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LA PROPOSITIVITA’ DEL PARMA CONTINUA A TRADURSI SOLO IN UNO STERILE POSSESSO PALLA. E COSI’ SI SCHERZA COL FUOCO
L’auspicio è che la sosta restituisca una squadra che non solo faccia gioco, ma anche gol. E punti con cui addolcire la classifica che, alla sosta, vede i crociati sedicesimi, con nemmeno la media di un punto a classifica…
CATANIA – nostro servizio – (Luca Russo) – Si sperava fosse la gara della svolta. E, a giudicare da quanto espresso dal rettangolo di gioco, poteva anche esserlo. L’occasione era buona per mettersi alle spalle un periodo denso di delusioni – in numeri: quattro gare senza vittoria prima del passo falso odierno – e rilanciarsi in campionato. Vincere sarebbe stata una medicina utilissima per tre motivi. Primo: saremmo arrivati alla sosta col sorriso e la serenità d’animo che solo le vittorie sanno regalare. Secondo: avremmo potuto allontanare, almeno per un po’, lo spettro di una stagione da vivere costantemente in riserva d’ossigeno. Terzo: si sarebbe messa nel mirino quell’Europa che mai come in questo campionato, in cui Juventus e Napoli sembrano destinate a fare gara a sé, è alla portata anche delle squadre ‘minori’. Invece ai piedi dell’Etna la squadra di Donadoni raccoglie un’altra sconfitta. Che fa da pessimo condimento ai pareggi con Fiorentina, Genoa e Milan e segue le batoste contro Juventus e Napoli. Però, e qui casca il Parma, se contro bianconeri e partenopei ci può stare di perdere – in fondo sono o non sono loro le squadre che si giocheranno il tanto agognato tricolore? – da Catania, e al cospetto di una squadra che come la nostra si è posta come obiettivo principe la permanenza nella massima divisione, era lecito attendersi buone notizie per la classifica. Non sono arrivate.
Continua la lettura all’interno
Pazienza? Di certo ne ha e ne avrà Ghirardi visto che Donadoni in sede di conferenza stampa non è saltato su dalla sedia quando gli abbiamo chiesto se si sentisse un po’ a rischio dopo aver collezionato la bellezza di una sola vittoria, tre pareggi e tre sconfitte in questo primo scorcio di campionato. E’ probabile, alla luce, quasi abbagliante, della serenità con la quale il tecnico risponde e ‘non risponde’ alle domande dei cronisti, che il Ghiro abbia fornito all’ex bandiera rossonera ampie rassicurazioni sul suo futuro in panca. Chissà se di ulteriore pazienza ne sono provvisti anche i tifosi. A occhio e croce, dato che Donadoni sembra riscuotere presso la nostra piazza di un credito incondizionato che ai suoi predecessori non è mai stato concesso (di nomi non ne faccio così nessuno potrà tacciarmi di continuare a tirar fuori storie trite e ritrite), direi di sì. Dunque, pare quasi che vada tutto bene. Ghirardi non è ancora a caccia di un nuovo tecnico, la tifoseria non contesta e non si scalda. Sarà che il Parma appostato poco oltre la temibilissima zona retrocessione lo vedo solo io? Può essere, ma sarebbe meglio che fossimo in tanti a renderci conto di quanto i crociati stiano scherzando col fuoco. Certo, sette giornate son poche per sentirsi già in odore di retrocessione. Del resto il calcio è pieno di storie che raccontano di rimonte miracolose e altrettanto incredibili e rovinose cadute. Salvezze guadagnate partendo da penalizzazioni pesantissime (la Reggina di qualche stagione fa, per intenderci) e scudetti persi sul filo di lana (l’Inter dell’ex crociato Cuper). Magari il Parma del dopo sosta sarà una o due spanne sopra rispetto a quello visto all’opera nel primo mese e mezzo di campionato. Saremmo tutti felici e contenti, io per primo, se la sosta ci restituisse una squadra che non solo fa gioco ma anche gol. E punti con cui addolcire la classifica. Intanto dobbiamo accontentarci (ma con questo Parma si fa una fatica immane anche a raccontarsi la storiella del ‘chi si accontenta gode’) di quel che ci passa il convento. Ossia: una squadra convincente per possesso palla e per il modo in cui occupa il campo. Stop. Non c’è niente altro che una qualsiasi squadra del globo terracqueo possa invidiare al