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NAVIGHIAMO ALLA PRAMZÀNA

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domenica 10 giugno 2012

LE QUATTRO PARTITE CHIAVE DEL PARMA

(Luca Russo) – Di un pallone che rotola non ci sono state tracce fino a venerdì scorso, giornata inaugurale di Euro 2012: durante l’attesa io ho preferito ingannare il tempo evitando di discorrere sempre e solo di giocatori che vengono qua ed altri che se ne vanno di là o di posizioni da stralciare e patteggiamenti da impugnare, ma facendo qualche riflessione di calcio giocato, andando a rivisitare quanto prodotto dal Parma nel campionato terminato lo scorso 13 Maggio.  Torneo che gli emiliani hanno chiuso all’ottavo posto. Cavalcando, talvolta, il sogno di strappare un pass per l’Europa minore (conquistata da Napoli, Inter e Lazio), sfuggendo, in altri momenti, alla minaccia di una retrocessione che se fosse arrivata, e sarebbe stata la seconda nel giro di quattro campionati, avrebbe mandato definitivamente in frantumi il tanto chiacchierato Progetto Parma. E raccogliendo, alla fine, un po’ più di una salvezza stiracchiata ed un po’ meno di un’Europa francamente inimmaginabile ai nastri di partenza. Ottavo posto, dunque. Frutto di 56 punti messi insieme grazie ad 11 pareggi e ben 15 vittorie. Di cui quattro sono quelle che hanno rianimato il Parma un attimo prima che sprofondasse in una crisi di identità e risultati da cui sarebbe stato difficile venire fuori.

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La prima arriva col Genoa. I Crociati sono reduci da tre sconfitte in quattro partite, l’ultima ed unica vittoria in campionato risale alla sfida col Chievo. Prima la brutta figura a casa della Juventus, poi le stecche in sequenza contro Fiorentina e Roma. La classifica fa già tantissima paura. Col Grifone, a caccia di riscatto dopo il passo falso di Verona, servono i tre punti. Che arriveranno con la buona e gradita compagnia di una prestazione da incorniciare. Il Parma non si limita a vincere. Va oltre e riesce pure a convincere. Domina l’incontro senza mai permettere al Genoa di entrare nella partita. Giovinco, autore di una doppietta e del tocco che dà il La al gol di Morrone, lo travolge come se fosse un uragano.
Anche l’Udinese scivola al Tardini. Siamo alla dodicesima giornata e nelle precedenti undici partite i friulani hanno perso soltanto una volta, al San Paolo. A Parma ci arrivano con l’intenzione di riconquistare, in solitaria, la vetta della classifica. Missione fallita. Ed anche miseramente. La gara parte e procede a ritmi frenetici. La formazione di Colomba crea tantissimo, ma lo specchio della porta proprio non riesce a sfondarlo. Il sospetto che l’Udinese, per quanto spenta e svogliata, possa uscire illesa dall’Ennio, si rinforza minuto dopo minuto. A metà partita sono otto le conclusioni a rete degli emiliani. Una di queste, partita dal sinistro di Galloppa, si spegne sul palo. Sembra quasi che non sia la domenica del Parma. E invece lo diventerà nella ripresa. L’Udinese prende coraggio, attacca con convinzione ma finisce anche per scoprirsi. I padroni di casa, invece, abbassano il proprio baricentro, seppelliscono l’ascia di guerra utilizzata nel primo tempo e ne sfoderano un’altra con la quale pare che abbiano più dimestichezza: il contropiede. Biabiany sigla il vantaggio, Giovinco, su penalty, fissa il risultato sul 2-0. Sono già sette le reti del talentuoso attaccante crociato. E sette sono anche i punti che separano il Parma dalla zona rossa della classifica. Ma non è oro tutto quel che luccica: questa vittoria passerà agli annali come l’ultima della gestione Colomba. Nei due mesi successivi il Parma perde la confidenza coi tre punti ed incamera solamente pareggi subiti o conquistati in rimonta.
A Parma la distanza più breve tra due vittorie ha un nome ed un cognome: Roberto Donadoni. L’ex mediano del Milan rileva la panchina di Franco Colomba, che paga di tasca sua le cinque sberle del Meazza, ed il cambio porta con sé le conseguenze sperate. Non tanto nel gioco, visto che il Parma continua a balbettare, ma nei risultati. Donadoni fa centro al primo tentativo: tocca al Siena restituire al Parma la gioia della vittoria, che da queste parti mancava, appunto, da quasi due mesi.  Ma il gioco, dicevamo, non è quello dei tempi migliori. Le cronache dell’incontro raccontano di un Parma cinico. E non di un Parma bello, spettacolare o spumeggiante. Gli emiliani, in effetti, trovano il vantaggio, con Biabiany che in area risolve una mischia, alla prima occasione utile. Ed il raddoppio lo siglano quando il Siena sta dannandosi l’anima nel tentativo di pervenire al pareggio. Poi gli ospiti accorciano le distanze e si regalano ancora dieci minuti di speranza. Di vana speranza. Perché è il Parma, in contropiede (come accadeva ai tempi di Colomba), ad andare in gol e a mettere in ghiaccio tre punti che fanno molta classifica e tantissimo morale. La squadra c’è, è viva. Ok, non diverte. Ma alla salvezza non ci si arriva col calcio spettacolo che, almeno per ora, può attendere. Alla permanenza in A ci si arriva poi punti.
Il guaio è che dopo la vittoria coi toscani, cominciano a mancare pure quelli. Il Parma ripiomba nella sindrome del pareggio, lenita solamente in parte dalla vittoria ottenuta a Verona contro il Chievo. Sarà X con Catania, Juventus, Fiorentina, Genoa e Atalanta. Sarà pari perfino col derelitto Cesena. La vittoria ai danni della Lazio riporta un po’ di tranquillità nell’ambiente crociato. E poco importa che la settimana successiva si ritorni da Udine con le cosiddette pive nel sacco. Perché i ragazzi di Donadoni sono all’alba di un sogno che tramonterà un mese dopo. E’ un fresco mercoledì di inizio aprile. Il Parma riceve l’ormai spacciato Novara che però ha ancora un obiettivo da cullare: ritardare ulteriormente l’aritmetica retrocessione in cadetteria. Il copione è quello che normalmente viene allegato ad incontri di questo tipo: il Parma ha bisogno del risultato pieno per far fuori la banda di Tesser e, in modo particolare, per respingere gli assalti del Lecce, rinfrancato dalla cura Cosmi e di scena a Catania. Giovinco e Jonathan hanno vita facile contro la debole e parecchio permeabile retroguardia piemontese. Il Tardini è un catino festante, la squadra tocca quota 38 punti in classifica e per la salvezza il grosso sembra fatto. Ma da Catania arrivano cattive notizie. Minuto ottantanove: il tabellone segnala il pareggio del Lecce. Al novantunesimo, in pieno recupero, Di Michele gli regala il vantaggio e tre punti insperati. Cala il silenzio sull’Ennio. Tutti temono che i salentini possano compiere il miracolo. Nessuno, però, sa che il miracolo lo farà il Parma. Soprattutto, nessuno sa (e si aspetterebbe peraltro) che quella col Novara è la prima di sette vittorie che regaleranno alla comunità calcistica parmigiana un finale di stagione esaltante. Da stropicciarsi gli occhi. All’Ennio cadono Cagliari, l’illustre Inter di Stramaccioni ed il Bologna, fuori casa i gialloblu sbancheranno Palermo e, udite udite, Lecce. La somma di queste imprese fa 56. Un po’ più della salvezza ed un po’ meno dell’Europa.

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