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sabato 17 dicembre 2011

LA NUOVA SEDE DEL PARMA E I DUBBI DI PARMIGIANO

Gabriele Majo risponde a un abituale lettore di stadiotardini.com che aveva osservato: “Mi sfugge come il nuovo centro possa portare ‘entrate diverse’ nelle casse del Parma: ho la sensazione che alla fin fine la montagna abbia partorito il topolino...”

majo5Buondì parmigiano. Faccio la doverosa premessa generale che, non essendo io un imprenditore, fatico a cogliere le logiche "imprenditoriali". E riesco a capirle (forse) solo se me le spiegano per bene. In più (talora) sono anche un po' duro di comprendonio, sicché chi ha pazienza deve spiegarmele più volte. In particolare c'è un punto che i vari “caporioni” del sistema calcio cavalcano come panacea di tutti i mali e cioè che gli stadi di proprietà garantirebbero, a loro dire, entrate supplementari utili per differenziare le attuali che mediamente per il 70% sono relative ai diritti televisivi. Posto che è "virtuoso" cercare di differenziare le entrate, io non sono altrettanto convinto come loro (i “caporioni”) che basti avere uno stadio di proprietà per avere garantito un gettito maggiore. Intanto perché, comunque, sarebbe necessario un investimento, sempre piuttosto consistente: non a caso sarebbero fondamentali mutui agevolati pluriennali (magari del Credito Sportivo), mica vorrebbero tirare fuori loro i soldoni dalle proprie tasche. I "caporioni" sono stati all'estero a studiare: ed è proprio la mancata ideazione di un modello nostro, italiano, che mi preoccupa.

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Perché il tifoso italico ha abitudini ben differenti rispetto a quelle degli stranieri. Sicché non è detto che quello che funziona là funzioni pure qua (vedesi il merchandising). Venendo al Parma, in particolare, non vedo tutta questa esigenza di avere lo stadio di proprietà, dal momento che una vantaggiosa convenzione pluriennale consente al club di apportare le migliorie che desidera al vecchio Tardini. Specie per l'upper class: anche se l’Ennio è comunale fioccano hospitality, ristoranti vista campo, G box, G lux, G eccetera eccetera, (manca la G tettoia per i diversi abili, ma pazienza fin che non piove...). E, secondo me, proprio al fine di continuare a creare redditizie aree per l'upper class, risultava necessario liberare degli spazi nel ventre dell'Ennio da poter sfruttare. Forse ci si ricaverà anche un percorso museale, ma personalmente (sarò un po’ prevenuto…) non mi illudo più di tanto al riguardo, e sono convinto che se anche fosse, sarebbe creato con "principi mercantili" più che di memoria. Certo l'investimento per la costruzione della nuova sede è importante e lega pressoché indissolubilmente Ghirardi al Parma, come hanno capito bene anche gli inviati bresciani (nel loro viaggio verso Livorno, hanno fatto tappa al Ferlaro per assistere alla presentazione del nuovo progetto) sempre speranzosi che il loro conterraneo possa raccogliere la pesante eredità di Gino Corioni alla guida della squadra di calcio cittadina. Un investimento da 6,5 milioni di euro non è roba da poco – anche se finanziato dal Credito Sportivo con comodo mutuo ventennale – ed è coraggioso farlo nel minuto in cui la recessione non guarda in faccia nessuno, falcidiando consolidati fatturati. Sempre chi non è un imprenditore può chiedersi: ma serviva investire una cifra del genere solo per dare un ricovero ai giocatori nei ritiri pre-partita? Hai voglia ammortizzare 6,5 milioni di euro risparmiando sugli alberghi. Sì, certo, può darsi, ma il nuovo Centro Direzionale non è soltanto una riedizione di quella che era la vecchia foresteria, dal momento che diventerà il cuore pulsante del club. Ricordiamoci, poi, che, probabilmente, si tratta solo di un primo step, dal momento che il secondo investirà proprio la riqualificazione del Tardini.

Parmigiano è perplesso, ma proprio oggi, sulle pagine della Gazzetta di Parma, uno che di imprenditoria se ne intende – essendo stato per lunghi anni il potente Direttore dell’Unione Parmense degli Industriali – alias Giorgio Orlandini ha cercato di spiegare al colto e all’inclita che la nuova sede vale più di un centravanti (del resto la madre di Guccini riteneva che un laureato val più di un cantante). Era stato lo stesso Pietro Leonardi, famoso nella Penisola come Re del Mercato, a sostenere in anticipo (mercoledì sera dinnanzi agli sponsor) il primato della scelta patrimoniale anche a discapito di qualche giocatore importante per qualche stagione (“Tanto l’anno scorso ci siamo allenati ben bene a soffrire”). Anche Orlandini, come i moderni che hanno le redini (si fa per dire) del calcio italiano, ritiene che lo stadio di proprietà sia indispensabile per una società di pallone. E, come noi, mette in stretta correlazione il Tardini e Collecchio: “La costruzione, e quindi la decisione, da parte della Società di una sua propria sede costituisce un elemento di enorme, storica rilevanza che segna e consolida l'avvio di un percorso che, quando si potrà porre mano all'acquisizione e all'ammodernamento del «Tardini» porrà il Parma Calcio alla pari delle tante società calcistiche europee meglio e più modernamente finanziariamente strutturate. Grazie proprio al fatto di aver saputo intelligentemente dotarsi in passato di uno stadio e di una sede di loro proprietà. In Italia solo la Juventus, con la costruzione del nuovo stadio e conseguente potenziamento patrimoniale della Società, ha imboccato la giusta strada di dotarsi di una propria casa, compiendo una scelta patrimoniale essenziale per una gestione imprenditoriale della Società. L'importanza di questa scelta invero l'hanno ben compresa ormai molte società italiane di rilevanza e importanza primaria, ma nessuna è riuscita a conseguire questi obiettivi. L'averlo fatto da parte del Parma comprova che la Società ha preso una strada, senza più ritorno, di un assetto patrimoniale che può senza mezzi termini essere definito storico e vitale con nuove, crescenti certezze della proprietà di mantenere qui, potenziate e funzionali, le due strutture societarie fondamentali per una corretta e moderna gestione: lo stadio e la sede direzionale. La sede direzionale con tutte le sue funzionalità operative all'avanguardia e con gli strumenti idonei e moderni per la comunicazione, la formazione, la conoscenza dei mercati internazionali, e quindi delle giovani promesse meritevoli di acquisizione sparsi nel mondo, rappresenta una vera e propria svolta di rilevanza storica. Sì, è vero, non abbiamo acquistato un grande centravanti, ma in compenso il Parma si è dotato di uno strumento che lo pone all'avanguardia nella moderna e proficua gestione della Società con ritorni sul piano sportivo e sicurezza sul piano amministrativo, costituenti il presupposto fondamentale per la sopravvivenza di una società calcistica”. Dunque, caro Parmigiano, anche Orlandini – come Ghirardi e Prandelli – mette in stretta correlazione la nuova sede con i punti in classifica. Io, pur non essendo un imprenditore – ben lungi, tra l’altro, dalla velleità di poterlo essere – ritengo che sia essenziale che la Società abbia una propria sicurezza patrimoniale,sì da poter pagare senza indugi e con regolarità i calciatori, i dipendenti e i fornitori, oltre che pianificare una sana progettualità sportiva, tale da conseguire, per sé e per i propri sostenitori, le migliori soddisfazioni dal campo. Ma non ho né la preparazione, né gli elementi per poter giurare che questa sicurezza patrimoniale, nel caso specifico del Parma FC, possa derivare dal trasferimento a Collecchio della sede operativa del club: quelle che, ad esempio, Orlandini definisce “funzionalità operative all'avanguardia e con gli strumenti idonei e moderni per la comunicazione, la formazione, la conoscenza dei mercati internazionali, e quindi delle giovani promesse meritevoli di acquisizione sparsi nel mondo” che per lui rappresentano “ una vera e propria svolta di rilevanza storica”, erano presenti (e lo sono tuttora) anche nell’attuale sede, tant’è che erano state decantate persino dalla Gazzetta dello Sport pochi mesi dopo l’insediamento di Leonardi (anche se la struttura per captare i segnali televisivi internazionali al fine di scouting all’Ennio c’erano fino dall’Era Tanzi). E’ sacrosanto, come argomenta Orlandini, che “la sicurezza sul piano amministrativo costituisca il presupposto fondamentale per la sopravvivenza di una società calcistica” ed è proprio il motivo per cui su questo blog-quotidiano cerchiamo di fare opera di divulgazione a proposito di operazioni (anche di calcio-mercato) che riteniamo “virtuose” (tipo Borini alla Roma) in modo tale da contribuire alle riflessioni del tifosi desiderosi di fare un passo più in là della sola chiacchiera da bar. Non so adesso se il nesso causa-effetto Le sia più chiaro, gentile Parmigiano. Lei, poi, un po’ deluso aveva vergato: Aspettavo il famigerato piano quinquennale ma leggo solamente di buoni auspici”. Quella di ieri non era una conferenza stampa, bensì una presentazione del progetto: non è stata posta una domanda che fosse una, durante l’evento condotto da Bruno Longhi (il quale non è stato particolarmente apprezzato da Gobbi, quando se ne è uscito con affermazioni del tipo ai calciatori piace parlare di calcio o di playstation, come se fossero tutti decerebrati, e anche con Giovinco ha avuto qualche uscita infelice, tipo quella di indurlo a supplicare a Prandelli un posto in azzurro, che ha visto il moto d’orgoglio della Formica: “Io non supplico nessuno) da parte dei giornalisti, e nelle interviste a margine non c’è stato modo di approfondire più di tanto, anche perché agli inviati nazionali interessano altre tematiche. Agli studenti di Tor Vergata non so quanto Leonardi possa avere rivelato di più: probabilmente gli aveva anticipato qualche dettaglio in merito alla costruzione del Centro Direzionale, aggiungendo qualche concetto di filosofia di pensiero che ci sta dietro all’opera in fieri. Ma l’implementazione della struttura di Collecchio è stato ribadito più volte essere solo uno dei punti del piano industriale quinquennale, sulla rivelazione dei contenuti del quale forse avevo creato io a Parmigiano e agli altri quattro lettori che ci seguono un po’ troppe aspettative. Tuttavia credo che Leonardi, che nella nostra telefonata aveva parlato di serie di appuntamenti per spiegarlo e non uno solo, abbia in serbo ulteriori occasioni per esternarne i contenuti. Infine le specifico che i giornalisti a Collecchio, anziché in auto al Tardini, vi si recano quotidianamente già da anni, poiché le conferenze stampa quotidiane si svolgono lì fin dalla fondazione: per noi, dunque, da questo punto di vista non cambia proprio nulla. Cordialmente, Gabriele Majo

