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martedì 27 dicembre 2011
QUANDO IL GHIRO PREFERI’ GLI OCCHI DELLA TIGRE DI DI CARLO AGLI OCCHIALI DI DELNERI
Estate 2007: c’era da rimpiazzare Ranieri, che un triennale sfumato non aveva blindato a Parma: dopo lunghe consultazioni il Pres puntò per l’emergente, bocciando anche un certo Guidolin…
(gmajo) – Dopo esserci disintossicati qualche giorno senza calcio, pian pianino ci rituffiamo nella quotidianità del pallone, in questo periodo fatta anche di bagole di mercato. Argomenti i quali, come noto, non mi arrapano più di tanto, per di più in piena dura contingenza economica: siccome, però, questa fiera dei sogni sembra tanto piacere alla moltitudine, lambirò in parte la questione, tuttavia senza pormi particolari freni nelle chiose. Prima di addentrarmi nel tema oggetto del titolo del presente articolo, riferirò, infatti, dell’ipotesi letta su parma.repubblica.it(ma immagino pure altrove) relativa all’approdo a Parma di Luca Toni. Se il lettore non si tedia, lo invito a rileggersi l’articolo in cui si favoleggiava dell’arrivo di Borriello, il quale, secondo la Gazzetta di Parma (ma immagino pure altrove) di stamani sarebbe indirizzato ora verso la Juve: ebbene qualora il lungagnone dovesse giungere alla corte di Ghirardi sarò disposto a sottopormi alla pubblica gogna. E lo stesso dicasi qualora dovesse pervenire Maxi Lopez, il quale non capisco come mai – ma non sono un mercatologo, dunque mi scuserete – dovrebbe lasciare il Catania per venire da noi? Ma non era già stato scritturato dal Milan? Mah. Poi dicono che pure Iaquinta faccia parte della rosa dei papabili, questo perché stando a parma.repubblica.it “servono un attaccante e un centrocampista”. Strano, dopo la partita con il Catania la maggior parte di dotti e medici e sapienti discettava sull’impellenza assoluta di un difensore.
Continua la lettura all’interno
Io credo che il Parma, durante la prossima sessione mercatale, non debba fare valutazioni di stomaco o anelare all’arricchimento di una collezione di figurine, quanto effettuare dei movimenti davvero congeniali al proprio progetto tecnico, il quale, secondo la nostra interpretazione, verte sulla esaltazione di Giovinco, grazie anche al sacrificio di chi gli opera accanto, come Floccari e Pellè. Dal momento che l’ex laziale è stato a lungo indisponibile per via della imperfetta preparazione prima e per un infortunio muscolare poi, poco ha avuto l’opportunità di fornire il proprio apporto nelle prime giornate, ma per quel che si è visto ci pare in effetti in grado di completarsi a meraviglia con la Formica: dunque perché abiurare il tutto a cammino in corso? Troverei la scelta davvero irrazionale. Fin che sono i tifosi a sognare un goleador magari è anche capibile, ma che siano i progettisti a smentire nei fatti la propria programmazione mi pare innaturale, soprattutto valutando che il cammino finora percorso è quello che ci si poteva aspettare. Sì, certo, nelle ultime giornate il Parma ha raccolto di meno sia di quanto meritasse, sia di quanto era lecito attendersi, ma periodi no è fisiologico che una squadra di medio-piccolo cabotaggio li possa attraversare in stagione. Capirai: perfino le grandi si concedono lunghe pause, figurarsi se non può capitare anche al Parma di rimediare figure barbine, specie con le formazioni di cabotaggio inferiore. Del resto non ci salvammo, inaspettatamente, la scorsa stagione, proprio facendo risultati su quei campi o con quelle formazioni che sulla carta non ci concedevano speranze? Fa parte del DNA del Parma-Rai, di tutto e di più. Ecco perché non capisco come si possa arrivare a mettere in discussione il timoniere, Colomba, il quale, nonostante tutto, sta mantenendo la rotta prevista. Capisco bene che in questa stagione mediocre che vede gran parte degli iscritti giocare a ciapanò con se stessi (la maggior parte delle squadre ha fatto peggio dell’anno prima) era lecito attendersi un qualcosa in più, ma anche il nostro Parma, evidentemente, è mediocre tra i mediocri. Ma non certo perché sia mediocre il proprio allenatore, che troppo spesso ci si dimentica come