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lunedì 11 aprile 2011
IL CALVARIO CONTINUA
All’Olimpico, con Colomba il panchina, una gara da Era-Marino…
(gmajo) – Parma Gattopardo. Tutto (o quasi) cambia, affinché nulla cambi. All’Olimpico, nel pomeriggio d’esordio del regista Colomba il film andato in scena è l’esatto proseguimento della serie (o del serial…) griffati da Marino. Gialloblù (così qualche ignorante avvoltoio che sul web spara sulla Crociata che menerebbe sfiga – stucchevole ritornello da derecebrati – è stato accontentato) incolori per 70’, decenti – più che altro per le prodezze individuali di un ispirato e mai domo Giovinco – per appena 20’. Va da sé che con questo tipo di prestazioni non si va molto lontano. Anzi, si va all’inferno: esattamente là dove si è voluto prenotare un posto con le scelte suicide attuate in tempi lontani, benché allora si sognasse (e lo si proclamasse a voce alta) “non solo di vincere, ma di vincere giocando al calcio”. Il ritorno ad un sano pragmatismo è stato assai tardivo, diciamo nei pressi della gara con il Cesena, cui Cesarini sta dando una mano, ispirando i realizzatori romagnoli ieri capaci, ma non è certo stata la prima volta in stagione, come sappiamo bene, di segnare addirittura due reti nell’eterno recupero (6’)concesso a casa del Palermo. Continua all’interno
Ma mica solo loro viaggiano meglio di noi, tra gli attuali competitor: ci ha rosicchiato un punto anche il Brescia, che dunque non è sepolto, mentre il Lecce, nello scontro diretto, ha espugnato Marassi, già terra di recente conquista sia nostra che del Cesena. Ergo, i blucerchiati “meriterebbero” la B, del resto come onestamente qualcuno tra i nostri tifosi ha sostenuto, con la morte nel cuore, pure per il Parma dopo essere stato battuto a domicilio, la scorsa settimana, dal Bari. Galletti che, a conferma del momento positivo che stanno attraversando, nel rispetto della invocata par condicio, ha pure dato del filo da torcere al Catania, che tuttavia ha raccolto quel punticino utile per smuovere la classifica. In sostanza le uniche due in zona B che hanno perso, a sette giornate dalla fine della giostra, sono le formazioni gemelle di Parma e Sampdoria. Già nel recente passato mi è capitato di sottolineare le pericolose analogie che accomunano il calvario stagionale di queste due squadre: i problemi sono, a mio avviso, soprattutto di valenza psicologica, dal momento che entrambe erano state forgiate con materiale umano più idoneo a cavarsi soddisfazioni in zone medio-alte della classifica che non medio-basse. La differenza è che da noi la presunzione, la ubris, la chimera di dimostrare chissà che cosa, inseguendo la chimera del “gioco propositivo” ci ha fatto perdere preziosi punti fin dall’inizio; i parenti, invece hanno considerato sufficiente un girone per sancire la propria virtuale salvezza e fare cassa privandosi di pedine evidentemente fondamentali al funzionamento dell’insieme. Fatto sta che nessuna delle due pensava di ritrovarsi, di questi tempi, nelle sabbie mobili: e l’eventuale a condanna è solo a sei giornate…
La Colomba bianco-crociata non ha spiccato il volo: anzi ha perpetuato il suo misero incedere stagionale. Anche le parole pronunziate in sala stampa dall’attuale Caronte sono sostanzialmente le stesse del suo predecessore. Caronte, poi, si fa per dire, perché i vertici societari, scegliendo Colomba, ci hanno orgogliosamente fatto sapere di aver operato una scelta non a breve, ma a lunga (almeno un anno) gittata: un telespettatore a Tv Parma con un SMS letto durante “Pronto chi Parma?” ha chiosato: “Così hanno compromesso non solo questa, ma anche la prossima stagione”. Giudizio certo sferzante, forse ingeneroso dopo appena una prova, ma – come ricordava Leonardi, durante la presentazione del nuovo coach, ricorrendo ad un’abusata perifrasi – questo mini-torneo è lungo sette finali, e dopo una giornata siamo ancora a quota zero.
