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mercoledì 28 novembre 2012

TUTTI I SEGRETI TATTICI DI DONADONI SU “IL NUOVO CALCIO” DI NOVEMBRE

image (6)(Il Mister) – Conoscere il Parma in tutti i suoi dettagli è il sogno di ogni tifoso. Capire come ragiona un allenatore come Roberto Donadoni è quello di ogni mister. A rispondere, almeno parzialmente, è l'interessante intervista che il tecnico crociato ha concesso a Cesare Barbieri per il numero di novembre de "Il Nuovo Calcio". Un dialogo tattico sul quale si è approfondito soprattutto il finale della scorsa stagione e nel quale Donadoni ha spiegato come è riuscito a cambiare il volto del Parma sino alle sette vittorie consecutive. Una conversazione costruttiva che, forse, meriterebbe di essere aggiornata ai cambiamenti più recenti (ovvero il continuo passaggio dal 3-5-2 al 4-3-3). Cogliamo dunque l'occasione per riportarvi il contenuto integrale dell'intervista e di lanciare una sorta di appello a Donadoni stesso. Il Mister di stadiotardini.com non vedrebbe l'ora di parlare con lui a tu per tu dopo una seduta d'allenamento come accaduto al fortunato Barbieri.

All’interno l’intervista tattica di Cesare Barbieri e Roberto Donadoni per “Il Nuovo Calcio”

IL PASSAGGIO DA COLOMBA A DONADONI - Dal 4-4-2 del suo predecessore al 3-5-2 il passo è stato breve. "Il Parma, lo dicevano i numeri, subiva troppe reti, così ho pensato fosse giusto cambiare qualcosa - spiega Donadoni -. Dopo le prime sedute di allenamento ho fatto le mie valutazioni e ho pensato che con i giocatori in organico si potesse passare alla difesa a tre. Stabilito con lo staff che c'erano i presupposti per cambiare, abbiamo iniziato a lavorare in questo senso". Ecco dunque come è nata la difesa a tre: "Zaccardo secondo me si esprime meglio come centrale: è molto abile nel gioco aereo, valido sull'uomo e non ha una corsa fluida, di conseguenza l'ho spostato al centro per rafforzare la nostra difesa. Lucarelli è andato sul centrosinistra perché è un mancino naturale, la composizione della difesa a tre è parsa praticamente obbligata: Zaccardo a destra, Paletta che è un ottimo marcatore e sa guidare il reparto al centro e Alessandro a sinistra. Paletta è un marcatore, però ha dovuto migliorare moltissimo nel fare l'elastico difensivo, ma non ha impiegato molto a dare importanti segnali di crescita. E anche chi è subentrato nel periodo nel quale i tre titolari non sono stati disponibili ha fatto bene".

MENTALITA' E QUALITA' - I due cardini del lavoro di Donadoni sono un atteggiamento costruttivo nei confronti della squadra e, poi, la ricerca della maggiore qualità possibile. "Abbiamo lavorato molto sull'autostima - prosegue il tecnico -, cercando di migliorare noi stessi prima di guardare i nostri avversari. Il Parma doveva fare la partita, pensare a giocare, a tenere palla, non preoccuparsi di come impostavano la gara gli altri. Sul campo abbiamo lavorato parecchio, abbiamo filmato le sedute per far capire ai ragazzi dove si commettevano errori evitabili. Le correzioni sono state bene accette, anche perché il rendimento di gara in gara migliorava. Abbiamo capito che la squadra ci seguiva quando, una volta cambiato lo schieramento tattico, i risultati sul campo non sono arrivati subito. Infatti, pur giocando bene, abbiamo perso tre partite: bene, con grande maturità, nella disamina della gara la squadra ha privilegiato la qualità del gioco al risultato negativo. Così tutti i ragazzi hanno compreso che eravamo sulla strada giusta, bastava che gli episodi volgessero a nostro favore. E' bastato poco per iniziare a vincere. Non si può sempre guardare il risultato. Talvolta è bene anche valutare la qualità della prestazione, della proposta, come si lavora in settimana, se ciò che si prova in allenamento riesce anche in partita. Bene, verificato che tutto ciò accadeva, che si perdeva solo per una disattenzione, per i giocatori è stato facile credere maggiormente in sé stessi".

