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lunedì 10 ottobre 2011
PIOVANI SI INTERROGA SULL’UTILITA’ DELLE AMICHEVOLI DEL PARMA B
La riedizione in chiave crociata del campionato riserve non convince il popolare giornalista della Gazzetta di Parma che sostiene che l’aspetto psicologico di sentirsi delle seconde scelte potrebbe azzerare tutti i vantaggi
(gmajo) – La resurrezione in chiave crociata dello scomparso Campionato Riserve – annunziata da Pietro Leonardi in una puntata di Bar Sport qualche settimana fa e poi attuata con le trasferte di Mantova e Pietrasanta, e con l’ospitalità ai Crociati Noceto – convince fino lì il popolare giornalista Sandro Piovani, il quale, sulla Gazzetta di Parma di stamani si interroga sulla effettiva utilità. Il titolo del capoverso finale del suo articolo di stamani (che tratta delle due settimane di fuoco che attendono il Parma, anche se, a mio parere, un campionato intero è tutto composto da settimane di fuoco, per una ragione o per l’altra) è titolato significativamente: “Amichevoli al piccolo trotto”. Probabilmente Sandrone non deve aver particolarmente apprezzato il test con il Viareggio, nonostante le gite in Versilia possano offrire spunti extracalcistici per deglutire 90’ di sbadigli e un solo gol di Pellè. Piovani argomenta: “A proposito delle amichevoli infrasettimanali: portare in giro mezza squadra, per i campi di Lega Pro del Nord può anche essere utile per mettere minuti di calcio giocato nelle gambe dei crociati. Ma c'è un aspetto psicologico che non va sottovalutato e che potrebbe azzerare tutti i vantaggi…”
Continua all’interno
“In molti si chiedono se i protagonisti del giovedì non si sentano un po' il «Parma B». La domanda è lecita. Anche se tutti, in casa Parma, dicono che non è così”. Da parte mia avevo già espresso il plauso per l’idea di offrire uno sfogo in partita per chi altrimenti si allena e basta. Piovani sottolinea l’aspetto positivo del recupero degli infortunati (ed in effetti Blasi prima e Valdes poi hanno collezionato minuti utili per poi poter essere impiegati in Serie A), ma rimarca il contraccolpo psicologico di chi va in campo al giovedì che potrebbe sentirsi declassato rispetto a chi ci va regolarmente la domenica. Io credo che sia un falso problema, perché la distinzione titolari riserve non è evidenziata solo dall’amichevole infrasettimanale, ma ben evidente nelle scelte che ogni allenatore di ogni squadra, composta da 25 elementi, è chiamato a fare in occasione di ogni incontro ufficiale (oltre che negli allenamenti). Non credo che uno si senta da Parma A o Parma B solo perché il giovedì sale sul torpedone per andare ad affrontare una squadra di Lega Pro. Forse, però, per la solidità del gruppo sarebbe meglio sottoporre alla trasferta infrasettimanale l’intera rosa e non solo “quelli che giocano meno”, magari dosandone il minutaggio, piuttosto che sdoppiarsi con allenamenti al mattino per i titolari e poi partita vespertina per gli altri. Colgo, infine, l’occasione per dire la mia a proposito della definizioni Parma A e Parma B che a qualcuno sembrano provocare l’orticaria: il primo, senza reticenze, ma badando solo agli avvenimenti concreti che erano capitati la scorsa estate, a formularle era stato Hernan Crespo, e non i giornalisti che fino a quel momento non se ne erano serviti. Giornalisticamente parlando, la sintesi “Parma A” e “Parma B” è molto più funzionale rispetto ad altre perifrasi che potrebbero sembrare, all’interno dello spogliatoio, più politically correct, ma che sostanzialmente significano la stessa cosa di “coloro che sono stati fino ad ora meno (o più) utilizzati”. Non è il nome, l’etichetta, ma la sostanza delle cose a fare la differenza. Ricordo anni fa, quando si trattò di stilare l’organigramma del club, l’allora diesse Oreste Cinquini che mi chiese di definire i “magazzinieri” Pelacci e Priori “collaboratori di spogliatoio”: orbene pensate che fosse cambiato qualcosa nelle loro mansioni? Posto che il processo di osmosi tra Parma A e Parma B è incessante, nel senso che è un attimo far parte dei titolari o delle riserve, io, al contrario di altri strateghi-psicologi non trovo nulla di male a chiamare le cose con il loro nome, senza falsi moralismi. Se uno fa parte del Parma B fa parte del Parma B anche se viene definito “uno utilizzato finora di meno” e il suo status non cambia se non con l’impegno profuso, la voglia di dimostrare che l’allenatore