REDIRECT SU STADIOTARDINI.IT

Stai per essere trasferito su StadioTardini.it spin-off di StadioTardini.com
Se il redirect non dovesse funzionare vai su http://www.stadiotardini.it
e aggiorna i tuoi segnalibri.

Blog Archive



NAVIGHIAMO ALLA PRAMZÀNA

Powered by Blogger.

Blog Archive

giovedì 11 ottobre 2012

AZZURRO RUSSO / L’ITALIA TIRA PIU’ ALL’ESTERO CHE NON ENTRO I NOSTRI CONFINI: 200 ARMENI HANNO FESTEGGIATO LO SBARCO DI BUFFON & C.

“Ci giochiamo tutto in cinque giorni. Che devono spazzare via la brutta immagine dell’Italia settembrina, confusa in quel di Sofia e timida a Modena contro l’abbordabilissima Malta, per restituirci la nazionale che solo tre mesi fa ci aveva dato l’illusione di poter spingere giù dal trono la Spagna pigliatutto”

polemica armenia(Luca Russo) – Strano a dirsi, ma è vero. L’Italia, intesa come nazionale di calcio, tira di più all’estero che non entro i nostri confini. Così, mentre qui da noi juventini e napoletani fanno un gran vociare perché i loro rappresentanti in azzurro non vengano spremuti troppo in vista del big match del 20 Ottobre allo Juventus Stadium – che metterà di fronte, in una sfida che si preannuncia ad altissima tensione, le due squadre attualmente al timone del campionato – a Yerevan il popolo armeno accoglie gli azzurri come se la loro nazionale fosse quella che batte bandiera tricolore e non la selezione ben capitanata dal C.T. Minasyan. Mi verrebbe da dire: cose dell’altro mondo! Da una parte una nazione, la nostra, a cui dell’Italia importa fino lì, manco fosse un ostacolo, un’interferenza per il campionato. Dall’altra duecento armeni che all’aeroporto hanno festeggiato lo sbarco degli azzurri con una passione insolita alle nostre latitudini quando si tratta di nazionale. Fatta eccezione, è ovvio, per i grandi eventi quali Mondiali ed Europei, che riescono nell’ardua impresa di risvegliare nell’italiano medio e non l’attaccamento alla maglia azzurra.

Continua la lettura all’interno

DSCN9622Che dire, non sarà mai troppo tardi per mettere da parte quei campanilismi che da sempre stringono il nostro Paese nella morsa, e non avviene solo per questioni calcistiche, e riscoprire quell’unità di intenti di cui avremmo un gran bisogno non solo per ridare slancio alle sorti della nostra terra ma anche per farle acquisire maggiore credibilità agli occhi dei nostri cuginetti europei. Intanto c’è da pensare ai match contro Armenia e Danimarca. Il grosso della qualificazione a Brasile 2014 ce lo giochiamo qui. Tra Yerevan, dove domani alle 19 (ora italiana) gli azzurri se la vedranno con una formazione che è bene non sottovalutare, e Milano, teatro, martedì prossimo, della sfida alla pericolosa Danimarca che agli Europei ha fatto la sua degna figura nel girone da tutti considerato come quello della morte (con Germania, Portogallo e Olanda). Dovessero arrivare sei punti, che – è bene precisarlo per non pensare ad Armenia e Danimarca come due vette insormontabili –sono largamente alla nostra portata, saremmo già all’aeroporto per il controllo bagagli prima della partenza per il Brasile. Insomma, ci giochiamo tutto in cinque giorni. Che devono spazzare via la brutta immagine dell’Italia settembrina, confusa in quel di Sofia e timida a Modena contro l’abbordabilissima Malta, per restituirci la nazionale che solo tre fa mesi ci aveva dato l’illusione di poter spingere giù dal trono la Spagna pigliatutto. Prandelli ha le idee chiare. Chiarissime. Basta col 3-5-2, con buona pace di juventini e napoletani che lo conoscono benissimo, e largo al 4-3-1-2 tanto caro al nostro commissario tecnico. Come a voler dire: ora che non c’è l’urgenza di piantare un titolo (Europeo) in bacheca ma solo la necessità di mettere nel caveau una qualificazione che è nelle corde degli azzurri, si può smetterla di puntare sull’usato sicuro e ritornare a interpretare il sistema di gioco che DSCN9618gli azzurri hanno studiato durante il biennio e che molto probabilmente Prandelli vorrà portare in scena a Rio e dintorni. Giusto, in questo senso, fare un passo indietro. Così come è giusto svincolarsi dalle scelte di Zeman e Mancini. Per il boemo e l’ex stella della Sampdoria l’inamovibilità di De Rossi, Osvaldo e Balotelli è un concetto meno solido che in passato. Il primo, nel match contro l’Atalanta, ha tenuto in panca i suoi due assi. E tra il Mancio ed il Balo non è più tutto rose e fiori come qualche tempo fa. Diversa è la posizione, e diverse dunque sono anche le scelte, del commissario tecnico. Prandelli non può fare a meno della duttilità di De Rossi, utilizzabile sia in mediana che al centro della difesa laddove può garantire tanta qualità in fase di rilancio dell’azione, né dell’Osvaldo che in azzurro diventa furioso, in senso buono s’intende. E Balotelli nel settembre del 2010 fu scelto perché diventasse il simbolo di una nazionale non più votata al catenaccio ed al gioco difensivo, ma al calcio propositivo che tre mesi fa solo per poco non ci ha portato in cima all’Europa. Rinnegare la sua importanza vorrebbe dire mettere in discussione DSCN9619tutto il progetto. Un lusso che Cesare non può concedersi a nemmeno due anni dall’inizio del mondiale carioca. E l’Armenia? Beh, cominciamo col dire che non è più la squadra materasso di qualche stagione fa. Nel girone ha già battuto Malta a domicilio e contro la Bulgaria ha perso solo per 1-0 contro una squadra che all’Italia ne ha fatti due. Di stelle ne ha poche. Appena due: Yura Movsisyan, capocannoniere con 9 reti del campionato russo (lo stesso in cui, per intenderci, gioca quel tale che risponde al nome di Eto’o), ed Henrik Mkhitaryan, trequartista dello Shakhtar Donetsk che la settimana scorsa ha guastato il ritorno in Champions della Vecchia Signora. Il resto non è tanta roba. Certo, possono crearci qualche grattacapo se gli azzurri, come a Sofia e Modena, incappassero in un’altra serata storta. Ma la sensazione è che se l’Italia dovesse fare l’Italia, non ce ne sarebbe nemmeno per la discreta Armenia. Luca Russo

0 commenti: