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IL “DECOLLO” DI PARMA BRAND / VOLPI: “E’ UN MODO PER TROVARE DEI RICAVI DIVERSI DALLE PLUSVALENZE PER LA COPERTURA DEI COSTI” – “DA VULPIS A VOLPI”, EDITORIALE DI GABRIELE MAJO
Le riflessioni del direttore di stadiotardini.com dopo l’intervista al Presidente della neonata società controllata dal Parma FC, che si occuperà delle celebrazioni del Centenario del Club, ma non solo. Anche se non della copertura delle Curve o della riqualificazione totale del Tardini…
(gmajo) – Il cubo di Parma Brand, dalle molteplici sfaccettature, è stato ben illustrato, nell’intervista precedente, dal responsabile del progetto Marco Marchi. Lo stesso dicasi per la chiacchierata che ora vi proponiamo con il presidente della società, controllata dal Parma FC, Alberto Volpi. Sono due gli aspetti che vorremmo sottolineare: il primo riguarda lo scopo della neonata, alias il reperire ricavi diversi dalle plusvalenze per la copertura dei costi di gestione della società di calcio. L’idea è lodevole – e vedremo se altrettanto lo saranno gli sviluppi nei mesi a venire – perché è una risposta concreta allo sprone che noi di stadiotardini.com avevamo lanciato assieme a Marcel Vulpis di sporteconomy.it qualche mese fa, dati di bilancio alla mano, di non fossilizzarsi solo nei ricavi derivanti dalle compravendite di mercato, ma di trovare fonti alternative di sostentamento (anche dai diritti televisivi, of course)…
Continua la lettura all’interno
Questa l’analisi che vi avevamo proposto martedì 10 luglio 2012, nell’articolo dal titolo “La dilagante moda delle plusvalenze”, accompagnato dal suggerimento del giornalista economico Vulpis: “I club non possono essere trasformati in centrali di acquisto. I presidenti dovrebbero pensare a migliorare lo spettacolo sportivo”. “Vorrei rimarcare che il Parma, nella stagione analizzata, con 37.184.225 euro, è il quarto club ad avere totalizzato il maggior numero di plusvalenze (alle spalle di Genoa, 62.162.043; Inter, 51.458.253; Udinese 41.879.018), mentre è in quarta posizione nel rapporto tra costi per il personale e valore della produzione, al netto di plusvalenze, prestiti e storno costi, con la percentuale del 92,24%: se non ci fosse l’effetto plusvalenze, in pratica il Parma spenderebbe solo in personale (alias i calciatori, non credo certo in dipendenti e collaboratori…) il 92,24% di quello che produce, un rapporto, diciamo così, un po’ poco virtuoso... Ma ci sono le benedette plusvalenze…”. Insomma avevamo rimarcato come nel confortante bilancio esaminato (il Parma era uno dei pochi club a chiudere non in rosso) fosse stato determinante, decisivo, il peso del player’s trading. E’ dunque con un certo orgoglio, dunque, che oggi salutiamo l’embrione di un modo alternativo di ricavare risorse per la gestione della società di calcio. Proprio quello che Vulpis aveva auspicato nel suo intervento su stadiotardini.com: “I ricavi non debbono dipendere solo da quelle voci, anche perché non è detto che i proventi dei diritti Tv rimangano sempre così alti o che le intermediazioni di giocatori comportino il valore aggiunto. Dovrebbero essere bravi a trasformarsi direttamente in una fucina di denari, magari con un maggiore coinvolgimento della tifoseria, anche attraverso i social network, ed essendo bravi a fare marketing territoriale. Insomma servono nuove tecniche per il coinvolgimento del proprio bacino d’utenza. Insomma il ‘sold out’ non dovrebbe essere una chimera per un club come il Parma, ad esempio. Io penso che il Tardini, ospitando gare di una squadra blasonata come il Parma, dovrebbe far registrare sempre il sold out. Mi viene da fare il paragone con il Santi Pauli, antica squadra di Amburgo, che conosco bene per aver registrato lì un documentario: nonostante il clima pessimo del Nord Europa ha il suo stadio da 23.000 posti costantemente esaurito, sia che militi in Bundesliga o nella Zweite Liga come adesso. Vuol dire che sono bravi a fare geomarketing territoriale. Lì il tifo è sano e senza violenza anche nelle curve. Pensa che lì loro hanno anche una nursery: a me riesce difficile pensare che la stessa cosa possa capitare che so… a Genova. Eppure lì c’è una tensostruttura abbellita con graffiti che colpiscano l’immaginario dei bambini. Un esempio positivo per i nostri club che dovrebbero essere meno pigri nel reperire alternative alle voci ricavi, che vadano al di là dei soli proventi per intermediazione di giocatori e diritti tv. Club come Parma, Atalanta o Chievo dovrebbero porsi come obiettivo quello di riempire il proprio stadio: se non riesci a fare il pieno a Parma, Bergamo o Verona vuol dire che ci sono elementi che non riesci a trasmettere all’appassionato di calcio, che dunque non ti serve e non ti porta ricavi”. Da Vulpis a Volpi il passo non è poi così lungo: ecco la trascrizione delle parole di Alberto Volpi, presidente di Parma Brand sugli scopi della neonata: “Io vedo dentro questo cubo due elementi fondamentali: uno è il reperire ricavi diversi, perché sono convinto che il mondo del calcio debba, soprattutto in futuro, trovare dei ricavi diversi per la copertura dei costi che non siano soltanto riconducibili a operazioni di mercato, e quindi la necessità di sviluppare attività di merchandising e attività diverse, insieme ad un taglio sociale, che diventa sempre più importante soprattutto in una città come questa. Il taglio sociale che vuole avere al centro, trasversalmente, i giovani: giovani che giocano a calcio, giovani che hanno la possibilità di studiare a Parma, giovani che fanno sport, giovani che lavorano in Parma Brand, giovani in generale perché sono la nostra speranza per il futuro e rimangono un punto di riferimento essenziale per tutti”.