Carlo Chiesa, durante la succitata trasmissione, cercando di riequilibrare qualche istant message o telefonata un po’ troppo spinti nelle critiche nei confronti dei vertici della piramide societaria, prendendo le difese del presidente ha ricordato come il Parma sarebbe stato condannato al fallimento qualora questi non lo avesse a suo tempo acquistato. Io non mi stanco mai di ribadire che la gestione dell’Amministrazione Straordinaria è stata sana e corretta, ed il prodotto acquisito da Ghirardi, a condizioni davvero vantaggiose, non era assolutamente a rischio di fallimento. La società creata in bonis da Bondi e Baraldi sulle ceneri del vecchio Parma AC, infatti, avrebbe potuto procedere ancora, e gli stenti (sportivi) non erano certo superiori rispetto agli attuali o alla stagione maledetta di tre anni fa. E’ chiaro che passato un ragionevole lasso di tempo la società doveva essere ceduta (si trattava di gestione transitoria) e l’imprenditore bresciano è stato ritenuto dal venditore il migliore tra i candidati presentatisi (gli altri erano Sanz e Valenza). Più volte abbiamo affermato come l’upper class imprenditoriale di Parma non abbia saputo far suo e proteggere quello che gli amministratori pubblici locali all’epoca ed oggi definiscono un asset strategico per la città o un ottimo veicolo di marketing territoriale. E’ giusto, dunque, che ci sia gratitudine nei confronti di Ghirardi, il quale, comunque, ha fatto un ottimo affare (dal punto di vista economico). Egli è stato anche molto generoso – e continua ad esserlo – negli investimenti, vuoi per amore della piazza, vuoi per appagare le proprie ambizioni personali (in che percentuale? Ognuno è libero di indicarla a piacere). Certe sue scelte si sono rivelate azzeccate, altre decisamente meno: inutile star qui ad elencarle. Però ha sempre pagato di tasca sua. O della sua famiglia, che poi è la stessa cosa. A mio avviso ha commesso pericolosi errori di valutazione anche in quest’ultimo periodo, ma spero di rivelarmi una cattiva Cassandra. Se sbaglia, però, è nell’ordine naturale delle cose che la gente lo possa criticare: il debito di riconoscenza per aver acquistato a suo tempo il Parma non è una carta di credito illimitata. Insomma, dal piccolo schermo Chiesa ci ha ricordato che solo chi non fa non sbaglia: ma se sbaglia Ghirardi non va messo in discussione il suo amore per la maglia e per la città. Allora, io, per par condicio, mi permetto di aggiungere anche calciatori, tecnici e dirigenti: dubito, infatti, che una sola di queste componenti abbia, scientemente voluto fare il male del Parma in questa stagione. Tutti amano la maglia e la città: non solo Ghirardi. Quindi nel calderone delle critiche, a mio modesto avviso, è giusto che ci finiscano tutti, senza esentare nessuno.