ci abbia salvato, apportando quegli ingredienti di equilibrio e buon senso che mancavano. E allora certa critica un po’ troppo attenta agli sfoghi del presidente tifoso (al quale consigliamo, ci perdoni, un po’ più di continenza, che se no poi tutti si sentono autorizzati ad essere scontenti ed è un autogol) anziché cavalcare l’onda del suo malcontento perché non prova un po’ a ragionare su dati di fatto inconfutabili, come ad esempio che gli esterni delle famose sette partite erano gli stessi di quest’anno, meno Biabiany. E che se dunque Biabiany viene schierato al posto dell’indisponibile Giovinco, non possa contemporaneamente essere – non avendo il dono della ubiquità – sia al centro dell’attacco che sull’out destro? Se poi avanti e in mezzo ci soddisfa appieno, perché gettare la croce addosso a quell’antipatico di Colomba che mette Valiani sulla fascia destra? Ma credete proprio che quel finale sbilanciato con quattro punte quattro (Biabiany, Pellè, Floccari, Palladino) propedeutiche alla rimonta sul Lecce, potesse funzionare fin dall’inizio di quel match? Ma se una squadra coperta ha buscato ben tre reti dai salentini, una formazione squilibrata quanti sarebbe stata in grado di subirne? E poi: non vi siete mai accorti che il problema è di atteggiamento, psicologico, mentale, più che di assetto tattico? Quando fate le vostre precise statistiche non vedete che se il Parma busca un gol, è matematico che subito dopo ne piglia un altro, massimo nel giro di te minuti? Che c’entrano i cambi di Colomba? Che poi lui si vada a cercare del freddo per il letto (nella accezione di cambi impopolari, poiché non capiti dal popolo) andando – cosa che ha fatto anche con il Catania, per di più spiegandolo poi in conferenza stampa – a fortificare o puntellare il centrocampo anziché scegliere nella faretra delle punte i propri innesti in corsa è un alto discorso. Ma spiegatemi bene perché sul 3-1° proprio favore avrebbe dovuto potenziare – disequilibrando l’assetto – potenziare il reparto offensivo? Il problema non è stata forse la dabbenaggine di Santacroce, in versione Santaclaus, a regalare un inutile penalty ai siciliani, per altro ben corretti in corsa dal maestrino ex aeroplanino Montellino? Dopo di che era matematico – visto che se la stavano facendo sotto per la solita sindrome – che arrivasse anche il pari a stretto giro di posta. Fatto sta che questo rocambolesco finale ha fatto stizzire – non poco, secondo i suoi agiografi – Ghirardi, il quale sarebbe stato ricontagiato – sempre secondo gli spifferi amici – dalla infatuazione verso Delneri. Questo amore latente ha quasi cinque anni di vita. E, dicono coloro che Tommaso lo conoscono bene, il mancato arrivo alla sua corte dell’ex tecnico della Juve è uno dei suoi più grossi rammarichi. E sì, perché anche il friulano Luigi figurava nel listone di allenatori che aveva attentamente vagliato quando si trattava di sostituire Claudio Ranieri, lasciato andare senza la minima ostruzione alla Juventus, quando, poco prima della grande offerta, sarebbe bastato blindarlo con quel triennale che il Condottiero risulterebbe aver chiesto, ma che non gli sarebbe stato riconosciuto. Nell’ampia rosa di candidati – un variegato mix di esperti ed emergenti, tra cui l’allora Carneade Remondina – oltre a Delneri spiccava pure un certo Guidolin, il quale sarebbe arrivato in Emilia solo quando i buoi erano già abbondantemente scappati, e c’era da rifare la mandria, dopo quella inopinata retrocessione, evitata persino durante il diffiicilissimo periodo di Amministrazione Straordinaria. A lui – e a agli occhiali di Delneri – Tom preferì gli occhi della tigre del primo discepolo del “Don”, Mimmo Di Carlo. Non so se si trattò solo di sguardi o di più prosaiche questioni di portafoglio (Delneri e Guidolin erano indubbiamente più “cari”) fatto sta che per sostituire un allenatore carismatico e dal rinominato pedigrèe quale Ranieri venne scelto un esordiente (in A) e pure dai metodi un po’ meno raffinati rispetto al predecessore, capace di domare uno spogliatoio piuttosto difficile (basti pensare che annoverava Morfeo e Couto solo per fare due nomi).
