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martedì 17 maggio 2011
MORRONE: “IL GRUPPO HA DIMOSTRATO DI AVERE LE PALLE”
“E’ un termine che non si dovrebbe usare – dice il capitano – ma l’ha dimostrato e non era facile, perché quando non sei candidato alla retrocessione e ti ci ritrovi dentro con tutte le scarpe non è facile uscirne”
(gmajo) – Oggi il Parma ha 45 punti frutto dell’exploit finale, il Cagliari 44, raccolti all’inizio prima di una brusca frenata: “Meglio la nostra cavalcata”, dice Capitan Morrone, che ammette: “E’stata un’annata abbastanza tribolata: può succedere, può capitare, perché quando si è squadre di provincia ci possono stare. Credo che il gruppo ne sia uscito alla grande, nonostante tutto ha dimostrato di avere, come si dice in questi casi le palle. E’ un termine che non si dovrebbe usare, ma l’ha dimostrato e non era facile, perché quando non sei candidato alla retrocessione e ti ci ritrovi dentro con tutte le scarpe non è facile uscirne. Da capitano mi permetto di fare un applauso a tutti i miei compagni, perché abbiamo visto che chi non è abituato a lottare per questo obiettivo come la Sampdoria, poi è retrocesso: dunque, mi ripeto: non era facile. Ovviamente ci siamo riusciti grazie all’aiuto di Colomba, e bisogna sottolinearlo, perché ci ha dato una mano enorme. Però con il cuore che ci hanno messo tutti i ragazzi e l’attaccamento alla maglia, credo che ne siamo usciti veramente alla grande”. All’interno la trascrizione integrale della conferenza stampa di oggi di Morrone
Guglielmo Trupo (Parma Today) – Il campionato è finito, i giochi sono fatti: avete battuto anche la Juventus, che è stata un’ulteriore soddisfazione: quali possono essere le motivazioni per far bene anche contro il Cagliari?
“Domenica erano triple o quadruple, perché ci tenevamo per noi stessi, per la gente, per chiunque. Però vogliamo finire questo campionato nel migliore dei modi, perché per noi 7 domeniche fa era iniziato un nuovo campionato che ci ha portato alla salvezza. E’ iniziata una nuova strada: questa strada deve continuare anche a Cagliari per poi proseguire in futuro”.
Jonathan Belletti (Radio Bruno) – I conti si fanno alla fine: puoi tirare le somme di questa stagione del Parma?
“Sì: è stata un’annata abbastanza tribolata: può succedere, può capitare, perché quando si è squadre di provincia ci possono stare. Credo che il gruppo ne sia uscito alla grande, nonostante tutto ha dimostrato di avere, come si dice in questi casi le palle. E’ un termine che non si dovrebbe usare, ma l’ha dimostrato e non era facile, perché quando non sei candidato alla retrocessione e ti ci ritrovi dentro con tutte le scarpe non è facile in questi casi. Da capitano mi permetto di fare un applauso a tutti i miei compagni, perché abbiamo visto che chi non è abituato a lottare per questo obiettivo come la Sampdoria, poi è retrocesso: dunque, mi ripeto: non era facile. Ovviamente ci siamo riusciti grazie all’aiuto di Colomba, e bisogna sottolinearlo, perché ci ha dato una mano enorme, grande grande. Però con il cuore che ci hanno messo tutti i ragazzi e l’attaccamento alla maglia, credo che ne siamo usciti veramente alla grande”.
Jonathan Belletti (Radio Bruno) – A livello personale? Eri partito un po’ così-così, magari anche per via del sistema di gioco che c’era prima, e ora, come aveva detto anche Dzemaili qualche tempo fa, correte tutti insieme e più uniti… Insomma Morrone è tornato Morrone…
“Sì, in effetti anch’io ogni tanto mi chiedevo cosa mi stava succedendo: perché te le fai queste domande quando non riesci a rendere, dopo che per tutta la carriera eri riuscito a fare per quello che sono le tue caratteristiche di correre dietro a tutti, pressare ed aiutare la
squadra, tutte cose che qualche tempo fa non mi riuscivano più. Quello di adesso, invece, è un sistema che funziona, la squadra ha trovato solidità, compattezza, rischia pochissimo, sa quello che deve fare, sa che le partite le vince, perché la sensazione quando si va in campo è che possiamo vincere con chiunque, cosa che prima non si avvertiva e quando c’è questa coesione e questo saper cosa fare in ogni parte del campo alla fine i risultati vengono. Ma si può anche perdere, perché alla fine il calcio è fatto anche di episodi e situazioni: però se ne perdono poche…”
Jonathan Belletti (Radio Bruno) – Un lato positivo di questa stagione, sia per il Parma, che per te personalmente, è quello della solidarietà. Avete fatto numerose iniziative: ce ne saranno anche altre?