2 commenti:

Parmigiano ha detto...

La ringrazio Majo per la sua articolata risposta offerta addirittura sotto forma di articolo coniato ex novo prendendo spunto dai miei interventi. Sono fondamentalmente d'accordo con la sua posizione per cui non ho particolari rilievi o considerazioni aggiuntive da apportare al dibattito in corso. Le mie perplessità riguardanti la redditività della nuova sede operativa rimangono sostanzialmente immutate, né l'intervento odierno di Giorgio Orlandini mi ha convinto minimamente, essendo stato il suo piú un intervento propagandistico ad alto effetto lessicale con l'intento di creare una cortina fumogena piú che offrire un'obiettiva analisi tecnica dell'operazione societaria: come si suol dire tutto fumo e niente arrosto, naturalmente a mio modestissimo parere. Mi unisco tuttavia al coro dei commenti beneauguranti sottolineando come la forma necessiti la sua parte, visto che nel Parma pare esserci una corrispettiva sostanza, per cui ben venga questo investimento da parte della famiglia Ghirardi&Co. Cordiali saluti, Parmigiano.

Gabriele Majo ha detto...

Peraltro ieri alla presentazione della nuova sede mancava la signora Gabriella Pasotti, mamma di Tommaso, accompagnato "solo" dal papà Enrico, dalla sorella Susanna e dalla fidanzata Francesca. Così come non c'era il VP Diego Penocchio - oggi a sciare (mi pare a Cortina) - che ieri Tommaso ha candidato a presidente del Brescia. C'era anche il nuovo direttore finanziario Preti, al quale una volta tanto siamo riusciti a fare uno scatto fotografico decente, dopo diversi precedenti tentativi non andati a buon fine. Cordialmente Gmajo (Ps: ho preferito rispondere con un articolo e non con un semplice commento, trattandosi di un argomento particolarmente importante, e anche perché il modulo commenti non ospita più di un tot di caratteri, ma, come noto, essendo piuttosto prolisso non mi piego a questo diktat della tecnologia e mi adeguo. Meno male che almeno nei post la lunghezza è infinita... Ricordialmente Gmajo