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lunedì 9 maggio 2011
L’UTILE PARI
Secondo tempo balneare nel derby della Via Emilia, ma il pareggio programmato vale la salvezza del Parma con due giornate di anticipo
(gmajo) – Esattamente 24 ore dopo il matematico Scudetto del Milan è arrivata anche la matematica salvezza dei Crociati con due settimane di anticipo sulla conclusione di un campionato per troppo tempo tribolato. (Mi faccio da solo i complimenti per la rima baciata: si sa mai debba fare il ghostwriter per qualche striscione…). E’ stata infatti necessaria l’appendice notturna della 36^ giornata – il palpitante e per i gemelli doriani pure drammatico derby della Lanterna, risolto al fotofinish da Boselli (sostituto di Floro Flores che aveva siglato il primo vantaggio del Genoa un tempo prima, solo illusorio il pari del rapace Pozzi, 2-1 il finale) – per sancire la certa permanenza in serie A dei nostri andati in campo al Dall’Ara, con il pigiama grigio (e gialloblù cerchiato), grigio come il secondo tempo balneare cui avrebbero dato vita in solido con i cugini del Bologna, parimenti interessati a chiudere la questione sullo 0-0, senza né morti né feriti da commemorare o curare. Certo, in principio, il Derby dell’Emilia aveva promesso faville con due legni per parte – sublime quello frutto del sinistro di Giovinco – ma poi perché andarsi a cercare del freddo per il letto complicandosi la vita? Ma sì, accontentiamoci: la serie A è un bene prezioso che va tutelato. La condividiamo con i petroniani? Ma sì, va bene così: teniamo prenotato un nuovo derby dell’Emilia anche per la prossima stagione (che si sa mai…) e teniamo alto, insieme, l’onore della Regione… Continua all’interno
A questo proposito non va dimenticato neppure l’apporto del Cesena capace a Cagliari di raccogliere ulteriori 3 punti da mettere nel carniere. Salvo cataclismi il terzo posto per scendere all’inferno (l’aritmetica ha sancito ieri che il secondo ticket fosse staccato dal Brescia, che raggiunge il già da tempo retrocesso Bari) è cosa loro tra Samp e Lecce, nonostante proprio i Salentini avessero un po’ guastato il pomeriggio dei poco belligeranti duellanti del Dall’Ara con quella vittoria sul Napoli che avrebbe spostato di qualche ora la certezza (del Parma e basta) di rimanere ancora in A. Non mi scandalizzo di certo per l’utile pari. Non sarà stato frutto di calcio propositivo, ma segnale di maturità è anche capire che, alle volte, non bisogna strafare: se afferri l’antifona e ti adegui – il Chievo del nostro Pioli, che detiene il record stagionale di pareggi lo predica da tempo – non c’è nulla di male. Anzi. Il preannunciato pareggio non è stato condito da gol? Ma pazienza, signori! Non saremo ancora qui a pensare allo “spettacolo”, peccato originale della deludente stagione crociata, raddrizzata solo grazie al concreto buon senso di Franco Colomba? A proposito: è incoraggiante che il presidente Tommaso Ghirardi, al microfono di Mediaset Sport, abbia ieri sancito ufficialmente che la pietra miliare su cui si ricostruirà il Parma sarà proprio l’allenatore capace – anche col conforto della matematica – di risolvere la grana retrocessione in appena cinque partite, su sette disponibili. Mi pare una pietra concreta e non effimera: fondamenta che non sembrano affondare nella sabbia, sotto la quale sovente si celano pure le sabbie mobili. Il prossimo traguardo di Psycolomba – con buona pace dei Gasperini o di altri tecnici eventualmente prenotati – sarà quello di dimostrarsi capace di stare al volante se non proprio di una Ferrari almeno di una scattante vettura sportiva di qualità come si auspica possa essere il Parma prossimo venturo. Dieci anni fa Renzaccio Ulivieri, a