Parma di inizio stagione. Sono due i numeri che mi suggeriscono di muovere una critica così forte nella forma e nella sostanza. Dieci reti subite, l’anno scorso di questi tempi eravamo a quota undici con Colomba in panca, e appena sei gol fatti, nemmeno uno a partita e il peggiore attacco del campionato se Atalanta e Cagliari non avessero fatto un po’ peggio. Se il dato relativo alla difesa non preoccupa più di tanto visto il calcio propositivo – e dunque finalizzato alla ricerca del gol più che alla necessità di non prenderne – praticato da Donadoni, mi fa storcere il naso – proprio perché l’idea è quella di essere uno squadrone d’assalto, un gruppo di tiratori scelti e non un ministero della difesa – la difficoltà con cui il Parma si avvicina all’area avversaria. E’ questo il punto: gli attaccanti non segnano perché, semplicemente, lo sviluppo della nostra manovra mette sui loro piedi poche palle buone perché finiscano in rete. Inutile gettare la croce addosso ad Amauri, Belfodil e Pabon quando questi i gol dovrebbero farli in proprio. Criticarli sarebbe un esercizio legittimo qualora dilapidassero un numero spropositato di occasioni. Ma non è così. Perché la squadra produce tantissimo possesso, ma pressoché nulla in termini di palle gol. Il che è strano per una formazione che fa, o meglio: che vorrebbe fare!, del bel calcio (posto che il bel calcio è quello che ti fa fare gol al termine di trame elegantemente intrecciate) il suo biglietto da visita. Colpa della mediana? Sembrerebbe di sì. Va bene tenere la palla e fare possesso e va bene anche farla girare per mandare a vuoto gli avversari. Son due ottime basi per esibire un calcio diverso, più divertente e piacevole da vedere, rispetto a quello cui eravamo abituati con altre gestioni. Ma non basta perché la ciambella venga col buco. Serve il terzo ingrediente, quello che adesso faticheremmo a trovare anche nel più fornito e dotato dei centri commerciali: mettere la palla lì dove possiamo far male agli avversari. In questo senso lo stop per gli impegni delle nazionali viene in soccorso di Donadoni che ne avrà di tempo a disposizione per trovare, in avanti, la quadra di una manovra che per ora ‘è bella ma non balla’. In verità il mister, la quadra, dovrebbe trovarla anche per la retroguardia. Dice bene Nicky Pandolfini (Radio Rai) quando parla di un Parma tutto sommato ben messo in difesa. Tolte le due reti ed altre due limpide occasioni, il Catania si è avvicinato al gol soprattutto con due siluri terra-aria, scagliati da distanza siderale, che comunque non hanno sorpreso il buon Mirante. Insomma, il reparto, preso nel suo complesso, lavora abbastanza bene. I limiti sono per lo più nei singoli. Per credere, guardare il modo in cui Gomez, dopo nemmeno un paio di giri di lancette, dà fuoco ai nostri sogni di gloria. Del resto non si possono chiedere miracoli alla difesa che l’anno scorso ha incassato ben 53 reti. Si può soltanto coprirla di più o, se suona meglio per le orecchie di chi non concepisce altro calcio che quello propositivo, esporla di meno alle ripartenze avversarie ed in genere alle sempre pericolose situazioni di uno contro uno, in cui è pacifico che vengano fuori i difetti ed i limiti, del singolo s’intende, di cui sopra. Ma questa è una decisione che spetta a Donadoni. Al quale auguro di trovare presto il suo vero Parma. In primis, e ci mancherebbe, per il bene della nostra squadra. Ma anche per il bene della sua panchina. Perché se il mister non è in pericolo dopo aver perso contro il Catania, temo che alcune delle sue certezze, palesemente esibite nella pancia del Cibali, inizierebbero a scricchiolare se contro la Sampdoria, alla ripresa, dovesse succedere che…insomma, ci siamo capiti. Vero? Luca Russo
1 commenti:
Non l'ho vista e non commento ma una formazione in trasferta con Amauri Belfodil Biabiany e Valdes non offre sufficiente protezione alla difesa soprattutto viste le condizioni attuali (spero solo attuali) di Parolo, da Amauri invece non mi aspetto miglioramenti...anzi
Angioldo
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