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GHIRARDI E LE 50 RISPOSTE A PARMA QUI
Il Presidente, per la prima volta da quando si è insediato, ha concesso una lunga intervista al quotidiano che ha raccolto l’eredità della fu Informazione di Parma
(gmajo) – Tommaso Ghirardi si converte alla par condicio: per la prima volta da quando si è insediato, ormai quasi cinque anni fa, il Presidente ha accettato di rispondere alle domande del quotidiano Parma Qui, erede della fu Informazione di Parma. L’evento è di portata epocale, poiché il Pres, in passato, aveva sempre declinato le richieste di interviste esclusive formulate da questo quotidiano, che temporibus illis considerava inviso. Probabilmente nel tempo la linea del giornale può anche darsi anche che si sia ammorbidita (molti dei “rompiscatole” non fanno più parte della redazione o non collaborano più), oppure può darsi che nel frattempo sia stato Tommaso a capire che alle volte, quando si fa parte di una comunità, si tratta di accontentare pure i più piccoli. Complimenti quindi – oltre che all’ufficio stampa che ha favorito l’incontro – a Paco Misale e alle sue 50 domande cui il Ghiro ha dato risposta, anche se il successo sarebbe stato ancor più completo se 24 ore prima non fosse uscita sulla Gazzetta di Parma una paginata a cura di Sandro Piovani, con il resoconto della cena al Rotary Parma Est con protagonista Tom e i suoi ricordi...
All’interno la trascrizione dell’intervista esclusiva di Paco Misale a Tommaso Ghirardi
GHIRARDI: «IL MIO PARMA DA 6,5»
Parla il patron dei crociati che fa il punto sui suoi quasi cinque anni di gestione: «Deluso per la mancanza di imprenditori locali disposti a investire»
Il mondo del numero uno gialloblù in cinquanta domande: «Bilancio ok e squadra in linea coi programmi, ma possiamo fare meglio. Sorpreso dalla situazione politica della città ma questo non creerà ripercussioni sul club. Stadi di proprietà? Sono un’incognita. Paloschi e Seba le operazioni a cui sono più legato, Marino la delusione più grande. A Bari in B e a maggio scorso con la Juve le partite più belle di questo quinquennio»
di Paco Misale (da Parma Qui di venerdì 11.11.2011)
Ghirardi e il Parma. A gennaio saranno cinque. Gli anni di un matrimonio fatto di tanti alti e qualche basso. Salvezza con Ranieri,retrocessione col trio Di Carlo-Cuper-Manzo,la promozione con Guidolin e l’Europa sfiorata prima dell’ultima, faticosa permanenza targata Colomba. In mezzo,tanti esoneri, soldi spesi male e altri investiti bene, un bilancio, quest’anno, per la prima volta in attivo. E un sogno: giocare almeno una volta la Champions League. Dalla sede bresciana della sua azienda, a Carpenedolo, patron Ghirardi si confessa in cinquanta domande. Sul mondo Parma e non solo. Un’intervista in cui il presidente crociato fa il bilancio di questo primo quinquennio ai vertici della società.
Presidente, dodici punti e quattro vittorie: questo è uno dei Parma più vincenti dell’ultimo decennio nonostante una difesa fragile e sei sconfitte in dieci partite.
«Verissimo,i numeri non mentono mai. Siamo partiti abbastanza bene, siamo in linea con i programmi ma sono convinto che avremmo potuto fare di più. Pareggiare con l’Atalanta e la Lazio non sarebbe stato uno scandalo perché lo avremmo meritato. Significa che dobbiamo ancora crescere,migliorare in continuità».
Che voto dà a questo Parma fino ad adesso?
«Sono un tipo ambizioso,lo sono sempre stato:per questo dico 6,5. Abbiamo margini di crescita».
Questa squadra quindi può fare più della salvezza?
«E’stata costruita per quell’obiettivo, ma ribadisco che possiamo fare meglio».
Colomba si è meritato la conferma dopo lo splendido finale dell’anno scorso, ma la critica che gli si fa è diessere grande con le piccole e piccolo con le grandi. D’accordo o no?
