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martedì 29 novembre 2011

BAR SPORT / CERVI E I CAMBI DI PELLE’: “SBAGLIATO ANCHE QUELLO CON L’UDINESE”

L’opinionista lo aveva accennato anche una settimana fa, ma non aveva insistito troppo perché altrimenti, vista la vittoria, passava per essere uno che polemizza a prescindere…

antonio cervi bar sport 24 10 2011(gmajo) – Quella controversa sostituzione di Pellè a Novara continua a far discutere, basta scorrere qualcuno dei commenti arrivati qui a stadiotardini.com (appena trovo un secondo di tempo darò una risposta a chi pazientemente è in attesa), ma anche gli stessi articoli o contributi multimediali nei quali abbiamo cercato di approfondire il tema con lo stesso allenatore, che non si è sottratto alla sollecitazione della base della quale ci siamo fatti portavoce, pur offrendo una spiegazione apparsa a tanti poco convincente. A Bar Sport, quando sono arrivati sul tema, l’ha fatta da padrone Antonio Cervi (foto di repertorio), il quale, timidamente già una settimana fa – ne sono testimone diretto, visto che ero seduto allo stesso bancone – aveva provato a spiegare che il cambio del discusso attaccante con Santacroce era una mossa sbagliata. E dire che allora quella mossa era stata letta vincente persino da Pietro Leonardi, il quale, a mio avviso, non è certo il primo sponsor dell’attuale allenatore. Cervi, ieri, sera, ha ammesso che nella puntata precedente non aveva voluto insistere troppo perché altrimenti, vista la vittoria, sarebbe passato per uno che polemizza a prescindere, ma non ha certo esitato a ricordare che lui l’aveva già detto già che si trattava di una mossa sbagliata. Ideologicamente.

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Antonio Cervi, che vanta un passato (lontano) da calciatore attivo sostiene che esista una sorta di linguaggio non parlato dell’allenatore che viene percepito dai suoi giocatori. E quindi se questi toglie un attaccante per mettere dentro un difensore, allora significa basta così, non attacchiamo più, pensiamo solo a difendere. Cervi del 21 novembre aveva detto: “Sì, è andata bene, ma se ci fosse stato un risultato differente, dopo una mossa del genere qui lo avremmo massacrato”. Il risultato differente, come una sorta di contrappasso, si è materializzato nella partita immediatamente successiva, quella di Novara, laddove non ha sancito il medesimo effetto. Il preciso Piovani ha rimarcato, però, le differenze tattiche delle due operazioni solo apparentemente analoghe: se contro Guidolin era stata utile per il passaggio alla difesa a tre (o a cinque, come ha corretto Bellè) al Piola, invece, l’assetto difensivo non era cambiato, essendo rimasto a quattro. Come dire: una sorta di mossa a metà, che si accontentava di appaiare Biabiany a Giovinco, senza apportare ulteriori correttivi dietro. Sempre ammesso fossero necessari. Secondo il teorema di Cervi la mossa-segnale sarebbe servita per trasmettere ai giocatori l’ordine di coprire: ma fatta sull’1-1 io mi rifiuto di credere che potesse avere avuto questo tipo di finalità, non volendo credere che Psycolomba sia un autolesionista. E tornando a quella con l’Udinese, mi trovo d’accordo con Gallerani, accusato da Cervi (per il quale Pellè è sfigato, nella accezione di sfortunato) di non capire nulla di calcio (anche se sempre di più di Frigeri, col quale avrebbe dato vita al consueto trito e ritrito teatrino, che secondo me ormai non è più neppure una recita) perché allora vennero creati gli spazi per i micidiali contropiede, peraltro decisivi per l’esito finale della partita. Colomba, rifacendola a Novara (lo stesso stratega aveva ammesso di averla replicata perché aveva funzionato la volta prima, e per questo si è buscato ulteriori rimbrotti dal parterre) solo parzialmente (cioè senza ulteriori correttivi) non ha ottenuto il medesimo risultato. Comunque, fossi stato in Colomba, non mi sarei innamorato di quella idea, perché una volta ti può anche andare bene (specie se con un a logica, come contro l’Udinese) due volte non è detto, specie se non ha un pari corollario di aggiustamento dell’assetto.

