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35° SPORT CIVILTA’ / LO “JUVENTINO” GHIRARDI HA PREMIATO ANDREA AGNELLI. UNA TARGA ANCHE ALL’ASSENTE JOHN ELKANN
E’ stato il presidente del Parma a consegnare l’ambito riconoscimento, categoria “Sport & Lavoro” al coetaneo collega bianconero, il quale ha motivato il discusso addio a Del Piero (“Siamo una Spa quotata in borsa: era giusto rendergli onore dinnanzi all’Assemblea degli Azionisti”) ricordando tra l’altro una sua tripletta proprio al Parma (“Dopo uno di questi gol invece di esultare personalmente indicò chi gli aveva fatto l’assist”) – LE FOTO DI FRANCO SACCO’ (ARCHIMMAGINE)
(gmajo) – E’ stato il presidente del Parma Tommaso Ghirardi, che non ha mai nascosto il suo giovanile tifo per la Juventus, a consegnare il premio Sport Civiltà, categoria Sport e Lavoro al coetaneo (sono entrambi classe ’75) collega bianconero Andrea Agnelli. “Sono felice – ha detto l’emozionato Tom, non appena salito sul palco del Regio – di poter premiare il rappresentante di una delle famiglie più importanti d’Italia e del mondo. Per me è un onore consegnargli questo riconoscimento ed essere qui al suo fianco”. Pochi istanti prima, di ritorno da Roma, reduce dalla lezione tenuta al decimo Master in Sport Management dell’Università di Tor Vergata, aveva preso posto al suo fianco, in platea, l’AD Pietro Leonardi. Con loro anche il team manager Alessandro Melli e il responsabile delle relazioni esterne ed istituzionali Mirco Levati. Andrea Agnelli, la cui nomination aveva già fatto un po’ storcere il naso a diversi tifosi crociati, nel tessere l’elogio dell’uomo Del Piero – dopo che il presentatore Massimo De Luca gli aveva offerto l’opportunità di meglio chiarire i termini del discusso preannunciato addio a fine stagione della bandiera bianconera – ha infilato loro un po’ il dito nella piaga, ricordando sì un bel gesto (degno del premio Sport Civiltà…) del fu Pinturicchio, ma effettuato in occasione della sua prima tripletta in carriera, proprio al Parma: “Invece di esultare indicò chi gli aveva dato l’assist. E la cosa la dice lunga su che tipo di campione sia Del Piero”.
Continua la lettura all’interno
La maggiore attenzione dei cronisti, un buon numero dei quali avrebbe lasciato il Regio proprio appena terminata la premiazione di Agnelli (cioè praticamente a inizio serata, dal momento che dopo i due premi giornalistici a Paolo Garimberti, presidente Rai e Alessandro Vocalelli, direttore Corriere dello Sport Stadio, era toccato appunto a lui) è stata catturata dalla questione Del Piero: “Noi eravamo già d’accordo – ha spiegato il numero uno bianoconero – che quello firmato lo scorso anno fosse il suo ultimo contratto con la Juventus e la mia unica volontà era regalargli il miglior tributo possibile. Noi siamo una Spa quotata in borsa ed era giusto rendergli onore dinnanzi all’Assemblea dei Soci”.