A proposito di Leonardi, avevano destato un po’ sensazione le mie considerazioni della scorsa settimana – enfatizzate a Teleducato da Enrico Boni che mi ha sostanzialmente dato del matto (lui a me) – quando avevo con educazione e misura parlato di doverose dimissioni da parte dell’Amministratore Delegato, preso atto del fallimento di questa stagione, come tangibile segno di assunzione delle proprie responsabilità. Come ho avuto già modo di scrivere anche successivamente potrebbe anche essere che questi, con coscienza, abbia, a più riprese, messo a disposizione del presidente il proprio mandato, anche se pubblicamente non è mai emerso nulla del genere. E’ altrettanto vero che ha il dovere, lui è che il capo-macchina, di guidare in porto (nel miglior modo possibile) la traballante corazzata. Gabriele Majo
Ma mica solo loro viaggiano meglio di noi, tra gli attuali competitor: ci ha rosicchiato un punto anche il Brescia, che dunque non è sepolto, mentre il Lecce, nello scontro diretto, ha espugnato Marassi, già terra di recente conquista sia nostra che del Cesena. Ergo, i blucerchiati “meriterebbero” la B, del resto come onestamente qualcuno tra i nostri tifosi ha sostenuto, con la morte nel cuore, pure per il Parma dopo essere stato battuto a domicilio, la scorsa settimana, dal Bari. Galletti che, a conferma del momento positivo che stanno attraversando, nel rispetto della invocata par condicio, ha pure dato del filo da torcere al Catania, che tuttavia ha raccolto quel punticino utile per smuovere la classifica. In sostanza le uniche due in zona B che hanno perso, a sette giornate dalla fine della giostra, sono le formazioni gemelle di Parma e Sampdoria. Già nel recente passato mi è capitato di sottolineare le pericolose analogie che accomunano il calvario stagionale di queste due squadre: i problemi sono, a mio avviso, soprattutto di valenza psicologica, dal momento che entrambe erano state forgiate con materiale umano più idoneo a cavarsi soddisfazioni in zone medio-alte della classifica che non medio-basse. La differenza è che da noi la presunzione, la ubris, la chimera di dimostrare chissà che cosa, inseguendo la chimera del “gioco propositivo” ci ha fatto perdere preziosi punti fin dall’inizio; i parenti, invece hanno considerato sufficiente un girone per sancire la propria virtuale salvezza e fare cassa privandosi di pedine evidentemente fondamentali al funzionamento dell’insieme. Fatto sta che nessuna delle due pensava di ritrovarsi, di questi tempi, nelle sabbie mobili: e l’eventuale a condanna è solo a sei giornate…
La Colomba bianco-crociata non ha spiccato il volo: anzi ha perpetuato il suo misero incedere stagionale. Anche le parole pronunziate in sala stampa dall’attuale Caronte sono sostanzialmente le stesse del suo predecessore. Caronte, poi, si fa per dire, perché i vertici societari, scegliendo Colomba, ci hanno orgogliosamente fatto sapere di aver operato una scelta non a breve, ma a lunga (almeno un anno) gittata: un telespettatore a Tv Parma con un SMS letto durante “Pronto chi Parma?” ha chiosato: “Così hanno compromesso non solo questa, ma anche la prossima stagione”. Giudizio certo sferzante, forse ingeneroso dopo appena una prova, ma – come ricordava Leonardi, durante la presentazione del nuovo coach, ricorrendo ad un’abusata perifrasi – questo mini-torneo è lungo sette finali, e dopo una giornata siamo ancora a quota zero.
Carlo Chiesa, durante la succitata trasmissione, cercando di riequilibrare qualche istant message o telefonata un po’ troppo spinti nelle critiche nei confronti dei vertici della piramide societaria, prendendo le difese del presidente ha ricordato come il Parma sarebbe stato condannato al fallimento qualora questi non lo avesse a suo tempo acquistato. Io non mi stanco mai di ribadire che la gestione dell’Amministrazione Straordinaria è stata sana e corretta, ed il prodotto acquisito da Ghirardi, a condizioni davvero vantaggiose, non era assolutamente a rischio di fallimento. La società creata in bonis da Bondi e Baraldi sulle ceneri del vecchio Parma AC, infatti, avrebbe potuto procedere ancora, e gli stenti (sportivi) non erano certo superiori rispetto agli attuali o alla stagione maledetta di tre anni fa. E’ chiaro che passato un ragionevole lasso di tempo la società doveva essere ceduta (si trattava di gestione transitoria) e l’imprenditore bresciano è stato ritenuto dal venditore il migliore tra i candidati presentatisi (gli altri erano Sanz e Valenza). Più volte abbiamo