“Mah: sinceramente c’eravamo prefissati di fare qualcosa a salvezza acquisita, ma a salvezza acquisita è stato un po’ tardi per organizzare qualcosa. Abbiamo fatto tante cose durante l’anno e adesso che siamo alla fine, per mancanza di tempo, non ci siamo riusciti. E in più eravamo anche un po’ stanchi per essere sincero, almeno io personalmente, che sono sempre quello che si muove in prima persona. Avrei voluto organizzare un’altra partita come quella dell’anno scorso a favore di Giorgia, ma la faremo più in là: tra l’altro proprio stamattina è stata operata a Parma, e ancora non si sa come sia andata. Un pensiero affettuoso anche per lei, ma ci sarà tempo per fare altre cose…”
Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Il Parma ha 45 punti in classifica, il Cagliari 44, ma raccolti in maniera diametralmente opposta: voi avete avuto questo exploit finale, loro, invece, sono arrivati primi alla meta, salvo concedersi poi un po’ di sonno…
“Meglio la nostra cavalcata, forse…”
Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Appunto: qui c’è stata vita fino in fondo, là si saranno annoiati un po’ di più…
“Sì, in effetti quando si raggiunge un obiettivo troppo presto, per una squadra che si deve salvare, forse a livello mentale qualcosa si concede. Noi, l’anno scorso, ci siamo salvati con due mesi e mezzo di anticipo, ma non abbiamo avuto questo passaggio, perché abbiamo cercato di fare quanti più punti possibile. Poi ogni situazione va vissuta all’interno: diciamo che la nostra cavalcata è stata più sofferta, anche se alla fine, così, forse ti dà ancor più soddisfazione. Soffrire tanto per poi riemergere: forse meglio la nostra”.
Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Al momento attuale il Parma è dodicesimo in classifica, e c’è la possibilità teorica di chiudere la stagione con alle spalle tutti gli altri contendenti, arrivando addirittura ad affiancare il Genoa: insomma che stagione è stata alla fine?
“Alla fine l’obiettivo della squadra è quello di arrivare comunque il più in alto possibile, ovvero fare risultato anche a Cagliari e magari raggiungere anche l’undicesima posizione. Se andiamo a vedere l’obiettivo stagionale che era quello della salvezza, magari un po’ più tranquilla, ma chiudere undicesimi… Se uno all’inizio dell’anno avesse detto: guarda fai un campionato così, ma poi alla fine chiudi nell’undicesima posizione tutti sarebbero stati contenti. Però, per come è andata, sicuramente qualche sofferenza c’è stata e tante situazioni. Però l’obiettivo da parte nostra è stato raggiunto, sia pure tra tante difficoltà e alla fine se chiudiamo in queste posizioni, insomma… dobbiamo essere anche contenti, dai…”
Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Adesso inizia il tormentone del mercato: qual è la tua posizione?
“La mia posizione è che ho ancora un anno di contratto: se ne è parlato in passato con il presidente e con Leonardi di continuare questo rapporto. Aspettiamo la fine del campionato per continuarlo.
Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Detto questo: hai fatto il bilancio del campionato del Parma, ma c’è stata una squadra che ti ha colpito particolarmente? A me, ad esempio, ha colpito la salvezza del Cesena…
“Sì, forse in basso il Cesena, perché sinceramente quando sono venuti qui a Parma non mi avevano fatto una buona impressione, però poi da lì sono partiti e hanno fatto 10-12 partite eccezionali. In alto credo che l’Udinese abbia fatto un campionato straordinario: questo va sottolineato, perché credo che neppure loro fossero partiti per questi obiettivi, però poi hanno fatto delle cose straordinarie”.
Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Come hai sentito i tifosi in questa annata? Perché c’è stata anche la contestazione, che forse non si era vista neppure l’anno della
retrocessione…
“E’ stata un’annata sofferta anche per i tifosi, però alla fine ci sono stati sempre vicini: in qualsiasi occasione loro c’erano, in tutte le parti d’Italia. Le contestazioni che sono avvenute sono normali quando la squadra non rende: il tifoso soffre e fischia. E’ un ritornello che ci ripetiamo ogni anno, però alla fine si fischia anche per amore, come abbiamo sempre detto. Degli errori si può anche fare tesoro – giocatori, dirigenti, presidenti – e ne fanno tesoro anche i tifosi che devono capire che ci sono state delle difficoltà, però credo che in questo momento vada apprezzato il cuore e l’attaccamento di questi giocatori a questa maglia, perché come dicevo prima non è facile uscire da queste situazioni. E credo che chiunque abbia giocato, chi più, chi meno, abbia dato tutto per il Parma Calcio”.
Mattia Fontana (Eurosport) – Due domande velocissime: vivendo da capitano tifoso, c’è mai stato qualche momento in cui hai avuto davvero paura di andare in serie B ? E quando hai capito, invece, che la strada intrapresa con Colomba era quella giusta?
“Il momento culminante, come ripetiamo un po’ tutti, è stato Parma-Bari, perché diciamo che fino lì avevamo vivacchiato, perché sì, eravamo +2, +3, +4, però era una sofferenza, perché una la perdevamo, una la pareggiavamo: eravamo sempre sul chi va là. Lì forse abbiamo visto, almeno io personalmente ho rivissuto una
pagina che avevo vissuto quattro anni prima in un Parma-Napoli. Infatti ho anche perso un po’ la testa a fine partita, una cosa che non mi era capitata mai in 15 anni di carriera. Però può succedere, perché il sangue scorre anche a me e di questo mi dispiace. Ma, insomma, questa è passata. Invece il rovescio della medaglia io l’ho avvertito dopo il primo tempo con l’Inter; ho detto: ci siamo, la squadra c’è, possiamo uscire da questa situazione, perché vedevo che lo spirito era cambiato, che c’era un’aria nuova, una squadra nuova, una testa nuova, e ho pensato ce la potevamo fare. Chiunque incontriamo ce la possiamo fare: non ci faceva più paura il calendario; c’era una adrenalina pazzesca all’interno degli spogliatoi, e li ho capito che ce la potevamo fare. Al primo tempo”.
(Conferenza stampa di Stefano Morrone, al Centro Sportivo di Collecchio, di martedì 17.05.2011. Registrazione audio e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)
“Domenica erano triple o quadruple, perché ci tenevamo per noi stessi, per la gente, per chiunque. Però vogliamo finire questo campionato nel migliore dei modi, perché per noi 7 domeniche fa era iniziato un nuovo campionato che ci ha portato alla salvezza. E’ iniziata una nuova strada: questa strada deve continuare anche a Cagliari per poi proseguire in futuro”.
“Sì: è stata un’annata abbastanza tribolata: può succedere, può capitare, perché quando si è squadre di provincia ci possono stare. Credo che il gruppo ne sia uscito alla grande, nonostante tutto ha dimostrato di avere, come si dice in questi casi le palle. E’ un termine che non si dovrebbe usare, ma l’ha dimostrato e non era facile, perché quando non sei candidato alla retrocessione e ti ci ritrovi dentro con tutte le scarpe non è facile in questi casi. Da capitano mi permetto di fare un applauso a tutti i miei compagni, perché abbiamo visto che chi non è abituato a lottare per questo obiettivo come la Sampdoria, poi è retrocesso: dunque, mi ripeto: non era facile. Ovviamente ci siamo riusciti grazie all’aiuto di Colomba, e bisogna sottolinearlo, perché ci ha dato una mano enorme, grande grande. Però con il cuore che ci hanno messo tutti i ragazzi e l’attaccamento alla maglia, credo che ne siamo usciti veramente alla grande”.
