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LA CONVERSIONE DI PRANDELLI SULLA VIA DI CRACOVIA: MANDA IN PANCHINA LA DIFESA A 4 E VIRA SU QUELLA A 3 CENTRALI, INVENTATA DA SCALA NEGLI ANNI 90 AL PARMA E ALLA QUALE RICORSERO PURE GUIDOLIN E DONADONI PER GUARIRE I CROCIATI
Il Ct plagia Luis Enrique e trasforma De Rossi in libero
(Luca Russo) – Chi cambia sa da che cosa fugge e sa benissimo che cosa cerca. Non recitava proprio così la celebre frase di Montaigne, scrittore e filosofo francese, ma la storpiatura è necessaria per raccontarvi le motivazioni che hanno spinto Cesare Prandelli ad accantonare il 4-3-1-2 col quale ha affrontato le qualificazioni ad Euro 2012, per passare al 3-5-2 che, molto probabilmente, sarà sfoggiato dall’Italia sui campi della massima rassegna calcistica continentale per Nazioni. Cesare scappa dalla paura di finire anzitempo l’Europeo che è alle porte e cerca un assetto tattico che faccia dell’Italia una formazione all’altezza di quelle che in Polonia ci arriveranno coi favori del pronostico (Germania, Spagna ed anche l’Olanda del ritrovato Sneijder). La serataccia di Zurigo ha dato al C.T. la forza necessaria per stravolgere gli equilibri del gruppo a pochi giorni dall’inizio dei giochi. E così negli ultimi due allenamenti prima della partenza per Cracovia, Prandelli ha richiamato in panchina la difesa a quattro, a tratti imbarazzante contro la Russia, e messo in campo quella a tre centrali. Con Chiellini e Ogbonna ai lati di De Rossi, impiegato nella posizione di libero, pronto ad arginare i pericoli non filtrati dalla linea mediana. Ed è l’altra novità del periodo. Ma non di stagione, perché il copyright dell’idea di piazzare De Rossi (nella foto in alto nella mix zone del Tardini alla vigilia della non disputata Italia-Lussemburgo) al centro della difesa appartiene a Luis Enrique – ex tecnico della Roma – il primo ad impiegare ‘Capitan Futuro’ nell’insolita, per lui, posizione difensiva.
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L’esperimento, in scena la sera di Roma-Juventus, riesce anche bene: De Rossi risulta uno dei migliori in campo e bagna col gol il suo debutto da difensore centrale. Con le dovute proporzioni, Daniele sta alla Roma come Mascherano sta al Barcellona. Il passo successivo è capire se De Rossi potrà combinare anche in Nazionale quel che Mascherano riesce a fare, e molto bene, nel Barcellona. Vedremo. Intanto a Prandelli va riconosciuto il merito di aver saputo slegarsi dal proprio credo tattico, rinunciando ad un modulo che aveva ed ha ben poche possibilità di fare le fortune di questa Nazionale. In questo ci ricorda tanto il Conte che ha guidato la Juventus alla conquista del suo ventottesimo scudetto. I bianconeri cominciano il campionato 2011/2012 col 4-2-4 che tanto caro è al tecnico salentino. L’inizio di stagione è buono, ma non esaltante. I bianconeri vincono spesso, non perdono mai, ma pareggiano troppo. E conservano questo ritmo, soddisfacente ma non sufficiente per vincere il titolo, fino alla partita di Napoli. La Juventus all’intervallo è sotto di due reti. Negli spogliatoi Conte spoglia i bianconeri, togliendogli di dosso quel 4-2-4 al quale aveva affidato con convinzione le proprie sorti e quelle della squadra, e gli fa indossare il 3-5-2. E’ questo il momento in cui la Juventus allunga i suoi tentacoli sullo scudetto. Ed è questa l’unica partita che vede i bianconeri vicinissimi al perdere la ‘verginità’ in campionato. Da lì in avanti, e grazie al nuovo modulo, la formazione di Conte rischierà, tutt’al più ed in pochissime circostanze (al Manuzzi contro il Cesena), di non vincere. Ma non di perdere. Insomma, solo gli stolti non cambiano idea. E Prandelli, che stolto non è, si è guardato bene dal non sperimentare almeno un’altra soluzione per dare una scossa agli Azzurri. Dicevamo del libero che dovrà essere pronto a metterci una pezza quando e se dovesse essere necessario. Parliamo anche degli esterni di centrocampo. Che nel 3-5-2 (o 5-3-2) non sono più terzini, né ali. Ma tornanti, ai quali si richiede una gran resistenza fisica perché la fascia di competenza non è solo un terreno buono per seminare attacchi e fiaccare l’opposizione avversaria, è anche territorio da difendere, strenuamente, dagli assalti del nemico. Maggio, che nel Napoli recita con costrutto la parte di esterno della mediana, nelle vesti di terzino ha dimostrato di non sapersela cavare. A Zurigo ne ha combinate di cotte e di crude. E allora sarà felice, felicissimo, della conversione tattica imposta da Prandelli. In questo modo, se non altro, ritornerà ad esercitare il suo mestiere, che è quello di tornante, appunto, e non di laterale della retroguardia.
