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IL DIARIO DI VIAGGIO DI LUCA RUSSO, IN TRASFERTA DA NAPOLI A PARMA PER VEDERE LA NAZIONALE, TRA CALCIOSCOMMESSE E TERREMOTO: “VACILLA LA SERIE A E TREMA ANCHE L’EMILIA ROMAGNA…”
“La tristezza. Quel che resta, di questo viaggio, è la tristezza. Prima lo schiaffo delle Procure. Poi quello della terra. Sconforto nel primo caso e sconforto anche nel secondo. Sì, questo viaggio non lo scorderò. Mai…”
(Luca Russo) – E’ la mattina del 29 Maggio: sono le 8 ed ho ancora tre ore a disposizione prima di partire per raggiungere Parma. Dove c’è la Nazionale che al Tardini, in amichevole, affronterà il poco temibile Lussemburgo. Sulla carta, più che una partita, sembra un allenamento. L’Europeo è alle porte e Prandelli ha un disperato bisogno di capire con quali interpreti affrontare la campagna di Polonia ed Ucraina senza correre il rischio di rimediare brutte figure. Intanto ha già rinunciato a Criscito, investito dalla detonazione di Scommessopoli e depennato, per questo, dalla lista dei ‘fantastici’ 23 che cercheranno di strappare il titolo alla Spagna campione in carica. Chi invece agli Europei ci andrà è Leonardo Bonucci, iscritto nel registro degli indagati ma, sembrerebbe, ben lontano dalla possibilità di essere risucchiato dal vortice delle gare addomesticate. Sono trascorse appena 24 ore dalla retata di Coverciano, ma è ancora palpabile lo spavento che ha squarciato il mondo del calcio. Che non lesina opinioni, punti di vista e pareri. C’è chi invoca pene severe per i colpevoli, chi vorrebbe studiare le carte per avere un quadro più completo della situazione e chi, semplicemente, confida nel lavoro della magistratura. Sono pochi coloro che sfoderano una ricetta, una soluzione, una panacea che allenti la morsa dei mali da cui è stretto il calcio…
CONTINUA LA LETTURA ALL’INTERNO
Ci provano Damiano Tommasi, Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, e Massimo Mauro, opinionista di Sky. E nel momento in cui aprono bocca per parlare di playoff scudetto e playout salvezza non dicono nulla di nuovo. Non per noi di stadiotardini.com che una terapia identica, volta a curare gli acciacchi del nostro calcio, l’avevamo già individuata e proposta non più tardi di un paio di settimane fa. La ‘genialità’ della trovata stava e sta nello scopiazzare un espediente geniale adottato in altre discipline, quali basket e pallavolo che assegnano lo scudetto e decretano le retrocessioni attraverso playoff e playout. L’idea è quella di far sì che ogni gara del campionato abbia un senso, così che nessuno possa più giocare per pareggiare, perdere o incassare più o meno di un certo numero di reti. Un esempio? Immaginatevi una serie A con 16 squadre. Ed un campionato che non chiude i battenti al termine delle trenta gare di stagione regolare. Ma che manda le prime otto a giocarsi lo scudetto e le ultime otto ad evitare la discesa agli inferi. Come? Lo dicevamo poc’anzi: ricorrendo al meccanismo dei playoff e dei playout. Prima contro ottava, seconda contro settima, terza contro sesta e quarta contro quinta. Chi vince passa al turno successivo e continua a sognare. Chi perde va in vacanza. Stesso dispositivo per stabilire chi resta in A: nona contro ultima, decima contro penultima e così via. Chi vince salva la pelle. Chi perde finisce al buio. Allo stato attuale, finire ottavi non è molto diverso dal finire noni o dodicesimi o, addirittura, diciassettesimi (conquistando l’ultimo posto utile per conservare la categoria). L’unica rilevante differenza sta nella quota di diritti televisivi che si percepisce. Se invece si decidesse di servirsi degli spareggi, non ci sarebbe né il tempo, né lo spazio per fare calcoli: finisci ottavo e ti giochi lo scudetto, termini al nono posto e rischi la retrocessione. Passare dal paradiso all’inferno, e viceversa, è un attimo. Così, sia chiaro, cureremmo i sintomi. Ma arriverà anche il giorno in cui dovremmo occuparci del male che li scatena. Un antipiretico abbassa la febbre, ma non combatte l’organismo che la genera. Al nostro calcio servirebbe, ed anche urgentemente, un antibiotico. Parola il cui significato, dal greco, è ‘contro la vita’. Ecco, dobbiamo rendere il nostro calcio immune da quelle forme di vita ostili che di tanto in tanto gli gettano del fango addosso. Perché non fa più notizia il fatto che ci sia gente disposta a corrompere il prossimo. Ciò che preoccupa è che ce ne sia dell’altra pronta a farsi comprare. Non è strano che ungheresi, zingari e slavi abbiano esteso fino all’Italia il raggio della propria azione. Spaventa che in Italia abbiano trovato del terreno fertile in cui piantare i propri metodi.
