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IO, “FRATELLO” DI ROCCO DEI BOYS
Sul settimanale Il Nuovo di Parma viene dato spazio alla strana alleanza giornalista-ultrà: in questo articolo Gabriele Majo spiega perché lui, che passa per essere un nemico dei Boys e che ha sempre avversato la violenza, ha deciso di schierarsi senza remore dalla parte di Rocco, arrestato domenica all’Olimpico con l’amico di Sandri
(gmajo) – Majo che difende a spada tratta uno dei Boys è un po’ come il padrone che morde il cane, deve aver pensato il buon Antonio Boellis quando ha deciso di dedicare alla curiosa vicenda un articolo sulla spalla destra della pagina sportiva del settimanale Il Nuovo di Parma in edicola da oggi, venerdì 11.11.11 (sulla ruota di Roma). Su stadiotardini.com, infatti, non ho mai fatto mancare delle “intemerate” contro gli Ultrà pramzàn ogni volta che ritenevo avessero commesso delle corbellerie (o peggio, vedesi Levico 2010…) da stroncare. Non ho mai nascosto, infatti, il mio manifesto contro la violenza, con il desiderio di una Curva Nord ripulita da eventuali “mele marce”, che si distinguesse dalle altre solo per le tante iniziative benefiche che indubbiamente fa. Da parmigiano mi dà un tremendo fastidio, infatti, vedere abbinati tifosi gialloblù ad episodi di cronaca nera. Se fossi stato in malafede o semplicemente prevenuto, come spesso sono stato accusato di essere, avrei potuto sfruttare la questione in cui è incappato Rocco dei Boys domenica all’Olimpico – arrestato per essere stato trovato a bordo dell’auto-arsenale dell’amico di Gabriele Sandri – per avallare le mie tesi con argomenti concreti e pesanti: ma, avendo sempre pubblicamente dichiarato di non essere contro i Boys a prescindere o un loro nemico – anche se spesso da alcuni di loro sono stato considerato tale – bensì un libero osservatore che dice con il massimo dell’onestà intellettuale quello che vede (se descrive) o quello che pensa (se commenta), ho avuto l’occasione per dimostrare che è vero, che non dico fandonie.
Continua la lettura all’interno
Queste, però, sono riflessioni che sto facendo adesso a freddo, ad alcuni giorni dai fatti, e dopo aver visto di essere diventato una notizia del settimanale cittadino e dopo aver letto i commenti (graditissimi) postati da Diogene e Claudio Mezzadri (Ci67) con i quali, in passato, c’erano state accese dispute: a caldo, cioè quando ho scritto il primo articolo sulla controversa vicenda, la cosa che più mi interessava era quella di poter in qualche modo contribuire a scagionare quello che io in coscienza ritengo essere un innocente, da accuse pesanti. E se sarò chiamato non avrò la minima difficoltà a testimoniare a Roma al processo del 26 gennaio prossimo, perché, come ho scritto in risposta a due lettori di stadiotardini.com l’altro giorno: “pensare che (Rocco dei Boys) possa rischiare la galera solo perché voleva passare uno striscione a degli altri tifosi affinché lo esponessero (dal momento che lui, per scelta ideologica non ha sottoscritto la TdT) mi fa venire i brividi. Viceversa se avessi avuto la consapevolezza che Rocco si fosse prestato a compiere gesti di violenza non avrei avuto la minima difficoltà a scriverlo, come ho fatto in passato. Rocco con quell'arsenale non c'entra nulla, secondo me. Rocco ha solo commesso la grave imprudenza di farsi dare uno strappo dalla persona sbagliata. Per questo, stavolta, non mi sento affatto di condannare né lui né i Boys di cui lui è esponente del Direttivo”.
L’imprudenza di Rocco dei Boys, quella di aver chiesto ed ottenuto un passaggio su quella macchina – probabilmente già nel mirino delle Forze dell’Ordine, magari anche per una delazione, appunto perché appartenente ad un amico di Gabriele Sandri – non può essere pagata con una sua condanna che sarebbe, a mio avviso, ingiusta poiché basata sul teorema degli inquirenti (veicolato tramite agenzia di stampa sulle pagine dei giornali, incluso quello locale) che ci sarebbe stata nell’occasione una sorta di santa alleanza tra ultrà, avversari sì, ma uniti dall’odio contro le FdO. Ragionevolmente non credo che le cose siano andate così (pur avendo io più volte scritto su questo portale che la nuova frontiera è appunto quella della contrapposizione Ultrà Uniti-FdO), sulla base del fatto che Rocco dei Boys avrà mille
difetti, ma, per quello che lo posso conoscere, non è certo un guerrafondaio, né uno che armeggia con le “lame”, pur magari non tirandosi indietro se c’è da menare le mani. E poi c’è da tenere in debita considerazione la circostanza non trascurabile che proprio quel giorno all’interno dell’Olimpico le due Fondazioni Bagnaresi e Sandri stavano ricevendo una sorta di benedizione dal sistema calcio nazionale (Lega Serie A) che non si è opposta all’apposizione del logo comune delle due Onlus sulle casacche ufficiali di gara di Lazio e Parma. Aver ordito qualcosa di pericoloso proprio per quella gara sarebbe stato pure un grave danno d’immagine e senza
dubbio fuori logo, tra l’altro proprio nei giorni in cui si ricorda il 4° anniversario (che cade oggi, non a caso sul sito dei Boys è ricordato con una gigantografia) dalla morte violenta del “Gabbo”. Ciò non toglie che Negri aveva sulla sua auto una “Santa Barbara” bianca e la cosa rimane di una gravità assoluta e appunto da condannare. Così come da condannare sono i Drughi juventini autori di una razzia all’autogrill dell’area di servizio Chianti, con annesso pestaggio di un ultrà pisano (in
quindici contro uno, come lui stesso ci ha raccontato), magari solo perché il Pisa è nerazzurro come la loro odiata Inter. Situazioni che continuano a gettare ombre oscure sull’universo Ultrà, malgrado esistano, indubbiamente, pure componenti positive tipo quelli di loro che, e non sono pochi, si sono prodigati in queste ore a portare il proprio aiuto alle popolazioni colpite dall’alluvione. E’ questo l’aspetto che mi affascina dell’universo Ultrà, così come proprio non sopporto – e lo ribadisco pure in questa occasione – le “contaminazioni” violente.
L’essere stato domenica pomeriggio testimone diretto del passaggio in corsa dello striscione tra Rocco dei Boys e il torpedone del CCPC, come argomenta giustamente Diogene nel suo commento di ieri sera, mi ha consentito di ricostruire i fatti secondo quella che è la tesi difensiva degli arrestati, cioè che loro si trovassero in Via dei Gladiatori appunto per consegnare quello striscione a chi avrebbe potuto stenderlo sugli spalti, poiché in possesso della Tessera del Tifoso e dunque di trasformarmi da acerrimo nemico in inatteso ed insperato alleato. Se non ci fossi stato indubbiamente è vero, caro Diogene, avrei avuto maggiori difficoltà a scrivere quanto proposto: tuttavia è anche il ragionamento quello che può aver fatto la differenza. E appunto l’onestà intellettuale e la buona fede che ci metto sempre (anche quando parlo in termini critici di Ghirardi e di Leonardi, altra mia specialità, per capirci) e che ho sempre affermato essere le mie prime muse ispiratrici: l’idea di un Rocco
complice degli Ultrà laziali per un qualsiasi disegno criminoso per me non sta proprio in piedi. Viceversa quella volta, da Lei richiamata, dopo Parma-Napoli in cui volò un bancale in fronte a un questurino, mi bastò questo particolare (letto sulla Gazzetta di Parma, non
avendo assistito ai fatti di persona) per argomentare in un modo differente rispetto a domenica: l’idea, infatti, che i nostri Boys – simbolo di Parma, premiati al Sant’Ilario – si macchiassero di una simile nefandezza mi dava oltremodo fastidio. E il fatto o meno che
avessi assistito ai fatti non cambiava di una virgola la mia opinione, perché lei ha ragione a dire che spesso la verità sta nel mezzo, ma le ferite di quel poliziotto erano una concreta prova che qualcosa di male era stato fatto dalla parte opposta. Io ho sempre detto che mi schiero nel mezzo, come un arbitro imparziale, e valuto: se ravviso anche da parte delle FdO dei comportamenti negativi non mi sputo certo nelle mani a scriverlo. Certo stavolta la mia visione “neutrale”, visto che collima al 100%
con la linea difensiva di Rocco dei Boys, raccoglie dai simpatizzanti degli ultras pramzàn un indice di gradimento più alto del solito, ma vorrei che fosse chiaro che la mia buona fede è la medesima anche quando mi trovo a scrivere contro di loro. E il fatto di schierarmi a spada tratta oggi con Rocco dei Boys non significa che io rinneghi le mie precedenti campagne contro la violenza, che mi sono costate nel recente passato la manifesta antipatia anche di chi oggi apprezza il mio gesto spontaneo pro-Rocco. La mia condanna dell’aggressione all’extracomunitario in stazione (con circostanze similari, almeno nei
termini numerici, a quella dei Drughi contro il pisano di domenica scorsa, cioè in tanti contro uno) dopo Parma-Bologna di due anni fa rimane uguale e inalterata – e lì, Diogene, ero testimone oculare diretto, anche se le mie impressioni divergevano con quelle poi tirate a mano dai protagonisti, a loro dire provocati – così come quella ancora più grave di Levico 2010 quando vennero cambiati i connotati ad uno spallino (pure in questa circostanza senza parità numerica delle forze in campo). Insomma la verità, cari Diogene e Ci67, non la
scrivo solo quando scrivo cose che condividete, ma anche quando scrivo cose che non condividete. O meglio: non scrivo la verità, ma quanto per frutto di ragionamento o esperienza diretta ritengo, in buona fede, essere verosimile e per questo mi piacerebbe venisse riconosciuta non la patente di nemico, ma appunto una certa onestà intellettuale alla quale per indole, credo, educazione e formazione, non ho mai abdicato. Neppure stavolta schierandomi senza alcuna fatica dalla parte dell’innocente (per me) Rocco dei Boys.
