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domenica 1 maggio 2011
ROSSI: “LA VOGLIA DI SOPRAVVIVERE HA PREVALSO SULLA VOGLIA DI VIVERE”
Il gollonzo di Dzemaili rovina i piani al tecnico dei siciliani che Enrico Boni ipotizza possa accasarsi a Parma. Ma l’accoglienza non sarebbe delle migliori visto come risponde in sala stampa…
(gm) – Tutta colpa del fondoschiena di Dzemaili. O del suo esterno coscia. Anche se il Palermo ha a lungo protestato per il gol lampo del nazionale elvetico ritenuto viziato da un fallo di mano. Salvatore Sirigu, che gli ha praticamente rinviato addosso la sfera, si assume ogni responsabilità: “Le sconfitte – ha argomentato il portiere – fanno sempre male è questa è maturata da un mio errore, e quindi mi fa ancora più male e mi dispiace soprattutto per i compagni e per i tifosi che sono venuti al seguito della squadra. Non sono cose che dovrebbero succedere: non posso altro che scusarmi. Anche i più grandi, in carriera, sono incorsi in qualche topica, purtroppo oggi è successo a me. Mi assumo la piena responsabilità dell’episodio”. Giornata poco felice per l’estremo rosanero, il quale è uscito un po’ in ritardo anche in occasione della rete al fotofinish di Candreva che avrebbe sancito la definitiva vittoria dei crociati. Ma torniamo al gollonzo iniziale… (Continua all’interno)
“In effetti – ha ammesso Sirigu – è stato un episodio che mi ha lasciato un po’ allibito: la prima reazione che ho avuto è stata quella di protestare”. La rete di Dzemaili non è andata proprio giù neppure all’allenatore dei siciliani Delio Rossi, il quale ha a propria volta ha recriminato parlando di “gol viziato da fallo di mano evidente. Al di là dell’episodio, che si può stare e, purtroppo per noi ci sta quasi sempre – ha aggiunto con un pizzico di livore – mi ha dato fastidio perché l’avevamo preparata in un’altra maniera, ma dopo quel gol non siamo riusciti ad interpretarla così come da lezioni settimanali e le cose si sono messe come voleva il Parma, e cioè contropiede e via. Solo nel secondo tempo siamo tornati a farla così come l’avevo preparata”. Assieme al the nello spogliatoio è stato evidentemente servito ai calciatori anche dell’orzo da parte del tecnico: “Compito dell’allenatore è quello di fare la fotografia della partita, vedere dove ci sono delle difficoltà e cercare di porci rimedio. Certe volte si riesce, certe volte no. Nel secondo tempo, al di là di chi è uscito e di chi è entrato (doppio cambio Pinilla e Acquah per Ilic e Bacinovic) non è cambiato niente: secondo me è l’interpretazione che è stata diversa. Eravamo anche riusciti a rimetterla in piedi, ma purtroppo siamo stati capaci di portarla in porto.” Ma i primi 45’ sono stati quelli che a Delio Rossi non sono piaciuti: “Non siamo stati bravi ad attaccare il loro 4 4 2 abbastanza serrato dietro. Abbiamo fatto possesso di palla, ma non siamo riusciti a sfondare. L’episodio iniziale aveva fatto sì che i giocatori cercassero di risolverla in maniera individuale e non in maniera corale, come l’avevamo preparata. Io ho una squadra giovane: ogni tanto mi sta a sentire, e fa anche discretamente, perché una squadra deve avere del talento, deve avere anche un istinto, ma deve avere lo spartito. Tu puoi, ogni tanto, andare fuori spartito, ma devi avere uno spartito, se no diventa anarchia, e io non sono un allenatore che l’apprezza...”. Delio Rossi, però, bontà sua, concede qualche merito anche ai padroni di casa: “Devo dire che forse ha vinto più la voglia di sopravvivere che la voglia di vivere, perché dal punto di vista tecnico abbiamo fatto meglio noi, ma forse il Parma aveva qualcosa in più come motivazioni”. La voglia di chiudere (almeno virtualmente) il discorso salvezza ha meglio motivato i crociati anche secondo Pinilla (inizialmente in panca perché reduce dalla febbre a 39°: “Loro ci hanno messo di più perché dovevano lottare per non retrocedere”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sirigu: “Dovendo lottare per la sopravvivenza, avevano qualcosa in più da mettere in campo”. E ora si pensa al futuro: Enrico Boni curiosamente ipotizza che quello di Rossi possa essere proprio al Parma: “Guardi – gli ha risposto l’interessato – in questo momento io il mio futuro lo considero con il presente. Io non sono abituato, mentre lavoro per una società, a pensare ad un’altra società o al mio futuro. A bocce ferme, quando ci sarà una situazione definita, valuterò quello che è giusto per me e quello che è giusto per la mia società”. Con Michele Angella, poco prima, non era stato un mostro di simpatia: il giornalista di Teleducato gli aveva chiesto come si potesse spiegare l’improvvisa metamorfosi del Parma, capace di conquistare tre vittorie consecutive dopo essere stato sull’orlo della retrocessione dopo la sconfitta con il Bari: “Questa domanda dovete farla ai dirigenti del Parma, perché io sto a Palermo, non so a quanti chilometri di distanza sto… Già faccio fatica a dare un giudizio sul Palermo, si figuri se posso dare un giudizio sul Parma, per di più ,siccome non ho la pietra filosofale, io sono abituato a parlare di quello che so, non di quello che non so. Se un giorno ci troviamo al di fuori della conferenza stampa al bar le dirò anche la mia opinione…”. D’accordo che Rossi sta a circa 1.500 chilometri da Parma, ma doveva proprio parlare di Bar (Sport) al conduttore di Calcio & Calcio? Salotti televisivi nostrani a parte l’atteggiamento supponente ha un po’ stonato: e poi, per un professionista, esistono verità che si possono raccontare alla buvette ma non in sala stampa? (Gabriele Majo)