Meno felici lo saranno coloro che col vecchio modulo avevano trovato e conservato una maglia da titolare. Comprensibile. Così come lo è anche la domanda che in molti si pongono alla luce del nuovo piano tattico azzurro: perché cambiare ora che manca pochissimo agli Europei? Il motivo l’abbiamo, in parte, già spiegato. Ma possiamo rinforzarlo sciorinando il ‘palmares’ di un modulo che in passato ha fatto la fortuna di grandi e piccoli club. Il 3-5-2 (che altro non è che la versione offensiva del 5-3-2) ed il 5-3-2 (che altro non è che la versione difensiva del 3-5-2) sono i moduli che hanno permesso all’Italia di vincere i mondiali nel 1982 e all’Argentina di trionfare in quelli del 1986, alla Germania di diventare campione del mondo nel 1990, ai Rangers di aggiudicarsi sette titoli consecutivi, alla Juventus di laurearsi campione d’Italia nei tornei 96/97, 97/98 e 2011/2012. Ed al Parma, al grande Parma allenato da Nevio Scala, di mettere in bacheca, dal 1989 al 1995, una promozione in Serie A, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea ed una Coppa Uefa. Dalle nostre parti, poi, non si è più rivisto. Almeno fino all’ottobre del 2008. Il Parma è in B e gravita nei bassifondi della classifica. Cagni, allora tecnico della formazione crociata, fatica a far quadrare il cerchio e dopo un insipido pareggio a Brescia si vede recapitare da Ghirardi l’invito a fare le valigie. Al capezzale del Parma arriva Guidolin. Che opta per la difesa a tre e per una mediana composta da cinque elementi. Il cambio in panca ed il nuovo modulo rilanceranno i gialloblù, riportandoli in A dopo un solo anno di purgatorio. L’anno successivo, con Guidolin ancora al posto di comando, il Parma per lunghi tratti del campionato si mantiene in prossimità delle posizioni che valgono la Champions. Chiuderà il campionato all’ottavo posto, che non basta ad evitare il divorzio e il 3-5-2 sparisce di nuovo. Ne perdiamo le tracce fino a quest’anno, quando è un altro avvicendamento in panchina a farlo ritornare d’attualità. Donadoni rimpiazza Colomba, silurato dopo i cinque schiaffi presi a San Siro contro l’Inter. Ma il nuovo tecnico lavora sul 3-4-3, convinto che sia il modulo giusto per allontanare il Parma dal rischio retrocessione. I risultati non gli danno ragione. Giovinco, al quale Colomba aveva trovato una posizioncina che gli permettesse di esprimere appieno il suo potenziale, con Donadoni è costretto ad allontanarsi dalla diventando la brutta e sbiadita copia di sé stesso e la squadra, nel complesso, ne soffre stentando più di quanto aveva già fatto con la precedente gestione. Il tecnico ne prende atto e riformula le proprie convinzioni. Si passa al 3-5-2. Ed al Parma balbettante visto fino a quel punto, subentra quello che miete vittime in sequenza: Novara, Palermo, Cagliari, Lecce, Inter, Siena e Bologna. Gli emiliani finiscono all’ottavo posto. Merito di Donadoni (e di alcune buone intuizioni del suo predecessore) e di quel modulo, il 3-5-2, che ha reso leggendario il grande Parma di Scala e vincente quello molto meno ambizioso di Donadoni. Speriamo che passi alla storia anche come il modulo dell’Italia campione d’Europa nell’estate del 2012.
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2 commenti:
In questi giorni DELICATISSIMI di CALCIOMERCATO lasciamo lavorare IN SANTA PACE i veri MAGHI DEGLI AFFARI di Parma, cioé la LEPRE (LEonardi+PREiti) che sapranno OPERARE MERAVIGLIE AI NOSTRI OCCHI. Quanto a noi parmigiani dobbiamo solo TACERE perché in questi DECENNI abbiamo DIMOSTRATO di saper creare... SOLTANTO MONTAGNE DI DEBITI.
Sembra che a questa squadra sia cucito addosso questo modulo.
Ma anche il Parma di Malesani con lo squadrone giocava con un 3-5-2: Buffon Thuram Sensini Cannavaro Fuser Baggio Veron Boghossian Vanoli Crespo Chiesa. Vincemmo 3 coppe con quel modulo.
E poi ricordo un'esperimento di Pioli,forse una sola partita con l'Udinese,con la difesa a 3,che però se non mi sbaglio non riuscì troppo bene.
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