Diogene osserva che se non fossi stato testimone diretto dei fatti avrei potuto cadere anch’io nella stessa trappola nella quale sono incappati, nell’occasione, gran parte dei miei colleghi che hanno scritto di questo supposto complotto in salsa lazialparmigiana. Come argomentavo prima, sicuramente avrei avuto maggiori difficoltà se non avessi vissuto dal vivo il momento epocale del passaggio di mano dello striscione, tuttavia non avrei messo in stand-by il cervello, ma avrei cercato di capirne di più, senza limitarmi alla prima vulgata o alla prima velina, o alla prima agenzia piovuta in redazione, come hanno fatto altri. Ma se lo hanno fatto non è perché volessero infangare i Boys (sulla Gazzetta di Parma, tra l’altro, non hanno neppure scritto che Rocco è un autorevole rappresentante del direttivo), quanto perché purtroppo il
giornalismo moderno ha tra i suoi mali l’eccessiva velocità di esecuzione, la mancanza di verifica e di approfondimento e direi persino di curiosità. Io, per esempio, ho trovato assai singolare che nessuno avesse avuto il mio medesimo istinto, una volta letto che era stato arrestato un non meglio identificato parmigiano 34enne all’Olimpico, di sapere subito chi diavolo fosse. Ho personalmente fatto un giro di telefonate nelle redazioni per spronare i colleghi a saperne di più… Si può poi anche riflettere sul perché il nome di Negri e la circostanza che fosse amico di Sandri, al contrario di quello taciuto di Rocco dei Boys, fossero stati subito dati in pasto alla stampa, ma credo che la spiegazione sia superflua e ci possa arrivare chiunque… Gabriele Majo
ADDENDUM,
LA STRANA COPPIA, IL GIORNALISTA E L’ULTRAS
di Antonio Boellis, da Il Nuovo di Parma dell’11.11.2011
Amici e nemici. Il giornalista e l’ultras. E’ la strana storia, o la strana coppia, nata dopo Lazio-Parma. Una vicenda contorta e rocambolesca allo stesso tempo. E’ domenica 5 novembre, allo stadio Olimpico si gioca Lazio-Parma. Prima del fischio d’inizio le due tifoserie hanno voluto sancire con uno striscione un gemellaggio in onore di Matteo Bagnaresi e Gabriele Sandri. Per due tifosi di Lazio e Parma, però, il pomeriggio dell’Olimpico si è trasformato in una cella del carcere. Federico Negri (ex amico di Sandri) e il parmigiano Rocco Marroni (membro del direttivo dei Boys Parma 1977) vengono arrestati perché nell’auto del primo i carabinieri ritrovano un piccolo arsenale: coltelli, chiave inglesi, martelli e adesivi contro la polizia. La notizia fa il giro dell’Italia in pochi minuti. Marroni viene scarcerato il giorno dopo, anche perché ai militari dice di non essere stato a conoscenza dell’arsenale rinvenuto nell’auto dell’amico laziale. La storia è credibile, anche perché il contrario è difficile da dimostrare. A sostenere l’alibi di Marroni ci pensa Gabriele Majo, noto giornalista professionista parmigiano, che è un testimone oculare di quanto accaduto domenica scorsa a Roma. A causa di alcuni articoli pubblicati in passato sul proprio sito (stadiotardini.com), Majo è considerato dagli ultras locali come un “nemico” storico. Un’antipatia viscerale tra due entità che hanno sempre detto quello che pensano, senza peli sulla lingua.
L’inimmaginabile succede ad inizio settimana: Majo scrive sul proprio sito una lunga arringa
difensiva a favore di Marroni, sostenendo che l’unico scopo del tifoso era quello favorire il passaggio di uno striscione (“I vostri figli i nostri fratelli: ciao Bagna, ciao Gabriele”), poi esposto nel settore dei tifosi del Parma.
All’articolo di Majo fa seguito una calorosa stretta di mano di Marroni al centro sportivo di
Collecchio, dove i due si ritrovano alcuni giorni dopo, mettendo la parola fine a mesi di vecchie ruggini e incomprensioni; sancendo un’alleanza inconsueta nel mondo del calcio, quella tra un giornalista e un ultras.
Antonio Boellis (da Il Nuovo di Parma dell’11.11.2011)
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1 commenti:
il mondo che cambia. complimenti all'ultras e ai giornalisti
Matteo Pisa
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