«Questo racconta la sua storia recente con le sconfitte contro Juventus, Roma, Milan e Lazio. Ma vale anche il contrario: a Napoli, a vincere è stato lui e non Mazzarri. Il calcio è questo: a volte si vince quando si può perdere e viceversa. Questa storia di essere debole con le grandi è un concetto relativo».
Oggi come sta il bilancio del Parma?
«Sono contento,perché per la prima volta siamo in attivo. L’utile al 30 giugno è stato di 530mila euro. Segnale molto importante in un momento parecchio difficile per l’economia internazionale».
Tutto merito di Leonardi?
«Quando si ottengono risultati di un certo tipo i meriti partono dall’alto. L’amministratore delegato è lui. Numeri alla mano, sì».
Quanto deve complessivamente al suo amministratore delegato?
«Molto,ha grandi capacità».
Lei, invece, quanto ci ha rimesso col club ducale fino ad ora?
«Solo in B una decina di milioni, più del doppio nel complesso».
Presidente, quanto costò prendere il Parma?
«Comprai un club che aveva 20 milioni di capitale sociale, che portai a 30, poi la società che si costituì per acquistarlo arrivò a un capitale di 13 milioni».
Perché si diventa presidenti di calcio?
«Passione pura da quando ero ragazzino. Ho cominciato che avevo una ventina d’anni,col Carpenedolo, portandolo dalla Terza categoria a un passo dalla C1. Ho vinto quasi tutti i campionati, compreso quello di B, col Parma».
Chi è stato fondamentale in questo percorso?
«Devo tanto al supporto della mia famiglia, che da sempre mi permette di poter investire grazie alle risorse guadagnate con le aziende che mio nonno mise su a metà del 1900».
Come giustifica questa fatica di reperire imprenditori locali in una città che, negli anni ‘90, ha fatto la storia del calcio in Italia e all’estero?
«Premessa: sono contento dei soci che mi circondano, quest’anno ci siamo allargati con Alberto Rossi e Alberto Volpi, amici di Vicenza e Brescia che sono riuscito a coinvolgere. C’è poi Diego Penocchio. Detto questo, l’unico parmigiano è Marco Ferrari. Questo mi delude, l’imprenditoria locale è lontana ma una spiegazione io non ce l’ho. Questa domanda bisognerebbe rivolgerla ad altri e non a me».
Il suo rapporto con la città com’è?
«Ottimo, per questo la latitanza dell’imprenditoria locale mi lascia perplesso».
Un’idea se la sarà fatta?
«Mi viene da pensare:o non hanno soldi da investire,oppure non hanno voglia di entrare nel calcio nonostante, da sempre, questo sport dia grande ritorno di immagine».
Campionato fermo, alla ripresa c’è la sfida con l’Udinese: rimpiange Guidolin?
«Sarò sincero: con lui ho un ottimo rapporto, è una persona che ricordo molto piacevolmente perché mi ha fatto vivere due bellissime annate. Però no, non ho nulla da recriminare. Fu lui a chiedermi di andare via nonostante ci fosse un contratto ancora in essere. Lo accontentai. La mia coscienza è pulita».
Perché non gli prolungò il contratto?
«Per il semplice fatto che aveva già un contratto. Non era in scadenza. Con la promozione in A, automaticamente il suo pezzo di carta si sarebbe prolungato per l’anno seguente. Ma in segno di gratitudine, invece di uno, di anni gliene garantii due. Lui è bravo,lo stimo e al Tardini lo saluterò,ma per un ulteriore prolungamento volevo prima vedere come sarebbero andate le cose nei primi mesi di campionato».
Oggi fa solo contratti annuali?
«Il calcio è un’azienda e come tale va gestita».
Friulani in testa: al Tardini firmerebbe per un pari?
«Mai sottoscriverlo. La penso in un altro modo: bisogna andare in campo tentando di vincere sempre, poi se l ‘avversario è più bravo e fortunato,amen. Ma l’idea di base deve sempre essere quella della vittoria».
