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sabato 9 aprile 2011
CLAMOROSO AL CIBALI / QUANDO “TUTTO IL CALCIO” ISPIRAVA LE PRIVATE
Riccardo Schiroli, ex radiocronista di Onda Emilia, ieri presente al Carmine, ricorda quanto la longeva trasmissione Rai fosse un esempio positivo per le radio locali
(rs) – Tutte le volte che parlo con Gabriele Majo, ho un flash back: sto cercando di uscire da un ardito parcheggio in discesa ed è tardissimo. Siamo a Orte e dobbiamo arrivare a Roma per raccontare Roma-Parma. Io e Majo lavoriamo per 2 radio concorrenti (e gli editori non sanno, o fanno finta di non sapere, che i viaggi delle trasferte li condividiamo da diversi campionati).
Nonostante il ritardo, l’atmosfera è ridanciana. Ma quando ci rendiamo conto che nessuno di noi (c’è un terzo: Carletto Vaccari) ha idea di che strada si deve fare per arrivare da Orte allo stadio “Olimpico” (nessuno si è ancora deciso ad inventare i navigatori satellitari portatili e la leggendaria Peugeot station wagon di Teleducato ha un conto dei chilometri ormai a 7 cifre, figuriamoci se può avere il navigatore…), comincia ad esplodere il nervosismo. (Continua all’interno)
Per farla breve, ci comportiamo talmente bene che dobbiamo parcheggiare nei pressi del Colosseo e prendere un taxi che ci porti all’Olimpico. Il taxista sta ascoltando una radio locale che trasmette la ‘nostra’ partita, che nel frattempo è iniziata ed è sullo 0-0. Majo, a cui quando c’è la possibilità di andare in onda passa sempre il nervosismo, si sta ingegnando con uno dei suoi collegamenti assurdi (talmente assurdi, che finiscono con il funzionare) e ha il coraggio di chiamare la regia, millantare un problema tecnico che risolverà tra poco, e passare quel che si sente dall’autoradio attraverso il cellulare. La mia regia ha già bypassato il problema con qualcuno bellamente seduto davanti alla televisione. Quando arriviamo allo stadio sarà la mezz’ora del primo tempo. All’Olimpico di Roma per trovare l’ingresso giusto, superare tutti i controllori sospettosi (giustamente!) al cospetto di radiocronisti che arrivano al 35esimo del primo tempo e i nostri posti in tribuna stampa (rigorosamente, altissimi), va a finire che facciamo terminare il primo tempo.
Majo è in frenesia da collegamento, sbraita al malcapitato regista di dargli subito la parola. Io sono passato dallo stato di depressione ad una calma serafica. E chiedo al mio vicino di posto com’è il risultato.
Majo è in onda mentre io dico: “Buon pomeriggio dall’Olimpico di Roma…risolti gli inconvenienti, confermiamo che il Parma è in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Crespo”. L’occhio di Majo, quando si rende conto che ‘il suo’ risultato è 0-0, si fa pallato.
Venerdì 8 aprile, mentre moderava la presentazione di “Clamoroso al Cibali”, il libro di Riccardo Cucchi che racconta i 50 anni di “Tutto il calcio minuto per minuto, osservavo Gabriele Majo e pensavo che noi cronisti delle radio locali (private e anche pirata, sentenziò una celebre voce RAI) ne abbiamo vissute di cotte e di crude. Ma ci è piaciuto tanto, proprio perché in fondo volevamo anche noi avere il nostro “Tutto il calcio”.
Eravamo ragazzi semplici, nell’epoca in cui non c’era internet, non c’erano i cellulari e a malapena c’era Televideo. Noi ci accontentavamo di quando “sembravamo tanto la Rai” perché, per una volta, Lurisi (il nostro Bortoluzzi…si chiama anche Roberto) dallo studio diceva “attenzione”, noi lo sentivamo e prendevamo atto dell’aggiornamento. E da casa sembrava tutto perfetto.
