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mercoledì 5 ottobre 2011
DIRITTI TV INTERNAZIONALI E DDL AMMAZZA BLOG
Una notizia buona e una cattiva per l’informazione sportiva del terzo millennio
(gmajo) – Navigando nel mare magnum della rete mi sono imbattuto, nelle ultime ore, in una notizia che reputo positiva e in un’altra che reputo negativa. Quale volete per prima? Facciamo gli ottimisti, partiamo dalla positiva. Ovviamente come in tutte le situazioni il punto di osservazione è relativo, sicché quello che ai miei occhi appare positivo al contrario potrebbe essere negativo per qualcun altro, nel caso specifico la Lega Calcio. Il Sole 24 ore, titola così un servizio di Daniele Lepido: “L’Europa cancella le frontiere sui diritti tv del calcio”, in cui ci informa di una “bomba normativa arrivata ieri con una sentenza della Corte di Giustizia europea che molti esperti hanno già definito potenzialmente rivoluzionaria” che potrebbe provocare un vero e proprio cataclisma sui diritti televisivi del calcio, “in Italia un tesoretto da due miliardi e mezzo in tre anni per la Lega di Serie A, che corrisponde a un capitolo di spesa altrettanto importante per le emittenti, prime fra tutte Sky e Mediaset”. «È contrario al diritto dell'Unione – hanno scritto i giudici di Lussemburgo – un sistema di licenze per la ritrasmissione degli incontri di calcio che riconosce agli enti di radiodiffusione un'esclusiva territoriale per Stato membro e che vieta ai telespettatori di seguire le trasmissioni con una scheda di decodificazione in altri Stati». “Detto in altre parole – spiega Lepido – vengono meno i principi di territorialità e di esclusività dei diritti televisivi del mondo del pallone, caratteristica che li aveva resi tanto cari fino a oggi. Una sorta di liberalizzazione delle royalties dell'etere legate alle partite di calcio”. “Una vicenda – aggiunge Lepido – che richiama alla mente, almeno per analogia, la nota sentenza Bosman del 1995”. Continua all’interno
Come noto, a proposito di diritti radiotelevisivi, sono un disobbediente di vecchia data: come negli anni ’80 contestavo la mancata possibilità di poter raccontare liberamente in diretta le partite del Parma –che, nella mia utopia, non avrebbero dovuto essere oggetto di compravendita, trattandosi di un prodotto confezionato esclusivamente dal radiocronista, il quale con la sua vista, la sua intelligenza, la sua cultura, le sue parole,la sua sensibilità documenta un avvenimento sportivo che sta seguendo – così trent’anni dopo non mi trovo assolutamente d’accordo con la equiparazione tra siti web e tv per la riproposizione delle conferenze stampa post gara, in cui i protagonisti non sono solo i tesserati, ma anche i giornalisti che pongono le domande e che dovrebbero poter essere immesse nella rete anche integralmente senza alcuna limitazione. Pare che esista un apposito regolamento avallato perfino dalla AGCOM e, come scrivevo ieri, mi ci adeguo, ciò non toglie che contemporaneamente mi dia da fare, nelle sedi più opportune, per evidenziare quello che ai miei occhi appare come un “mostro giuridico”. Nel frattempo accolgo volentieri questa sentenza, pur non sapendo bene ancora che effetti potrà portare. Quel che è certo è che, secondo il mio pensiero, i diritti tv sono stati all’origine della decadenza del mondo del pallone. E non lo dico oggi, anno di grazia 2011, lo affermavo perentoriamente già nel 1984. La mole spropositata di quattrini piovuta sulle società di calcio anziché far loro bene le ha di fatto portate alla rovina, considerando la mole di debiti che generalmente li riguarda: questo perché con gestioni poco virtuose si è continuato a spendere più di quanto si guadagnasse. Ed è una via senza ritorno.
Passo ora alla notizia brutta, vale a dire il DDL “ammazza blog“ che il governo sta portando avanti, in virtù del quale, come spiega bene rudybandiera.com “chiunque possa chiedere a chiunque una rettifica su quanto scritto, non in base ad una motivazione oggettivamente valida ma in base alla percezione che ha nei confronti della notizia stessa: se mi sento offeso chiedo la rettifica, a prescindere, e se non viene fatta entro 48 ore il proprietario del blog/sito è nella merda. E li lo posso denunciare per mancata rettifica”. Della questione nella sua homepage si è occupata pure Wikipedia: “Tale proposta di riforma legislativa (…) prevede l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti (…) Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.” Condivido quanto scritto da Wikipedia e aggiungo che è gravissimo, nell’anno di grazia 2011, piena era della comunicazione globale e del web2.0, poter pensare di limitare con siffatti mezzi il diritto di critica: quale testata giornalistica on line già abbiamo norme legali e morali che ci inducono alla morigeratezza e al senso della misura, ma per restare prettamente in ambito calcistico, potrebbe significare che un certo dirigente un po’ permaloso possa chiedere la rettifica di quanto scritto su un certo blog, non in base a criteri oggettivi, ma alla sua suscettibilità (“percezione”, ma che mostro giuridico!). Va bene, pubblichiamo la rettifica, che tanto non fa male a nessuno. Ma la rettifica deve essere pure senza “chiosa”, e qui non ci sto: è sacrosanto che ognuno possa e voglia dire la sua, ed è corretto lasciare spazio a chi esprime un punto di vista opposto, ma il “senza commenti” mi pare veramente fuori dal mondo. Sono sempre stato un profondo assertore del dialogo e porto avanti questa mia forma di pensiero su questo sito, dove spesso ospito opinioni contrarie alla mia, ma se ho elementi per controbattere una tesi desidero poterlo fare, senza limitazione alcuna, salvo il rispetto dell’ “avversario”. E poi, come ricordato da Wikipedia, esiste già il Codice Penale per il reato di diffamazione: perché andare ad aggiungere ulteriori lacci e lacciuoli? Gabriele Majo
