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LA RESURREZIONE DI LAZZARO BOJINOV, L’ULTIMO MIRACOLO DI SAN COLOMBA, analisi di Gabriele Majo
Al Sant’Elia si perfeziona la ricostruzione dalle macerie del Salvatore.
(gmajo) – Scusate il ritardo. Con cui pubblichiamo questo pezzo, dite voi? Se volete anche per quello. Ma mi riferivo, più che altro, all’ultimo miracolo di San Colomba, che avevamo auspicato sabato 7 maggio scorso e che si è realizzato, o meglio perfezionato, soltanto ieri, domenica 22 maggio a Cagliari: la Resurrezione di Lazzaro Bojinov, autore della ultima rete stagionale crociata (sua era stato anche la prima al 1’ del pt di Parma-Brescia, e quella valsa il primo salvataggio di Marino in Parma-Samp dell’andata) nella gara pareggiata (1-1) con i rossoblù, che si sono avvalsi, come marcatore per pareggiare i conti, della reincarnazione (calcistica) di Comunardo Niccolai, al secolo Rolf Feltscher, che di testa ha deviato nella propria porta un pallone precedentemente colpito di testa da Astori. Il 7 maggio scorso, alla vigilia di Bologna-Parma, a salvezza virtualmente già ottenuta, avevamo posto come ultimo obiettivo stagionale il rilancio dell’attaccante bulgaro, consci dell’importanza di rivalorizzare questo patrimonio della società: Dopo una serie di prove poco più che incoraggianti, ieri, finalmente, il suo gol liberazione (dedicato al figlioletto) al culmine di una prestazione all’altezza della situazione. Continua all’interno
Nella stagione in cui la bella favola è stata solo nel lieto fine, non poteva mancare la riabilitazione – dopo quella collettiva – anche del singolo Valeri Bojinov, comunemente ritenuto la principale delusione in questo campionato bipolare del Parma. In effetti il generoso presidente Ghirardi non aveva lesinato sforzi economici, la scorsa estate, pur di confermarlo, al termine di un campionato, in cui, pur con impieghi tra spizzichi e bocconi, era risultato determinante con i suoi pesantissimi gol. E’ evidente che se avesse avuto dinnanzi la sfera di cristallo il nostro, e Leonardi, avrebbero tenuto in saccoccia quei denari, evitando di riscattarlo. Ma datosi che la sfera di cristallo non ce l’avevano non possiamo certo ora imputargli colpe per un acquisto che tutti quanti, in quei tempi, avevamo sottoscritto senza se e senza ma. A mio avviso – l’ho ripetuto fino alla noia da prima
ancora che il delitto si perpetrasse – la magagna principale era stato il divorzio – evitabile – da Guidolin, una certezza, per inseguire la chimera del calcio propositivo. Ieri sera, pareggiando con la capolista, la sua Udinese (foto Uefa.com) ha guadagnato l’accesso al preliminare di Champions: stamani la Gazzetta dello Sport, ma anche ieri sera le varie trasmissioni in radio e tv, hanno sancito che il suo è stato il più bel calcio della
serie A. E dire che qui non bastava vincere, si voleva vincere giocando al calcio. Il lieto fine o the happy end – non va dimenticato – come una nemesi è arrivato – o è stato mandato dalla clemente Eupalla – solo quando si è tornati sui propri passi, trovando (più che scegliendo) un allenatore che avesse nel suo bagaglio buon senso, lucidità, maturità, semplicità, esperienza e serietà, tutte doti di cui c’era una sete tremenda…
Tante volte ci era scappato il paragone tra questa stagione e quella maledetta del 2007-08, culminata con la retrocessione: via via nel cammino, invece, questa tutto sommato fortunata edizione avrebbe assunto sempre più i contorni di quella precedente, la 2006-07, cioè quella del miracoloso salvataggio ad opera di Ranieri. E Giuseppe Rossi. La proporzione Colomba sta a Ranieri come Amauri sta a Peppino l’abbiamo letta perfino sul quotidiano locale, anche nella lunga intervista concessa a Pep dal Pres Ghirardi, il quale, per motivi scaramantici, ha preferito bloccare le similitudini ad un certo punto. Egli, infatti, era ben memore della topica fatta nel post Ranieri con la scelta al risparmio di Tonino Di Carlo e i
suoi occhi della tigre… Un terzo elemento di similitudini potrebbe essere proprio quello della inaspettate resurrezioni: oggi quella di Bojinov, allora quella di Muslimovic. Era un mio vezzo, in quei tempi, a categoria mantenuta, ripetere che il vero miracolo di Ranieri non era stato tanto salvare quel Parma, quanto aver trasformato l’evanescente attaccante bosniaco (nella foto di repertorio), oggi al Paok Salonicco, nel vero valore aggiunto di quella formazione. E c’era riuscito grazie alle ripetizioni personalizzate che il suo vice – Damiano – gli impartiva nella stanzina dei pc al Centro Sportivo di Collecchio.
