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domenica 26 dicembre 2010

BARALDI BIS, ANALOGIE PARMA-BOLOGNA

Quante somiglianze tra l’avventura appena iniziata sotto le due Torri e quella nel ducato nel post crac Parmalat
Mi ero ripromesso di scrivere del difficile re-insediamento di Luca Baraldi a Bologna nei prossimi giorni, dopo la mini vacanza dal blog che mi sarei concesso dopo due mesi consecutivi di iper-attività. Ma, pur senza scrivere, un occhio a stadiotardini.com ho continuato a darlo anche durante il Natale e ho visto alcuni commenti postati da “Indipendenza per il Ducato”, il quale offre spesso spunti su cui meditare, vedi il vari suggerimenti sul connubio calcio-lirica che vorremmo portare avanti con vista 2013, grazie alla proposta del presidente della Corale Verdi Rinaldi, avallata dal M° Pertusi. Indipendenza, però, stavolta pone un interrogativo che a mio avviso non è poi di così fondamentale importanza, e cioè se Baraldi è o no laureato dal momento che spesso ci si rivolge a lui chiamandolo Dottore.
(Continua all’interno)
Conosco Luca Baraldi da una decina di anni, e ho avuto modo di collaborare strettamente con lui nella stagione 2004-05 quando, sfidando il comune pensare, ebbe l’ardire di nominare proprio il sottoscritto, notoriamente uno che era ai margini del sistema, capo ufficio stampa del Parma FC. Va da sé che per riconoscenza per l’opportunità che mi offrì – e che credo di avere onorato anche nei quattro anni successivi, pur non essendoci più lui nella cabina di comando – potrei sembrare un po’ fazioso all’occhio del lettore nel formulare giudizi sulla sua persona, ma penso sia nota anche la mia propensione ad una certa onestà intellettuale, spesso pure un po’ autolesionista, sicché auspico che le mie considerazioni possano essere accolte con serenità d’animo e senza pregiudizi. Anche perché stimare una persona ed anche volerle bene, nella mia accezione di pensiero, non significa dirle sempre di sì, o credere che sia immacolata da peccati o invulnerabile. Anzi, penso proprio che il rapporto tra Baraldi e me sia funzionato proprio perché, da dirigente illuminato, lui ha saputo cogliere le riserve che spesso esprimevo da Grillo Parlante come una risorsa e non come un fastidio.  Non a caso una delle maggiori soddisfazioni personali nella mia esperienza al Parma fu quando Baraldi, ad un pranzo con i giornalisti in una trasferta europea, affermò davanti a loro che spesso discuteva con me. E che il bello era che alla fine avevo sempre ragione io. Una impagabile gratificazione. No, non per il gusto di avere sempre ragione, quanto perché se anche ragione l’avessi avuta solo una volta, era di piena soddisfazione sapere che un mio superiore, dalla personalità assai accentuata come la sua, riflettesse sui miei umili suggerimenti e li prendesse in considerazione.

Ma torniamo ad Indipendenza: come dicevo conosco Baraldi da due lustri, eppure non ho mai sentito la necessità di verificare chiedendoglielo – e sì che sono curioso, eh ? – se fosse laureato o meno e in che cosa. Sarà che anche noi giornalisti, per la gente che si rivolge a noi, siamo tutti dottori, pure quelli, quorum ego, senza pezzo di carta che lo certifichi. Poi, ditemi: quanti e quali tra i dirigenti sportivi lo sono? Io non so se Baraldi sia o no laureato, so solo per testimonianza diretta, ed indiretta, che il suo lavoro lo sa svolgere. E bene. Nelle imprese disperate lui c’è. E ci salta sempre fuori. Anche se qualche volta gli è capitato di interrompere anzi tempo il proprio rapporto professionale poiché venute meno le condizioni per proseguire. Vedi a Modena, a conferma che nemo profeta in patria est. Ma alla Lazio, il famoso piano che porta il suo nome, era stato propedeutico al salvataggio del club, poi successivamente risorto al punto che oggi veleggia nelle zone più alte della classifica, dopo l’ulteriore cura Lotito. A Parma, dove i detrattori non mancano, anche se di ammiratori ne ha pure parecchi, e lasciatelo dire a me che ne ho esperienza diretta, se la squadra di pallone è ancora in vita è grazie a lui, che seppe convincere il commissario straordinario  Enrico Bondi (inizialmente propenso, come da disposizioni ministeriali, a non fare proseguire le altre imprese della galassia escluse quelle del core-business, cioè il latte) a dare vita ad un salvataggio, unico in Italia, rendendo una società che era tecnicamente, e non solo, fallita a seguito del disastro della casa-madre, in una società in ristrutturazione, con la conseguenza della vitale conservazione del titolo sportivo e del parco calciatori. Condizioni queste indispensabili per proseguire con il salvataggio. E furono proprio i suoi buoni uffici con i vituperati Carraro e Galliani a far passare tale principio che agli occhi dei terzi sarebbe parsa una ingiusitizia. Del resto dal fallimento (con ripartenza dai Dilettanti o dalla C2) sono passati diversi importanti club italiani: il Parma no. In B ci sarebbe finito poi per (de)meriti sportivi a passaggio di proprietà avvenuto, ma non per il crac Parmalat.

Trovo, a questo proposito, molte analogie tra quanto successo l’altro giorno a Bologna e quanto avvenuto anni fa a Parma, dove l’ipotesi di un secondo mandato Baraldi non andava tanto a genio ai principali organi di informazione. Sia nazionali che della città. In verità, però, non si arrivò ad un ostracismo talmente aperto e dichiarato, specie “ad elezione” avvenuta, come quello registrato l’antivigilia di Natale, durante la presentazione della nuova compagine societaria e relativo management, allorché si sono registrati veri e propri momenti di tensione, più che di imbarazzo, specie quando il kamikaze Emanuele Righi (auto-presentatosi come giornalista de La Stampa) ha deciso di dare il fuoco alle micce attaccando, senza risparmiarsi l’appena nominato amministratore delegato.  Più moderata nei toni, anche se di analoghi contenuti, Francesca Blesio (del Corriere di Bologna), successivamente intervenuta. A chiudere il fuoco di fila il veterano Stefano Biondi, prestigiosa firma del Resto del Carlino, quasi a testimonianza della pressoché totale convergenza del No a Baraldi dei media felsinei (tra le fila degli oppositori mi pare di aver capito figurassero anche la conduttrice di ètv Sabrina Orlandi  e l’eterno Gianfranco Civolani, che però hanno manifestato  questo loro pensiero solo prima dell’inizio della conferenza stampa, ma non dopo alla presenza dei protagonisti, salvo qualche rantolo il Civ…). Terminato l’intervento di Biondi il neo presidente Zanetti è sbottato: “Beh se avete concesso così tanto credito a Porcedda in questi mesi, potreste concederlo anche a me e Baraldi”, raccogliendo un fragoroso applauso da parte della maggior parte dei circa 150 presenti in sala. Zanetti ha ragione, specie considerando che Biondi, appena due mesi prima, parlando col sottoscritto a proposito dell’ingiunzione di sfratto ricevuta dal Centro Sportivo di Casteldebole, tenne alte le carte della vecchia proprietà, dichiarando così: “Credo che questa mossa sia dovuta più che altro ad una mancanza di comunicazione tra i proprietari della struttura e la nuova proprietà del club felsineo, che dal giorno dell’insediamento, il 7 luglio 2010, non si è mai fatta viva. Mi pare più che altro una mossa per sbloccare questa situazione di stallo, del resto non credo che la cifra tutto sommato esigua, cioè 150.000 euro all’anno possa spaventare la nuova società che fa capo all’imprenditore sardo Sergio Porcedda. Per me è solo un tentativo di ripristinare i contatti.” Verrebbe da dire: le ultime parole famose… Gian Carlo Ceci, presente alla presentazione, ha esternato questo suo pensiero: “Sono esattamente 50 anni che faccio il giornalista, ma non mi è mai capitato di assistere a qualcosa del genere. Non capisco tutto questo livore…”  

Posto che Baraldi possa avere sbagliato qualcosa durante il suo primo mandato (io gli suggerirei di ridurre il numero delle persone cui rivolge confidenze a taccuini chiusi, o di esternare di meno), riconoscenza vorrebbe che si ricordasse anche quanto di positivo ha fatto in condizioni oggettivamente difficili per operare: mettendo sul piatto della bilancia pro e contro immagino che anche i suoi detrattori, con un minimo di onestà, non abbiano difficoltà a vedere da quale parte penda il piatto. Non vivo la realtà bolognese quotidianamente, ma dopo un minimo di verifica effettuata ho notato come il No a Baraldi sia più compatto sul fronte della stampa che non dei tifosi. Anzi mi pare che i primi abbiano un po’ strumentalizzato i secondi. Del resto come i giocatori. Anzi, credo che qualcuno di questi prima abbia un po’ manovrato i colleghi, salvo poi fare retromarcia ad elezione avvenuta. Non mi risulta, infatti, che ci sia l’intenzione di Malesani di dimettersi e dei  calciatori di non ritirare la messa in mora così come asserito da Righi in conferenza. Nei prossimi giorni vedremo che piega prenderà la vicenda.

Avevo accennato alle analogie con Parma: anche da noi il secondo mandato Baraldi era stato osteggiato dai giornalisti influenti. Io, che nella mia carriera mi ero sempre distinto per non aver sposato una parte, dopo essere stato il primo a suggerire il nome di Baraldi, ero stato l’unico a credere fino in fondo che potesse diventare l’amministratore delegato del Parma, quale braccio destro del commissario Enrico Bondi. E non mi sbagliai. Erano le 5 della sera quando fece il suo ingresso al Tardini per ricevere l’investitura (come alle 5 della sera si è tenuto il decisivo CDA del Bologna del 23 dicembre che avrebbe sancito il definitivo passaggio delle quote al nuovo organismo misto imprenditori-azionariato popolare), e dire che proprio quella mattinata Gazzetta di Parma e Gazzetta dello Sport se ne erano usciti indicando un altro candidato, Giuseppe Parrello, gia vicepresidente di Telecom Italia Media, scrivendo che Bondi lo aveva già scelto. Ricordo ancora le foto: Parrello, il nuovo che avanza, Baraldi, il vecchio, misero in didascalia. Come quella mattina, di metà gennaio del 2004, alla lettura dei quotidiani, mi andò di traverso la brioche consumata alla pasticceria Da Cecè, credendo naufragata l’ipotesi che per primo avevo ventilato, non nego che al pomeriggio provai un certo godimento quando, invece, si concretizzò, ed i colleghi che fino a quel momento non mi avevano filato, iniziarono ad intervistarmi in diretta.

Corsi e ricorsi storici:  allora come stavolta, avevo tirato un mezzo tiro mancino a Baraldi trasformando in dichiarazioni virgolettate quelle che lui credeva (ma ci credeva, poi?) chiacchiere off the record: la prima volta, quando diffusi, con grande cassa di risonanza il suo proposito che per il Parma avrebbe accettato di lavorare gratis, la seconda pochi giorni fa quando gli feci inconsapevolmente ammettere, proprio su stadiotardini.com che con Zanetti, di fatto, era già d’accordo. Del resto il Re del Caffè, in questa storia, ha saputo reggere fermo il timone nella tempesta (e non era facile con tutte le pressioni…) concedendo il massimo della fiducia al suo uomo contestato. Dimostrando di avere riconoscenza. Baraldi già mesi fa aveva tentato di coinvolgermi nel salvataggio del Bologna, ma io gli avevo detto di no – ha raccontato il 23 dicembre – però stavolta, avendo deciso di farlo ho deciso di averlo al mio fianco perché mi fido di lui, uomo cristallino.”  Baraldi, per parte sua, ha pure lanciato un avviso ai naviganti: “Se tra 15 giorni mi dovessi accorgere di essere un problema per il Bologna lascerei il mio posto, senza pretendere il pagamento degli altri 350. Ci siamo stretti la mano, il mio è un contratto a giorni…”

Chissà se la due giorni natalizia ha portato un po’ di serenità sotto le due Torri: certo i tifosi rossoblù possono festeggiare, perché la società si è salvata, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno disponibile. Certo tanto rimane ancora da fare: perché, quindi, farsi male da soli come tanti Tafazzi? (Gabriele Majo)

VIDEO AMATORIALI DI http://www.stadiotardini.com/ SULLA NOMINA DI BARALDI  AMMINISTRATORE DELEGATO DEL BOLOGNA FC

Clicca qui per vedere il video dell'ingresso in sala di Baraldi

Clicca qui per vedere il video dell'investitura di Baraldi quale AD

Clicca qui per vedere il video Zanetti: Baraldi nostro uomo di fiducia

Clicca qui per vedere il video con l'intervento di Emanuele Righi

Clicca qui per vedere il video con l'intervento di Francesca Blesio

Clicca qui per vedere il video con l'intervento di Stefano Biondi

8 commenti:

Anonimo ha detto...

"indipandenza per il ducato" è il tuo amico di Settore crociato, lo sanno tutti..

Anonimo ha detto...

Hai sbagliato clamorosamente, anonimo delle 10:09. Io non sono tesserato nè con i Boys,nè con Settore, nè con il CCPC, nè con Petitot.

IndipendenzaXilDucato.

Gabriele Majo ha detto...

Conosco Indipendenza per il Ducato (anche personalmente, anche se spesso mi capita di non riconoscerlo) essendo stato moderatore di una nota piazza virtuale di tifosi del Parma. Non mi risulta appartenga a Settore Crociato (anche perché Settore Crociato non esiste, no? Non è una sola persona? O adesso invece ne annovera qualcuna? Toh, perché allora è il vero "sgub"...). Quindi tu e tutti (ma che bella questa propensione a credere che se uno pensa una cosa tutti la debbano pensare come lui)cosa sapete? Un bel niente. Venendo allo specifico, gentile solito anonimo (ferie di natale, niente?) Indipendenza, settore o non settore, aveva postato alcuni commenti, di cui, tra l'altro, come esposto nel lungo articolo non ne condividevo i contenuti, ed io gli ho risposto. Come rispondo a Te, pur non essendo tu di settore crociato, e mi pare di capire neppure un mio amico. Cosa volessi dunque insinuare con il tuo commento lo sai solo tu. Anzi, scusa, tutti... Gabriele Majo (e impara a firmare, va là)

Anonimo ha detto...

Settore siete in due G.S. e te. G.S. si firma sui forum come indipendenza per il bucato

Gabriele Majo ha detto...

Gentile Anonimo. Questa è l'ultima volta che rispondo a chi non si firma minimo con un nick name, dopo di che i commenti non firmati saranno direttamente cestinati, indipendentemente dai contenuti dello scritto. G.S., al secolo Giuseppe Squarcia, è il curatore del sito www.settorecrociatoparma.it, al quale io ho dato un modesto apporto in termini di foto, testi, etc. da lui pubblicati. Indipendenza per il Ducato è un'altra persona fisica, di cui conosco ovviamente cognome e nome, ma che per la privacy non rivelerò (a meno che non lo voglia fare direttamente lui), diversa da Giuseppe Squarcia. Saluti Gabriele Majo

Anonimo ha detto...

Mi consenta una replica:
-il fatto di essere dottore e laureato è importante. Lo sa il perchè? Perchè certe cose uno che ha lavorato in banca con un diploma non le può certo sapere perchè l'azienda ha una dinamica gestionale diversa da quella di un istituto di credito. Per cui il fatto che Baraldi, ex uomo di Calisto Tanzi (persona che io stimo moltissimo), sia finito al Parma e poi successivamente alla Lazio iperindebitata mi fa pensare e riflettere su quali fossero le reali capacità di Baraldi. Era effettivamente capace? Questo passaggio è dovuto alle grandi abilità di Baraldi? Non lo so.
Le nozioni del diritto commerciale (tanto per dirne una) dove le può avere imparate uno che ha lavorate sempre in banca? Per cui mettere uno senza una laurea e senza esperienza in azienda ai vertici di una società, come la Lazio, iperindebitata è cosa anomala. Ma tanto. Poi, Majo, non siamo nel sud Italia dove uno che ha la licenza media viene chiamato dottore, per cui gli appellativi sono importanti. Con questo io conosco bravissimi direttori amministrativi non laureati ma non vengono messi ai vertici di un'azienda con centinaia di mln di euro di debito e soprattutto senza mai aver avuto esperienza in azienda? Anzi ho un amico (che scrive su Parmafans, un nick noto) che è responsabile amministrativo e sono sicuro che "ne sa più" di Baraldi.
Poi è triste e patetico quando Baraldi a BarSport usa termini in inglese per mostrare al pueblos (ignorante) che lui "ne sa": perchè usare il termine "asset" quando esiste il termine "immobilizzazione"? Dato che Baraldi non ha studiato a Boston, nè a Oxford potrebbe usare il termine immobilizzazione che la rezdora di via Imbriani capirebbe di più.
-Inoltre sfatiamo, Majo, la ristruttuazione della Lazio e il mito del Baraldi risanatore: mi dica lei se esiste in Italia un'azienda che ha potuto spalmare il debito vs l'erario in vent'anni. Ma è una cosa che saprebbe fare anche un bambino questa. Non prendiamoci in giro, dai. Ma tutte quelle imprese piccola, medie, grandi che sono costrette a chiudere soffocate dai debiti viene concesso questo trattamento con i guanti bianchi dall'erario? No, certo che no. Solo che il calcio, soprattutto quello romano,ha strade privilegiate. Questa è la realtà. Per cui Baraldi non ha fatto proprio un bel niente.
Poi alla luce del pueblos ignornte e della signora Paola (tanto per dirne una dato che telefona sempre) Baraldi che ha una presenza elegante, capelli grigi segno di saggezza sembra che sia il "Bondi del calcio", ma in realtà deve dimostrare tutto a mio modo di vedere. Cosa ha fatto Barladi a Parma più di Uva (un altro che...), Berruti e tutti gli altri? Niente.
-C'era una bella trasmissione su Teleducato fatta da Settore che è stata chiusa. C'era un bel articolo su loro sito sul motivo della chiusura che ora però non riesco a trovare. Majo, si informi da quelli di Settore sul perchè quella trasmissione venne chiusa, si informi o se ha un po' di tempo cerchi l'articolo su loro sito che spiegava tutto.

IndipendenzaXilDucato.

Anonimo ha detto...

indi.... mo lasa li!!

Anonimo ha detto...

x anonimo

ho replicato a Majo dato che mi ha chiesto un mio parere sull'articolo da lui pubblicato, altrimenti avrei già chiuso la questione.
Poi firmati, dai, non costa nulla.

IndipendenzaXilDucato.