E’ la mattina del 29 Maggio, dicevamo. Guardo l’orologio, manca poco alle nove. Vado a fare colazione, ma con molta calma. Ritorno al pc diversi minuti più tardi, ancora un’occhiata all’orologio: sono le nove e trenta. Apro facebook e i primi cinque aggiornamenti di stato che leggo mi fanno rivivere le sensazioni di un’altra mattina tutt’altro che allegra, quella del 20 Maggio. Allora venni a saperlo attraverso la radio. Stavolta è la rete a farmi planare sulla notizia nel momento stesso in cui la notizia è in fase di ‘costruzione’. L’Emilia è ritornata a tremare. I primi flash d’agenzia non promettono nulla di buono. Ai crolli ed ai caduti di una settimana prima, se ne aggiungono degli altri. Diversi gli operai tra le vittime: avevano appena ripreso a lavorare nel tentativo di riaccendere il motore di uno dei lembi di terra più produttivi di un’Italia che, strangolata dalla pessima congiuntura economica, stenta a rimettersi in carreggiata. Almeno tre i comuni ridotti in polvere e macerie dal sisma: Cavezzo, Mirandola e Medolla si specchiano e non si riconoscono più. Crevalcore, nel bolognese, è un paese fantasma. Il centro storico è stato chiuso dai vigili del fuoco. A Porta Modena l’orologio si è fermato alle 9,02. I riflessi del sisma si dilatano fino a Parma, dove la Nazionale è in ritiro in attesa di giocare l’amichevole contro il modesto Lussemburgo. Quando la terra ruggisce, Di Natale è in ascensore. Balla la cabina e Totò ne esce col volto provato e scolorito dallo spavento. Balotelli, dicono, è tra i primi ad abbandonare l’albergo che ospita l’Italia. Sono passate le dieci ed è ora di muoversi verso la stazione. Ad attenderci un treno che ci porterà a Parma. Ci andrò con la mia compagna e per conto di ‘Donne Con Te’, un’associazione di volontariato nata col fine di prevenire e contrastare la violenza di genere. L’amichevole col Lussemburgo è stata dedicata alla campagna contro i maltrattamenti perpetrati ai danni del gentil sesso e la Federcalcio ha disposto l’ingresso gratuito per le donne. Sono cinquemila quelle attese al Tardini. Partiamo, ma un interrogativo ci ‘assale’: si giocherà oppure no? All’altezza di Roma Termini il dubbio svanisce. Parenti e amici, da casa, ci comunicano che la gara è saltata. Per rispetto di quanto sta accadendo in Emilia e della tragedia che l’ha colpita, Giancarlo Abete, presidente federale, decide, in accordo col Comune e la Provincia di Parma, di annullare l’incontro: “In questa situazione drammatica non c’era spazio per una partita di calcio”. Scelta giusta, scelta saggia. Lo spettacolo, a ‘sto giro, non deve andare avanti, non in barba alle lacrime ed alla sofferenza di chi ha perso una persona cara, la propria casa o il posto di lavoro. Magari si fosse presa una decisione simile anche la settimana prima, quando, con un’esplosione (quella che ha ucciso la povera Melissa) ed un terremoto (con annesse vittime) alle spalle, la finale di Coppa Italia è andata regolarmente in onda. Intanto sul treno non si parla d’altro. E’ il terremoto in Emilia a tenere banco. Sul nostro Frecciarossa, che procede spedito ad oltre trecento chilometri all’ora, le linee telefoniche sono bollenti. C’è chi ci informa che a causa della scossa i treni stanno maturando ritardi da record (anche il nostro, alla fine, ne accumulerà un po’ visto che giungiamo nel capoluogo emiliano venti minuti dopo l’orario di arrivo programmato), chi ci dice che la stazione di Bologna è stata chiusa dai tecnici delle Ferrovie dello Stato per consentire verifiche sulla infrastruttura e chi chiede al suo amico o familiare diretto in Emilia di tornare indietro. Qualcuno si lascia scappare un commento: “Chi ha permesso che si costruisse in quella zona evidentemente non più immune da eventi di natura sismica? Chi ha dato l’agibilità ai capannoni che poi sono crollati ammazzando diversi operai?”