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martedì 19 giugno 2012

EURO 2012 – L’ITALIA E’ SBARCATA ALLA FIERA DELL’EST DIMENTICANDO DOCUMENTO DI IDENTITA’ E BAGAGLIO DI CERTEZZE

Dovremmo capire perché sono bastate appena tre partite per sconfessare due anni di ottimo lavoro…

DSC00330(Luca Russo) – Noi alla storia della scarsa tenuta atletica non ci crediamo più di tanto. Va bene che la nostra stagione ha spremuto grossa parte degli azzurri fino al 20 maggio, giorno della finale di Coppa Italia. Vero che i nazionali in campo quella domenica hanno raggiunto Coverciano con una settimana di ritardo rispetto al resto della comitiva. Ma poi di tempo per mettere benzina nelle gambe, ne hanno avuto. E poi c’è un altro particolare che ci dissuade dal pensare che l’Italia non abbia più la pedalata necessaria per restare nel gruppone: quando contro Croazia e Irlanda le circostanze ci richiedevano di produrre uno sforzo ulteriore per trovare altre reti, gli azzurri si sono lanciati all’assalto dell’area avversaria senza dar l’impressione di essere in riserva. No, di risorse da utilizzare ne abbiamo ancora. Semmai, dovremmo capire perché sono bastate appena tre partite per sconfessare due anni di ottimo lavoro. Chiusi senza sconfitte in gare ufficiali, segnando poco sì, ma subendo anche meno. E’ stata un’Italia convincente quella che si è qualificata per Polonia ed Ucraina dominando il suo raggruppamento. Ma una volta sbarcati alla Fiera dell’Est, ci siamo accorti di aver smarrito il nostro documento di identità e con esso anche il bagaglio di certezze che abbiamo riempito faticosamente nei due anni precedenti.

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Certo, noi sappiamo chi siamo o chi possiamo essere, ma senza ritrovare il nostro gioco, le nostre convinzioni , la nostra identità, sarà complicato farlo capire alla concorrenza. A proposito: chi, tra le sfidanti, può temere l’Italia che arriva ai quarti grazie ad una sudatissima vittoria ai danni dell’Eire già fuori dai giochi? Forse nessuno. Nemmeno la pericolante Inghilterra che oggi ritrova Rooney o la debole Ucraina che ha dalla sua solo il vantaggio di giocare in casa. Eravamo stati pensati e costruiti per esser noi a scrivere la trama dei nostri incontri. E invece ci pensano gli altri. Prandelli ci aveva messo in testa l’idea che si poteva far risultato praticando la via del bel giuoco. Ma il calcio piacevole lo lasciamo fare agli altri. E noi? Noi facciamo un gol e pensiamo a difenderlo. Al diavolo lo spettacolo e la necessità di tenere in mano il pallino del gioco. Quasi come se avessimo paura di toglierci di dosso l’etichetta di nazionale che da sempre fa del risultato il suo unico tarlo. Eccolo il nostro grande nemico: sperimentare un modo nuovo di vincere in una competizione così breve da poter premiare anche quelle squadre che invece di preoccuparsi di far gioco pensano a distruggere quello degli altri (la Grecia insegna). Gli azzurri ci hanno provato con la Spagna e per metà partita anche contro la Croazia. Ma una volta appurata la sterilità del reparto offensivo, potrebbero aver pensato: visto che in rete ci andiamo col contagocce, pensiamo a difendere quel poco che riusciamo a concretizzare. Si sprecano meno energie e almeno facciamo un mestiere che conosciamo benissimo: quello della difesa strenua e ad oltranza. In barba, probabilmente, anche ai suggerimenti del Commissario Tecnico. Ragionamento che fila perché la storia comunque la fanno i vincitori ed agli annali poco importa del modo in cui si vince. Il punto è che per due anni ci hanno detto che l’Italia poteva essere come la Spagna, sia pure in tono minore. E invece ci ritroviamo ad essere una Grecia coi piedi buoni. L’errore, a pensarci bene, è stato proprio questo: cercare di scopiazzare un modo di fare calcio che è evidentemente unico ed inimitabile quando sarebbe stato molto più opportuno giocarci le nostre carte, far leva sulle nostre qualità (il Chelsea fresco di titolo continentale ha fatto scuola in questo senso). In fondo non ci dispiacerebbe vincere alla nostra maniera e lasciare alla Spagna l’esclusiva di fare la Spagna. Anche perché ad essere onesti le nostre doti differiscono, e parecchio, da quelle degli iberici. Non era giusto mettere le mani avanti prima di partire per Polonia ed Ucraina e rinunciare ad un’idea di gioco inseguita per un biennio, ma adesso che i nostri buoni propositi sono prossimi a saltare per aria, sarebbe bene ammettere che: volevamo arrivare in fondo col calcio spumeggiante, non ci siamo riusciti, dovremo farlo con altri mezzi. Che poi sono i nostri mezzi: corsa, grinta, cuore e sudore. Basta saperlo, appunto. Nessuno si offenderebbe se dovessimo vincere col catenaccio. L’importante è vincere, anche se non saremo belli come la Spagna. Ma guai a creare troppe aspettative andando in giro a raccontare che anche l’Italia può divertire e far stropicciare gli occhi come i nostri dirimpettai iberici. Perché se qualcuno non ci avesse illuso ora non saremmo ipercritici nei riguardi di una squadra che qualcosa di buono l’ha fatto intravedere. Il gioco non è quello che ci avevano promesso, ma di occasioni ne creiamo abbastanza. Manca, forse, qualche gol. Il ché non preoccupa se la difesa in tre partite ha preso solo un gol con la Spagna, che una rete prima o poi la fa a tutti e quindi non fa testo, ed un altro con la Croazia, sull’unico vero errore di una difesa fin qui impeccabile. Difesa che peraltro non ha potuto godere della protezione di una linea mediana non ancora continua nel suo rendimento e che alterna momenti di grande calcio e squisite geometrie, dando l’impressione di farci arrivare in porta col pallone, a lunghi periodi di smarrimento, in cui non riesce a mettere insieme tre passaggi di fila. Se il metro di paragone è quello dei tifosi spagnoli, non potremo mai essere contenti della nostra nazionale. Se, invece, ripensiamo al modo in cui abbiamo vinto gli ultimi due mondiali, vedere l’Italia giocare come contro Spagna, Croazia e Irlanda ci fa pensare che…sì, mettere in bacheca il secondo titolo europeo è possibile. Crediamoci e fino a domenica scordiamoci di Spagna, tiki taka ed amenità simili. Noi siamo l’Italia e dobbiamo giocare da Italia. Luca Russo

