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domenica 7 ottobre 2012

IL MISTER / A CATANIA CON CORAGGIO: SE E’ LA PARTITA DELLA SVOLTA GIUSTO RISCHIARE IL TUTTO PER TUTTO

“I rossoazzurri sono stati fatti a fettine dalla velocità di Diamanti e dalla profondità di Gilardino, due caratteristiche delle quali Biabiany e Amauri dispongono. Avrei qualche dubbio sul far uscire Ninis dalla mediana: il greco ha classe, carattere e intelligenza tattica; tutte doti che possono permettergli di divenire un gioiellino non da poco per un campionato a caccia di talenti come la Serie A…”

donadoni(Il Mister)“Bisogna considerare la partita con il Catania come la più difficile”, parole di Roberto Donadoni che ha introdotto così la sfida del Massimino. Una frase che la dice lunga sull’atteggiamento psicologico con il quale i crociati proveranno a sfatare un autentico tabù. Non solo il Parma ha battuto i rossazzurri soltanto due volte nei dieci precedenti in Serie A. Ma in Sicilia i gialloblù hanno un ruolino da brividi: due pareggi e tre sconfitte in cinque sfide, con otto gol subiti e appena due segnati. L’ultimo di questi è stato di Francesco Modesto, nell’1-1 del girone di ritorno del campionato scorso. Una partita che segnò comunque un’inversione di tendenza su un campo stregato. In panchina c’era già Donadoni. Un tecnico che adesso avrà una grande occasione per dare la sterzata di cui ha bisogno l’avvio di stagione del Parma. Sei punti in sei giornate non sono un bottino da buttare se si considerano le avversarie affrontate, eppure è innegabile che sia mancato il “guizzo”, l’accelerazione che permette di svoltare. Bene, al Massimino questa possibilità c’è tutta. Perché per la prima volta in stagione Donadoni disporrà di tutte le migliori opzioni offensive, con il solo Palladino (inevitabilmente la quinta scelta) indisponibile.

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Al Parma è sinora mancato soprattutto questo, il cambio di passo nella metà campo avversaria che permette di non vanificare la mole di gioco e di possesso palla costruita da un centrocampo dai piedi fini ma del tutto privo di forza in interdizione. Adesso, ed era ora, c’è l’imbarazzo della scelta. Le indiscrezioni provenienti da Collecchio fanno pensare che si partirà con l’inedita coppia composta da Amauri e Biabiany, un duo che può integrare le caratteristiche necessarie per scardinare la retroguardia etnea. Un reparto, quello nel quale Legrottaglie e Bellusci (o Rolin) saranno i centrali, che risente terribilmente dell’assenza di Spolli, il difensore più autorevole. Due centrali nel complesso forti fisicamente ma poco agili. Motivo per cui la coppia Amauri-Biabiany può fare male eccome, sia sui palloni alti che in ripartenza. L’esempio migliore, in fondo, arriva dal 4-0 che il Catania ha subito una settimana fa al Dall’Ara contro il Bologna di Stefano Pioli. I siciliani sono stati letteralmente fatti a fettine dalla velocità di Diamanti e dalla profondità di Gilardino, due caratteristiche delle quali Biabiany e Amauri dispongono. Il difficile, semmai, sarà nell’intesa tra i due, che non avendo mai giocato assieme in quel reparto potrebbero faticare a “trovarsi” in campo. Eppure, considerando l’andamento ancora oscillante di Belfodil e Pabòn, il gioco vale la candela. Semmai, avrei qualche dubbio in più sul far uscire Ninis dalla mediana. Il greco ha classe, carattere e intelligenza tattica. Tutte doti che possono permettergli di divenire un gioiellino non da poco per un campionato a caccia di talenti come la Serie A. Perché, dunque, rimetterlo in panchina in favore di un Parolo ancora molto simile a un oggetto misterioso? In ragione dell’equilibrio tattico e di spogliatoio, forse. Ma, se questa è la partita della svolta, allora è giusto rischiare in tutto e per tutto investendo massicciamente nella possibilità di vincere la seconda partita dell’anno e non di pareggiare la quarta consecutiva. A Catania con coraggio, dunque. Anche se i problemi fisici di Zaccardo non lasciano più di tanto sereni. Benalouane lo ha rimpiazzato discretamente contro la Fiorentina, finendo però per commettere un errore che ha causato l’espulsione di Rosi e il rigore sbagliato da Jovetic. In un campo difficile come il Massimino e contro avversari veloci e tecnici come Gomez e Bergessio, il francese rischia di dover affrontare un test troppo difficile. A patto che Paletta, quando a metà settimana è intervenuto in conferenza stampa ammettendo di dover migliorare ancora in alcuni aspetti del gioco, non intendesse proprio questo. Che il suo ultimo passo verso la consacrazione sia anche quello di riuscire a cancellare le magagne dei compagni di reparto, aiutandone la crescita. Il margine c’è eccome, le qualità pure. Adesso non resta che godersi i progressi sul campo.

 

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