Stadi di proprietà: scelta obbligata?
«Un’incognita, più che altro. Ad oggi non c’è ancora una legge che regoli la materia,che ci indichi i vantaggi che ci potrebbero essere. Se ne parla tanto ma, al 2011, l’unico club italiano capace di portare avanti e chiudere un progetto di questa portata è stato la Juventus, che ha alle spalle la famiglia più potente d’Italia:gli Agnelli. Questo per dire che non è dura,ma durissima».
Uno studio di StageUp, fatto nel giugno scorso, sostiene che il Parma, con uno stadio suo, incrementerebbe i propri introiti di un buon 20%.
«Non conosco i numeri ma se le cose stessero così e queste fossero le cifre,allora sì che ci sarebbe una convenienza. Costruire uno stadio nuovo su queste basi avrebbe un senso».
A proposito: uno stadio nuovo, appunto, o restyling del Tardini?
«Seconda ipotesi: dal Tardini non ci muoviamo».
Capitolo diritti televisivi.
«Questione sistemata,col contratto di tre anni nell’ultima assemblea di Lega. L’unica variabile è legata alla posizione in classifica a fine campionato».
L’investimento migliore della sua presidenza?
«Penso all’operazione Paloschi e a quella che ci ha portato a prendere,per metà del suo cartellino, Sebastian Giovinco. Ma anche Mariga,Biabiany».
Le suggerisco un nome: Cristiano Lucarelli. Arrivò per 5,5 milioni versati allo Shakhtar e quasi due milioni
l’anno al giocatore per tre stagioni. Rendimento alla mano, fu l’operazione peggiore?
«Con Cristiano siamo amici, ma amici veri, è uno davvero in gamba, lo sento spesso, poi certo, professionalmente non è stata la scelta più azzeccata della mia presidenza, anche se, non dimentichiamocelo, in quel gennaio del 2008 c’era mezza serie A che lo voleva».
Riprenderebbe Pasquale Marino?
«No,non lo riprenderei perché mi ha deluso e parecchio».
E’ mancata la chimica?
«Più che altro i risultati».
L’emozione più bella della sua presidenza?
«La Serie A riconquistata un anno dopo la retrocessione e quel pomeriggio in trasferta contro il Cittadella. Giornata, a distanza di oltre due anni, ancora tatuata dentro. Lì ho capito,come ho già detto altre volte,di essere davvero diventato il presidente del Parma».
La delusione più grande?
«Ovviamente la retrocessione».
La partita più bella?
«Sono due: il 2-0 a Bari in Serie B, e la vittoria sulla Juve lo scorso mese di maggio. Uno a zero con lo splendido gol di Giovinco».
Il giocatore a cui è più legato?
«Sarà pure un paradosso ma dico Cristiano Lucarelli. Come detto, l’investimento forse più sbagliato ma anche l’atleta a cui sono rimasto più affezionato. Il calcio è strano».
Lei ha avuto tanti allenatori, con chi il feeling maggiore?
«Con tutti c’era un bel rapporto. Tutti tranne Cuper e, appunto, Marino. Mai più sentiti».
Le è mai venuta voglia di spendere tanti soldi per un calciatore che avrebbe voluto ingaggiare?
«Dico Pippo Inzaghi. Ci lega una profonda amicizia. Lo avrei voluto nel Parma».
Arriverà a gennaio?
«Lui è il Milan. Chiuderà la carriera in rossonero».
Di Giuseppe Rossi che mi dice?
«Che ci avevo visto giusto,in quell’estate del 2007, quando feci un’offerta al Manchester United dopo che Pepito era stato con noi da gennaio a maggio, contribuendo alla nostra salvezza».
Anche per lui avrebbe fatto follie?
«Sì,una follia che tradotta in cifre si avvicinava ai sette milioni e mezzo, con due in più sarebbe stato ancora gialloblù».
Perché l’affare non si concluse?
«Non era solo una questione di cartellino, c’era anche l’ingaggio».
Cercò di prenderlo in comproprietà con una big del nostro calcio, provando a coinvolgere le milanesi e la Juve.