affermato come l’upper class imprenditoriale di Parma non abbia saputo far suo e proteggere quello che gli amministratori pubblici locali all’epoca ed oggi definiscono un asset strategico per la città o un ottimo veicolo di marketing territoriale. E’ giusto, dunque, che ci sia gratitudine nei confronti di Ghirardi, il quale, comunque, ha fatto un ottimo affare (dal punto di vista economico). Egli è stato anche molto generoso – e continua ad esserlo – negli investimenti, vuoi per amore della piazza, vuoi per appagare le proprie ambizioni personali (in che percentuale? Ognuno è libero di indicarla a piacere). Certe sue scelte si sono rivelate azzeccate, altre decisamente meno: inutile star qui ad elencarle. Però ha sempre pagato di tasca sua. O della sua famiglia, che poi è la stessa cosa. A mio avviso ha commesso pericolosi errori di valutazione anche in quest’ultimo periodo, ma spero di rivelarmi una cattiva Cassandra. Se sbaglia, però, è nell’ordine naturale delle cose che la gente lo possa criticare: il debito di riconoscenza per aver acquistato a suo tempo il Parma non è una carta di credito illimitata. Insomma, dal piccolo schermo Chiesa ci ha ricordato che solo chi non fa non sbaglia: ma se sbaglia Ghirardi non va messo in discussione il suo amore per la maglia e per la città. Allora, io, per par condicio, mi permetto di aggiungere anche calciatori, tecnici e dirigenti: dubito, infatti, che una sola di queste componenti abbia, scientemente voluto fare il male del Parma in questa stagione. Tutti amano la maglia e la città: non solo Ghirardi. Quindi nel calderone delle critiche, a mio modesto avviso, è giusto che ci finiscano tutti, senza esentare nessuno.
A proposito di Leonardi, avevano destato un po’ sensazione le mie considerazioni della scorsa settimana – enfatizzate a Teleducato da Enrico Boni che mi ha sostanzialmente dato del matto (lui a me) – quando avevo con educazione e misura parlato di doverose dimissioni da parte dell’Amministratore Delegato, preso atto del fallimento di questa stagione, come tangibile segno di assunzione delle proprie responsabilità. Come ho avuto già modo di scrivere anche successivamente potrebbe anche essere che questi, con coscienza, abbia, a più riprese, messo a disposizione del presidente il proprio mandato, anche se pubblicamente non è mai emerso nulla del genere. E’ altrettanto vero che ha il dovere, lui è che il capo-macchina, di guidare in porto (nel miglior modo possibile) la traballante corazzata. Gabriele Majo
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12 commenti:
"Gli occhi della tigre", "bruciare l'erba sotto i piedi", chi??? E' una accozzaglia di mezzi-giocatori ai quali, sembra incredibile, nessuno ha insegnato a tirare verso la porta e in quel momento cercare di colpire la palla tenendola bassa...atteggiamento umiliante verso i Nostri Colori...lo dico oggi, in B ci si va' di sicuro, perche' non si coglie nessuna inversione di tendenza.
Enzo
Io non so se andremo o meno in b ( e lo scrivo con la minuscola per scaramanzia ) ma è imbarazzante vedere questa squadra... non ha idea di cosa fare con il pallone e nemmeno quando non ce l' ha! non si vede un azione in verticale dall' inizio del campionato. E qui mister Marino, che NON apprezzo come tecnico e primo protagonista di questa situazione, non ha colpe, visto che il nostro DT Leonardi non gli ha messo a dispozione una punta rapida per poter avere una soluzione di gioco in piu'. quello che scrive Gabriele Majo qui a fianco è assolutamente giusto, qui nessuno si salva, le colpe sono di tutti, dei giocatori che sono i principali attori, all' allenatore assolutamente non all' altezza ( ricordo che si è salvato alla penultima del campionato scorso con un certo di Natale capace di 26 reti )alla dirigenza che è non è stata umile e coscienziosa nel momento in cui doveva essere esonerato.. e sul mercato c' era un certo Donadoni o Ballardini che mi sembra abbiano fatto piuttosto bene in clubs potenzialmente non superori al nostro.
saluti a tutti e forza Parma.. e sperema bèn..
La polemica sulla maglia la trovo assolutamente fuori luogo anche da parte sua. Da quella dichiarazione sembra che lei abbia provato piacere nella sconfitta del Parma come per dire "avete visto che si perde anche con la maglia gialloblu?". Se questa dichiarazione la facesse un tifoso qualunque su un blog o su un forum ci potrebbe stare (anche se è sbagliato), ma un giornalista non si può mettere ad attaccare il gruppo che considera avversario...
