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IL PRESUNTO IMMOBILISMO TATTICO DI PSYCOLOMBA E QUEL PARMA SQUILIBRATO CHE HA RIMONTATO IL LECCE
Riflessioni di Gabriele Majo sulla seguente frase pronunziata ieri da Colomba: “Cito una cosa e la dico io perché non ne parla nessuno: una sostituzione come quella di Lucarelli, con un centrocampista, sul 3-1, io penso che se l’avesse fatta Mourinho o se l’avesse fatta un Santone del nuovo calcio emergente, raggiungendo il 3-3, sarebbe stata esaltata, invece è passata in sottordine. Ma è giusto così: perché ormai capisco che c’è un filone che parla di tutto e di tutti e c’è un filone che sottace tutto:..”
(gmajo) – Tra poco calerà il definitivo sipario sull’animato post Parma-Lecce, anche perché alle 20.45 andrà in scena il recupero della prima di campionato con il Catania, sicché, poi, ci sarà da argomentare i postumi di questa gara. Magari per dire quanto i crociati siano Morrone-dipendenti (perché nell’alchimia di una squadra di calcio esistono tanti ingredienti fondamentali, per cui non si è solo Giovinco-dipendenti, ma anche Gobbi-dipendenti, come sostenni poco tempo fa)… Ma prima di tirar giù quella saracinesca vorrei rimarcare quanto domenica scorsa abbia contribuito a ribaltare il pesante passivo che stava maturando al Tardini per opera dell’ultima in classifica il disequilibrio tattico che ha arrischiato Psycolomba, notoriamente allenatore – e persona – di solito particolarmente equilibrata. Visto che campagne di comunicazione ce lo dipingono come antiquato e poco propositivo, modesto e non ambizioso, catenacciaro e non offensivo, insomma poco adatto al Parma, una volta tanto sarebbe da persone oneste sottolineare quanto abbia fatto per contribuire a rimediare alla figura barbina che stava maturando sul campo. Pur nella sua modestia, già a botta calda, dopo la partita, il tecnico aveva garbatamente accennato come l’impresa fosse riuscita anche grazie a qualche mossa coraggiosa che non è sempre detto dia risultato. Vedendo, poi, che sugli organi a maggiore diffusione non si era enfatizzato più di tanto il suo operato (noi ci sentiamo innocenti, perché, al contrario, un paio di accenni li avevamo fatti, rimarcando il particolare non trascurabile che aveva avuto la freddezza di preservare Lucarelli, il terzo dei diffidati a rischio squalifica per oggi, dopo che erano già stati sanzionati l’altro centrale Paletta e Morrone), lui stesso, in sala stampa, ieri stesso era tornato a parlarne di sua sponte.
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“Cito una cosa e la dico io perché non ne parla nessuno: una sostituzione come quella di Lucarelli, con un centrocampista, sul 3-1, io penso che se l’avesse fatta Mourinho o se l’avesse fatta un Santone del nuovo calcio emergente, raggiungendo il 3-3, sarebbe stata esaltata, invece è passata in sottordine. Ma è giusto così: perché ormai capisco che c’è un filone che parla di tutto e di tutti e c’è un filone che sottace tutto: fa parte del modo di essere di una persona, del modo di essere di un allenatore, anche di una squadra, probabilmente. Una squadra che sta sulle sue, fa il suo dovere, si impegna, lavora, suda, soffre, e magari va giù e qualche volta riesce anche a recuperare come in questo caso, anche con qualche idea, anche con qualche trovata, se vogliamo, perché un 3 3 4 non è che si veda molto spesso, o sbaglio? Per cui una volta tanto voglio parlare anche di questo e dico: prendiamo quello che questa squadra riesce a dare, qualche volta di più, qualche volta di meno; sbaglia, però ha spirito, anima, cuore. E quando qualcuno dei miei ragazzi mi dice, l’anno scorso o qualche tempo fa partite come questa l’avremmo persa, dice qualcosa che mi riempie di orgoglio: vuol dire che ci trasmettiamo qualcosa. Sbagliando tante volte, ma ci trasmettiamo qualcosa. E ci piacerebbe che venisse recepita questa cosa…”.