Quando scelse Guidolin per sostituire in corsa Cagni il Ghiro non badò a spese, salvo poi pentirsene successivamente quando Leonardi gli mostrò la lista degli ingaggi che vedeva il tecnico primeggiare rispetto anche a certi calciatori di grido. (Immagino che le cose possano essere andate così, dal momento che il ragionamento sulla sproporzione tra lo stipendio del mister e quello dei giocatori top level Leonardi lo fece pure a me). Con Marino il Ghiro fece una scelta risparmiosa. Colomba fu invece una scelta obbligata. In quei giorni, infatti, non c’erano molte possibilità di scelta. Però ebbe mano felice. Dopo Guidolin Ghirardi promulgò il famoso editto del contratto annuale per ogni nuovo allenatore. Ebbene, vedremo se per Delneri farà una eccezione, qualora a Giugno dovesse arrivare. Tecnicamente potrebbe essere assoldato anche prima, ma risulterebbe (ai bene informati, non certo a me…) che l’interessato abbia rifiutato di salire sul treno in corsa. Ma quella relativa alla durata dell’accordo non sarebbe l’unica contraddizione (nel caso): infatti ci sarebbe il ritorno – dopo Guidolin – di un allenatore di fascia-medio alta (non solo come emolumenti): probabilmente ci si è resi conto di quanto importante sia, nel contesto della “democrazia” di una squadra di calcio, che anche il potere dell’allenatore sia commisurato a quello di presidente e direttore. Gabriele Majo
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Io credo che il Parma, durante la prossima sessione mercatale, non debba fare valutazioni di stomaco o anelare all’arricchimento di una collezione di figurine, quanto effettuare dei movimenti davvero congeniali al proprio progetto tecnico, il quale, secondo la nostra interpretazione, verte sulla esaltazione di Giovinco, grazie anche al sacrificio di chi gli opera accanto, come Floccari e Pellè. Dal momento che l’ex laziale è stato a lungo indisponibile per via della imperfetta preparazione prima e per un infortunio muscolare poi, poco ha avuto l’opportunità di fornire il proprio apporto nelle prime giornate, ma per quel che si è visto ci pare in effetti in grado di completarsi a meraviglia con la Formica: dunque perché abiurare il tutto a cammino in corso? Troverei la scelta davvero irrazionale. Fin che sono i tifosi a sognare un goleador magari è anche capibile, ma che siano i progettisti a smentire nei fatti la propria programmazione mi pare innaturale, soprattutto valutando che il cammino finora percorso è quello che ci si poteva aspettare. Sì, certo, nelle ultime giornate il Parma ha raccolto di meno sia di quanto meritasse, sia di quanto era lecito attendersi, ma periodi no è fisiologico che una squadra di medio-piccolo cabotaggio li possa attraversare in stagione. Capirai: perfino le grandi si concedono lunghe pause, figurarsi se non può capitare anche al Parma di rimediare figure barbine, specie con le formazioni di cabotaggio inferiore. Del resto non ci salvammo, inaspettatamente, la scorsa stagione, proprio facendo risultati su quei campi o con quelle formazioni che sulla carta non ci concedevano speranze? Fa parte del DNA del Parma-Rai, di tutto e di più. Ecco perché non capisco come si possa arrivare a mettere in discussione il timoniere, Colomba, il quale, nonostante tutto, sta mantenendo la rotta prevista. Capisco bene che in questa stagione mediocre che vede gran parte degli iscritti giocare a ciapanò con se stessi (la maggior parte delle squadre ha fatto peggio dell’anno prima) era lecito attendersi un qualcosa in più, ma anche il nostro Parma, evidentemente, è mediocre tra i mediocri. Ma non certo perché sia mediocre il proprio allenatore, che troppo spesso ci si dimentica come ci abbia salvato, apportando quegli ingredienti di equilibrio e buon senso che mancavano. E allora certa critica un po’ troppo attenta agli sfoghi del presidente tifoso (al quale consigliamo, ci perdoni, un po’ più di continenza, che se no poi tutti si sentono autorizzati ad essere scontenti ed è un autogol) anziché cavalcare l’onda del suo malcontento perché non prova un po’ a ragionare su dati di fatto inconfutabili, come ad esempio che gli esterni delle famose sette partite erano gli stessi di quest’anno, meno Biabiany. E che se dunque Biabiany viene schierato al posto dell’indisponibile Giovinco, non possa contemporaneamente essere – non avendo il dono della ubiquità – sia al centro dell’attacco che sull’out destro? Se poi avanti e in mezzo ci soddisfa appieno, perché gettare la croce addosso a quell’antipatico di Colomba che mette Valiani sulla fascia destra? Ma credete proprio che quel finale sbilanciato con quattro punte quattro (Biabiany, Pellè, Floccari, Palladino) propedeutiche alla rimonta sul Lecce, potesse funzionare fin dall’inizio di quel match? Ma se una squadra coperta ha buscato ben tre reti dai salentini, una formazione squilibrata quanti sarebbe stata in grado di subirne? E poi: non vi siete mai accorti che il problema è di atteggiamento, psicologico, mentale, più che di assetto tattico? Quando fate le vostre precise statistiche non vedete che se il Parma busca un gol, è matematico che subito dopo ne piglia un altro, massimo nel giro di te minuti? Che c’entrano i cambi di Colomba? Che poi lui si vada a cercare del freddo per il letto (nella accezione di cambi impopolari, poiché non capiti dal popolo) andando – cosa che ha fatto anche con il Catania, per di più spiegandolo poi in conferenza stampa – a fortificare o puntellare il centrocampo anziché scegliere nella faretra delle punte i propri innesti in corsa è un alto discorso. Ma spiegatemi bene perché sul 3-1° proprio favore avrebbe dovuto potenziare – disequilibrando l’assetto – potenziare il reparto offensivo? Il problema non è stata forse la dabbenaggine di Santacroce, in versione Santaclaus, a regalare un inutile penalty ai siciliani, per altro ben corretti in corsa dal maestrino ex aeroplanino Montellino? Dopo di che era matematico – visto che se la stavano facendo sotto per la solita sindrome – che arrivasse anche il pari a stretto giro di posta. Fatto sta che questo rocambolesco finale ha fatto stizzire – non poco, secondo i suoi agiografi – Ghirardi, il quale sarebbe stato ricontagiato – sempre secondo gli spifferi amici – dalla infatuazione verso Delneri. Questo amore latente ha quasi cinque anni di vita. E, dicono coloro che Tommaso lo conoscono bene, il mancato arrivo alla sua corte dell’ex tecnico della Juve è uno dei suoi più grossi rammarichi. E sì, perché anche il friulano Luigi figurava nel listone di allenatori che aveva attentamente vagliato quando si trattava di sostituire Claudio Ranieri, lasciato andare senza la minima ostruzione alla Juventus, quando, poco prima della grande offerta, sarebbe bastato blindarlo con quel triennale che il Condottiero risulterebbe aver chiesto, ma che non gli sarebbe stato riconosciuto. Nell’ampia rosa di candidati – un variegato mix di esperti ed emergenti, tra cui l’allora Carneade Remondina – oltre a Delneri spiccava pure un certo Guidolin, il quale sarebbe arrivato in Emilia solo quando i buoi erano già abbondantemente scappati, e c’era da rifare la mandria, dopo quella inopinata retrocessione, evitata persino durante il diffiicilissimo periodo di Amministrazione Straordinaria. A lui – e a agli occhiali di Delneri – Tom preferì gli occhi della tigre del primo discepolo del “Don”, Mimmo Di Carlo. Non so se si trattò solo di sguardi o di più prosaiche questioni di portafoglio (Delneri e Guidolin erano indubbiamente più “cari”) fatto sta che per sostituire un allenatore carismatico e dal rinominato pedigrèe quale Ranieri venne scelto un esordiente (in A) e pure dai metodi un po’ meno raffinati rispetto al predecessore, capace di domare uno spogliatoio piuttosto difficile (basti pensare che annoverava Morfeo e Couto solo per fare due nomi).
Quando scelse Guidolin per sostituire in corsa Cagni il Ghiro non badò a spese, salvo poi pentirsene successivamente quando Leonardi gli mostrò la lista degli ingaggi che vedeva il tecnico primeggiare rispetto anche a certi calciatori di grido. (Immagino che le cose possano essere andate così, dal momento che il ragionamento sulla sproporzione tra lo stipendio del mister e quello dei giocatori top level Leonardi lo fece pure a me). Con Marino il Ghiro fece una scelta risparmiosa. Colomba fu invece una scelta obbligata. In quei giorni, infatti, non c’erano molte possibilità di scelta. Però ebbe mano felice. Dopo Guidolin Ghirardi promulgò il famoso editto del contratto annuale per ogni nuovo allenatore. Ebbene, vedremo se per Delneri farà una eccezione, qualora a Giugno dovesse arrivare. Tecnicamente potrebbe essere assoldato anche prima, ma risulterebbe (ai bene informati, non certo a me…) che l’interessato abbia rifiutato di salire sul treno in corsa. Ma quella relativa alla durata dell’accordo non sarebbe l’unica contraddizione (nel caso): infatti ci sarebbe il ritorno – dopo Guidolin – di un allenatore di fascia-medio alta (non solo come emolumenti): probabilmente ci si è resi conto di quanto importante sia, nel contesto della “democrazia” di una squadra di calcio, che anche il potere dell’allenatore sia commisurato a quello di presidente e direttore. Gabriele Majo
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