Inutile negare che quando la RAI faceva sciopero, per noi era l’apoteosi. Lavoravamo per giorni allo scopo di organizzare i collegamenti. Nel 1988, quando il Milan vinse lo scudetto con Arrigo Sacchi in panchina, riuscimmo a documentare in diretta un calcio di rigore segnato da Franco Baresi (non tirato tanto meglio di quello della finale dei Mondiali del 1994, ma entrò….) a Firenze. Ce lo siamo raccontato per anni, di come siamo riusciti a collegarci proprio in quel momento (del tutto casualmente…o forse è stato un dono divino).
La cosa che mi ha commosso venerdì sera è che i Riccardo Cucchi e Tonino Raffa, a sentirli raccontare, sembrano proprio noi. Vuoi dire, ho pensato, che è la passione che ti fa diventare così? Entusiasta e, drammaticamente, anche piuttosto ripetitivo, quando si tratta di raccontare aneddoti.
Che i telecronisti di “Tutto il calcio” fossero umani, all’inizio non lo credevo. Poi l’ho scoperto.
Durante una partita di Coppa, Riccardo Cucchi disse “clamoroso, l’arbitro non si è avveduto del fatto che la palla è entrata”. Ma la palla non ci era andata neanche vicino, ad entrare.
Io ero sotto la sua postazione e ho iniziato a fare gesti drammatici, finché dalla postazione a fianco è uscito il leggendario Pierpaolo Cattozzi (l’unico reggiano mai accusato, da Emiliano Mondonico davanti ai miei occhi, di essere tifoso del Parma) a chiedermi “Ma cosa c’è?”. E quando gli ho spiegato, si è prima messo anche lui a fare gesti drammatici. Poi, in 2, siamo arrivati a capire che era meglio scrivere un biglietto.
Io, che sono sempre così impietoso, come mai mi sarò impietosito? Ma è ovvio: perché pochi giorni prima, da Foggia, avevo chiamato per un tempo Di Biagio “il giovane Sciacca”. Arrivando anche a sbilanciarmi: “Questo Sciacca, meriterebbe più spazio”.
Ho miei amici che, al riguardo, mi massacrano tutt’ora. E a nulla vale la giustificazione: “Ero in una postazione del cavolo, con le formazioni sbagliate”.
L’altra cosa che mi ha commosso, venerdì sera, è che Cucchi ha chiuso dicendo “Viva la radio”. Concordo. E sapeste come mi manca… Riccardo Schiroli
Nonostante il ritardo, l’atmosfera è ridanciana. Ma quando ci rendiamo conto che nessuno di noi (c’è un terzo: Carletto Vaccari) ha idea di che strada si deve fare per arrivare da Orte allo stadio “Olimpico” (nessuno si è ancora deciso ad inventare i navigatori satellitari portatili e la leggendaria Peugeot station wagon di Teleducato ha un conto dei chilometri ormai a 7 cifre, figuriamoci se può avere il navigatore…), comincia ad esplodere il nervosismo. (Continua all’interno)
Per farla breve, ci comportiamo talmente bene che dobbiamo parcheggiare nei pressi del Colosseo e prendere un taxi che ci porti all’Olimpico. Il taxista sta ascoltando una radio locale che trasmette la ‘nostra’ partita, che nel frattempo è iniziata ed è sullo 0-0. Majo, a cui quando c’è la possibilità di andare in onda passa sempre il nervosismo, si sta ingegnando con uno dei suoi collegamenti assurdi (talmente assurdi, che finiscono con il funzionare) e ha il coraggio di chiamare la regia, millantare un problema tecnico che risolverà tra poco, e passare quel che si sente dall’autoradio attraverso il cellulare. La mia regia ha già bypassato il problema con qualcuno bellamente seduto davanti alla televisione. Quando arriviamo allo stadio sarà la mezz’ora del primo tempo. All’Olimpico di Roma per trovare l’ingresso giusto, superare tutti i controllori sospettosi (giustamente!) al cospetto di radiocronisti che arrivano al 35esimo del primo tempo e i nostri posti in tribuna stampa (rigorosamente, altissimi), va a finire che facciamo terminare il primo tempo.