Certo, ieri, non dico che quel gol lì lo avrei segnato anch’io (sono un terzinaccio, neppure una Mezzala, figuriamoci un bomber implacabile…) però sarebbe stato un vero delitto vanificare il servizio al bacio confezionato da “Leo” Giovinco (Psycolomba ha ripetuto l’accostamento tra l’ex Formica e Messi perfino dinnanzi ai ragazzini della Parma Football School nella conferenza stampa di sabato). Come opportunamente ha ricordato ieri il tecnico, nella prossima stagione si riparte tutti da zero: ma si spera anche in qualche punto fermo. Giovinco dovrebbe essere uno di questi, anche se non basta il riscatto della metà del cartellino per garantirci da un eventuale prelievo forzoso di chi detiene l’altro mezzo e vanta un potere d’acquisto indubbiamente migliore. Crespo ed Amauri li rivedremo (forse) solo alla Partita del Cuore (30 maggio,ore 20.30 Stadio Tardini: dimostriamo a Ruggeri che siamo i più generosi della Via Emilia, anche se ci credo poco…): l’attaccante argentino, nei giorni scorsi, ha pranzato con Ghirardi e Leonardi – come ci ha informato puntualmente lo specialista della materia Sandro
Piovani – ma non è detto che ci sia già stata la fumata bianca. Il dilemma tra cuore (facciamolo continuare a giocare) e ragione (ormai è vecchio e malandato, facciamolo smettere) deve essere ancora risolto. Anche se è pure una questione di portafoglio, come avevo esplicato in un post nei giorni scorsi (un dirigente guadagna infinitamente di meno rispetto a un calciatore). Si spera sempre in un compromesso. Sperare non costa nulla: anche che Amauri faccia una scelta di cuore (riconoscenza, restare nel club dove si è ritrovato, come gli abbiamo suggerito proprio
noi di stadiotardini.com) più che di portafoglio (andare altrove a guadagnare di più, ma giocare di meno), ma sinceramente mi pare una ipotesi un po’ campata per aria, e non so, sotto il profilo strettamente comunicazionale, quanto sia conveniente lasciare qualche speranza ai tifosi se poi la stessa dovrà andare delusa. Questa stagione dovrebbe averci insegnato che stupire è meglio di illudere. Non a caso ha già iniziato a girare il solito refrain, “prossimo obiettivo ancora la salvezza”, ma se hai in organico certi giocatori diventa difficile crederti. Bojinov, a mio avviso, dovrebbe
rimanere, – inutile svenderlo adesso – e offrire quel contributo non dato quest’anno, quando, a mio avviso, si era seduto un po’ troppo sugli allori, a inizio stagione, ritenendo di essere un titolare inamovibile, dopo che era partito Guidolin, il quale sembrava non gli andasse molto a genio perché lo utilizzava col contagocce. Alla fine credo si sia ricreduto sul Placido Don, il quale era stato in grado di gestirlo nel migliore dei modi, rendendolo determinante. Il contrario di quello che è stato quest’anno. Nel parco attaccanti del Parma – ahinoi, nessuno è arrivato in doppia cifra, e
questo è un punto su cui riflettere, se si considera che altri hanno bomber che nella doppia cifra iniziale sfiorano il 3, o hanno il 2 – figura anche Raffaele Palladino, del quale non si parla parecchio, datosi che da un po’ è fuori per infortunio, ma che quelle poche volte che ha giocato ha dato il suo contributo alla causa. Non so quanto possa rientrare nei piani di Colomba, il quale non l’ha mai potuto utilizzare. Sarebbe bello, poi, conoscere il futuro dei desaparecido spagnoli (Marques e Calvo). Immagino, però, che pur dovesse arrivare la conferma per la gran parte della cooperativa
d’attacco, il Parma cercherà un alter ego di Amauri da appaiare a Giovinco. Sempre ammesso che il semplice 4 4 2 Colombiano venga considerato un sistema di gioco sufficientemente propositivo anche per iniziare una stagione e non solo per raddrizzarla. Ascoltando Pronto chi Parma? ieri sera ho sentito una ascoltatrice avanzare gli stessi dubbi che qualche tempo fa avevamo sollevato pure noi di stadiotardini.com, ricordando quanto avvenne dieci anni prima ad Ulivieri confermato alla guida del Parma, dopo aver brillantemente pilotato la squadra –
rilevata a stagione in corso – ai preliminari di Champions, ma poi esonerato dopo pochi mesi. Io credo che, per gli indubbi meriti acquisiti sul campo, Colomba non lo si possa discutere: o per lo meno eviterei che si facessero sterili valutazioni sulla presunta semplicità del 4 4 2, come mi è capitato di ascoltare da giornalisti ben introdotti nel sistema. Piuttosto mi adopererei per trovare qualche valido elemento – di provata fede crociata – da introdurre nello staff tecnico (oltre la conferma di Luca Bucci), un po’ più giovane rispetto agli attuali collaboratori del mister.
I conti si fanno alla fine, dice Ghirardi. Ebbene, alla fine il Parma con i suoi 46 punti è al 12° posto in classifica (o 11° a pari merito con Chievo e Catania) e davanti al Cagliari (45). Rispetto al cammino di questi ultimi, non vorrei bestemmiare, ma preferisco di gran lunga la nostra tormentata stagione: almeno c’è stato del sugo fino a ieri, o alla settimana scorsa. Staccare la spina come loro, raggiungendo l’obiettivo con tre mesi di anticipo, è di una noia pazzesca e provoca travasi di bile nei tifosi, che immagino non abbiano gradito il finale schifoso cui hanno assistito. Lo stesso
discorso – ma con molte più attenuanti, considerate le proibitive condizioni in cui si sono trovati e la conseguente penalizzazione per demeriti amministrativi – vale per il Bologna di Malesani: perdere in casa 4-0 con l’ultima in classifica all’ultima giornata è davvero una vergogna che va ad offuscare tutto quanto di buono era stato fatto prima (E prendere questo Francesco Grandolfo, 18enne di Castellana, cresciuto nel settore giovanile del Bari, che ha bagnato con una sonante tripletta il suo esordio?). E non mi riferisco certo agli ultimi 45-60 giorni, in cui –
che sia un problema di maglia? – avevano accusato la stessa sindrome del Cagliari. Rispetto a Chievo e Catania il Parma poteva vantare un organico decisamente superiore (con conseguente monte ingaggi): il piazzamento raggiunto, dunque, vale una sufficienza (quella sì), ma assai stiracchiata, perché per arrivarci è stato necessario rivedere completamente il progetto iniziale, miseramente fallito. Con quanto investito il Parma avrebbe dovuto non solo scavalcare questi compagni di viaggio, ma trovarsi appaiato a Genoa e Fiorentina a quota 51. Uno in meno dei 52 miracolo dello scorso anno, due in meno dei 53 che in televisione erano stati indicati come raggiungibili… Perché è vero che in questo pazzo mondo decadente del pallone è facile passare dalle stelle della Champions alle stalle della retrocessione (vedi la Samp), ma è anche vero che pure tra le Cenerentole esiste una gerarchia di valori e l’organico del Parma è più da Genoveffa rispetto a quello di Lecce e Cesena… (Gabriele Majo)
Le foto da Cagliari sono tratte dalla Gazzetta di Parma
5 commenti:
Mi permetta questa uscita fuori tema ( se il tema e' Bojinov), ma parlando di miracoli, o di possibili tali......che grande cosa sarebbe dal prossimo campionato avere come top sponsor la Barilla!!
