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lunedì 16 maggio 2011
LIETO FINE PER UNA STAGIONE NON DA FAVOLA – L’analisi di Gabriele Majo
Una magia di “Leo” Giovinco concede ai Crociati il secondo successo in campionato sulla Juventus, che con Colomba viaggiano a ritmo scudetto.
(gmajo) – L’iperbole è firmata da un uomo che abbiamo sempre apprezzato per il suo buon senso e per il suo senso della misura, alias Franco Colomba. E’ lui, che ai microfoni di Rai Sport, dopo la prestigiosa vittoria del Parma sulla Juventus (1-0), ha definito la decisiva prodezza di Giovinco una rete alla Messi, da giocatore del Barcellona. E allora non chiamiamolo più Formica (o Zanzara), ma semplicemente Leo. Leo come Lionel Andrés Messi. Del resto se non ha paura a dirlo il Salvatore, perché dovremmo averla noi? L’artefice della Resurrezione del Parma ha anche aggiunto che Giovinco ora non deve montarsi la testa, anche perché ha davanti scenari importanti. Giova ricordare, che una porzione di Giovinco sarà presto di proprietà del Parma Calcio, che eserciterà, come da tempo programmato, il diritto di opzione sulla metà del cartellino del fantasista. Ciò non significa matematicamente che “Leo” il prossimo anno vestirà ancora la maglia crociata, ma in ogni caso una sua eventuale cessione comporterebbe un considerevole gettito economico nelle casse sociali, essendo notevolmente lievitato il suo valore. Con il suo pungiglione avvelenato, la Zanzara ha fatto tre punture alla sua ex squadra, due nel capolavoro mariniano dell’andata, una, pesantissima, ieri al Tardini. Continua all’interno
Abbiamo spesso ricordato come, dopo il 4-1 dell’andata all’Olimpico, un popolare giornalista, in preda all’entusiasmo, se ne uscì con la poco felice frase: “Chi se ne frega se poi retrocediamo, l’importante è avere battuto la Juve”, con una sindrome da romano (di qualsiasi sponda), per cui basta vincere il derby e poi pazienza tutto il resto. Che dire allora di una stagione che ha visto ben due (più che meritati) successi sugli odiati bianconeri ed anche (soprattutto) la permanenza in serie A ? Dovremmo definirla una stagione trionfale? Di quelle memorabili? Beh, certo non ce la dimenticheremo mai, nel bene e nel male. Questo lieto fine ha tolto l’intero amaro in bocca masticato per oltre 2/3 della stagione, ma non è un colpo di spugna, un’amnistia o una indulgenza plenaria. Il lieto fine c’è, ma non possiamo certo definirla una stagione da favola. Del
resto come immagino non possano considerarla tale neppure a Cagliari, nostro prossimo ed ultimo avversario, ieri scavalcato in classifica dai nostri eroi, che ora li precedono 45 a 44. Ragionando come Ghirardi (“i conti si fanno alla fine”) ci sarebbe di che essere soddisfatti, i conti tornano sia là che qua, sia pure raccolti in maniera diametralmente opposta: una gran marcia i sardi se non proprio dall’inizio, almeno nell’immediato prosieguo, fino ad obiettivo raggiunto, e poi il lungo sonno, con generose elargizioni agli avversari di turno, fortunati a pescarli già con la pancia piena; un percorso assai tortuoso i Ducali, prima della volata finale, tirati dal nocchiero Colomba, uno che sa (far) volare (foto a lato di Pier Paolo Ferreri). Guardando i freddi numeri – che poi sono quelli che contano – capita, dunque, che si trovino appaiate due squadre dal ben diverso percorso stagionale. A mio avviso, per ovvie differenti ragioni, non c’è da essere contenti né di qua, né di là, al di là della comune soddisfazione per l’obiettivo raggiunto. A differenza del Pres io penso che non contino solo i punti, ma anche come gli stessi vengono racimolati: è
questione di gusti. Devo anche dire, che il mio gusto personale – sarò un po’ masochista – è più appagato (visto l’esito finale) da una stagione come la nostra, con tanti brividi, prima del definitivo orgasmo che da quella dei Celliniani, subito capaci di raggiungere il climax per poi annoiare, se non proprio far incavolare nelle fasi finali. Conta, poi, nel bilancio finale, anche quanto si è investito, o i nomi che si hanno in organico (con i relativi ingaggi), e da questo particolare punto di vista il Parma dovrebbe guardare dall’alto in basso (come sta avvenendo solo ora, non certo
prima), circa una decina di competitor, i quali hanno speso (o investito) molto meno, pur raggiungendo la medesima meta. Giustamente ieri sera Ghirardi ha fatto i complimenti a Lecce e Cesena: per gli organici a disposizione – nettamente inferiori al nostro, come valore economico e tecnico – davvero artefici di un miracolo. Soprattutto i romagnoli – i primi ad inguaiare la Sampdoria, da ieri ufficialmente declassata in B – hanno saputo cavarsi notevoli soddisfazioni, frutto anche di una rigorosa condotta morale, vedi la strenua difesa di Ficcadenti, pur inviso alla parte più calda dei tifosi, che non si è risparmiata violente intimidazioni. Convengo con Leonardi che una grande squadra non dovrebbe mai
