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domenica 17 aprile 2011
UNA VITTORIA NEL SEGNO DI PSYCOLOMBA
“Non c’è bisogno di inventare chissà che cosa. I giocatori debbono capire che devono dare il meglio di loro stessi senza far troppi viaggi mentali”
(gmajo) – Mi scuserà il lettore se, nel sottotitolo, propongo la stessa “massima” ricollocata nella identica posizione nel pezzo di vigilia, non a caso intitolato “PsyColomba”. Tale assunto (“Non c’è bisogno di inventare chissà che cosa: i giocatori debbono capire che devono dare il meglio di loro stessi senza far troppi viaggi mentali”) fino a venerdì teorico, ieri sera, sabato, ha trovato pratica e concreta applicazione nella entusiasmante e salutare vittoria sull’Inter (2-0, marcatori Giovinco ed Amauri). Un successo – in contemporanea sommato all’ennesimo capitombolo della Sampdoria ospite del Milan, in attesa degli altri risultati di questo pomeriggio – che comunque ripara i danni dell’inopinata sconfitta interna con il Bari, e rende meno tortuoso il cammino verso la salvezza. Continua all’interno
Ieri sera in sala stampa, mentre attendevamo la salita dagli spogliatoi dei due tecnici dopo la Partita (sì, con la P maiuscola), ho sentito dalla bocca di più di un collega uscire questo rammarico, poi trasposto anche sulla carta stampata sui giornali di stamani (in particolare sulla Gazzetta di Parma, come poi vedremo): “Ah, se avessimo cambiato prima l’allenatore. La vittoria di stasera è la dimostrazione che andava mandato via prima Marino”. Oppure: “Bastava avere in panchina ‘un allenatore’, uno che mettesse al suo posto Giovinco, che lo abbiamo visto giocare in tutte le posizioni,
meno che in quella più naturale di seconda punta”. Qualcuno di loro, mi pare Ampollini, ha anche accennato di questione tattiche a “Psycolomba” durante la sua press conference, e questi, con la sua calma serafica – a mio avviso la sua forza, nonché chiave dell’inaspettata Vittoria – ha sostanzialmente risposto di aver messo nello scacchiere ogni pedina al posto che gli compete. Insomma se uno fa l’alfiere, tipo Valiani, non gli fa fare che so… il cavallo, piuttosto che la torre. A meno che non sia in emergenza, come a Roma con la Lazio, dove, per l’appunto, aveva schierato “fuori ruolo” il suo ex allievo dei tempi di Bologna quale centrocampista centrale, dal momento che gli mancava (causa squalifica) Morrone.
Ho notato che molti dei miei interlocutori propendevano, come segreto della Vittoria, per la questione tattica: io, invece, rimango ancorato alla questione psicologica. Questo signore di buon senso non mi pare, tuttavia, né uno strizzacervelli, né un incantatore di serpenti, ma neanche un venditore di fumo, né uno sbruffone borioso, né, tanto meno, “uno che dà i pugni sul tavolo”, così come Boni avrebbe voluto per sostituire il “suo” Marino. Viceversa questo signore mi sembra un buon
papà – per qualche giocatore potrebbe perfino essere un buon nonno (mi perdoni l’azzardo) – ed è soprattutto un perfetto “equilibratore”, così come lo era, l’anno passato, Guidolin. “Equilibratore” sia nell’accezione che trasmette un sano “equilibrio” alla squadra, sia nell’accezione di “cuscinetto” tra i vari “poteri” in società. Il suo predecessore – che comunque sono convinto non sia così “scarso” come può essere sembrato nella tormentata esperienza parmigiana – poteva apparire, non solo agli occhi della critica, ma immagino degli stessi atleti, un po’ troppo una “estensione” dell’amministratore delegato. Sono convinto
che alla immagine di Marino possa giovare qualche esperienza “svincolato” dall’influenza di Leonardi, dal momento che il suo CV dimostra che ha saputo conseguire ottimi risultati anche in stagioni in cui non lo aveva come dirigente. Nel comune processo di esaltazione di Colomba si è proceduto nel contemporaneo processo di dannazione di Marino: io, pur riconoscendo grandi meriti al nuovo arrivato – che appunto li merita – eviterei, invece, di tirare in ballo il rammarico (titolo del pezzo portante di stamani sulla Gazzetta di Parma: “Un Parma da sogno e da rimpianti”)