E' sbagliato, per soddisfare le preferenze personali, speculare sulla maglia in base alla vittoria o alla sconfitta del Parma.
Per quanto mi riguarda io sono neutrale, non mi cambia niente a me le maglie del Parma piacciono tutte... il tifoso del Parma è sia crociato che gialloblu. E poi dobbiamo essere fieri che siamo una delle pochissime squadre che hanno due prime maglie... una squadra che si identifica o con la crociata o con la gialloblu. La storia è sia crociata che gialloblu e va accettata nel suo insieme senza che nessuno rivendichi la superiorità della maglia che gli piace di più. Non si possono fare discorsi "ah, la maglia del 1913...", "ah, la maglia delle coppe". Basta, smettetela.
Se volete farvi la "guerra" sulla maglia fatelo pure ma aspettate che finisca il campionato.
Gentile Anonimo delle 23.35, a parte che sarebbe auspicabile la Sua firma, preciso che non ho provato alcun piacere dalla sconfitta del Parma con la casacca gialloblù. Ed è offensivo che Lei lo insinui. Io non sono in competizione con nessuno: sono un giornalista professionista che si occupa da circa 30 anni del Parma, e mi sono fregiato di militare nelle sue fila per 5 anni come capo ufficio stampa, sicché ogni sconfitta che la squadra subisce, al di là dei colori della casacca indossata, è sempre una stilettata. E' qualcun altro, di cui mi sono sempre astenuto di parlare per non amplificare il nocivo fenomeno, che, soprattutto nei momenti peggiori (ecco perché l'ho definito avvoltoio) tira a mano la polemica della maglia, per cercare di fare proseliti dicendo che la "Crociata" porta sfiga e, corbellerie assortite. Non è una questione di gusto cromatico (come colore personalmente il gialloblù rispetto al bianconero mi paga più l'occhio), come Lei vorrebbe far intendere: è una questione legata alla storia del Parma. Non è vero che siamo l'unica squadra ad avere due colorazioni o due prime maglie: siamo l'unica squadra in Italia, che per ragioni commerciali, ha abiurato per oltre 20 anni la sua Casacca titolare. E quel peccato originale ha fatto sì che si creasse il fenomeno della maglia gialloblù, durata poche stagioni, 4-5 volendo esagerare, certo non di più, dal momento che prima la casacca era candida ed immacolata come il latte (cioè una crociata, senza croce). La storia bisogna conoscerla. Non è una questione di lana caprina, né si può liquidare dicendo che biancocrociata e gialloblù pari sono: tutti i tifosi delle altre squadre si riconoscono nella maglia distintiva del proprio club, maglia che ha una sua sacralità. Nessuno si può permettere di toccarla, anche di fare pioccole variazioni. Qui per ragioni scaramantiche o cavolate varie si è assistito ad un vero e proprio scempio. Chi specula sui risultati della squadra con una determinata casacca non sono certo io, quanto questo virtuale personaggio (nessuno ne conosce la identità reale), cui i mezzi di comunicazione offrono (rinunziando al dovere della verifica) una incredibile cassa di risonanza. Io non ho certo aspettato una sconfitta con la gialloblù per polemizzare: in questa disgraziata stagione abbiamo perso con tutte le maglie, e la colpa non è certo dei colori del tessuto. Non attacchiamoci a queste cose. Non siamo ridicoli, per favore. Quindi non si tratta di superiorità della maglia che piace di più (ripeto: il mio gusto personale sarebbe più per il gialloblù che non per il bianconero) quanto della sacralità della Maglia. Che è unica. Altro che due... Detto questo a me non interessa fare la guerra, soprattutto non conoscendo la reale identità dell'ipotetico e fantomatico avversario. La maglia è una: è bianco-crociata e finiamola lì. Ora e sempre. Soprattutto ora, convengo, che ci sono altri problemi cui pensare. Saluti. E si firmi. Gmajo