si sbaglia, etc. etc. L’amichevole infrasettimanale non credo che vada a modificare più di tanto la componente psicologica di chi fa parte del Parma B, perché non va in campo (temporaneamente) col Parma A. Infine: le amichevoli infrasettimanali, pur essendo solo un surrogato delle partite vere, che rimangono solo ed esclusivamente quelle ufficiali, servono anche per dare uno sfogo alla voglia di trasferta dei “Non Tesserati”, ai quali, quest’anno, viene impedito di viaggiare con tutta una serie di veti di vendita di biglietti ai residenti nella regione della squadra ospitata(provvedimento la scorsa stagione per lo più motivato da ragioni di ordine pubblico e non sistematico come ora): come abbiamo rimarcato nel nostro fotoreportage (amatoriale) da Pietrasanta, in Versilia erano scesi una ventina di Boys, i quali, a fine gara, avevano invocato “Rispetto per i vostri tifosi”. I giocatori che già stavano rientrando negli spogliatoi, erano poi tornati a metà campo (e non sotto la “gabbia” dietro la Curva, nei quali erano stati sistemati gli ultrà) per salutarli. Leggendo il servizio di Piovani sulla Gazza si poteva fraintendere che in quel “Rispetto per i vostri tifosi”, ci fosse anche una sorta di aspetto critico per la prestazione, oltre che per il mancato saluto, vero motivo dell’invocazione, come ulteriormente chiarito sul sito internet www.boysparma1977.it : “Nel pezzo di articolo della Gazzetta di Parma, che riportiamo, si parla della nostra presenza a Pietrasanta e del nostro coro “Rispettate i vostri tifosi”. Vogliamo precisare che questo coro è stato fatto non per la brutta amichevole, ma in quanto la squadra stava uscendo dal campo senza degnarci di un saluto. Forse mancavano quei giocatori “senatori” che portano gli altri a salutare i propri tifosi, o forse i giocatori sono ancora offesi per i fischi che han ricevuto con la Roma, ma noi siamo quelli che seguono e che cantano sempre e comunque, anche a Pietrasanta giovedì alle 18, non siamo quelli che fischiano. E il saluto lo pretendiamo, lo chiediamo e l’otteniamo. Probabilmente per un giocatore è un gesto superfluo, ma i tifosi invece ci danno sempre un certo valore… …” nell’indifferenza del mondo del calcio!”. Ma già nel resoconto di quella trasferta gli ultras crociati avevano spiegato il perché di quel coro finale: “Terminata la partita i giocatori non sembrano averci neanche in nota, invece che venirci a salutare prendono la via degli spogliatoi. Dal nostro settore “Rispettate i vostri tifosi” viene cantato a squarciagola e così i giocatori tornano sui loro passi facendo un saluto da centrocampo. Tutto questo ci sa come una presa per il culo bella e buona, anche se ormai noi abbiamo il callo. Che sia ancora per i fischi ricevuti con la Roma o una “dimenticanza” non ci importa, quello che ci teniamo a ribadire è che i Boys non fischiano ma cantano 90 minuti, e pretendono il saluto, un gesto forse superfluo per un calciatore ma che per noi, in un calcio di plastica, ha ancora valore!”. La mia chiosa in merito è presto detta: da un lato il saluto dei calciatori ai propri tifosi (in casa sarebbe meglio non solo la Curva, ma ogni settore) sarebbe doveroso ed educato, dall’altro, però, “pretenderlo” non è il massimo. Il saluto, infatti, a mio parere, dovrebbe essere genuino, spontaneo, fatto con il cuore. Se è un obbligo da una parte e una pretesa dall’altra si va poco lontano. Sul fatto che si tratti di una evidente ritorsione per i fischi post Roma già mi ero espresso sia sul blog che in tv dopo Parma-Genoa – quando i Nostri non andarono sotto la Nord – e non posso che ribadire le stesse cose ora: “Una roba del genere avrebbe meritato di essere celebrata con un bel tuffo sotto la Nord, ma, sebbene richiamati, i protagonisti hanno preferito un più freddo saluto dalla distanza (qualcuno addirittura manco quello, per correre a far la doccia). Il motivo di tale atteggiamento, secondo i più fini osservatori, sarebbe uno strascico dei fischi dopo la gara con la Roma. Attenzione con la permalosità: mi perdoni l’ormai ex Sindaco Vignali se gli rubo le sue discusse parole della lettera di dimissioni, ma non vorrei che questo fosse “uno sgarro” di quelli che la nostra comunità non tollera. Come la settimana scorsa abbiamo stigmatizzato i fischi, poiché prematuri (sebbene civili, poiché emessi dopo il fischio finale, meno quelli all’indirizzo di Floccari e Galloppa di cui sono note le