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domenica 11 dicembre 2011

DIVAGAZIONI DOMENICALI / MICHELOTTI, COMMOSSO E ARRABBIATO PER IL SUO OSPEDALE VECCHIO

Il Cor crozè oltretorrentino ieri ha partecipato sotto i portici di vecchia D’Azeglio alla manifestazione spontanea organizzata dall’ “Ambulatorio dell’Ospedale vecchio”

(gmajo) – D’accordo, questo blog quotidiano si chiama stadiotardini.com e non ospedalevecchio.com (magari vedrò di depositarlo…), tuttavia, soprattutto alla domenica, abbiamo abituato i nostri lettori a qualche divagazione culturale o su altri argomenti degni di nota, e così questa domenica abbiamo deciso di occuparci dell’Ospedale Vecchio di Parma, “raro esempio di architettura ospedaliera”, come scrive Wikipedia, “molto amato dalla popolazione cittadina per i servizi umanitari che ha dispensato nei secoli e tuttora per gli enti culturali che ospita, dagli archivi alle biblioteche, ai circoli”. Ancor oggi “simbolo di positive energie politiche, religiose e popolari” quale “sede di numerose istituzioni culturali tra cui l’Archivio di stato, l’Archivio storico comunale, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Bizzozero, l’Emeroteca comunale, la Biblioteca Balestrazzi e la Videoteca comunale” e noi aggiungiamo anche il Circolo Aquila Longhi, quello di Corradone Marvasi, dove oggi pomeriggio ci recheremo a seguire la partita Cagliari-Parma. Ieri, infatti, l’“Ambulatorio dell’Ospedale Vecchio” ha dato vita ad una manifestazione spontanea per invitare la cittadinanza a riflettere sul futuro del monumento, offrendo un the ai passanti desiderosi di informarsi o di ascoltare racconti sulla vita nel quartiere di neppure non tanto tempo fa. Storie di vite meravigliose come quella di Alberto Michelotti, oltretorrentino simbolo, che ieri sotto i portici di via D’Azeglio abbiamo visto commosso e arrabbiato.

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DSC04562Commosso e arrabbiato perché lui, più che ottuagenario forzatamente autodidatta – come ha detto nel suo intervento che abbiamo filmato e come ci ha spiegato pure nell’intervista che ci ha concesso pochi minuti dopo – aveva appena finito di ascoltare due minorenni, studenti del Liceo Classico Romagnosi, Cecilia Ferrarini ed Emilio Parmigiani della consulta provinciale degli studenti che leggevano un testo in cui rivendicavano assieme al diritto allo studio e alla possibilità di acculturarsi senza che venga favorita la scuola privata a quella pubblica, che “questa struttura venisse conservata, in modo da ridare lustro a uno dei centri della memoria storica più importanti di questa città… Vogliamo ricordare a tutti la necessità di avere un luogo d’incontro sano, che serva di confronto e che oltre ad accoglierci ci fornisca un’ulteriore opportunità per avvicinarci al sapere e alla storia”.  (A fine articolo pubblichiamo la trascrizione integrale del loro intervento)

 

DSC04563Due ragazzi, magari cresciuti con quegli ideali che avevano spinto tanti anni fa Cristina Quintavalla, la Pasionaria, a fare la lenzuolata all’epoca dello scandalo edilizio che fece tremare Parma 35 anni fa, per via di quelle stesse problematiche emerse due decenni dopo a livello nazionale con Tangentopoli. Cristina Quintavalla c’era questa estate con gli “Indignados” sotto i portici del Municipio, alle prime scosse del terremoto che avrebbe abbattuto la Giunta Vignali, e c’era pure ieri a sostegno dell’Ospedale Vecchio.

A coordinare la giornata pro Ospedale Vecchio un Pippo Baudo di noialtri, come si è autodefinito Andrea Mora del movimento “Leggere tra le ruspe”, il quale ci ha spiegato le finalità  e come l’Oltretorrente ha accolto l’iniziativa dell’Ambulatorio dell’Ospedale Vecchio, in collaborazione con “Il Muro”, il “Laboratorio politico per l’alternativa”, e “Linux User Group Parma”.

