piacere che i parmigiani abbiano snobbato questo film che non riproduce la realtà: se si dice che "C’è molta ignoranza in città, ho verificato che in tanti non sapevano neppure che il Gioiellino è un film sulla Parmalat” bisogna anche sottolineare che da parte del regista c'è tanta superficialità e poca conoscenza dei fatti.
Io credo che il Cavalier Tanzi, la moglie e i suoi figli siano persone umili, dalle grandi doti umane, persone veramente uniche e straordinarie. Calisto non è uno a cui piaceva la vita mondana come appare nel film, anzi, è una persona schiva che ha sempre rifiutato le feste, la bella vita della costa Smeralda in mezzo ai vip, cocaina, donne. Calisto era un gran lavoratore, uno che voleva realizzare un sogno industriale. Certamente, non esente da colpe, ma questo film non mette in luce chi le colpe le ha più di Calisto: politici e banchieri. Probabilmente anche il regista non aveva gli attributi per sparare a zero sulla classe politica e sugli ambienti dell'alta finanza italiana. Il rampollo "Stefanino" non è uno sbruffone come appare del film, ma anche lui è uno schivo, e le auto sportive non le ha mai guidate dato che aveva sempre all'epoca un'audi sw che se la può permettere anche un impiegato di banca.
La famosa frase "auguro ai giornalisti una morte lenta e dolorosa" di Tonna è da condannare totalmente, ma aveva dei destinatari precisi. Non era destinata a lei Majo, ma credo che fosse indirizzata a quei giornalisti di certi giornali finanziari (senza fare il nome) che due mesi prima del crack sponsorizzavano le obbligazioni parmalat (sapendo dell'imminente default) su diktat dei loro cda e poifacevano i furbini saparando a zero su Tonna o andando nella villa di Calisto a scattare dietro la siepe delle foto. In poche parole: giornalisti venduti che facevano il gioco dei loro editori ovvero banche e politici.
Chissà perchè il regista Molaioli non fa un film su Geronzi e De Mita.
saluti
IndipendenzaXilDucato.
Il giudizio di Indipendenza sul film mi pare un po' ingeneroso. Al contrario un po' troppo benevolo quello su Calisto, anche se condivido con lui il concetto che non è il solo Diavolo della vicenda. E non so neppure se Belzebù in persona o un suo sottoposto. Sempre graduato, però... Come già scritto nel post è lo stesso regista che specifica (e si vede) che il suo non è un film d'inchiesta e non è limitato alla sola Parmalat, ma ai guasti generali del mondo della finanza. Certo l'argomento avrebbe meritato un'inchiesta alla Petri o alla Pasolini, ma mi pare che il tentativo di apprendere dall'interno come andarono quei giorni ci sia. Ed emerge lo "spirito di squadra" di chi ne faceva parte. Nel post ho scritto - e Indipendenza condivide - che la figura di Calisto non è ben tratteggiata. In effetti Calisto non era così "mondano" come appare nella finzione, e pure il figlio Stefano. Farà parte delle (tante) licenze poetiche che si sono concessi: tuttavia danno l'impressione di aver pescato un po' troppo nei luoghi comuni. A Tonna-Botta, invece, che è uno di quelli che hanno sentito più a lungo prima di fare la sceneggiatura, gli autori hanno riservato un trattamento migliore promuovendolo a "mente" del misfatto, ma lasciandogli anche aspetti positivi come l'attaccamento aziendale. Sono anch'io dell'idea che banche e politici fossero correi, se non addirittura i burattinai di Calisto, che però non può essere assolto o santificato come spesso avviene dalle nostre parti. La maledizione di Tonna l'avevo citato non tanto sentendomi coinvolto - del crac mee ne occupai, ma assai marginalmente rispetto ad altri giornalisti - ma perché la scena è impressa sulla pellicola. Non so se i cronisti finanziari fossero davvero a conoscenza del prossimo default con 2 mesi di anticipo: certo ricordo bene che poche giorni prima dell' "esplosione" Patrick Nebiolo, all'epoca DG del Parma AC, alla mia domanda (per polis quotidiano, per il quale all'epoca scrivevo) lei consiglierebbe l'acquisto di Azioni Parmalat (che avevano subito un forte ribasso) lui aveva risposto di sì... Comunque i cronisti finanziari non erano certo gli stessi che poi si sarebbero appostati per fare foto dietro le siepi: non generalizziamo... Sull'umiltà di Calisto e della sua famiglia non sono d'accordo: non conosco la moglie (e neppure la figlia farmacista, quella che ha sposato Strini quello dei quadri), ma sia Calisto che Stefano e soprattutto Francesca (di cui consiglio di leggere l'intervista concessa a Repubblica, disponibile on line anche su parma.repubblica.it, dove parla della sua nuova vita quale direttrice d'albergo a Monselice) a me parevano piuttosto altezzosi. Saluti Gmajo
il solito indipendenzaxilducato,quello che come tutti gli altri della sua insopportabile cricca fa la morale a tutti per qualsiasi inezia e poi quando si parla del " cavalier tanzi " -- non di ghandi o madre teresa....tanzi!!!! -- lo dipinge sempre come un angioletto....ma dai!!!!
questo è solo un film non un documentario o un reportage giornalistico e quindi deve essere giudicato solo come un film!!!!
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