difficoltà), stavolta dobbiamo rimarcare come inopportuna la mancata condivisione della gioia con i propri tifosi del gruppo Parma per il primo importante successo raggiunto dopo cinque giornate di stenti. La forza di Parma nelle difficoltà è sempre stata l’unione a prescindere delle due componenti: se ci si fa del male da soli acuendo e non smussando gli angoli si va poco lontano. Anche perché male genera male: se parte una spirale di ritorsioni non si va da nessuna parte. Nonostante i fischi dopo la gara con la Roma, la tifoseria ieri è stata calda, passionale e di sostegno alla squadra, che a propria volta ci ha messo del suo sapendo galvanizzare i propri aficionado con una prestazione memorabile: ma quella permalosità finale si doveva proprio evitare”. Gabriele Majo
Continua all’interno
“In molti si chiedono se i protagonisti del giovedì non si sentano un po' il «Parma B». La domanda è lecita. Anche se tutti, in casa Parma, dicono che non è così”. Da parte mia avevo già espresso il plauso per l’idea di offrire uno sfogo in partita per chi altrimenti si allena e basta. Piovani sottolinea l’aspetto positivo del recupero degli infortunati (ed in effetti Blasi prima e Valdes poi hanno collezionato minuti utili per poi poter essere impiegati in Serie A), ma rimarca il contraccolpo psicologico di chi va in campo al giovedì che potrebbe sentirsi declassato rispetto a chi ci va regolarmente la domenica. Io credo che sia un falso problema, perché la distinzione titolari riserve non è evidenziata solo dall’amichevole infrasettimanale, ma ben evidente nelle scelte che ogni allenatore di ogni squadra, composta da 25 elementi, è chiamato a fare in occasione di ogni incontro ufficiale (oltre che negli allenamenti). Non credo che uno si senta da Parma A o Parma B solo perché il giovedì sale sul torpedone per andare ad affrontare una squadra di Lega Pro. Forse, però, per la solidità del gruppo sarebbe meglio sottoporre alla trasferta infrasettimanale l’intera rosa e non solo “quelli che giocano meno”, magari dosandone il minutaggio, piuttosto che sdoppiarsi con allenamenti al mattino per i titolari e poi partita vespertina per gli altri. Colgo, infine, l’occasione per dire la mia a proposito della definizioni Parma A e Parma B che a qualcuno sembrano provocare l’orticaria: il primo, senza reticenze, ma badando solo agli avvenimenti concreti che erano capitati la scorsa estate, a formularle era stato Hernan Crespo, e non i giornalisti che fino a quel momento non se ne erano serviti. Giornalisticamente parlando, la sintesi “Parma A” e “Parma B” è molto più funzionale rispetto ad altre perifrasi che potrebbero sembrare, all’interno dello spogliatoio, più politically correct, ma che sostanzialmente significano la stessa cosa di “coloro che sono stati fino ad ora meno (o più) utilizzati”. Non è il nome, l’etichetta, ma la sostanza delle cose a fare la differenza. Ricordo anni fa, quando si trattò di stilare l’organigramma del club, l’allora diesse Oreste Cinquini che mi chiese di definire i “magazzinieri” Pelacci e Priori “collaboratori di spogliatoio”: orbene pensate che fosse cambiato qualcosa nelle loro mansioni? Posto che il processo di osmosi tra Parma A e Parma B è incessante, nel senso che è un attimo far parte dei titolari o delle riserve, io, al contrario di altri strateghi-psicologi non trovo nulla di male a chiamare le cose con il loro nome, senza falsi moralismi. Se uno fa parte del Parma B fa parte del Parma B anche se viene definito “uno utilizzato finora di meno” e il suo status non cambia se non con l’impegno profuso, la voglia di dimostrare che l’allenatore si sbaglia, etc. etc. L’amichevole infrasettimanale non credo che vada a modificare più di tanto la componente psicologica di chi fa parte del Parma B, perché non va in campo (temporaneamente) col Parma A. Infine: le amichevoli infrasettimanali, pur essendo solo un surrogato delle partite vere, che rimangono solo ed esclusivamente quelle ufficiali, servono anche per dare uno sfogo alla voglia di trasferta dei “Non Tesserati”, ai quali, quest’anno, viene impedito di viaggiare con tutta una serie di veti di vendita di biglietti ai residenti nella regione della squadra ospitata(provvedimento la scorsa stagione per lo più motivato da ragioni di ordine pubblico e non sistematico come ora): come abbiamo rimarcato nel nostro fotoreportage (amatoriale) da Pietrasanta, in Versilia erano scesi una ventina di Boys, i