“Sì, in effetti anch’io ogni tanto mi chiedevo cosa mi stava succedendo: perché te le fai queste domande quando non riesci a rendere, dopo che per tutta la carriera eri riuscito a fare per quello che sono le tue caratteristiche di correre dietro a tutti, pressare ed aiutare la
“Mah: sinceramente c’eravamo prefissati di fare qualcosa a salvezza acquisita, ma a salvezza acquisita è stato un po’ tardi per organizzare qualcosa. Abbiamo fatto tante cose durante l’anno e adesso che siamo alla fine, per mancanza di tempo, non ci siamo riusciti. E in più eravamo anche un po’ stanchi per essere sincero, almeno io personalmente, che sono sempre quello che si muove in prima persona. Avrei voluto organizzare un’altra partita come quella dell’anno scorso a favore di Giorgia, ma la faremo più in là: tra l’altro proprio stamattina è stata operata a Parma, e ancora non si sa come sia andata. Un pensiero affettuoso anche per lei, ma ci sarà tempo per fare altre cose…”
“Meglio la nostra cavalcata, forse…”
Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Appunto: qui c’è stata vita fino in fondo, là si saranno annoiati un po’ di più…
“Sì, in effetti quando si raggiunge un obiettivo troppo presto, per una squadra che si deve salvare, forse a livello mentale qualcosa si concede. Noi, l’anno scorso, ci siamo salvati con due mesi e mezzo di anticipo, ma non abbiamo avuto questo passaggio, perché abbiamo cercato di fare quanti più punti possibile. Poi ogni situazione va vissuta all’interno: diciamo che la nostra cavalcata è stata più sofferta, anche se alla fine, così, forse ti dà ancor più soddisfazione. Soffrire tanto per poi riemergere: forse meglio la nostra”.
“Alla fine l’obiettivo della squadra è quello di arrivare comunque il più in alto possibile, ovvero fare risultato anche a Cagliari e magari raggiungere anche l’undicesima posizione. Se andiamo a vedere l’obiettivo stagionale che era quello della salvezza, magari un po’ più tranquilla, ma chiudere undicesimi… Se uno all’inizio dell’anno avesse detto: guarda fai un campionato così, ma poi alla fine chiudi nell’undicesima posizione tutti sarebbero stati contenti. Però, per come è andata, sicuramente qualche sofferenza c’è stata e tante situazioni. Però l’obiettivo da parte nostra è stato raggiunto, sia pure tra tante difficoltà e alla fine se chiudiamo in queste posizioni, insomma… dobbiamo essere anche contenti, dai…”
“La mia posizione è che ho ancora un anno di contratto: se ne è parlato in passato con il presidente e con Leonardi di continuare questo rapporto. Aspettiamo la fine del campionato per continuarlo.
Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Detto questo: hai fatto il bilancio del campionato del Parma, ma c’è stata una squadra che ti ha colpito particolarmente? A me, ad esempio, ha colpito la salvezza del Cesena…
Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Come hai sentito i tifosi in questa annata? Perché c’è stata anche la contestazione, che forse non si era vista neppure l’anno della
“E’ stata un’annata sofferta anche per i tifosi, però alla fine ci sono stati sempre vicini: in qualsiasi occasione loro c’erano, in tutte le parti d’Italia. Le contestazioni che sono avvenute sono normali quando la squadra non rende: il tifoso soffre e fischia. E’ un ritornello che ci ripetiamo ogni anno, però alla fine si fischia anche per amore, come abbiamo sempre detto. Degli errori si può anche fare tesoro – giocatori, dirigenti, presidenti – e ne fanno tesoro anche i tifosi che devono capire che ci sono state delle difficoltà, però credo che in questo momento vada apprezzato il cuore e l’attaccamento di questi giocatori a questa maglia, perché come dicevo prima non è facile uscire da queste situazioni. E credo che chiunque abbia giocato, chi più, chi meno, abbia dato tutto per il Parma Calcio”.
“Il momento culminante, come ripetiamo un po’ tutti, è stato Parma-Bari, perché diciamo che fino lì avevamo vivacchiato, perché sì, eravamo +2, +3, +4, però era una sofferenza, perché una la perdevamo, una la pareggiavamo: eravamo sempre sul chi va là. Lì forse abbiamo visto, almeno io personalmente ho rivissuto una
(Conferenza stampa di Stefano Morrone, al Centro Sportivo di Collecchio, di martedì 17.05.2011. Registrazione audio e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)
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