Rompendo per la prima volta il proprio cerimoniale dopo 35 anni un premio Sport Civiltà è andato pure ad un assente: John Elkann. Il premio Sport e Lavoro, infatti, era stato assegnato (pare dopo il decisivo suggerimento del Vicepresidente Evelina Christillin, in sede di designazione, nonostante le perplessità di alcuni giurati; la top manager ha premiato come Dirigente Luca Pancalli della CIP) ad entrambi i cugini, ma a ritirarlo era presente solo il presidente della Juventus, ma non quello della Fiat,
probabilmente con grande delusione di quel bambino che aveva chiesto di lui a Massimo De Luca, il quale ha raccontato sul palco l’aneddoto: “Di solito ti chiedono di un calciatore, di un atleta, non avrei mai pensato che un ragazzino mi venisse a chiedere di Elkann”. Assente, in una edizione in cui il ciclismo l’ha fatta da padrone (con il cannibale Eddy Merckx seduto allo stesso tavolo con con l’ex compagno di squadra Vittorio Adorni, presidente di Giuria di Sport Civiltà e l’intera dinastia Moser, Aldo, Diego, Francesco, Moreno ed Ignazio, e sul palco due biciclette originali degli atleti) il corridore Mark Cavendish, cui sarebbe stato assegnato un Premio Atleta dell’Anno. Regolarmente consegnati gli altri due alla Nazionale Maschile di Pallanuoto, rappresentata dal gigantesco capitano Stefano Tempesti e a Paolo Pizzo (scherma), capace di sconfiggere un tumore al cervello diagnosticatogli all’età di 13 anni. A proposito di malattie: il premio Sport Solidarietà è andato alla Fondazione Stefano Borgonovo, rappresentata dalla moglie dell’ex attaccante colpito dalla SLA Chantal (non c’era la figlia Alessandra, protagonista di una clip). Toccante, poco prima, l’ascolto dell’audio originale dell’addio di Lou Gehrig allo Yankee Stadium, colpito dalla stessa malattia (almeno così si crede, anche se ultimamente si ipotizza una malattia con sintomi simili quale causa della sua prematura scomparsa). Del mondo del calcio premiato anche Roberto Boninsegna (categoria Ambasciatori dello Sport): a dargli la targa il Vescovo di Parma mons. Enrico Solmi, di fede interista (calcisticamente parlando, si intende), che ha pubblicamente ammesso di essere un suo fan. Il nostrano premio Ercole Negri è stato consegnato al “maniaco” Paolo Bucci, ultramaratona, che dicono si possa incontrare in allenamento non solo nei parchi come la Cittadella, ma anchee nei borghi del centro storico di Parma soprattutto a Luglio con 40°. Chi mi ha colpito di più per la sua vitalità e non solo è stata Celina Seghi (premio Benemerenza Sportiva) che un filmato Luce ci ha mostrato vincitrice di un Mondiale di sci femminile (anche se poi non convalidato poiché a causa della guerra mancavano diverse Nazioni) nel lontano 1941, cioè 70 anni fa. Perché Celina di anni ne ha ben 91, anche se ne dimostra una buona trentina in meno. Tuttora scia, e anche recentemente si è permessa di battere un certo Kristian Ghedina… Come ci ha raccontato nella video intervista esclusiva che ci ha rilasciato il nuovo acquisto del premio Sport Civiltà il regista, anzi io lo definirei direttore artistico, Marco Caronna, Celina si è emozionata per la coreografia a lei dedicata dai Kataklò che ha preceduto il suo ingresso sul palco. Le performance artistiche della vocalist Jenny B e del maestro Davide Carmarino al pianoforte hanno contribuito al successo della edizione n. 35 del prestigioso premio internazionale organizzato dalla sezione di Parma dei Veterani dello Sport, aperta con la gioia di tanti bambini saliti sul palco e chiusa con l’Inno Nazionale eseguito dalla Corale Verdi. Gabriele Majo
6 commenti:
non vi è molto da commentare, c'è solo da vergognarsi. Un presidente così " leccapiedi" nei confronti della juventus ( ma avrebbe potuto essere anche il Milan o l'Inter) mi fa provare solo vergogna. Caro sig.Majo se può faccia vedere al sig.Ghirardi qualche foto di Ernesto Ceresini e gli spieghi chi era, perchè dubito che lo sappia. Non sarà stato un santo, ma certe figure non le avrebbe mai fatte. Questo sicuramente non è il mio presidente!!!
Temilaluce
Gentile Temilaluce, onestamente il suo sdegno mi pare un po' esagerato: spero di non averla tratta in inganno io col titolo, laddove facevo riferimento alla mai nascosta juventinità di Ghirardi, tuttavia "Tom", come è amabilmente chiamato dai giornalisti più in confidenza con lui, sul palco del Regio non si era mostrato visibilmente emozionato perché stava per premiare il presidente della sua squadra del cuore di quando era ragazzino (e ancora, forse, doveva essere affascinato da Asprilla & C quando era a Parma per gli studi universitari), quanto perché al cospetto di un discendente di una grande famiglia di imprenditori che lui ammira (leggendo il testo all'interno si trova la frase). Un qualcosa del genere lo avevo documentato quando era stato ricevuto, con la famiglia e tutto il Parma Fc a Pedrignano dai Barilla. Non c'entrano nulla, dunque, la fede calcistica, e questo è corretto spiegarlo al fine di attutire la sua invocata vergogna. Lei, poi, dice di spiegargli chi è Ceresini: temo di non essere la persona più giusta, ma in Società c'è chi eventualmente potrà supplire, avendo studiato la storia del Parma e in parte vissuta personalmente. Ma chi sia Ceresini Ghirardi lo sa bene. Per lo meno chi sono i suoi figli. Soprattutto chi aveva avuto anni prima, sia pure per un breve periodo, la stessa carica che sta occupando lui adesso. Cordialmente Gmajo
no, sig.Majo sono state le parole da lei riportate a farmi provare vergogna. Onestamente trovo differente la storia dei barilla con quella degli agnelli, ma cosa vuole, io mi posso basare solo su ciò che si legge in giro.