Parma, dopo aver centrato da subentrato gli obiettivi che gli erano stati richiesti, fallì la grande occasione dall’inizio. Ecco: la scommessa di Colomba è quella di cancellare questo scomodo precedente, per mostrarsi persona idonea a plasmare fin dall’inizio una squadra, specialità che non sembrerebbe trasparire scorrendo il suo curriculum. C’è però da aggiungere che il Parma, rispetto alla Reggina, tanto per fare un nome, potenzialmente offre opportunità in più per fare bene. Poi, però, bisogna dimostrarsi all’altezza. A me quell’aspetto da persona matura (forse a vedersi anche più dei 56 anni che ha) di Colomba piace: proprio perché da queste parti c’è un ‘terribile’ bisogno di maturità. Che fretta: sto già trattando della prossima stagione, quando ci sono ancora due giornate per chiudere la presente, e poco ho discettato della gara di ieri… Vabbè, mezza gara, datosi che nel secondo tempo era tabù cercare la porta avversaria, eccezion fatta per Ekdal, desideroso di alzare il voto di Pavarini con quel suo flash finale tra le nebbie, nascosto dai guantoni del nostro. Già nel primo tempo, legno amico a parte, il Dodicesimo (che sulle spalle ostenta l’1) era risultato decisivo su Ramirez, guadagnandosi la palma di migliore in campo secondo le acute osservazioni di Paolo Grossi sulla Gazzetta di Parma, il quale si è complimentato, nel giudizio a corredo del 7 tributato in pagella, con queste parole: “Non è facile essere sempre così reattivi giocando una o due volte l’anno. Complimenti”. Mi unisco. Ed è un piacere sapere che ancora per un anno (almeno) darò il suo apporto dalla panchina, in allenamento e se del caso in campo. Chi ha deluso a Bologna è stato Bojinov, il quale non è stato loquace sul campo come lo era stato in sala stampa in settimana. Peccato perché è un patrimonio della società che si è un po’ depauperato: ma, a mio avviso, come certi titoli che subiscono in borsa un brusco calo, è meglio tenerlo in attesa del rialzo, piuttosto che disfarsene a prezzo di saldo. In sala stampa – quando hanno parlato ovviamente non erano a conoscenza di come sarebbe andato a finire il derby della Lanterna svoltosi in notturna – i due tecnici si sono mostrarti soddisfatti – assai – dell’utile pari. Nel suo teorema Psycolomba ha sostenuto che, arrivando al seguito di tre vittorie consecutive e non come episodio estemporaneo dopo una serie di sconfitte, tale punticino gli faceva piacere, eccome. Ma pure Malesani, come gli abbiamo fatto notare, era parso al settimo cielo, pur per ragioni opposte (il Bologna erano cinque gare di fila che perdeva). Chi ‘non ha goduto’, al fischio finale, sono stati i tifosi del Bologna, che hanno rumorosamente fischiato e contestato i propri calciatori con i classici “Andate a lavorare”. Ingenerosi, direi. Come hanno ricordato sia Malesani che Di Vaio, senza la penalizzazione (3 punti per stipendi non pagati) il Bologna ora avrebbe 44 punti e sarebbe salvo, al termine di una stagione travagliata per motivi che loro conoscono assai bene. Va bene che chi paga il biglietto (se lo paga) ha sempre ragione e che non bisognerebbe richiedere lucidità al tifoso che per definizione non lo è: però non si può neppure cancellare quello che di buono un gruppo ha fatto, in condizioni, diciamo così, non troppo ottimali. Domenica, al Tardini, per l’ultima uscita del campionato 2010-11, arriva la Juventus, sonoramente battuta a domicilio dal Parma all’epoca di Marino,in quello che indubbiamente fu il fiore all’occhiello della sua deludente stagione. Dopo quel match un popolare cronista, in preda all’entusiasmo, aveva bestemmiato così: “Dopo aver battuto la Juve chi se ne frega se veniamo retrocessi”. Dopo aver provato il grosso rischio di