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domenica 10 giugno 2012

EURO 2012 – MA DOPO ITALIA-SPAGNA 1-1 IL BICCHIERE E’ MEZZO PIENO O MEZZO VUOTO? COME DIREBBE BUFFON: “MEGLIO DUE FERITI DI UN MORTO…”

giovinco spagna italia 1 1(Luca Russo) – Ripasso di storia. E’ la notte del 7 agosto del 1588 e otto navi incendiarie inglesi vengono lanciate contro l’Invincibile Armata che, colta di sorpresa, incassa senza battere ciglio le offensive britanniche. Gli spagnoli subiscono, soffrono ed in breve tempo sono costretti alla ritirata nella Manica. Una disfatta che certifica una verità che dopo oggi appare comunque un po’ meno assoluta: nessuno è imbattibile. Non lo è stato il grande Barcellona di Pep Guardiola, lo sarà, probabilmente, la Spagna che in meno di lustro ha scalato le vette più impervie del calcio continentale e mondiale. E che ora si trova di fronte all’interessante prospettiva di centrare un inedito triplete: due titoli europei intervallati dal trionfo nel mondiale di due estati fa. L’Italia era il primo scoglio da scansare per rendere più agevole il cammino verso Kiev. Quelli che via via si presenteranno lungo le rotte spagnole, a giudicare anche dagli ‘spettacoli’ offerti dalle favoritissime Germania, Olanda e Portogallo, non dovrebbero minare oltremodo le certezze di un gruppo che al match di Danzica si era avvicinato non senza perplessità. Riusciranno Piquet e Sergio Ramos a coesistere lì dietro lasciando a casa le scorie dell’eterno duello Barca-Real che ha monopolizzato le cronache delle ultime annate di Liga? Llorente, Negredo e Torres sapranno oscurare la pesantissima assenza di Villa che da solo ha messo insieme più reti del trio che cercherà di sostituirlo degnamente? Il fuoco sacro di Xavi infiammerà la miccia del gioco per innescare la detonazione di Iniesta, Silva e Fabregas?

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DSC_0002Tutte le risposte in una partita che per contenuti tecnici ed agonistici non ha deluso le attese di chi si aspettava gran calcio e grandi emozioni. Il pareggio, alla fine, sta anche stretto alla Spagna che ha prodotto gioco ed occasioni in quantità impressionanti. Confermando, ove mai ce ne fosse stato bisogno, che è e resterà la squadra da battere. E’ in mezzo al campo che gli spagnoli fanno la partita e lanciano messaggi allarmanti per le avversarie. Xavi, Iniesta e Busquets fanno venire il mal di testa DSC_0003ai nostri uomini della mediana. Merito di uno schieramento privo di attaccanti e imbottito di centrocampisti con una sola licenza: fare del giro-palla l’apriscatole che buca la retroguardia azzurra. Missione che gli iberici tradiscono per lunghi tratti della gara, irretiti dalle puntualissime chiusure di De Rossi, oggi laureatosi con lode e bacio accademico nel ruolo di difensore, e Chiellini, di nuovo in eccellente forma dopo l’infortunio patito nell’ultima giornata di campionato. E’ in attacco che l’Italia non carbura, Balotelli è DSC_0004 (1)nervoso, soffre il peso della posta in palio e prima di essere sostituito ha sui piedi l’occasione buona per conquistarsi la copertina di giornata. La spreca ed il cambio seguente ha tutte le sembianze di una bocciatura. Cassano è discontinuo, alterna buone giocate ad errori che ne tradiscono uno stato di forma non ancora all’altezza della manifestazione. Di Natale e Giovinco nella ripresa faranno molto meglio. Con l’attaccante dell’Udinese che fa centro al primo colpo: la palla filtrante è di Pirlo, Totò la DSC_0005piazza sul palo più lontano e consuma quella vendetta che aspettava da quattro anni fa, da quando il suo errore dal dischetto – nei quarti di Euro 2008 – aprì, di fatto, il ciclo della Spagna vincente. E, forse, imbattibile. Giovinco ha la sfortuna di entrare in partita un istante dopo la marcatura di Fabregas. Peccato. Fosse entrato un attimo prima, con l’ago della bilancia che pendeva ancora dalla parte degli Azzurri, avrebbe potuto far fruttare le sue doti tecniche e di velocista per incunearsi negli spazi non presidiati da una DSC_0006 (1)‘Roja’ anche troppo convinta dei propri mezzi. Esuberanza che agli spagnoli costa lo svantaggio. Paradossalmente è questo il momento in cui l’Italia non vince la partita. Prima del vantaggio il collettivo di Prandelli è in apnea. Come uno studente che, alle prese col prossimo esame, è rinchiuso nella sua stanzetta, testa sui libri e nessun rumore che possa insidiarne la concentrazione. Difende senza scomporsi, rischia di finire sotto solo una o due volte. E di tanto in tanto riesce anche a portare il naso nella metà campo DSC_0009 (2)avversaria. Con Thiago Motta, a fine primo tempo, sfiora il vantaggio e Balotelli, ad inizio ripresa, lo imita fallendo il più semplice dei gol. Almeno per uno che ha il suo bagaglio tecnico. Nel mentre la Spagna si concede ad un inedito palla lunga e pedalare. Quasi non sembra vero che gli iberici, intimoriti da un’Italia che a Danzica non ci è venuta per fare solo le barricate, rinuncino alle proprie geometrie per liberarsi dalla pressione portata dagli azzurri. Poi, per fortuna e purtroppo, arriva il gol che ‘distrae’ l’Italia, le DSC_0010 (2)fa smarrire la mappa che conduce al tesoro, le fa perdere le posizioni. I campioni del mondo in carica ne approfittano immediatamente segnando alla maniera del Barcellona: fraseggio stretto e verticalizzazione per Fabregas che riporta la gara al punto di partenza, ad un pareggio che non scontenta nessuno. Anche se Torres potrebbe rompere l’equilibrio per due volte nell’ultimo quarto d’ora. Ed anche se Di Natale trasforma in spazzatura un assist al bacio dell’ottimo Giovinco. Meglio due feriti DSC_0011che un morto, direbbe Buffon. Già, molto meglio. Soprattutto se consideriamo che i nostri prossimi avversari non hanno la cifra tecnica degli spagnoli. Ma il dubbio resta. Ed è il solito in casi del genere: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Diremmo che è mezzo pieno, ed in fondo lo è, ma per come si  era messa la partita, un’occhiata alla metà vuota possiamo darla. La difesa solo a tratti ha sofferto l’impeto delle offensive iberiche. In mediana ha deluso Thiago Motta, lento in fase di impostazione e troppo ‘dolce’ in DSC_0012 (1)quella di interdizione. Pirlo, ingabbiato dai tre centrali spagnoli, non è stato il catalizzatore della manovra come accade nella Juventus. Marchisio ci ha messo del tempo prima di timbrare la sua presenza a Danzica, ma quando è entrato nel cuore del match ha dato di che preoccuparsi ai suoi dirimpettai. Dell’attacco abbiamo già detto. Chissà Prandelli cosa pensa della prestazione delle due bocche di fuoco titolari di giornata. Vorremo essere nella sua testa e capire se in vista della gara con la Croazia può esserci DSC_0013 (2)spazio, dall’inizio, per il nostro Giovinco ed il ‘friulano’ Di Natale. Le due ‘riserve’ hanno quattro giorni a disposizione per insinuare il dubbio nei pensieri del Commissario Tecnico. Quattro giorni che serviranno all’ambiente anche per godersi un pareggio che intanto fa morale. Il 18 giugno vedremo se avrà fatto anche classifica.

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