Così come trovo " ridicolo" questo genere di premi, ma sa io sono un po' anziano e tendo ad essere sclerotico.
Ora però, mi dica lei, se il Sig.Ghirardi sta facendo bene a Parma. Se ha provato ad integrarsi nella città, a prendere un caffè in piazza con le persone nostrane. Secondo lei, ha cercato di capire cosa vogliono davvero i parmigiani? Io qualche dubbio lo nutro e lei?
temilaluce
Diciamo che io avrei seguito differenti strategie, caro Temilaluce, rispetto a quelle del Pres e dei suoi consiglieri. Ma io non sono mai stato particolarmente altolocato, quanto piuttosto vicino alla base. E nei rapporti (come in tutte le cose) mi piace essere non solo superficiale, ma scendere in profondità, fin quando riesco a respirare in apnea. A me piacerebbe che Ghirardi, che ha di recente definito il Tardini quale il miglior stadio d'Italia dopo il New Delle Alpi, facesse un giro al di fuori degli spazi dell'Upper Class che sono indubbiamente ben curati. Mi piacerebbe visitasse la "povera" TCE e ogni tanto scendesse anche nei meandri della Nord, così per valutare bene di persona, con il suo occhio, certe situazioni. Per contro, però, diventa difficile che possa capire cosa vogliano davvero i parmigiani, perché è difficile sintetizzarlo in opere ed azioni che vadano in effetti bene a tutti. Certo Guidolin aveva saputo approcciarsi a questa realtà molto bene, nonostante un carattere molto meno solare rispetto a quello di Ghirardi (o di Leonardi). Cordialmente Gmajo
guardi basterebbe poco secondo me:
Trasparenza verso i tifosi, meno proclami altisonanti e la squadra più vicina alla gente. Lei ha citato Guidolin, il quale in un momento di difficoltà, ha portato la squadra a riallenarsi in cittadella, cosa mai andata giù alla dirigenza. Quando il presidente parla del parma di scala, dovrebbe valutare queste cose. Non dico che bisogna andare a fare allenamento li, ma magari una volta ogni tanto in primavera... così come le amichevoli del giovedì a mio parere andrebbero fatte nei campi di provincia, per avvicinare le persone al parma ( o viceversa?)
La ringrazio per la cortesia delle sue risposte e non le rubo ulteriore spazio
Temilaluce
Gentile Temiluce, non si preoccupi per lo spazio perché non è certo rubato, sia per il suo modo garbato di esprimersi, sia per le argomentazioni che adduce meritevoli di riflessione.
Io credo che il Vecchio Parma Anni 90 andrebbe lasciato stare, perché si tratta di due epoche del tutto differenti e non andrebbe continuamente tirato a mano. Poi che un certo spirito si possa emulare è anche vero, ma ogni epoca dovrebbe avere una propria caratterizzazione. Allora - come scrisse tempo fa febbredacalcio, se non mi ricordo male - si arrivava dall'entusiasmo di una prima promozione, adesso, invece, siamo nel pieno della decadenza del pallone (parlo in ambito nazionale). Riprovare lo stesso spirito diventa difficile.
Sui proclami altisonanti sono d'accordo con lei: ad esempio la gestione dell'addio a Guidolin con le fanfare a favore del calcio propositivo si sono rivelate un clamoroso autogol comunicazionale e non solo, dopo il conclamato fallimento di Marino. E dopo la gara con il Milan s'è sviluppato tutto quel can can sulla mentalità che puzzava lontano miglia di delegittimazione dell'attuale allenatore, proprio come dopo Inter-Parma a San Siro del settembre 2009.
Non so se basti ripetere l'operazione Cittadella per essere più vicini alla gente, specie se non fatto spontaneamente ma ad arte o dietro richiesta.
Della trasparenza verso i tifosi ho sempre fatto un cavallo di battaglia, da una parte o l'altra della barricata (brutta espressione, poiché sarebbe meglio che di barricate non ce ne fossero), quindi mi trovo pienamente d'accordo con il suo auspicio. Cordialmente Gmajo
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