venire accontentato, deduco che abbia cambiato idea, anche se avrà mantenuto la voglia di fare un nuovo sgambetto alla Vecchia Signora. Sì, sarebbe davvero il modo migliore per congedarsi. Ma in un modo o nell’altro io sono dell’avviso che si debba festeggiare: il “gatto vivo” che abbiamo ingoiato non può passare inosservato. E’ stata una stagione fallimentare per quello che era stato il progetto iniziale, e per l’ubriacatura collettiva per lo champagne che si sarebbe dovuto degustare secondo gli osti. Meglio essere ebbri dopo, anche solo se di Malvasia… Gabriele Majo
A questo proposito non va dimenticato neppure l’apporto del Cesena capace a Cagliari di raccogliere ulteriori 3 punti da mettere nel carniere. Salvo cataclismi il terzo posto per scendere all’inferno (l’aritmetica ha sancito ieri che il secondo ticket fosse staccato dal Brescia, che raggiunge il già da tempo retrocesso Bari) è cosa loro tra Samp e Lecce, nonostante proprio i Salentini avessero un po’ guastato il pomeriggio dei poco belligeranti duellanti del Dall’Ara con quella vittoria sul Napoli che avrebbe spostato di qualche ora la certezza (del Parma e basta) di rimanere ancora in A. Non mi scandalizzo di certo per l’utile pari. Non sarà stato frutto di calcio propositivo, ma segnale di maturità è anche capire che, alle volte, non bisogna strafare: se afferri l’antifona e ti adegui – il Chievo del nostro Pioli, che detiene il record stagionale di pareggi lo predica da tempo – non c’è nulla di male. Anzi. Il preannunciato pareggio non è stato condito da gol? Ma pazienza, signori! Non saremo ancora qui a pensare allo “spettacolo”, peccato originale della deludente stagione crociata, raddrizzata solo grazie al concreto buon senso di Franco Colomba? A proposito: è incoraggiante che il presidente Tommaso Ghirardi, al microfono di Mediaset Sport, abbia ieri sancito ufficialmente che la pietra miliare su cui si ricostruirà il Parma sarà proprio l’allenatore capace – anche col conforto della matematica – di risolvere la grana retrocessione in appena cinque partite, su sette disponibili. Mi pare una pietra concreta e non effimera: fondamenta che non sembrano affondare nella sabbia, sotto la quale sovente si celano pure le sabbie mobili. Il prossimo traguardo di Psycolomba – con buona pace dei Gasperini o di altri tecnici eventualmente prenotati – sarà quello di dimostrarsi capace di stare al volante se non proprio di una Ferrari almeno di una scattante vettura sportiva di qualità come si auspica possa essere il Parma prossimo venturo. Dieci anni fa Renzaccio Ulivieri, a Parma, dopo aver centrato da subentrato gli obiettivi che gli erano stati richiesti, fallì la grande occasione dall’inizio. Ecco: la scommessa di Colomba è quella di cancellare questo scomodo precedente, per mostrarsi persona idonea a plasmare fin dall’inizio una squadra, specialità che non sembrerebbe trasparire scorrendo il suo curriculum. C’è però da aggiungere che il Parma, rispetto alla Reggina, tanto per fare un nome, potenzialmente offre opportunità in più per fare bene. Poi, però, bisogna dimostrarsi all’altezza. A me quell’aspetto da persona matura (forse a vedersi anche più dei 56 anni che ha) di Colomba piace: proprio perché da queste parti c’è un ‘terribile’ bisogno di maturità. Che fretta: sto già trattando della prossima stagione, quando ci sono ancora due giornate per chiudere la presente, e poco ho discettato della gara di ieri… Vabbè, mezza gara, datosi che nel secondo tempo era tabù cercare la porta avversaria, eccezion fatta per Ekdal, desideroso di alzare il voto di Pavarini con quel suo flash finale tra le nebbie, nascosto dai guantoni del nostro. Già nel primo tempo, legno amico a parte, il Dodicesimo (che sulle spalle ostenta l’1) era risultato decisivo su Ramirez, guadagnandosi la palma di migliore in campo secondo le acute osservazioni di Paolo Grossi sulla Gazzetta di Parma, il quale si è complimentato, nel giudizio a corredo del 7 tributato in pagella, con queste parole: “Non è facile essere sempre così reattivi giocando una o due volte l’anno. Complimenti”. Mi unisco. Ed è un piacere sapere che ancora per un anno (almeno) darò il suo apporto dalla panchina, in allenamento e se del caso in campo. Chi ha deluso a Bologna è stato Bojinov, il quale non è stato loquace sul campo come lo era stato in sala stampa in settimana. Peccato perché è un patrimonio della società che si è un po’ depauperato: ma, a mio avviso, come certi titoli che subiscono in borsa un brusco calo, è meglio tenerlo in attesa del rialzo, piuttosto che disfarsene a prezzo di saldo. In sala stampa – quando hanno parlato ovviamente non erano a conoscenza di come sarebbe andato a finire il derby della Lanterna svoltosi in notturna – i due tecnici si sono mostrarti soddisfatti – assai – dell’utile pari. Nel suo teorema Psycolomba ha sostenuto che, arrivando al seguito di tre vittorie consecutive e non come episodio estemporaneo dopo una serie di sconfitte, tale punticino gli faceva piacere, eccome. Ma pure Malesani, come gli abbiamo fatto notare, era parso al settimo cielo, pur per ragioni opposte (il Bologna erano cinque gare di fila che perdeva). Chi ‘non ha goduto’, al fischio finale, sono stati i tifosi del Bologna, che hanno rumorosamente fischiato e contestato i propri calciatori con i classici “Andate a lavorare”. Ingenerosi, direi. Come hanno ricordato sia Malesani che Di Vaio, senza la penalizzazione (3 punti per stipendi non pagati) il Bologna ora avrebbe 44 punti e sarebbe salvo, al termine di una stagione travagliata per motivi che loro conoscono assai bene. Va bene che chi paga il biglietto (se lo paga) ha sempre ragione e che non bisognerebbe richiedere lucidità al tifoso che per definizione non lo è: però non si può neppure cancellare quello che di buono un gruppo ha fatto, in condizioni, diciamo così, non troppo ottimali. Domenica, al Tardini, per l’ultima uscita del campionato 2010-11, arriva la Juventus, sonoramente battuta a domicilio dal Parma all’epoca di Marino,in quello che indubbiamente fu il fiore all’occhiello della sua deludente stagione. Dopo quel match un popolare cronista, in preda all’entusiasmo, aveva bestemmiato così: “Dopo aver battuto la Juve chi se ne frega se veniamo retrocessi”. Dopo aver provato il grosso rischio di venire accontentato, deduco che abbia cambiato idea, anche se avrà mantenuto la voglia di fare un nuovo sgambetto alla Vecchia Signora. Sì, sarebbe davvero il modo migliore per congedarsi. Ma in un modo o nell’altro io sono dell’avviso che si debba festeggiare: il “gatto vivo” che abbiamo ingoiato non può passare inosservato. E’ stata una stagione fallimentare per quello che era stato il progetto iniziale, e per l’ubriacatura collettiva per lo champagne che si sarebbe dovuto degustare secondo gli osti. Meglio essere ebbri dopo, anche solo se di Malvasia… Gabriele Majo
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2 commenti:
MAJO MI POTREBBE FARE UN FAVORE ?nON USI ANCHE LEI L'INESISTENTE AGGETTIVO"OTTIMALE",LA PREGO.
Gentile Sergio, come ho scritto nei giorni scorsi ad "ED" non sono un Accademico della Crusca, bensi del Loglio... In questa veste Le specifico che il neologismo "ottimale" è stato inserito nel vocabolario della Lingua Italiana, per la precisione nel Sabatini-Coletti(diffuso sul web da corriere.it). Mi duole, dunque, contraddirla, ma tant'è... Saluti Gmajo
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