per quello che avrebbe potuto essere il prosieguo di questa stagione se il siciliano fosse stato rimandato prima sull’isola. Una rondine (o una Colomba) non fa primavera: questo Parma bipolare è capace di tutto e di più, di perdere (in casa) con il Bari ultimo in classifica, e di battere l’Inter, sì, ma pure la Juventus (fiore all’occhiello della gestione tecnica del “Picciotto”). Ed il clima di euforia di ieri sera tra i cronisti somigliava – pericolosamente – allo stesso che avvertii all’Olimpico piemontese dopo il successo sui ‘derelitti’ bianconeri, che per qualche giornalista (un po’ troppo tifoso) valeva l’intera stagione (addirittura avevo sentito pronunziata la bestemmia “Chi se ne frega se retrocediamo, basta aver battuto la Juve”; affermazione che “Eupalla” ci ha fatto pagare con i tormenti successivi…). I due successi, senza voler togliere meriti ai nostri eroi, sono accomunati dall’imperfetto stato di salute degli avversari – la Juve malata di allora, l’Inter in caduta libera di oggi – perché i valori tecnici
teorici dicono che in condizioni normali non ci sarebbe partita, e dal fatto che i “nostri” contro le “grandi” si esaltano e appaiono più motivati. Ecco perché ero convinto di non perdere la faccia ieri sera quando prima della partita mi mostravo ottimista sull’esito finale della difficile tenzone, così come, al contrario, ero piuttosto timoroso prima della gara con il Bari che per il comune pensare era invece già vinta prima ancora di scendere in campo.
Ma, a cinque giornate, dalla fine è inutile star qui a far discorsi e a chiedersi il perché e il per come: l’importante è vincere. Tanto meglio,
poi, se ci si riesce utilizzando le “stesse armi” che erano di Guidolin. Così, in proposito, scrive Pacciani, capo dello sport della Gazzetta di Parma: “Finalmente abbiamo potuto rivedere il Parma che nello scorso campionato ha saputo vincere in ogni campo d’Italia e contro ogni squadra, e lo ha fatto con le stesse armi che usava Guidolin: pressing asfissiante, raddoppi continui e rapidissime ripartenze. Abbiamo fatto un bellissimo salto indietro di un anno e ci siamo divertiti, ieri sera sì, nell’ammirare una squadra che giocava con gli occhi iniettati di sangue. Basta con l’inconcludente circolazione del pallone, basta con l’atteggiamento remissivo, basta con le orecchie basse di chi entra in campo con la
paura addosso”. Ma come? L’anno scorso, di questi tempi, la comune vulgata era che il calcio di Guidolin era antico, superato, e poco “propositivo”, e che quel tecnico non aveva feeling con la città (così, almeno, asserivano anche sul piccolo schermo i più popolari degli opinion maker ducali) “perché non partecipava alle feste dei club” (balla clamorosa). Adesso, invece, scopriamo che l’anno scorso ci eravamo perfino divertiti…
Come ha ricordato ieri sera, in conferenza stampa, Maurizio Esposito (direttore di Pop Sport) Franco Colomba e Francesco Guidolin (prossimo avversario) sono stati compagni di squadra nel Bologna (stagione 1982-1983), oltre ad avere rivestito lo stesso ruolo (centrocampisti, più concreto Psycolomba, più etereo il Don), sono coevi (classe di ferro 1955), e possono vantare l’esperienza come tecnici sulle due principali panchine emiliane. Già Pacciani ha accomunato il loro modo di mettere in campo le squadre, io
aggiungerei quella fondamentale componente psicologico-ambientale che tanto sembra funzionare dalle nostre parti: se il Reverendo aveva riscoperto la Cittadella, lo Psycologo, invece, ha aperto le porte del Tardini per una rifinitura non blindata (ma rovinata dalla pioggia). L’approccio con la città, insomma, è stato quello giusto: niente arroganza o parolone, ecco perché Colomba, al di là del risultato di ieri sera, è già entrato nel cuore della nostra gente. Ora lo lasciassero lavorare: che non iniziassero le pericolose gelosie intestine, perché va da sé che un po’ di ribalta mediatica possa anche portarla;
che non si iniziasse a pensare ‘se riconoscono grandi meriti a lui li tolgono a me’. Perché è un film già visto e queste gelosie non portano lontano.
