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domenica 10 aprile 2011

CLAMOROSO AL CIBALI / CUCCHI E TUTTI I VALORI, MINUTO PER MINUTO

Concludiamo la serie di articoli sull’evento dell’altra sera al Carmine citando alcuni degli spunti del curatore del volume su Tutto il Calcio, di cui è prima voce
Archimmagine-013(gmajo) – Oggi pomeriggio saranno in tanti ad accendere la propria radiolina – lo farò anch’io, a maggior ragione non avendo trovato un mezzo di locomozione che mi tele-trasportasse in tempo utile all’Olimpico – sintonizzandola su Tutto il Calcio Minuto per Minuto, il consueto rito domenicale che da oltre 50 anni a questa parte si ripete con una formula sostanzialmente immutata. Molti di noi hanno ricordi legati alla propria infanzia, o adolescenza con l’accompagnamento sonoro delle mitiche voci di Ameri, Ciotti & C. , ricordi legati non solo a momenti belli o brutti legati alla squadra del cuore, ma anche “di vita” a tutto tondo, come abbiamo letto nelle belle testimonianze di Simona Vitali e Riccardo Schiroli. L’Highlander Alfredo Provenzali darà il via anche oggi alla consueta scaletta dei campi, e il “nostro” Tonino Raffa speriamo possa effettuare qualche flash sui colleghi per dare notizie di gol dei crociati, impegnati contro la Lazio. Riccardo Cucchi, invece, come di consueto sarà al microfono dal campo principale… (Continua all’interno)

Il capo-redattore sport del Giornale Radio Rai, nonché curatore di “Clamoroso al Cibali” l’altra sera era all’Auditorium del Carmine per la presentazione della sua opera – alla presenza dell’Assessore allo Sport del Comune di Parma Roberto Ghiretti, che ha inserito l’evento nel calendario di Parma Città Europea dello Sport 2011 assieme al collega Tonino Raffa, e ha promesso che farà di tutto per mantenerlo nella squadra di Tutto il Calcio, benché alla penultima di campionato, il 15 maggio, effettuerà gli ultimi collegamenti per la trasmissione da dipendente prima del pensionamento. Sono stati tanti gli spunti interessanti che la prima firma di Tutto il Calcio ha proposto durante la serata alla quale hanno assistito, estasiati, circa 150 aficionado parmigiani del programma, tra cui Michelotti e Maletti, la mitica coppia del dizionario in dialetto, le vecchie glorie crociate (di epoche differenti) Benedetto e Pizzi, rappresentanti della tifoseria organizzata ed assimilati (CCPC, Petitot e Settore Crociato) e della società Parma FC (Danfio “Bianco” Bianchessi e signora) e tanti altri che hanno raccolto l’invito per ascoltare in auditorium (location davvero suggestiva) quelle voci che di solito escono dal transistor e in epoca ancor più lontana dai diffusori (ci perdonerà Livio Forma) degli apparecchi a valvole.
Nell’epoca in cui imperversano i cronisti tifosi, a Tutto il Calcio si mantiene una sana imparzialità, scelta dovuta al fatto – hanno spiegato entrambi i relatori – che il servizio pubblico della Rai copre l’intera Penisola e gli ascoltatori di qualsiasi area geografica o fede calcistica hanno il diritto di essere informati senza differenze di sorta. Ciò non toglie, come ha specificato Cucchi, che ci possano essere anche voci con inflessioni di una determinata area (tipo Coco da Cagliari o Del Vecchio dalla Puglia), che però aggiungono qualcosa, non lo tolgono alla trasmissione. Specie nell’anno dei 150 anni dell’Unità d’Italia, processo di unificazione al quale ha contribuito negli ultimi 50 anche la longeva trasmissione, come ha ribadito Raffa. Al di là dei soliti mostri sacri, Ameri & Ciotti, la linfa vitale del programma scaturisce anche dalla ramificazione sul territorio della Rai che ha nelle sedi regionali giornalisti “tuttofare” che spesso arrivano ad indossare alla domenica (e ora anche al sabato) la cuffia-microfono di Tutto il Calcio. Senza dimenticare mai che prima di essere sportivi i cronisti di Tutto il Calcio sono giornalisti a tutto tondo, preparati ad affrontare qualsiasi tipo di evenienza o emergenza, vedi il racconto impeccabile dei fatti dell’Heysel o Catania, per la tragedia di Raciti.
Con orgoglio Riccardo Cucchi ha ricordato come la trasmissione di cui è responsabile sia l’unica “in chiaro” (del resto con la loro descrizione i cronisti la fanno vedere anche a chi non c’è) e non a pagamento in un panorama sempre più caratterizzato da trasmissioni pay e pure un po’ faziose. L’imparzialità è proprio la forza di un programma educativo, in cui l’ordine di scuderia è quello di non esagerare nei giudizi sia sui calciatori (sono bandite espressioni come la squadra X ha umiliato la squadra Y) sia sulla classe arbitrale, anche perché l’esasperazione verbale di certi commentatori fomenta gli eccessi dei tifosi. Ha fatto bene Michele Angella di Teleducato a interrogare Cucchi proprio su questo tema nell’intervista che gli ha fatto, dal momento che lui stesso, Angella, al lunedì sera deve “domare” quel saltimbanco di Boni, il quale, al microfono, non è, diciamo così, tra i più distaccati, anche se le colonne dei faziosi imperversano dappertutto (e Parma non fa certo eccezione). La continenza di Tutto il Calcio dovrebbe tornare ad essere d’esempio per tutti, un po’ come lo era stato per i cronisti delle prime “private” che prendevano esempio dai Grandi di Mamma Rai, prima della deriva tifoidea degli urlatori.
Nell’arco della mia carriera ho avuto l’onore di poter lavorare con Mario Giobbe, il quale dopo la pensione in Rai (dove a lungo era stato conduttore/curatore di Domenica Sport, quando Tutto il Calcio trasmetteva i secondi tempi e il suo programma i primi) aveva dato il via al progetto Capital Gol su Radio Capital, che aveva l’ambizione di poter un giorno arrivare a sostituire il Mito Tutto il Calcio. Beh: quel progetto è naufragato poco dopo, anche per via delle scelte non sempre lineari di quella casa editrice, però almeno è stato utile per arricchire il mio bagaglio professionale, imparando i segreti di chi a Tutto il Calcio aveva lavorato. Giobbe spesso ci ripeteva che era tassativo in apertura di trasmissione descrivere oltre alla situazione meteo anche accuratamente i colori delle squadre in campo. Cucchi ha confermato l’esistenza ancora oggi di quell’ordine di scuderia, specificando che oltre ad essere un omaggio per i non vedenti (“sono tantissimi a seguirci e a darci tanti suggerimenti”) è ormai una esigenza dal momento che il “Bologna gioca spesso con la maglia gialla e non con la classica rossoblù”. Per “colpa” del merchandising si rinunzia troppo spesso alla maglia tradizionale e lo stesso Cucchi, che la definisce sacra, auspica che i dirigenti tengano in maggior conto le tradizioni. Forse potrebbe cominciare proprio da questi valori il processo di risorgimento di questo calcio in decadenza… Gabriele Majo

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