«Non ci fu nulla da fare, alla fine prevalse il buon senso e la logica dei numeri».
La convince questo corso arbitrale?
«Braschi è una persona tosta e capace,che sta cercando di dare linee guida moderne all’intera classe. Di Nicchi ho molta stima. E’equilibrato e corretto».
Esiste la sudditanza?
«Certo,ma non solo nel calcio,fa parte della vita di tutti i giorni. Bisogna conviverci e basta».
Giovinco il prossimo anno resterà?
«Sa una cosa? Sono allibito da quel che viene detto e scritto sul suo futuro. Sebastian è nostro al 50%, ha scelto Parma e qui si trova bene,ha un contratto di quattro anni e oggi mettere limiti o paletti sul suo futuro è una forzatura».
Gennaio e il mercato di riparazione sono alle porte: la priorità è acquistare o cedere?
«Comprare sarebbe assurdo. Abbiamo in rosa otto o nove giocatori di buonissimo livello. Gente come Palladino e Marques sarebbero titolari in tutte le squadre di Serie A, mentre da noi non giocano. Carte vincenti non utilizzate come Danilo Pereira, il miglior giovane all’ultimo Mondiale Under 20,che in campo non ha ancora fatto un minuto. Il mio più grande acquisto sarebbe proprio quello di valorizzare questi ragazzi».
Dica la verità: ha mai fatto la formazione ai suoi allenatori?
«Mai. Lo dimostrano i miei esoneri. Cerco sempre di responsabilizzare i miei collaboratori. Poi se uno fa il presidente deve usare le metodologie aziendali, per cui se le cose non vanno bene bisogna intervenire. Ma un tecnico che viene assunto da me, ha carta bianca e può fare il suo mestiere senza interferenze».
Cosa pensa della situazione politica di Parma?
«Non vivo la città e le cose della politica ducale le conosco solo superficialmente. Certo, sono rimasto molto
sorpreso per quello che è accaduto. Dal mio punto di vista,Vignali è sempre stato attento alle problematiche cittadine, ha fatto benissimo e quando io e la società abbiamo avuto bisogno di lui, non ha mai detto no. Scoprire o vedere certe situazioni, anche se la colpa è di chi lo circondava, lascia l’amaro in bocca».
L’addio di Vignali potrebbe creare problemi tra le istituzioni e il suo club?
«Non ho mai avuto contrasti con nessuno, polemiche ancora meno, quindi non credo. Sarebbe una sorpresa scoprire il contrario».
Prandelli, suo grande amico, le ha mai dato un consiglio o suggerito di comprare un giocatore?
«Siamo amici, parliamo spesso, anche di calcio, logico fare certi discorsi, che però resteranno tra me e lui».
Dove sogna di portare il Parma?
«Dal calcio ho avuto tanto, ma almeno una volta vorrei fare la Champions League».
Come vorrebbe essere ricordato fra 100 anni?
«Come un ragazzo serio,niente di più e niente di meno».
Lei bloccò l’acquisto del Parma, nel 2006, a causa di Calciopoli. E’ storia di qualche giorno fa la questione
sentenze. Come le giudica?
«Non ho mai parlato di Calciopoli fino ad oggi e mai ne parlerò».
Quanto investe sul settore giovanile?
«Tre milioni all’anno,sono cifre molto importanti. Pochi lo fanno ma fra un paio di anni raccoglieremo i frutti di questo triennio di lavoro. Qualche talento sta arrivando».
A gennaio saranno cinque anni ai vertici della società. Si dia un voto.
«Lo faccio dare agli altri. Sono però contento del mio quinquennio perché, a parte la retrocessione, a mio avviso immeritata, abbiamo sempre fatto cose positive. Ho investito tanto,ma ne è valsa la pena. Senza questo mondo che si chiama calcio io non riesco a stare».
