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lunedì 10 dicembre 2012

L’OPINIONE DI MAJO DOPO ATALANTA-PARMA 2-1 / “QUELLA FASTIDIOSA ‘TRASFERTITE’ DURA A GUARIRE”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Quella fastidiosa ‘trasfertite’ dura a guarire. Il Parma double faceinvincibile al Tardini, ‘tappettino’ lontano dalle mura amiche – anche a Bergamo ha dato l’ennesima prova della propria mediocrità in un campionato mediocre. C’è, in effetti, il rischio di doversi ripetere, e forte sarebbe la tentazione di rimandare alla lettura di precedenti “Opinioni” (tipo quella dopo Parma-Siena), poiché i nostri eroi, contro la Dea, hanno mostrato quasi tutto il repertorio dei propri lati negativi – dai preziosi minuti regalati all’avversario, al ventre molle, all’assenza di mordente dinnanzi ad un avversario dalle medesime potenzialità, alla reazione (quella è pur sempre positiva) ma solo dopo esser stati perforati, alla sterilità, malgrado la propositività – all’origine di precedenti insuccessi o passi falsi. Io non trovo affatto somiglianze tra il 2-1 dell’Atleti Azzurri d’Italia e quello di una settimana prima all’Olimpico di Roma, poiché frutto di prestazioni non certo dello stesso livello. L’arbitro era il sig. Calvarese, il medesimo di Catania: egli, evidentemente, è destinato a fischiare i biancocrociati quando sono in giornata nera; lui, invece, la giacchetta viola, non ha per nulla influenzato l’andamento della gara, come era stato capace di fare il suo collega Guida-Giuda, primo artefice dello stop dei gialloblù nel match con la Lazio.

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DSC00023Un’altra costante – negativa – dei giorni – peggiori – è quella di aver subito un gol all’avvio. D’accordo che spesso i minuti iniziali, del resto come quelli finali, sono deleteri, però se pigli una rete al 3’ te ne rimangono ben 87’ per tentare di ristabilire le sorti. Se poi riesci, grazie ad un ritrovato, indomito, Amauri (probabilmente l’unica nota positiva della giornata), a ripigliare per i capelli e riaprire una gara che sembrava già gettata nel capirone (e non nella accezione positiva di contenitore del latte, ma in quella negativa di contenitore di rifiuti) proprio allo scadere della prima frazione (nel frattempo, però, gli avversari avevano bissato il proprio vantaggio) dovresti poi avere il dovere, al ritorno in campo dopo il tè caldo di “mangiare l’erba”, sfruttando l’effetto psicologico positivo a favore. Purtroppo, però, pur avendo giocato una ripresa migliore rispetto all’abulica prima frazione, i nostri portacolori non sono riusciti ad il misterarrecare pericoli agli avversari. Certe cifre sono assai significanti e bene ha fatto il nostro Mister a rimarcarle subito nel suo pezzo: “L’Atalanta ha tirato 8 volte e 7 di queste erano in porta, i crociati 9 con soltanto il gol di Amauri capace di centrare lo specchio. Una statistica che vale più di mille parole”. Cosa serve avere il predominio della manovra se la stesso non è propedeutica al suo sbocco naturale, alias la conclusione a rete? Tra l’altro se c’è proprio la godiola di voler essere facitori del gioco, com’è che si finisce in grave difficoltà nel minuto in cui le avversità (appunto lo svantaggio) ti inducono a far la partita, mentre gli avversari si chiudono, pronti, anzi, a beffarti al minimo errore? Se la predisposizione al predominio delle operazioni DSC00027fosse davvero innata, come tanto si desidera, non dovrebbe essere un piccolo dramma trovarsi sotto di un gol: bisognerebbe essere impermeabili a questo contrattempo, continuando con la propria idea, o forse meglio ideologia. Il fatto gli è che dalla teoria alla pratica il passo è lungo e così quello che nella testa di chi ha costruito il Parma 2012-13 dovrebbe essere naturale – l’essere propositivi – diventa improvvisamente difficile quando le circostanze lo obbligano e smette di essere un vezzo, una velleità, un vanto. Eppure non dovrebbe esser così opinione majo dopo parma sienadifficile fare il gioco per chi ne ha la vocazione: ma i fatti – esemplari la prova di Bergamo, ma ancor di più quella in casa con il Siena – sono lì a dimostrarci che non si cava un ragno dal buco quando si deve fare i maschi con femmine particolarmente legnose. L’aspetto più antipatico – e per certi versi più preoccupante – è che il Parma riesce a far anche bella figura con squadre più forti, pur non riuscendo sempre a prevelare, ma fatica terribilmente con le pari grado o le più piccole. Ecco, perché, io non mi lascio mai condizionare dalla lettura del calendario, così come avverto un certo senso DSC00017di orticaria quando qualche collega, il più delle volte uno, tira a mano il trittico. Ma pensa alla singola tela, va là, che è meglio, che è esercizio inutile star lì a pronosticare zero punti con l’Inter e 3 a Pescara, o 9 punti in un trittico, e 4 in quell’altro. Donadoni, durante l’intervista a Radio Rai, ha parlato di superficialità e disattenzione, specie nel primo gol, ma io direi pure nel secondo: situazioni che, a mio modesto avviso, sono frutto di quell’aura di superiorità che accompagna, magari inconsapevolmente, i giocatori crociati DSC00072quando debbono misurarsi con avversari ritenuti alla propria portata. Quella concentrazione totale che poteva essere all’origine del successo sui nerazzurri non era certo eguale al cospetto del nerazzurro meno nobile della Bergamasca Calcio. Il training autogeno del possiamo battere tutti ha come contrappasso quello di poter esser sconfitti da chiunque: Roberto Donadoni ha spesso ribadito che le prestazioni dei propri giocatori non dovrebbero essere condizionate dalle maglie degli avversari, ma questo segnale di maturità mi pare DSC00067ancora piuttosto lontano. E, pensando al trittico che chiuderà l’anno, sono abbastanza preoccupato giacché le squadre che il Parma affronterà tra campionato e Coppa Italia non sono delle più blasonate. Anzi qualcuna è pure affamata di punti e in piena crisi, in attesa della rinomata Crocerossina Parma per esser rianimata… Sempre nella già citata intervista con Umberto Avallone della Radio di Stato, Donadoni ha sottolineato quanto sia fondamentale capire che “non bastano le buone prestazioni, e dobbiamo cercare di capirlo in fretta, perché se no diventa atalanta parma radio rai donadonicomplicato”. Già, diventa complicato, soprattutto quando si crede di essere il Barcellona e si finisce per esser battuti dall’Atalanta o dal Pescara: il tecnico sa bene – e ne ha fatto riferimento nella chiacchierata sull’etere – quanto le componenti psicologiche possano avere un peso, giacché vittoria chiama vittoria e sconfitta chiama sconfitta ed è un attimo, nel campionato livellato – magari pure mediocre, ma certo livellato – passare dall’esaltazione che ti fa superare qualsiasi ostacolo alla depressione, cattiva compagna che ti fa vedere tutto nero e ti porta a reiterare i passi falsi. La classifica, ancora oggi, non è penalizzante o classifica serie a preoccupante – ma anzi pure bella, se si considera il pessimo rendimento esterno, 6 sconfitte, 2 pari, 1 vittoria, totale 5 punti su 27 – però l’effetto dell’onda lunga dei tre successi consecutivi sta lentamente scemando. La derelitta Sampdoria, tanto per fare un esempio, è dietro di appena tre lunghezze, e alle spalle del Parma il gruppone vive spesso di sussulti con resurrezioni e morti improvvise… Al di là della non eccelsa prova dei giocatori, lo stesso tecnico non è incappato in una giornata felice. Il ritorno alla difesa a tre, che avrebbe dovuto essere sinonimo di una maggiore solidità, ha avuto lo spiacevole DSC00093contrappasso del subitaneo gol di Denis (che contro il Genoa, al contrario, nonostante i dai e dai, era rimasto a bocca asciuttissima); in diversi, poi, hanno sottolineato la bestemmia del Biabiany terzino (nella fase finale della tenzone, ma il Fulmine Nero non era stato certo tale neppure quando schierato, sempre a destra, sulla teorica linea dei centrocampisti), ma una ragione di essere poteva essere l’irrazionale disequilibrio finale alla ricerca del pari con il maggior numero di calciatori in campo dalle caratteristiche offensive. carmina parmaTolto il cambio obbligato del portiere (col bresciano Pavarini protagonista nel derby personale con i bergamaschi), poi, l’unico “correttivo” apportato da Donadoni è stato Belfodil, ahilui e ahinoi in versione Brutfodil (felice calembour del nostro Luca Savarese, l’autore di “Carmina Parma”): troppo poco per una squadra che stava perdendo e che dunque non poteva soddisfare il proprio allenatore. Perché, dunque, risparmiarsi l’ultima sostituzione? Magari non cambiava niente – anche se di solito negli avvicendamenti il “Dona” ha mano felice – però non sarebbe stato male tentare un’ultima carta. Musacci, elogiato dal suo coach alla viglia del match con l’Atalanta DSC00059(per via della precedente prova con la Lazio, anche se il giudizio non trova d’accordo Lucia del Petitot) avrebbe finito per saltar la partita: si è letto per un improvviso forfait, ma a me puzza di esclusione di carattere tecnico. Del resto, stando al bollettino di fcparma.com, ieri dovrebbe essersi regolarmente allenato, giacché il solo Antonio Mirante dopo il fastidio muscolare all’altezza della cresta iliaca destra avvertito durante il match con l’Atalanta” ha svolto terapie. Ma nello stesso bollettino non sono menzionati neppure Valdes e Rosi, anche se DSC00073questo avviene ormai da un paio di settimane… Marchionni regista ha un po’ deluso, anche se nei panni di vice-Valdes non è rimasto a lungo, avendo l’allenatore presto ivi spostato Acquah. Quest’ultimo, a mio modo di vedere, non incarna esattamente il mediano basso alla Donadoni, ma evidentemente pur essendo il suo Parma prettamente offensivo, non ci si poteva permettere un Ninis, ancora una volta rimasto tra i rincalzi, senza aver la possibilità di entrare. I principali acquisti estivi, ancora una volta, non hanno avuto modo di poter DSC00047fare la differenza. E Leonardi se l’è presa con la malasorte: di solito la sfortuna veste – ai suoi occhi – i panni dell’arbitro, in questo caso, invece, la fatalità era la palla che usciva di un centimetro (magari anche due o tre… o trenta) o alta. Il Sommo dirigente ha spiegato che il Parma perde gare dove gli avversari fanno poco per fare gol, mentre “noi, invece, costruiamo molto e di gol ne facciamo pochi”. Non sempre, insomma, paga esser propositivi. E le speculative, ciniche e bare Atalanta e Lazio si godono sei punti. Gabriele Majo

2 commenti:

Anonimo ha detto...

la cura per queste patologie non esiste,piuttosto si puo' prevenire in fase di allestimento della squadra,ma dipende dal budget che uno ha ,certi farmaci non te li passa la mutua

dott. tersilli

Fedele ha detto...

Il training autogeno del "possiamo battere tutti" a mio avviso non ha nulla a che vedere con il mal di trasferta e i cali di tensione. Tanto è vero che di alti e bassi di questo tipo ne soffrivamo pari pari quando in panchina c'era uno che sosteneva proprio il contrario ("possiamo battere solo le squadre di media-bassa classifica, con le altre possiamo anche non scendere in campo"), cioè Colomba. Secondo me il problema è un altro, e non ha niente a che vedere con le storielle sul calcio propositivo (che semmai rispecchia la voglia di emergere del nostro mister: e meno male!) o su un presunto complesso di superiorità. Ma che si sintetizza nella scarsa cattiveria, maturità di un gruppo che, storicamente e da anni, dà il meglio di sè quando ha l'acqua alla gola e finita l'emergenza si siede. Donadoni ha capito il problema da quando è arrivato e l'anno scorso era riuscito anche a risolverlo. Quest'anno per ora non ci sta riuscendo. Vedremo se ce la farà nelle prossime settimane