“In effetti – ha ammesso Sirigu – è stato un episodio che mi ha lasciato un po’ allibito: la prima reazione che ho avuto è stata quella di protestare”. La rete di Dzemaili non è andata proprio giù neppure all’allenatore dei siciliani Delio Rossi, il quale ha a propria volta ha recriminato parlando di “gol viziato da fallo di mano evidente. Al di là dell’episodio, che si può stare e, purtroppo per noi ci sta quasi sempre – ha aggiunto con un pizzico di livore – mi ha dato fastidio perché l’avevamo preparata in un’altra maniera, ma dopo quel gol non siamo riusciti ad interpretarla così come da lezioni settimanali e le cose si sono messe come voleva il Parma, e cioè contropiede e via. Solo nel secondo tempo siamo tornati a farla così come l’avevo preparata”. Assieme al the nello spogliatoio è stato evidentemente servito ai calciatori anche dell’orzo da parte del tecnico: “Compito dell’allenatore è quello di fare la fotografia della partita, vedere dove ci sono delle difficoltà e cercare di porci rimedio. Certe volte si riesce, certe volte no. Nel secondo tempo, al di là di chi è uscito e di chi è entrato (doppio cambio Pinilla e Acquah per Ilic e Bacinovic) non è cambiato niente: secondo me è l’interpretazione che è stata diversa. Eravamo anche riusciti a rimetterla in piedi, ma purtroppo siamo stati capaci di portarla in porto.” Ma i primi 45’ sono stati quelli che a Delio Rossi non sono piaciuti: “Non siamo stati bravi ad attaccare il loro 4 4 2 abbastanza serrato dietro. Abbiamo fatto possesso di palla, ma non siamo riusciti a sfondare. L’episodio iniziale aveva fatto sì che i giocatori cercassero di risolverla in maniera individuale e non in maniera corale, come l’avevamo preparata. Io ho una squadra giovane: ogni tanto mi sta a sentire, e fa anche discretamente, perché una squadra deve avere del talento, deve avere anche un istinto, ma deve avere lo spartito. Tu puoi, ogni tanto, andare fuori spartito, ma devi avere uno spartito, se no diventa anarchia, e io non sono un allenatore che l’apprezza...”. Delio Rossi, però, bontà sua, concede qualche merito anche ai padroni di casa: “Devo dire che forse ha vinto più la voglia di sopravvivere che la voglia di vivere, perché dal punto di vista tecnico abbiamo fatto meglio noi, ma forse il Parma aveva qualcosa in più come motivazioni”. La voglia di chiudere (almeno virtualmente) il discorso salvezza ha meglio motivato i crociati anche secondo Pinilla (inizialmente in panca perché reduce dalla febbre a 39°: “Loro ci hanno messo di più perché dovevano lottare per non retrocedere”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sirigu: “Dovendo lottare per la sopravvivenza, avevano qualcosa in più da mettere in campo”. E ora si pensa al futuro: Enrico Boni curiosamente ipotizza che quello di Rossi possa essere proprio al Parma: “Guardi – gli ha risposto l’interessato – in questo momento io il mio futuro lo considero con il presente. Io non sono abituato, mentre lavoro per una società, a pensare ad un’altra società o al mio futuro. A bocce ferme, quando ci sarà una situazione definita, valuterò quello che è giusto per me e quello che è giusto per la mia società”. Con Michele Angella, poco prima, non era stato un mostro di simpatia: il giornalista di Teleducato gli aveva chiesto come si potesse spiegare l’improvvisa metamorfosi del Parma, capace di conquistare tre vittorie consecutive dopo essere stato sull’orlo della retrocessione dopo la sconfitta con il Bari: “Questa domanda dovete farla ai dirigenti del Parma, perché io sto a Palermo, non so a quanti chilometri di distanza sto… Già faccio fatica a dare un giudizio sul Palermo, si figuri se posso dare un giudizio sul Parma, per di più ,siccome non ho la pietra filosofale, io sono abituato a parlare di quello che so, non di quello che non so. Se un giorno ci troviamo al di fuori della conferenza stampa al bar le dirò anche la mia opinione…”. D’accordo che Rossi sta a circa 1.500 chilometri da Parma, ma doveva proprio parlare di Bar (Sport) al conduttore di Calcio & Calcio? Salotti televisivi nostrani a parte l’atteggiamento supponente ha un po’ stonato: e poi, per un professionista, esistono verità che si possono raccontare alla buvette ma non in sala stampa? (Gabriele Majo)
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