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Salve Majo.Perdonerà l'off-topic,ma sembra proprio che oggi si sia risolta la questione Giovinco(fonte Gianluca Di Marzio).il prezzo che la juve pagherà sarà quasi sicuramente 11 mln circa per comprare la seconda metà del giocatore,più probabilmente l'inserimento di qualche giovanissimo.Ecco le volevo chiedere un commento su questa storia,visto che credo che la maggior parte dei tifosi del parma si fossero già fatti la bocca buona con le cifre sparate dal presidente Ghirardi,40 mln il valore dell intero cartellino,per poi ritrovarsi ad una ben più irrisoria cifra.probabilmente 20 mln x la metà erano eccessivi,ma arrivare a 11 mi sembra veramente uno sconto notevole,visto per lo più che per una società come il parma 2-3 milioni possono avere un grosso valore.la sensazione è di essere stati per l'ennesima volta dei burattini alla mercè del grande Agnelli,e deluso da Ghirardi che ai microfoni si vanta dei grandi rapporti con la dirigenza gobba e poi si fa "infinocchiare" ben bene.a presto.
saluti
Andrea I.

Anonimo ha detto...

l errore è stato illudersi e illudere i tifosi di poter prendere 20 milioni....io non ho mai sospettato che in totale giovinco potesse valere 40 milioni...quotazione fuorimercato per lui ..solopsg e manchester city avrebbero potuto interessarsi a lui a queste cifre...che poi,a quanto pare sembra che abbiano spaventato i francesi in primis.....insomma a cifre più ragionevoli magari si poteva "promettere"la metà a qualche altra squadra per mettere "pepe!al c...o alla juve.....invece raccogliamo veramente poco se questi sono i numeri e i dettagli dell accordo se sono veri ...per me è così
ciao a tutti
Filippo1968