Paco Misale (da Parma Qui di venerdì 11.11.2011)
5 commenti:
Mi spiace che la delusione più grande si chiami Marino; è vero sul piano dei risultati non ha fatto come ci si aspettava - ricordo comunque che aveva la media di 1 punto a partita - e alla fin fine il licenziamento poteva anche starci, ma le parole del Pres pesano e fa sembrare che il rapporto umano non sia stato idilliaco. Mi fa stranon e mi fa pensare: non me lo sarei aspettato.
Mi fanno molto piacere invece i giudizi espressi su Cristiano Lucarelli che non si è mai tirato indietro in ogni sua gara disputata e non ha fatto polemica quando veniva messo in panchina (a discapito di Vantaggiato!); quando parlo dell'ex 99 crociato mi sento sempre dire: "Ma segnava solo su rigore": beh, intanto ci vuole qualcuno che li sappia tirare (e che abbia il coraggio di farlo; poi, segnare 8 rigori su 8 è sinonimo di grande precisione, capacità di tiro e concentrazione. Fu il nostro capocannoniere nell'anno di B, quindi tanto male non fece.
Nonostante la limpida e bella intervista, non capisco questa dichiarazione di Ghirardi: "Abbiamo in rosa otto o nove giocatori di buonissimo livello. Gente come Palladino e Marques sarebbero titolari in tutte le squadre di Serie A, mentre da noi non giocano". A questo punto, dal momento che queste due seconde punte sono ritenute molto forti (sia da me, ma anche e soprattutto dalla società), voglio capire perché non vengono nemmeno prese in considerazione. E nno mi si dica che sono state infortunate, perché ormai sono in gruppo da tempo immemore!
Cordialmente saluti, Lorenzo Fava.
complimenti a paco masale, intervista splendida, un saluto
caro majo ma le critiche al suo "reporter" lorenzo fava le pubblica o non si deve dire quello che pensiamo di questo ragazzo? giusto per sapere se dobbiamo sciropparci passivamente e senza diritto di critica le sciocchezze di questo ragazzo...
un lettore infastidito
Why not? Egregio lettore infastidito... Perché mai non dovrei pubblicare eventuali critiche al giovane ragazzo di bottega Lorenzo Fava, il quale, però, per il fatto che è un ragazzino alle prime armi meriterebbe più rispetto e comprensione che il suo fastidio. Certo, nella sua analisi dell'intervista a Ghirardi Lorenzo può aver espresso, magari proprio perché è un giovane un po' ingenuo ed entusiasta, concetti sui quali noi adulti potremmo essere più prudenti, o semplicemente è traviato dal "suo" Profeta Boni, di cui è presidente del Fan Club su Facebook, e quindi nutre meno antipatia della maggior parte dei tifosi del Parma verso Marino: ma non c'è libertà di idee e di espressione? Non capisco, dunque, il suo fastidio: se non si trova d'accordo con l'analisi di Lorenzo Fava può motivare educatamente il suo punto di vista ed aprire un dialogo, anziché porsi e porci il futile dubbio se si possa criticare o meno il giovin reporter. E poi, anche questa è bella: come fa a sapere che Lorenzo Fava ieri ha fatto da reporter (per la prima volta in vita sua) per stadiotardini.com prima ancora che io abbia pubblicato il suo report o la gallery fotografica? Anche perché in passato il giovane in questione non ha fatto da reporter per stadiotardini.com, eccezion fatta per il suo diario di quanto vive negli studi di Teleducato quando partecipa a Calcio & Calcio.
Come scrivevo prima lei, se ravvisa delle sciocchezze formulate da questo ragazzo (o da me, o da chiunque) può, con educazione, esporre il suo puno di vista, senza doversele sciroppare per forza e senza diritto di critica.
Noi di stadiotardini.com siamo i primi a criticare o a chiosare (e volendo ce ne sarebbero da fare di chiose sull'esternazione ghirardiana): ci mancherebbe non accettassimo con serenità il giudizio altrui.
Cordialmente Gmajo
"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane." Italo Calvino - Caro lettore anonimo e infastidito, non credi di essere stato un po' troppo affrettato nelle conclusioni? Dal tuo commento si percepisce solo una grande frustrazione.
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