Mentre scrivo non so come andrà a finire il big-match Napoli-Udinese di stasera, ma sono convinto che se i friulani stanno attraversando uno di quei classici periodi di black out alla Guidolin (sia pure un po’ fuori stagione), la Pasqua dei crociati possa risultare felice…
Infine va riconosciuto a Giovanni Montopoli –
l’ex stagista liquidato a tempo record dal Parma questa estate per le sue malefatte su Facebook – che avevamo intervistato in settimana nella sua attuale veste di direttore di fcinter1908.it di aver azzeccato perfettamente la chiave di lettura della partita. “San Montopoli”, infatti, ci aveva risposto con queste parole, quando gli avevamo chiesto come il Parma avrebbe potuto battere i nerazzurri: “L’interpretazione migliore è esattamente quelli che ha dato lo Schalke04 a San Siro , oppure lo stesso Milan: cioè tenere la squadra alta, con pressing asfissiante su giocatori che sono scarichi ed aggredire. Dovrebbe essere questa l’arma in più del Parma”. Squadra alta e pressing asfissiante: il Parma attuale sarà in grado di proporsi così? “Credo dì sì: il cambio di allenatore generalmente sortisce effetti positivi. Io credo che il Parma abbia la possibilità di preparare bene la gara, mentre l’Inter è reduce dalla trasferta di Gelsenkirchen. Secondo me il Parma può benissimo attuare questa tattica di gioco, ma poi sarà Colomba a dare le consegne”. Chapeau. Gabriele Majo
ARTICOLI E CONTRIBUTI MULTIMEDIALI CORRELATI:
PARMA-INTER 2-0, LA FOTOGALLERY DAL CAMPO – Scatti di Pier P...
PARMA-INTER 2-0, IL COMMENTO FINALE DI G.BISANTIS (RADIORAI)
PARMA-INTER 2-0, LA FOTOGALLERY AMATORIALE
PARMA-INTER 2-0, GOL DI AMAURI DA RADIOCRONACA DI G. BISANTI...
PULLMAN INTER DESTINAZIONE TARDINI
Ma, a cinque giornate, dalla fine è inutile star qui a far discorsi e a chiedersi il perché e il per come: l’importante è vincere. Tanto meglio,
Come ha ricordato ieri sera, in conferenza stampa, Maurizio Esposito (direttore di Pop Sport) Franco Colomba e Francesco Guidolin (prossimo avversario) sono stati compagni di squadra nel Bologna (stagione 1982-1983), oltre ad avere rivestito lo stesso ruolo (centrocampisti, più concreto Psycolomba, più etereo il Don), sono coevi (classe di ferro 1955), e possono vantare l’esperienza come tecnici sulle due principali panchine emiliane. Già Pacciani ha accomunato il loro modo di mettere in campo le squadre, io
Mentre scrivo non so come andrà a finire il big-match Napoli-Udinese di stasera, ma sono convinto che se i friulani stanno attraversando uno di quei classici periodi di black out alla Guidolin (sia pure un po’ fuori stagione), la Pasqua dei crociati possa risultare felice…
Infine va riconosciuto a Giovanni Montopoli –
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11 commenti:
Questa storia del togliere visibilità a qualcuno (Ghirardi) l'ho letta tante volte su un forum e non vorrei che lei leggendo quel forum si sia lasciato condizionare da questa voce... Sappiamo bene che a Ghirardi piace apparire e farsi intervistare (ad esempio l'intervista in diretta sky al Tardini durante l'allenamento se la poteva evitare) e cerca di fare degli acquisti di mercato mediatici non con l'obiettivo primario di rinforzare la squadra ma di cercare visibilità. Però dire che un suo dipendente gli tolga la visibilità mi sembra assurdo soprattutto se tale considerazione proviene da un forum... anche perchè la visibilità a Ghirardi gliela potrebbe togliere lo stesso amministratore delegato. Gliela potrebbe togliere anche Crespo. A meno che lei da ex capo ufficio stampa possa confermare che ci siano effettivamente queste gelosie tra il presidente e l'allenatore. Non ritiene invece che il problema potrebbe essere quello di cercare il cosiddetto allenatore "yes man" in modo che il tecnico non si opponga alle scelte di mercato della società e schierare in campo determinati giocatori? Marino andava bene alla società perchè come ha affermato lei era la continuazione dell'amministratore delegato.
Gentilissimo estensore anonimo del commento delle ore 00.49, anche a lei devo ripetere che sarebbe apprezzabile si firmasse, per lo meno con un nick name. Del resto, quale abituale frequentatore di forum, immagino sia avvezzo ad utilizzarne. A meno che lei non legga e basta, senza esprimere una opinione. Detto questo, preciso subito che io non mi riferivo a Ghirardi quando facevo riferimento al concetto di "togliere la visibilità". E di conseguenza il suo teorema, basato su questo concetto, viene a cadere completamente. Sono d'accordo con Lei, invece, nell'affermare che è più facile che sia Leonardi a togliere visibilità al Presidente che non il suo allenatore. Anche se i meriti di Guidolin, nello specifico, potrebbero (uso il condizionale dal momento che è una mia impressione e non sto riferendo un dato di fatto) avere "disturbato" entrambi. Non si capirebbero, altrimenti, i proclami sul punto in più dell'anno scorso, lanciati anche dal piccolo schermo, come se il Parma 2009-2010 appartenesse a qualcun altro, o le smodate scene di gioia al termine del successo dell'andata. Ma è inutile rivangare il "Complesso di Guidolin", ora che potrebbe essere superato se nel prosieguo Colomba confermerà quanto di positivo visto fino ad ora (sono passate appena due settimane: la vittoria con l'Inter è stra-pesante, ma aspettiamo qualche ulteriore prova prima di sancirne la Santità). E la mia speranza espressa ieri era che le varie componenti guida del club fossero finalmente tutte unite, cosa che non mi era parsa nel recente passato. Lei fa riferimento alla mia esperienza da capo ufficio stampa del club: guardi si perde nella preistoria, ormai, dal momento che sono trascorse un paio di stagioni, e l'era Leonardi l'ho solo assaggiata. Le mie considerazioni nascono da quel che vedo quotidianamente nel presente, anche se spesso mi piace tuffarmi nel passato. Per estendere il testo di ieri non mi sono rifatto alla mia esperienza interna, quanto a quella esterna di queste ultime due stagioni. Né mi sono fatto condizionare dai forum (sarà forse il contrario...), dal momento che i temi relativi alla esposizione mediatica sono da tempo oggetto delle mie "omelie". Saluti Gmajo
Mi sono scordato di rispondere all'ultima parte del Suo messaggio: lo farò ora, partendo da una premessa. A mio modo di vedere all'interno di una qualsiasi società, di un qualsiasi posto di lavoro, dovrebbe valere il concetto che dovrebbe essere sempre chiaro "chi fa che cosa", ed ognuno dovrebbe interpretare al meglio il proprio ruolo, attenendosi alle proprie mansioni, e partecipando ad un "gioco di squadra" per ottenere successi. Ora, il calcio è uno sport di squadra - e Candreva avrebbe dovuto ricordarsene, avendo rimediato all'atto di uscita dal campo una figura peggiore di quella offerta dalla sua prestazione fino alla sacrosaantaa sostituzione - ed ogni singolo elemento, a maggior ragione, dovrebbe concorrere, nel migliore dei modi, al perseguimento degli obiettivi. Ma se una componente, magaari già potente, iniziare a dilagare anche altrove, allora c'è qualcosa che non quadra. Lasciando perdere le fantasie dei tifosi su chi materialmente fa le formazioni, mi pare evidente che la precedente gestione tecnica avesse un po' troppi condizionamenti. Ecco perché, secondo me, Marino, per affrancarsi da questa esperienza negativa, avrebbe bisogno di misurarsi altrove, in un club che non sia diretto da Leonardi. Non è una questione di "yes man" per le operazioni di mercato: ognuno deve fare il suo lavoro, lo dicevamo prima. L'allenatore, dunque, ha il dovere di assemblare al meglio possibile il materiale umano messo a disposizione dalla direzione sportiva. Direzione sportiva che, ovviamente, agirà sul mercato tenendo presenti quali possano essere le esigenze del trainer. Però poi nessuno - presidente incluso - può permettersi di andare dal mister e dirgli gioca questo piuttosto che quell'altro (già è un pessimo costume togliere dalla rosa i calciatori che non si dimostrano disponibili ad accettare determinate condizioni imposte dalla società); nello stesso tempo, però, un allenatore non può pretendere che gli prendano a tutti i costi o il Pallone d'Oro o il loro pallino. Saluti Gmajo
sono d'accordo su tutto, però credo che Colomba non possa essere ancora giudicato per quanto riguarda le motivazioni, in quanto contro l'inter i giocatori le trovano da soli!! spero che con Colomba finalmente si trovi quella continuità (soprattutto a livello mentale) che è mancata con Marino.
le vittorie con juve e inter sono dimostrazioni di come "sarebbe" forte questa squadra se solo giocassero sempre DA SQUADRA!!!! e di come Leonardi ha fatto un ottimo lavoro!!!
In effetti, Francesco, quando nel pezzo ho scritto "Una rondine, anzi una Colomba non fa primavera" e quando ho fatto esplicito riferimento alla precedente vittoria di successo del Parma - a guida Marino - sulla Juve, intendevo alludere proprio a questo. Il "Parma bipolare" di questa stagione è in grado di fare di tutto e di più, senza una minima linearità: per questo non sono d'accordo con chi, con decisione, afferma che con Marino allenatore il Parma non sarebbe mai riuscito a battere l'Inter. Il nostro tallone d'Achille sono state le partite con le piccole, non certo con le grandi. Poi che in campo sembrasse che tutti contro l'Inter sapessero cosa fare è pure acclarato, così come è appannaggio del nuovo mister la scelta di appaiare in un 4 4 2 un po' atipico, Amauri a Giovinco. (Come giustamente ha scritto Paolo Grossi non trattavasi di un modulo ad albero di Natale, come in tanti hanno sintetizzato, poichè Candreva aveva sì licenza di avanzare fino all'altezza di Giovinco, però di partenza era il quarto di centrocampo sulla destra). Il fatto stesso che Giovinco sia stato cecchino sia della Juve che dell'Inter depone sul fatto che i giocatori, per questi match, le motivazioni se le trovano da soli, senza bisogno che gliele trasmetta qualcuno. Ma non si può negare come Colomba, con la sua tranquillità e lucidità abbia trasmesso serenità ai "frustrati" (la definizione è di Zaccardo) e abbia ridato ordine mentale, che si è tradotto in ordine anche sul campo. Sull'ottimo lavoro che secondo Lei avrebbe svolto Leonardi potrei a lungo dilungarmi per confutare, magari lo farò successivamente in un articolo, più che non in una risposta ad un commento. Secondo lei, però, Leonardi avrebbe fatto un ottimo lavoro perché: "le vittorie con juve e inter sono dimostrazioni di come 'sarebbe' forte questa squadra se solo giocassero sempre DA SQUADRA!!!" Sì: ma se non hanno sempre giocato da squadra ci sarà pure un motivo. O no? Saluti Gmajo
Mi intrometto in una discussione "altrui" provando a rispondere all'ultima domanda proposta nel suo intervento dal sig. Majo.