a buon intenditor ,poche parole....
ED
condivido in pieno.
e con un "détournement linguistique"........CALCIO BARILLA per tutti
elvis
Gentili ED ed Elvis, ricordate cosa dovrebbe avere insegnato questa stagione alla Società? Meglio stupire che deludere. Nel vostro caso perfezionerei in meglio stupirsi che illudersi. Penso di poter escludere categoricamente un coinvolgimento in Società della Barilla, sia come main sponsor, sia come eventuale socio. Due stagioni fa, per capirsi dopo la promozione, i fratelli mi risulta che ne avessero parlato tra loro, ma era prevalsa la tesi contraria. Anche perché il loro timore sembrava potesse essere quello di essere tirati per la giacchetta con un coinvolgimento maggiore in caso di eventuale defezione di Ghirardi. Da allora ad oggi non mi pare di aver scorto nell'aria segnali di cambiamento in questo senso. Immagino che proseguirà il rapporto con Navigare, e di questi tempi c'è da tenersi stretti chi generosamente sovvenziona con regolarità. Non penso che - nonostante le frequenti lamentazioni di Ghirardi in questo senso - possa scaturire qualche socio parmigiano propenso a versare come il buon Marco Ferrari (neppure gratificato con la carica di Vice Presidente) un tot di quattrini a fondo perduto in una società di calcio, senza aver un minimo ritorno di visibilità, e il Pres in questo senso è piuttosto ingombrante, dal momento che continuerebbe lui ad essere la guida del club. Ergo difficilmente troverà compagni di viaggio. Bnotte Gmajo
D'accordo....continueremo a "Navigare" a vista in acque territoriali, vicino alla costa, con pochi "nodi" nel motore.....ma se......buona giornata Direttore.ED
Ricambio la buona giornata, caro ED. Sull'interessamento di Barilla sono assai scettico. Ma anche su quello di altri imprenditori locali di livello inferiore. Vedremo, piuttosto, se ci saranno ulteriori innesti non indigeni nella compagine societaria, avendo dichiarato Ghirardi che ne ha parlato con qualcuno. Del resto immagino che anche la quota di Banca Monte possa a breve passare di mano (non penso che Intesa San Paolo intenda perseguire la linea di Guareschi) e questo potrebbe comportare anche la rivisitazione delle varie aperture di credito, così come la sostituzione di Medeghini, a suo tempo, non era stata - mi pare di capire - come Ghirardi avrebbe auspicato. Diciamo, infatti, che ora lui, grosso modo, assieme alla famiglia e ai suoi amici (Penocchio) controlla l'80% del club e non il 40% come programmato all'inizio del suo investimento. Il fulmine a ciel sereno di Medeghini (il cielo in realtà era sereno fino lì) ha comportato, infatti, un maggiore coinvolgimento di Ghirardi & C. che non era certo stato preventivato. Ma credo sia difficile trovare un socio che voglia prendersi il 40% senza - di fatto - poter contare più di tanto nella gestione. Anche se mi pare di capire che l'ideale per l'attuale proprietario, sarebbe trovare più soci di minoranza (con quote del 5% circa) che non uno quasi paritario. Almeno, queste sono le mie impressioni. Poi, ovviamente, potrei anche sbagliarmi...
Saluti Gm
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