Il nostro lettore Filippo si è un po’ scandalizzato per questa autoreferenzialità di Colomba, come si evince dal commento postato ieri, probabilmente dopo aver ascoltato l’audio del video amatoriale della conferenza stampa da noi tempestivamente pubblicata. La trascrizione, invece, ce l’eravamo tenuta apposta per oggi, per approfondire meglio il tema. Ecco cosa aveva scritto Filippo: “Colomba sta dimostrando la sua mediocrità. Finora almeno però lo aveva sempre accompagnato la sua signorilità ( che resta ) e una buona dose di umiltà: beh questa è finita. Sentire un allenatore che si auto elogia per un cambio di un centrocampista per un difensore o per il fatto di aver messo gli attaccanti quando eri già sul 3 a 1 è veramente inconcepibile. Ma perché piuttosto nessuno gli chiede mai perché lui di ostini sempre a fare i cambi quando la situazione è già compromessa? Vedi Lecce vedi Novara vedi Verona...” Da persona che fa spesso esercizio di autoreferenzialità non posso che comprendere lo spirito con cui Colomba, con i toni soft che gli sono abituali, ha sottolineato ieri quelli che erano i suoi meriti, probabilmente taciuti da chi non lo gradisce come allenatore del Parma. E cosa avrebbe dovuto fare? Prendersi le solite legnate senza lagnarsi mai? Colomba ha fatto capire che ha capito perfettamente qual è l’andiamo: se perdi le colpe sono sue, ma se vinci o pareggi i meriti no… Capisco anch’io che non sia proprio il massimo della signorilità dirsi da solo come sono bravo – e il popolare detto “chi si loda si imbroda” ha indubbiamente una scientificità provata – ma ha voluto far capire che non è fesso e ha capito quale l’andiamo. A inizio stagione è stato martoriato perché troppo ancorato al 4 4 2, ma anche Leonardi – il quale non mi pare sia esattamente un suo grande elettore e che non gliele aveva mandate a dire dopo Milan-Parma, con annessa rumorosa assenza di Parma-Cesena – aveva onestamente riconosciuto la validità del suo cambio Santacroce per Pellè, con annessa rivoluzione tattica in Parma-Udinese, mossa ritenuta dal Plenipotenziario decisiva per quel prestigioso successo. L’altra sera Lorenzo Fava mi aveva riferito che a Teleducato Gianni Barone – con il quale ho condiviso i primi anni di attività radiofonica al seguito del Parma, prima che lui diventasse un signore oltre la cinquantina meno avvezzo alle scorribande su e giù per l’Italia – aveva più volte utilizzato l’espressione “immobilismo tattico” parlando di Colomba. Dopo averlo diffidato dal disquisirne nel suo report per la trasmissione, ho voluto personalmente verificare cosa intendesse dire. La sintesi del suo pensiero è che non alludeva alla prestazione con il Lecce – e ci mancherebbe altro, visto che turandosi il naso Colomba ha dovuto fare lo squilibrato con ben quattro punte e un rifinitore – quanto alla tendenza generale del nostro allenatore a schierare l’abituale vestito tattico indipendentemente dall’avversario. Ecco: questa è la principale differenza con Guidolin, che invece costruiva le sue fortune appunto studiando le giuste contrarie agli avversari. Barone mi aggiungeva, poi, un particolare non trascurabile: gli allenatori moderni della nouvelle vogue – ad onta del tanto decantato calcio propositivo – sono molto guidoliniani, cioè adattano la propria formazione a quella avversaria, senza per questo vergognarsi. Uno di questi lo incontreremo stasera, Montella, il quale ha già pronti due schieramenti per il suo Catania a seconda che sia più o meno disponibile Giovinco (nel Parma); un altro è Conte. In effetti anche a me piacerebbe che ogni tanto Colomba si adattasse agli avversari, ma poi verrebbero ad accusarlo anche di questo. Nel suo commento Filippo osservava che, a proposito di sostituzioni, di fatto Colomba tenderebbe a chiudere la stalla quando i buoni sono scappati. In effetti le prove arrecate a sostegno del teorema sembrerebbero sostenere questo: c’è da dire, però, che anche altri – in primis Guidolin – non sono avvezzi a cambiare in corsa quando le cose stanno andando bene, nel senso di resa di chi c’è in campo in termini di prestazione, o di tipo di partita pianificata. Ecco perché Musacci venne inserito solo al 90’ di Parma-Palermo, in luogo di Pellè: l’allenatore, infatti, non aveva riscontrato il bisogno di mutare l’alchimia iniziale. E appunto l’uscita di Pellè a giochi fatti poteva rappresentare una sorta di occasione per fargli prendere qualche applauso e non i soliti fischi. Ma il bel pensiero non venne capito, e venne subito interpretato come una mossa da catenacciaro (un centrocampista per una punta). Dunque ha fatto bene, stavolta, Colomba ha dire a chiare lettere che ha avuto il coraggio di mettere 4 punte e un rifinitore, per ribaltare il risultato, anche perché la critica ha continuato a suonare la gran cassa di un Parma difensivo perché schierato inizialmente con Valiani e Modesto sulle fasce. E a dirlo erano gli stessi che dicevano che Biabiany aveva fatto sfracelli come punta. Dunque: essendo che Biabiany è uno solo e non è stato clonato, o lo schieri di punta (e di conseguenza sugli out è fisologico che ci vadano gli stessi esterni che ci fecero salvare nelle famose sette partite) oppure se lo metti sulla fascia non puoi averlo contemporaneamente come vice Giovinco... Gabriele Majo
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