Secondo me la squadra non ha reso come dovuto per le contingenze della dirigente a monte di questa stagione(leggi calcio propositivo, vogliamo fare un punto in più dello scorso anno, ecc ecc..).
Questo ha creato false aspettative ed ha reso poco "umili" i giocatori da un lato, dall'altro abbiamo avuto un allenatore(con colpe sue personali evidenti, sia ben chiaro) che si è dovuto confrontare con il "fantasma" del suo predecessore. Risultato: non ha saputo minimamente reggere il confronto. Di come si è gestita la "comunicazione" ad inizio stagione ne sono evidenti i risultati.
Colomba è allenatore più d'esperienza e con più "pelo" rispetto a Marino e se ne sono visti subito i risultati.Speriamo continui così anche nel proseguo.
Roger
Grazie per il contributo, Roger. La discussione, però, non è "altrui", nel senso che se anche dialogo con un altro lettore che scrive quanto esponiamo va a beneficio di chiunque ci legga, quindi la discussione è anche Sua, come dimostra il Suo prezioso apporto. Sono anch'io convinto che a Marino abbia fatto assai male la genesi del suo arrivo a Parma, da me spesso definita come il "peccato originale". Il confronto con il suo predecessore non è certo stato esasperato dagli organi di stampa, bensì dall'autolesionistica campagna di "legittimazione" del nuovo arrivato, che comunque avrebbe raccolto una eredità pesante, ma ancor di più dopo l'alzamento dell'asticella delle aspettative come da lei ricordato. Apposta ho scritto che a Marino farebbe bene un'esperienza non all'ombra dell'ombrello di Leonardi, per poter dimostrare il suo valore. Colomba ha ereditato una situazione pesante di classifica, ma dalla sua ha il vantaggio di poter godere di maggiori simpatie dato che per Marino, a Parma, c'era una acclarata incompatibilità ambientale. Ovvio, poi, dovrà mettercene del suo perché nel calcio una domenica sei un eroe, una domenica sei un coglione (banfi docet)... Saluti Gmajo
credo che in questa sfortunata stagione, partita male con i 5 rigori in 4 partite a cui sono seguiti infortuni importanti (Giovinco su tutti), la squadra poteva comunque raggiungere una posizione molto migliore in classifica se solo avesse giocato sempre con una grande intensità (vista ad esempio con la juve, con l'inter e solo in altre poche partite):penso ai punti persi col chievo, col cesena, col lecce proprio nelle prime giornate quando invece con una partenza migliore ed un clima più sereno i giocatori avrebbero reso di più. non penso che Leonardi abbia responsabilità perchè sono sempre convinto che dal bologna in giù nessuna ha un organico migliore del nostro, qualche dubbio se consideriamo le squadre dalla juve al bologna!!!