COME ALLENA DONADONI - Ma come nasce il Parma dell'attuale tecnico? Presto detto: "In estate, durante il ritiro, si svolgono delle esercitazioni nelle quali si acquisiscono le linee guida del nostro gioco, ma appresi i movimenti di base, si passa a lavorare in situazione. E' in questo modo che secondo me si migliora: noi effettuiamo moltissime partitine a tema, tutte ad alta intensità per essere il più vicino possibile alle situazioni di gara. Io, Luca Gotti e Mario Bortolazzi dividiamo il campo in tre zone: io mi muovo nella zona centrale, Luca e Mario, invece, si posizionano al limite delle due aree di rigore, sulla linea difensiva e lì effettuano immediatamente le correzioni. A mio avviso la puntualizzazione va fatta subito, appena commesso l'errore. Inutile attendere la fine della seduta, altrimenti bisogna ripercorrere le varie azioni e si fa confusione. Meglio intervenire immediatamente e far notare dove si è sbagliato. Questi sono giocatori di alto livello, l'errore di norma è dettato dal particolare, non è grossolano. Non c'è animosità? Quando si può è normale che non ci sia. Il nostro compito non è urlare, ma far capire al giocatore dove ha sbagliato per evitare che possa nuovamente commettere quell'errore. Per questo non è essenziale urlare, anzi bisogna usare poche parole, ma chiare. Parlo molto con i giocatori, li motivo e dimostro di credere in loro. Non si stimola un atleta con le urla, ma con i comportamenti, facendogli capire cosa gli chiedo e quanto sia importante per la squadra che svolga al meglio il compito che gli assegni. Normalmente dopo il primo colloquio ne seguono altri nei quali si parla di come interpreta il ruolo, quali sono le difficoltà che ha incontrato e cosa gli è riuscito con grande naturalezza".

LA RINASCITA DI VALDES - Il fiore all'occhiello nel suo primo, quasi, anno a Parma è senza dubbio l'invenzione del cileno come regista. Donadoni spiega in modo molto lineare il cambiamento: "Valdés, più trequartista che esterno, amava partire dalla fascia sinistra, prendere palla e accentrarsi per giocare con i compagni o calciare in porta, nulla a che vedere con la regia se non si esclude una certa inclinazione a effettuare l'assist. Elemento di grandissima tecnica, però, non poteva giocare in fascia nel centrocampo a quattro, e largo nei tre di attacco mi sembrava sprecato, troppo breve il suo raggio d'azione. Così, scelto l'1-3-5-2 come sistema di gioco, ho parlato con il mio staffe e ho detto: 'Valdés ha le stesse qualità fisiche e tecniche di Pirlo, perché non proviamo a cambiargli ruolo e a trasformarlo in un regista? La classe non gli manca'. Così è stato. Jaime ha dovuto imparare a toccare meno la palla, a giocare a uno, massimo due tocchi, a non dribblare perché davanti alla difesa se perdi palla creai dei problemi seri ai tuoi compagni. Di contro, però, è un giocatore che ha grande visione di gioco, che vede sempre il passaggio e dispone di un ottimo lancio. Ora Valdés si diverte moltissimo, essendo il giocatore di maggior talento del Parma è anche quello che tocca più palloni, è costantemente nel cuore della manovra e crea gioco per i compagni. Non è leggero? Pirlo, Xavi e Verratti non hanno un fisico superiore al suo. E' stata essenziale la stima dei compagni, che lo hanno cercato, che gli hanno dato palla con la consapevolezza di riceverla nella situazione migliore. E' il clima di fiducia che si crea intorno a un giocatore a migliorare, e non poco, le sue prestazioni. A fargli credere di poter interpretare al meglio un ruolo nuovo".

BIABIANY E IL NUOVO PARMA - Barbieri non tralascia la posizione in campo del francese e il suo galleggiare tra centrocampo e attacco nella squadra della stagione 2012/13: "Biabiany può essere impiegato in più ruoli, esterno d'attacco ed esterno di centrocampo, ma avere un centrocampista che garantisce 5-6 gol a stagione, ammonizioni ed espulsioni, fa comodo a tutti. Jonathan ha una velocità eccezionale, quindi necessita di campo davanti per esprimerla al meglio. Biabiany ha dinamicità, è bravo nel creare superiorità numerica ed è velocissimo. Gli parlo durante l'allenamento, lo consiglio, cerco di fargli capire, a seconda delle situazioni, cosa sia meglio fare e cosa vada fatto. E come comportarsi con e senza palla. Sì, la sua velocità e la tecnica talvolta lo portano un po' a strafare, ma sta cambiando il modo di giocare: meno dispendioso e più proficuo". Donadoni lascia infine intendere che i problemi di inizio stagione siano un fisiologico adattamento della squadra causato dai molti cambi in attacco: "Il gioco è impostato sulle qualità degli attaccanti e noi proprio lì abbiamo cambiato. Certo, non è facile sostituire i terminali della manovra e trovare subito il risultato. Aggiungiamo anche che il calendario non è stato magnanimo: nelle prime giornate abbiamo giocato contro Napoli, Fiorentina, Milan e siamo andati a Genova, contro il Genoa che in casa gioca un ottimo calcio. La rosa ideale? Di 22-23 giocatori, per mantenere alta la qualità degli allenamenti servono due giocatori per ruolo. Lo scorso anno il rendimento della squadra è aumentato anche quando è stata sfoltita la rosa".

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