cambiare la guida tecnica: ma ostinarsi sulla stessa, nonostante la palese ammissione che la scintilla non fosse scattata e per di più i risultati latitassero, poteva tradursi in un errore capitale, un errore a cui si è posto rimedio solo al fotofinish scegliendo con mano felice Colomba. Senza questa tardiva svolta (la media punti è raddoppiata, mica roba da poco) ora staremmo qui a fare tutto un altro tipo di discorsi, altro che “i conti si fanno alla fine, se no poi alla fine la vinco sempre io e voi fate brutta figura…”, come ha detto ieri sera il Presidente a Piovani, in conferenza stampa. E
rivolgendosi benevolmente all’amico Sandrone abbiamo ragione di credere che il Ghiro intendesse alludere all’intera classe giornalistica ducale. Questa sua uscita non è piaciuta, ad esempio, al telespettatore Michele intervenuto telefonicamente ieri sera a “Pronto chi Parma?”, a dimostrazione che la nostra gente apprezza un certo tipo di stile, cui sarebbe bene non venire mai meno, neppure quando ci si sente vincitori, specie se la vittoria è di Pirro. Quella telefonata, come lo striscione dei Boys esposto ieri all’intervallo, che recitava “Senza arroganza e ipocrisia, per
l’anno prossimo questa è la via”, dovrebbero essere il memento per chi si trova a reggere le redini di un bene collettivo che è una squadra di calcio, espressione di una comunità, anche se quando uno spende, spende del proprio. “Qui tendiamo sempre ad essere uniti nella disgrazia, e appena si tira fuori la testa si inizia ad usare un po’ di presunzione, ad usare un po’ di polemica” ha pure aggiunto il
Pres. E dire che la stessa sensazione è la medesima che prova chi si trova ad essere dall’altra parte della barricata ad ascoltare. “Comunque, lasciando perdere le polemiche, anche perché io non sono un soggetto abituato a farne” (copio incollo e riciclo a titolo personale queste parole di Ghirardi, sperando di non essere accusato di plagio) cambio argomento e rifletto su un altro cavallo di battaglia suo e, a cascata di Leonardi, Preiti, & C. e cioè che – come insegna la Sampdoria passata dalle stelle della Champions League alle stalle della serie B – a parte le grandi sono
circa 15 le squadre che ogni anno lottano per non retrocedere, per via della ripartizione non equa dei diritti televisivi, per cui l’anno prossimo il Parma lotterà ancora per non retrocedere. In pochi punti (beh, non sono proprio pochi) si passa da dalla vidimazione del passaporto per l’Europa a quello per l’Inferno. In effetti c’è da riflettere sull’andamento ondivago di certi club da una stagione all’altra: la Samp, appunto e in senso inverso Udinese e Lazio, tanto per citare gli esempi più eclatanti di questa stagione. Ma non sono così certo che questi effetti vadano ancorati alla ripartizione dei diritti tv: anzi,
proprio le sorprese dimostrano che non basta spendere per vincere o centrare l’obiettivo. E’ vero che con una più equa divisione delle fette di torta potenzialmente ci sarebbero più squadre in grado di allestire organici competitivi, ma poi l’imprevedibilità del calcio sta pure nell’alchimia che può nascere (vedesi la fiamma Colomba) o meno (vedi Marino) al di là della qualità degli ingredienti. Con l’organico che Leonardi è stato in grado di allestire – per bravura propria e generosità di Ghirardi – i 40 punti del Parma, ad esempio, sarebbero dovuti arrivare con ben meno fatiche e senza dover
gettare a mare il progetto precedentemente sbandierato. Per riuscirci, invece, è stata necessaria la mossa della disperazione, e il miracolo Colomba, il quale, utilizzando solo semplicità e buon senso, è stato in grado di far rendere al meglio il pregiato materiale umano avuto a disposizione. “Penso che squadre come Juventus, Inter e Milan non abbiano bisogno di quelle due lire di cui stiamo parlando in Lega”, ha aggiunto ieri Ghirardi, che ha parlato della questione con il suo coetaneo Andrea Agnelli (vedi foto sopra di Pier Paolo Ferreri): già, con o senza quelle due lire i campionati rimarrebbero tali e quali ad oggi, con le Genoveffe che lottano per il Tricolore
e le Cenerentole dall’Europa League alla Serie B, salvo sorprese. La più equa ripartizione delle entrate, allargando il ragionamento a tutte le squadre professionistiche, non solo, dunque, quelle della serie A, dovrebbe servire, più che altro, a non rendere il dramma sportivo (la retrocessione) in un dramma economico tale da avere pesanti ripercussioni sulla esistenza stessa di un club. Infine, un sincero plauso alla linea della fermezza della Società per la scelta di non abdicare, neppure di fronte alle pesanti pressioni della potente Juventus, alla propria maglia bianco-crociata per l’ultima uscita casalinga stagionale. Bravi. Davvero. Gabriele Majo
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1 commenti:
stagione da 6 stiracchiato. l'anno scorso era stata da 7,5.
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