. E’ tipico degli italiani cercare, in queste situazioni, un colpevole. E invece non sarebbe il caso di proporre soluzioni che offrano, nell’immediato, una speranza alle popolazioni colpite da un disastro di tali proporzioni? Ok, arriverà anche il momento delle responsabilità, ma nel frattempo diamo una mano a chi cerca solamente un aiuto e non uno o più ‘criminali’ da mandare al patibolo. Si potrebbe, per esempio, annullare la parata del 2 Giugno e destinare ai circa quattordicimila sfollati dell’Emilia i quattro milioni necessari per organizzarla. Il Quirinale, sembra, si è opposto. Una parte di quei soldi è stata già spesa e l’evento avrà luogo, sia pure in forma molto più ‘sobria’ del previsto. Come non detto. E allora? E allora appelliamoci alle banche. Lo fa la ‘Federcontribuenti’ attraverso una proposta semplice semplice: “Le banche prestino denaro per la ricostruzione all’1%, allo stesso tasso di favore ottenuto da loro”. Staremo a vedere. E’ quasi certo, invece, che il Consiglio dei Ministri provvederà alla sospensione dei tributi fino a dicembre 2012 per le zone colpite dal sisma. Qualcosa si muove.
Arriviamo alla stazione di Bologna intorno alle 15,30 ed un po’ di ressa la troviamo. Ma non è più frenetica di quella che scandisce le giornate critiche, da bollino rosso, dei mesi estivi. Saliamo sull’Intercity 590 che ci porterà a Milano. Andare a Parma non ha più senso e allora scegliamo di trascorrere la serata nel capoluogo lombardo. Saremo a casa di amiche, a debita distanza dagli schiaffi delle Procure e della terra. La prima fermata, guarda il caso, è proprio a Modena. Scendo dal treno per pochi istanti. Mi guardo intorno, cerco di cogliere, nell’aria che si respira, gli echi del terremoto. Una sessantenne si avvicina al treno armata di portatile e trolley. Sale e le chiedo: “Signora, l’ha sentita?” e lei: “Sì. E’ stata impressionante. Ero in un bar del centro (di Modena, ndr) e ballavamo sulle sedie. Sto tornando a Genova. Mio marito è preoccupato, mi ha chiamato e mi ha chiesto ‘è proprio necessario che resti lì?’. Ho avuto paura, ho disdetto tutti gli appuntamenti di lavoro perché non me la sento di restare qui”. Intanto si chiudono le porte. Il treno riparte. Resto fermo nel corridoio, attaccato al finestrino. Vedo, in lontananza, un vecchio casale col tetto al livello della terra. Dico tra me e me: chissà se era sfondato già da un pezzo o se è venuto giù per il terremoto. E’ l’ultima immagine di questo viaggio. Che non scorderò. Mai. Luca Russo
3 commenti:
caro Luca, molti complimenti, ti seguo da tempo, con molta stima
complimenti Luca,ti seguo sempre,B R A V O.
Immagino che al columnist, come al suo direttore, faccia piacere sapere chi gli rivolge i complimenti: pertanto invito l'anonimo delle ore 10 a prender esempio da Vanni Zagnoli e firmarsi. Immagino che a Luca Russo facciano piacere questi consensi e magari interverrà anche lui per dirvi grazie. Ma sulla questione della firma sotto i commenti sapete quanto ci tenga...
Di Luca ho appena finito di "passare" un commento sulla gara della Nazionale di ieri sera, che può aprire il dibattito tra i lettori attivi (non solo quelli passivi...): buon divertimento...
Gmajo
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