La puntata si era aperta con una “carrambata”, poiché il professor Massimo Zannoni, autore di una mostra al Bodoni di copertine di antiche riviste del calcio, durata il lasso di un mattino (quello di sabato) non sapeva che sul camper era salita una sua alunna di circa 15 anni prima, tale Elena Battistini. Il nostalgico insegnante si sarebbe poi inventato lì per lì l’incipit di un tema ovviamente mai scritto dall’allieva. Zannoni, con una certa esperienza, ha ammesso che ogni volta che una (bella) ragazza gli chiede se si ricorda di averla avuta come discepola lui risponde tutte le volte di sì… Poi il prof. ci avrebbe raccontato dei precedenti datati a Novara, con annesse divertenti storie di striscioni e dintorni, da lui vissute dal vivo. Di lì a breve Guido Schittone, tornato ospite in quello studio ove era mancato sette giorni prima per via della presentazione della bella storia della Dallari (con colpevole ritardo abbiamo pubblicato solo cinque giorni dopo le nostre interviste allo stesso Schitto e all’Ingegnere, nonché la fotogallery dell’evento a Palazzo San Vitale) si è cimentato in una dotta disquisizione sul sesso degli angeli (cioè della nostra squadra), che a suo avviso è femmina e non maschia. Concetto che aveva esposto già anni fa, dunque i connotati sessuali del nostro undici, a suo parere, sarebbero ben connotati. Chissà se il dubbio massaggiatore Andrea ha trovato spunto per le sue disquisizioni da fascia protetta: io avevo già cambiato canale, visto che su Teleducato, come poi ci relazionerà meglio Lorenzo Fava, più o meno a quell’orario stavano parlando della pazza idea derby benefico lanciata da stadiotardini.com . Sempre per via del vizio di fare zapping mi sono perso la telefonata con l’allenatore dell’Hellas Verona Andrea Mandorlini, salvo i saluti finali: però dal dibattito in studio ho capito che questi, del resto come aveva già dichiarato alla stampa, reputa la gara di Coppa Italia di stasera una scocciatura. Tolto che Schianchi a Teleducato ha detto bene che non si fida di questi qui che fanno finta di non essere interessati e poi vengono a giocare la partita della vita, io trovo offensive nei confronti della competizione queste parole mandorliniane (almeno lui lo dice chiaramente, molti suoi colleghi lo pensano, ma abbozzano esternazioni più politically correct). Una squadra di B dovrebbe essere onorata di affrontare una squadra più titolata. Ma tant’è. Del resto trovo la formula raccapricciante: io non so se malgrado gli appelli e i prezzi popolari stasera il Tardini si riempirà di tifosi, il format, piuttosto, dovrebbe essere capovolto, si dovrebbe giocare, cioè, a casa della teorica più debole, favorendone l’ incasso, non viceversa. Ma le menti pensanti si vede che la pensano (o l’hanno pensata) diversamente… Piovanone s’è buscato un rimbrotto di un telespettatore che gli ha scritto via sms che con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Egli, lì per lì, non ha capito a cosa si riferisse: poco prima, o molto prima (si vede che nel frattempo si era scordato), aveva duettato con Bellè, il quale aveva riportato un interessante dato statistico e cioè che oggi come oggi il Parma colombiano ha appena un punto in più di quello mariniano di un anno fa. Al che Piovani ha replicato se se a Novara i crociati avessero vinto di punti in più ne avrebbero avuti quattro e non uno. Di qui l’SMS… Sandrone, però, ha ragione nel ricordare che non si tratta di due campionati esattamente equipollenti. Giornalisticamente interessante la domanda di Monica Bertini al finto Leonardi: “Perché lei ha dichiarato che Palombo non interessa al Parma, mentre oggi il Presidente Ghirardi ha detto di sì?”. Sarebbe stato meglio porla, però, a quello vero, anche se quello finto sta dando il sospetto, almeno così dicevano ieri sera, di mettersi d’accordo prima del programma con quello vero… Gabriele Majo

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