Caro Francesco, le mie perplessità sull'operato di Leonardi non riguardano certo la collezione di nomi messa a disposizione di Marino, grazie alla munificenza di Ghirardi. Ma se una squadra con un organico da (minimo) decimo posto, partita con grandi ambizioni di gioco propositivo si trova poi costretta a cacciare l'allenatore per evitare la B vuol dire che qualcuno ha sbagliato. E non credo che le colpe siano solo dell'esonerato... Saluti Gmajo
Francesco ha ragione le vittorie contro Inter Juventus e Udinese e i pareggi contro la Roma dimostrano che la squadra era stata tecnicamente ben fornita per l'obbiettivo che ci si era prefissati all'inizio del campionato, una salvezza anticipata di qualche giornata e una classifica diversa da quelle di Brescia Cesena Lecce Bari. Poi le cose sono andate diversamente ma non certo per colpe dirette della società, ci sono stati tanti avvenimenti che non è stato possibile padroneggiare come i troppi episodi arbitrali penalizzanti, alcuni giocatori che per varie ragioni non hanno dato quello che avevano nelle corde, alcuni problemi ambientali, le alte aspettative generate dall'ottimo e fortunato campionato precedente, e poi la scelta di Marino che forse non ha pagato quanto ci si poteva aspettare, e altro. Sono cose che in questo sport spesso succedono, alla Lazio l'anno scorso, alla Samp quest'anno, ci sono decine di esempi, l'importante è riuscire a salvare il salvabile e ripartire di slancio.
Caro Teo, a mio avviso il peccato originale di questa stagione è legato alla errata scelta circa la conduzione tecnica della squadra e l'alzamento della asticella delle aspettative per giustificare il clamoroso ed ingiustificabile divorzio dalla precedente gestione. Prima ancora che si addivenisse all'addio di Guidolin ebbi occasione di affermare - dai teleschermi di è tv di cui lo scorso anno ero uno degli opinionisti - che sarebbe stato un suicidio privarsi di detto allenatore capace di far promuovere subito il Parma dopo l'opinata retrocessione e quindi di portarlo fino all'ottavo posto. Purtroppo, affinché una squadra funzioni, non basta fare una collezione di figurine: servono persone di buon senso che sappiano amalgamarle, facendo sorgere la così detta "alchimia". Invece, a mio avviso, ha prevalso la "ubris". Sulla scelta dei calciatori da parte di Leonardi non esprimo giudizi negativi, nonostante sia palese il mancato rendimento di alcuni calciatori sui quali aveva puntato, ma sui quali (Bojinov su tutti) avrebbe puntato ognuno di noi. Peccato, però, che il direttore sia lui e lui, rispetto a noi, dovrebbe riuscire a prevedere la "resa" dei giocatori proprio per il lavoro che svolge, per il quale è pagato. E non poco. Lei cita Lecce o Cesena: ebbene squadre che, punto avanti, punto indietro, sono dei competitor del Parma, hanno speso infinitamente di meno per allestire l'organico, con mnonte ingaggi di gran lunga inferiori rispetto a quello del Parma attuale, paurosamente alzatosi rispetto a quello virtuoso delle ultime stagioni. Con tutte queste premesse non posso, onestamente, giudicare sufficiente l'ipotetica votazione per l'AD. E lo stesso dicasi anche qualora ci dovessimo salvare. La scelta di Marino (ma non per Marino di per sé) e l'ostinata sua difesa a prescindere, valgono una netta insufficienza per chi l'ha effettuata (e anche per chi l'ha avallata). Condivido, in assoluto, in concetto di Leonardi, secondo il quale la pratica dell'esonero non è da grande squadra. Certo, ma non è neanche d grande squadra perdere con l'ultima in classifica e trovarsi nelle sabbie mobili con una squadra che, ragionevolmente, avrebbe dovuto piazzarsi attorno al 10° posto. Per tacere di vari altri errori, diciamo così, nella gestione dei rapporti. Non è che sono cose che succedono e non è che dobbiamo sempre appllarci agli alibi: come dice Civoli, se ti fischiano rigopri contro vuol dire che i calciatori avversari nella tua area ci sono comunque arrivati e a eventuali torti subiti,o ingiusitizie, gli "uomini" reagiscono trovando ulteriori forze, senza piangersi addosso o abbattersi. Lo stesso dicasi per la Samp che ha venduto i propri calciatori top class convinta di essere già salva. Nel calcio certi errori si pagano... Saluti Gmajo
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