quali, a fine gara, avevano invocato “Rispetto per i vostri tifosi”. I giocatori che già stavano rientrando negli spogliatoi, erano poi tornati a metà campo (e non sotto la “gabbia” dietro la Curva, nei quali erano stati sistemati gli ultrà) per salutarli. Leggendo il servizio di Piovani sulla Gazza si poteva fraintendere che in quel “Rispetto per i vostri tifosi”, ci fosse anche una sorta di aspetto critico per la prestazione, oltre che per il mancato saluto, vero motivo dell’invocazione, come ulteriormente chiarito sul sito internet www.boysparma1977.it : “Nel pezzo di articolo della Gazzetta di Parma, che riportiamo, si parla della nostra presenza a Pietrasanta e del nostro coro “Rispettate i vostri tifosi”. Vogliamo precisare che questo coro è stato fatto non per la brutta amichevole, ma in quanto la squadra stava uscendo dal campo senza degnarci di un saluto. Forse mancavano quei giocatori “senatori” che portano gli altri a salutare i propri tifosi, o forse i giocatori sono ancora offesi per i fischi che han ricevuto con la Roma, ma noi siamo quelli che seguono e che cantano sempre e comunque, anche a Pietrasanta giovedì alle 18, non siamo quelli che fischiano. E il saluto lo pretendiamo, lo chiediamo e l’otteniamo. Probabilmente per un giocatore è un gesto superfluo, ma i tifosi invece ci danno sempre un certo valore… …” nell’indifferenza del mondo del calcio!”. Ma già nel resoconto di quella trasferta gli ultras crociati avevano spiegato il perché di quel coro finale: “Terminata la partita i giocatori non sembrano averci neanche in nota, invece che venirci a salutare prendono la via degli spogliatoi. Dal nostro settore “Rispettate i vostri tifosi” viene cantato a squarciagola e così i giocatori tornano sui loro passi facendo un saluto da centrocampo. Tutto questo ci sa come una presa per il culo bella e buona, anche se ormai noi abbiamo il callo. Che sia ancora per i fischi ricevuti con la Roma o una “dimenticanza” non ci importa, quello che ci teniamo a ribadire è che i Boys non fischiano ma cantano 90 minuti, e pretendono il saluto, un gesto forse superfluo per un calciatore ma che per noi, in un calcio di plastica, ha ancora valore!”. La mia chiosa in merito è presto detta: da un lato il saluto dei calciatori ai propri tifosi (in casa sarebbe meglio non solo la Curva, ma ogni settore) sarebbe doveroso ed educato, dall’altro, però, “pretenderlo” non è il massimo. Il saluto, infatti, a mio parere, dovrebbe essere genuino, spontaneo, fatto con il cuore. Se è un obbligo da una parte e una pretesa dall’altra si va poco lontano. Sul fatto che si tratti di una evidente ritorsione per i fischi post Roma già mi ero espresso sia sul blog che in tv dopo Parma-Genoa – quando i Nostri non andarono sotto la Nord – e non posso che ribadire le stesse cose ora: “Una roba del genere avrebbe meritato di essere celebrata con un bel tuffo sotto la Nord, ma, sebbene richiamati, i protagonisti hanno preferito un più freddo saluto dalla distanza (qualcuno addirittura manco quello, per correre a far la doccia). Il motivo di tale atteggiamento, secondo i più fini osservatori, sarebbe uno strascico dei fischi dopo la gara con la Roma. Attenzione con la permalosità: mi perdoni l’ormai ex Sindaco Vignali se gli rubo le sue discusse parole della lettera di dimissioni, ma non vorrei che questo fosse “uno sgarro” di quelli che la nostra comunità non tollera. Come la settimana scorsa abbiamo stigmatizzato i fischi, poiché prematuri (sebbene civili, poiché emessi dopo il fischio finale, meno quelli all’indirizzo di Floccari e Galloppa di cui sono note le difficoltà), stavolta dobbiamo rimarcare come inopportuna la mancata condivisione della gioia con i propri tifosi del gruppo Parma per il primo importante successo raggiunto dopo cinque giornate di stenti. La forza di Parma nelle difficoltà è sempre stata l’unione a prescindere delle due componenti: se ci si fa del male da soli acuendo e non smussando gli angoli si va poco lontano. Anche perché male genera male: se parte una spirale di ritorsioni non si va da nessuna parte. Nonostante i fischi dopo la gara con la Roma, la tifoseria ieri è stata calda, passionale e di sostegno alla squadra, che a propria volta ci ha messo del suo sapendo galvanizzare i propri aficionado con una prestazione memorabile: ma quella permalosità finale si doveva proprio evitare”. Gabriele Majo
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