 

 

Archimmagine -007Non solo il senso civico per la salvaguardia di un’altra storica vestigia del passato (come lo è lo Stadio Tardini, del resto), o la vista delle rabbiose lacrime di Michelotti, o il pensiero di quegli stanzoni dove l’Aquila Longhi di Corradone  tiene alto assieme al nome del Parma quello della parmigianità: perdonatemi la consueta autoreferenzialità, ma all’Ospedale Vecchio sono legato anche da una storia personale datata 1981, 30 anni fa, quando, esattamente sotto quei portici di Via D’Azeglio dove oggi l’Ambulatorio dell’Ospedale Vecchio ha dato vita a questa manifestazione sorta dalla base, al civico 45/L aveva sede la mitica Radio Pilotta-Eco Radio, mitica emittente radiofonica nata dalla pazzia del sottoscritto assecondata da Carlo Drapchind (il primo direttore di Radio Parma, prima radio libera italiana) che accettò non solo di firmare la testata giornalistica necessaria per operare, ma anche di finanziare l’impresa mettendoci DSC04565anche delle risorse economiche e trovandoci, grazie ai buoni uffici con il PSI quelle tre quattro stanze (più che fatiscenti) proprio nel ventre dell’Ospedale Vecchio. Lì con altri terribili adolescenti – Marco Gabbi, Massimo Ferrari e Andrea Campanini (purtroppo scomparso circa dieci anni fa nella tragedia di Linate), Giorgio Fainardi, Stefano Delfini, Giorgio Rocca, Los Tarantellos, Emilia Loiacono, Amelia non ricordo più il cognome ed alcuni altri, oltre ad adulti come l’elettricista Rolando Bersellini e la signora Milly Bay – trovarono libero sfogo le nostre prime velleità giornalistico-radiofoniche-imprenditoriali. Della ristrutturazione, se così la si poteva chiamare, ce ne occupammo proprio noi ragazzi, che cercammo di pulire i locali alla bene meglio arrivando perfino a pitturare le mura, compresa quelle nella parte esterna, proprio lì, dove oggi DSC04570erano state messe le seggiole e dove era stata data vita all’iniziativa pro Ospedale Vecchio. Nella stessa struttura, nel cortile della biblioteca comunale e della emeroteca, aveva sede anche un’altra emittente Radio Bella – vicina al PCI – della quale era una punta di diamante Pietro Adrasto Ferraguti, l’odierno direttore di Teleducato, che all’epoca portava ancora un eskimo addosso. Ricordo che su quelle mura, per una questione di interferenze credo, comparve una minacciosa scritta “MAJO ATTENTO” vergata con spray nero proprio su quelle mura giallo Parma appena ridipinte. La DSC04567pasticceria Cecè, gestita dagli attuali titolari della D’Azeglio, aveva il laboratorio e il punto vendita proprio lì di fronte, e alla sera portavano, per la gioia di chi trasmetteva a quell’ora, le paste invendute. Oggi al suo posto c’è un moderno pub preso d’assalto dai giovani frequentatori della movida che hanno trovato un ulteriore fonte cui abbeverarsi. Quante dirette, quanti giornali radio, quanti programmi sperimentali in diretta uscirono da quelle stanze: ricordo, ad esempio, la nostra simulazione di collegamenti da Roma per DSC04568l’attentato a papa Giovanni Paolo II. Andrea Campanini, che era a casa sua, faceva finta di essere nella capitale e io – perfido – dallo studio lo stuzzicavo con domande che avrebbero potuto metterlo in difficoltà, ma lui ci saltava sempre fuori, creando veramente nell’ascoltatore la sensazione che fosse effettivamente sul posto. Indubbiamente fu una grande palestra professionale: del resto gli storici grandi radio telecronisti della Rai si forgiarono inventando di sana pianta fantasiose descrizioni di parate militari. Storie di 30 anni fa che mi sono tornate in mente, vedendo ieri quel manipolo di persone a difesa di questo “simbolo di positive energie politiche, religiose e popolari”, bisognoso, certo, di essere riqualificato, ma nel pieno rispetto di quella che è stata la sua storia e della sua vocazione rimasta immutata nel tempo. Gabriele Majo