Majo è in frenesia da collegamento, sbraita al malcapitato regista di dargli subito la parola. Io sono passato dallo stato di depressione ad una calma serafica. E chiedo al mio vicino di posto com’è il risultato.
Majo è in onda mentre io dico: “Buon pomeriggio dall’Olimpico di Roma…risolti gli inconvenienti, confermiamo che il Parma è in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Crespo”. L’occhio di Majo, quando si rende conto che ‘il suo’ risultato è 0-0, si fa pallato.
Venerdì 8 aprile, mentre moderava la presentazione di “Clamoroso al Cibali”, il libro di Riccardo Cucchi che racconta i 50 anni di “Tutto il calcio minuto per minuto, osservavo Gabriele Majo e pensavo che noi cronisti delle radio locali (private e anche pirata, sentenziò una celebre voce RAI) ne abbiamo vissute di cotte e di crude. Ma ci è piaciuto tanto, proprio perché in fondo volevamo anche noi avere il nostro “Tutto il calcio”.
Eravamo ragazzi semplici, nell’epoca in cui non c’era internet, non c’erano i cellulari e a malapena c’era Televideo. Noi ci accontentavamo di quando “sembravamo tanto la Rai” perché, per una volta, Lurisi (il nostro Bortoluzzi…si chiama anche Roberto) dallo studio diceva “attenzione”, noi lo sentivamo e prendevamo atto dell’aggiornamento. E da casa sembrava tutto perfetto.
Inutile negare che quando la RAI faceva sciopero, per noi era l’apoteosi. Lavoravamo per giorni allo scopo di organizzare i collegamenti. Nel 1988, quando il Milan vinse lo scudetto con Arrigo Sacchi in panchina, riuscimmo a documentare in diretta un calcio di rigore segnato da Franco Baresi (non tirato tanto meglio di quello della finale dei Mondiali del 1994, ma entrò….) a Firenze. Ce lo siamo raccontato per anni, di come siamo riusciti a collegarci proprio in quel momento (del tutto casualmente…o forse è stato un dono divino).
La cosa che mi ha commosso venerdì sera è che i Riccardo Cucchi e Tonino Raffa, a sentirli raccontare, sembrano proprio noi. Vuoi dire, ho pensato, che è la passione che ti fa diventare così? Entusiasta e, drammaticamente, anche piuttosto ripetitivo, quando si tratta di raccontare aneddoti.
Che i telecronisti di “Tutto il calcio” fossero umani, all’inizio non lo credevo. Poi l’ho scoperto.
Durante una partita di Coppa, Riccardo Cucchi disse “clamoroso, l’arbitro non si è avveduto del fatto che la palla è entrata”. Ma la palla non ci era andata neanche vicino, ad entrare.
Io ero sotto la sua postazione e ho iniziato a fare gesti drammatici, finché dalla postazione a fianco è uscito il leggendario Pierpaolo Cattozzi (l’unico reggiano mai accusato, da Emiliano Mondonico davanti ai miei occhi, di essere tifoso del Parma) a chiedermi “Ma cosa c’è?”. E quando gli ho spiegato, si è prima messo anche lui a fare gesti drammatici. Poi, in 2, siamo arrivati a capire che era meglio scrivere un biglietto.
Io, che sono sempre così impietoso, come mai mi sarò impietosito? Ma è ovvio: perché pochi giorni prima, da Foggia, avevo chiamato per un tempo Di Biagio “il giovane Sciacca”. Arrivando anche a sbilanciarmi: “Questo Sciacca, meriterebbe più spazio”.
Ho miei amici che, al riguardo, mi massacrano tutt’ora. E a nulla vale la giustificazione: “Ero in una postazione del cavolo, con le formazioni sbagliate”.
L’altra cosa che mi ha commosso, venerdì sera, è che Cucchi ha chiuso dicendo “Viva la radio”. Concordo. E sapeste come mi manca… Riccardo Schiroli
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