Il secondo tema che estrapoliamo dagli altri emersi nell’intervista che stadiotardini.com ha fatto ad Alberto Volpi, parte dalla dichiarazione di Tommaso Ghirardi al microfono di Jonathan Belletti di Radio Bruno e raccolta nella Palazzina Maria Luigia ieri sera, in occasione della inaugurazione del nuovo store: “Abbiamo iniziato a mettere mano alle strutture del Tardini. Il resto della riqualificazione dipende da un mix di situazioni”. Frase che abbiamo riportato ad Alberto Volpi, anche per conoscere se la neonata società che presiede avrà in un qualche modo a che fare anche con il progetto di ristrutturazione del Tardini (copertura delle Curve o totale rifacimento che sia), anche perché i tifosi crociati sognano, per il Centenario, una dimora più dignitosa dell’attuale, giacché spazi riservati all’upper class a parte è piuttosto fatiscente. Ecco la risposta in proposito di Volpi: “Lo store rappresenta un passo importante per Parma Brand. Parma Brand non ha in carico le questioni dello stadio e nemmeno la progettualità. Parma FC, che invece ha in carico queste questioni (il nostro interlocutore è socio di Ghirardi, nonché membro del Cda, nda) sta valutando l’opportunità di una ristrutturazione, sta analizzando una serie di opportunità e facendo delle considerazioni in ordine a quello che lei mi ha appena chiesto. Credo che al di là della riconducibilità al Parma Calcio questa sia una questione sulla quale ci sia, in futuro, molto da vedere insieme, perché lo Stadio Tardini ha una grandissima tradizione che vuole essere continuata dall’attuale struttura del Parma FC e credo che il presidente Ghirardi abbia idee molto chiare e stia meditando su cose importanti”. L’ipotesi delocalizzazione appare sempre di più scongiurata: “Io ho avuto la fortuna di partecipare a questo progetto da poco: quindi non conosco le ragioni o i pensieri del passato. Certo è – e questo è il mio pensiero e dunque è molto personale – la casa del Parma, per quanto mi riguarda, rimane il Tardini”.
Il nostro colloquio con Alberto Volpi è terminato con una richiesta di confronto tra Parma che aveva conosciuto anni fa da studente e quella di oggi, in cui è tornato da imprenditore: “Io ho sempre avuto una considerazione e una idea di Parma molto particolare: l’ho vissuta da giovane e poi da persona matura; l’ho vissuta da studente e l’ho vissuta da imprenditore, con gli investimenti che il nostro gruppo ha fatto nell’area di Parma. E’ rimasta la stessa. Per quanto mi riguarda mi ha appassionato, come allora, ed è rimasta quella che io ho sempre considerato una città molto educata. Dentro la quale si possono fare delle cose importanti, accompagnate dalla serenità necessaria per fare risultato. Io questa idea di Parma l’avevo 25-30 anni fa e questa idea di Parma ce l’ho ancora oggi. Ed è la ragione per la quale, al di là dell’amicizia che mi lega a Tommaso Ghirardi, alla proposta di partecipare alla compagine sociale ho aderito nello spazio di qualche minuto…”. Gabriele Majo
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NON E’ DETTO CHE LE PLUSVALENZE SIANO UN INDICATORE DI BONTA’ DI GESTIONE…
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