 

INTERVENTO PRO OSPEDALE VECCHIO DI CECILIA FERRARINI ED EMILIO PARMIGIANI (LICEO CLASSICO ROMAGNOSI) DELLA CONSULTA PROVINCIALE DEGLI STUDENTI

DSC04569“Sono entrato per la prima volta in questo edificio in quinta elementare. La mia maestra Leda, particolarmente sensibile e attenta alla nostra formazione di giovani studenti, ci aveva portato in visita a questo archivio per una ricerca sui documenti inerenti la storia della famiglia Farnese a Parma. Di quella visita mi ricordo il mio stupore davanti a quegli scaffali colmi di documenti e la mia curiosità di bambino che per la prima volta partecipava attivamente ad un’attività che ci vedeva protagonisti come piccoli storici tra pergamene antiche, indici e bolle papali.

Oggi, il mio stupore di allora si è mutato prima in disappunto e poi in rifiuto per questa decisione voluta dalla passata amministrazione comunale che vorrebbe trasformare questo edificio storico e pubblico, già Ospedale Vecchio, in una struttura privata perlomeno al 50%. Oltretutto questa scelta capita in un momento storico particolare: noi giovani, privati del nostro futuro e di prospettive di lavoro da una crisi che non abbiamo certamente creato noi, ma da scelte scellerate che non hanno tenuto conto dei nostri diritti e dei nostri bisogni di futuri cittadini, ci vediamo privati anche di quello che per noi rappresenta uno dei valori fondamentali che stanno alla base di una società civile e democratica, la cultura e la storia della nostra città.

DSC04573E’ importante oggi essere qui a testimoniare che l’accesso al sapere e all’istruzione pubblica siano garantiti a tutti e che il sapere non diventi elitario, in una situazione per la scuola e la ricerca già tanto difficile.

Noi consulta provinciale degli studenti crediamo che non sia mai sufficiente ribadirlo e che si debba continuare a far sentire la nostra voce per rivendicare questo nostro diritto. Noi siamo contro la sperequazione nell’accesso alla cultura, non vogliamo che sia favorita la scuola privata a scapito di quella pubblica. Preferiremmo quindi che questa struttura venisse conservata, in modo da ridare lustro a uno dei centri della memoria storica più importanti di questa città. Per quanto riguarda invece la biblioteca civica, vogliamo ricordare a tutti la necessità di avere un luogo d’incontro sano, che serva di confronto e che oltre ad accoglierci ci fornisca un ulteriore opportunità per avvicinarci al sapere e alla storia; noi giovani dobbiamo avere la possiibilità di studiare senza subire discriminazioni da parte di privati o DSC04572amministratori che più che fare l’interesse dei propri cittadini spesso pensano solo a riempire le proprie tasche e a sprecare denaro pubblico. La vecchia amministrazione comunale ha perseguito quel vecchio vizio italiano della cultura dell’evento, spendendo centinaia di migliaia di euro per un festival e per un bar invece di acquistare nuovi volumi o creare migliori opportunità di incontro e approfondimento culturale per noi giovani. Non annientiamo la storia della nostra città, conserviamo questo edificio e la sua destinazione pubblica; la storia non va cancellata, senza conoscere il passato non avremo mai un futuro, la storia è maestra di vita come diceva Erodoto e ci serve per non ripetere gli errori che sono stati fatti. Teatri, scuole, Università, archivi storici, biblioteche comunali… Quale disegno si nasconde dietro il progressivo smantellamento dei luoghi deputati alla conoscenza? Ci stanno togliendo la possibilità di scegliere e questo equivale alla privazione della libertà! Non c’è libertà senza scelte consapevoli. Già nel 1964 Robert DSC04571Kennedy diceva che una nazione non troverà mai una personale soddisfazione nell’ammassare senza un fine beni terreni, nel misurare i suoi successi attraverso l’indice Down Jones o l’aumento del PIL; il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, dei nostri momenti di formazione e di felicità, non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi e soprattutto non tiene conto della nostra istruzione”. Cecilia Ferrarini & Emilio Parmigiani (alunni Liceo Classico Romagnosi e membri della Consulta Provinciale degli studenti)

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