la magila? ahahaha!! RIDO!!! perchè non abbiamo giocatori che quella maglia se la sentono come la propria pelle!!! ma abbiamo mercenari venuti a parma per mettersi in vetrina e aspettare che l'anno prossimo arrivi l'occasione giusta.....si per loro, ma poi se il Parma affonda??? loro se ne fregano
cmq io preferirei risolvere così la questione maglia: la prima crociata e la seconda gialloblu a strisce orizzontali o viceversa
per quannto riguarda Leonardi, io lo ritengo uno dei migliori in circolazione e dò ragione a Ghirardi quando dice "teniamocelo stretto"!! chi di voi non si è entusiasmato dopo la campagna acquisti? l'unico problema che poi purtroppo si è rivelato determinante è l'aspetto mentale dei calciatori: tra chi non ha le cosiddette per affrontare questa situazione e chi come ho già detto se ne frega della maglia se ne salvano pochi (forse solo crespo). forse si dovevano acquistarli definitivamente e nn fare numerosi prestiti, ma le casse della sociteà non sono quelle di moratti : (
Ma a dir la verità i prestiti non sono molti, sono cinque: Amauri, Calvo, Candreva, Giovinco e Ze Eduardo.
Mattia
Un saluto a GMajo, che ho avuto il vero piacere di conoscere questa sera all' inaugurazione del Parma club di Collecchio, ribadendogli il mio apprezzamento al suo lavoro del sito.
Alessandro
Ricambio il saluto ad Alessandro: piacere mio... Alla fine, quindi, il tuo commento aveva superato la "moderazione": del resto la "censura" scatta solo per gravi motivi. Anche se tutto è relativo... Tra poco, dopo aver fatto un minimo di lavorazione, apparirà la galleria foto dedicata al Parma Club Collecchio. Un saluto Gmajo e grazie per l'apprezzamento
vorrei dare un consiglio al "sign" Giovinco, che stasera era all inaugurazione del Parma club Collecchio: questo tuo modo altezzoso di porti con i tifosi, proprio è fuori posto qui da noi, magari è meglio a Torino questo tipo di comportamento, soprattutto dopo averti visto all' opera in campo quest' anno.. sei un mezzo giocatore e non mi riferisco o faccio battute alla statura che madre natura ti ha donato, ma alle tue capacita' di calciatore.
consiglio di scendere dal pero e volare basso, magari facendo un bagno d' umilta' che non guasta mai... sempre forza parma
Alessandro
Non ho notato un comportamento altezzoso di Giovinco stasera a Collecchio. Evidentemente mi è sfuggito: so che qualcuno c'è rimasto male per la presenza di solo "due" giocatori più l'addetto stampa Roberto Rodio. Credetemim, con i chiari di luna che ci sono non è male essere riusciti ad avere una sia pur piccola rappresentanza di giocatori. Qualcuno voleva stasera dirigenti che ci mettessero la faccia: io credo che la faccia ce l'abbiano messa già anche troppo, ora è bene che siano i primi a mantenere alta la concentrazione stando sul pezzo. Certo quel centinaio circa di persone che con entusiasmo ha partecipato alla inaugurazione del parma club collecchio ha trasmesso - nonostante tutto - un entusiasmo incredibile. Scene che avrebbero fatto bene anche ai vertici: ma non sono da vituperare se in questo momento non partecipano dal vivo alle feste, né mi pare sia il caso pretenderlo. Con la sua genuinità il Parma Club Collecchio guidato da Ivo Dallabona e Signora si è confermato un punto di forza della nostra tifoseria. Complimenti davvero. Gmajo
purtroppo, da quello che ho capito, stasera la squadra e dirigenza ha partecipato al lutto che ha colpito la famiglia Uleri Magri, figlia del primario della rianimazione dell ospedale di Parma e nostra concittadina, non partecipando alla nostra festa come forse avrebbe voluto soprattutto numericamente e come sempre ha fatto.
Occasione per porgere le condoglianze alla famiglia colpita dal lutto.
Alessandro
Mi unisco. Gm
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