Come noto, a proposito di diritti radiotelevisivi, sono un disobbediente di vecchia data: come negli anni ’80 contestavo la mancata possibilità di poter raccontare liberamente in diretta le partite del Parma –che, nella mia utopia, non avrebbero dovuto essere oggetto di compravendita, trattandosi di un prodotto confezionato esclusivamente dal radiocronista, il quale con la sua vista, la sua intelligenza, la sua cultura, le sue parole,la sua sensibilità documenta un avvenimento sportivo che sta seguendo – così trent’anni dopo non mi trovo assolutamente d’accordo con la equiparazione tra siti web e tv per la riproposizione delle conferenze stampa post gara, in cui i protagonisti non sono solo i tesserati, ma anche i giornalisti che pongono le domande e che dovrebbero poter essere immesse nella rete anche integralmente senza alcuna limitazione. Pare che esista un apposito regolamento avallato perfino dalla AGCOM e, come scrivevo ieri, mi ci adeguo, ciò non toglie che contemporaneamente mi dia da fare, nelle sedi più opportune, per evidenziare quello che ai miei occhi appare come un “mostro giuridico”. Nel frattempo accolgo volentieri questa sentenza, pur non sapendo bene ancora che effetti potrà portare. Quel che è certo è che, secondo il mio pensiero, i diritti tv sono stati all’origine della decadenza del mondo del pallone. E non lo dico oggi, anno di grazia 2011, lo affermavo perentoriamente già nel 1984. La mole spropositata di quattrini piovuta sulle società di calcio anziché far loro bene le ha di fatto portate alla rovina, considerando la mole di debiti che generalmente li riguarda: questo perché con gestioni poco virtuose si è continuato a spendere più di quanto si guadagnasse. Ed è una via senza ritorno.
Passo ora alla notizia brutta, vale a dire il DDL “ammazza blog“ che il governo sta portando avanti, in virtù del quale, come spiega bene rudybandiera.com “chiunque possa chiedere a chiunque una rettifica su quanto scritto, non in base ad una motivazione oggettivamente valida ma in base alla percezione che ha nei confronti della notizia stessa: se mi sento offeso chiedo la rettifica, a prescindere, e se non viene fatta entro 48 ore il proprietario del blog/sito è nella merda. E li lo posso denunciare per mancata rettifica”. Della questione nella sua homepage si è occupata pure Wikipedia: “Tale proposta di riforma legislativa (…) prevede l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti (…) Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.” Condivido quanto scritto da Wikipedia e aggiungo che è gravissimo, nell’anno di grazia 2011, piena era della comunicazione globale e del web2.0, poter pensare di limitare con siffatti mezzi il diritto di critica: quale testata giornalistica on line già abbiamo norme legali e morali che ci inducono alla morigeratezza e al senso della misura, ma per restare prettamente in ambito calcistico, potrebbe significare che un certo dirigente un po’ permaloso possa chiedere la rettifica di quanto scritto su un certo blog, non in base a criteri oggettivi, ma alla sua suscettibilità (“percezione”, ma che mostro giuridico!). Va bene, pubblichiamo la rettifica, che tanto non fa male a nessuno. Ma la rettifica deve essere pure senza “chiosa”, e qui non ci sto: è sacrosanto che ognuno possa e voglia dire la sua, ed è corretto lasciare spazio a chi esprime un punto di vista opposto, ma il “senza commenti” mi pare veramente fuori dal mondo. Sono sempre stato un profondo assertore del dialogo e porto avanti questa mia forma di pensiero su questo sito, dove spesso ospito opinioni contrarie alla mia, ma se ho elementi per controbattere una tesi desidero poterlo fare, senza limitazione alcuna, salvo il rispetto dell’ “avversario”. E poi, come ricordato da Wikipedia, esiste già il Codice Penale per il reato di diffamazione: perché andare ad aggiungere ulteriori lacci e lacciuoli? Gabriele Majo
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4 commenti:
ringrazi gli italiani che, dal 1994 ad oggi, hanno permesso che coloro che sono oggi al governo (e che al potere sono stati per 11 di questi anni, e per otto anni dal 2001 ad oggi) facessero i loro porci comodi, limitando in tutto e per tutto le libertà in questo Paese. Ricorda chi fu ad utilizzare, inflazionandolo, l'aggettivo "liberticida"? Proprio colui che dà il placet a questo schifo. Vergogna a chi l'ha votato
Un sentito ringraziamento anche da parte mia a tutti gli italiani che sostengono questa classe politica.
Posso solo sperare che un ciclone faccia piazza pulita in parlamento.
mi spiace, caro GM, ma la norma pare proprio confermata e pronta per essere approvata
da Corriere.it di oggi:
ACCORDO SALVA-BLOG - In Commissione il comitato dei nove ha trovato un accordo che "salva" i blog dall'obbligo di rettifica con il conseguente rischio di dover pagare multe salate. È stato approvato all'unanimità con il parere favorevole del governo il testo di Roberto Cassinelli (Pdl) che distingue le testate giornalistiche online dai siti amatoriali. L'obbligo di rettifica entro 48 ore rimane quindi solo per i siti di informazione registrati ai sensi della legge sulla stampa. Niente obbligo per i blog. Il testo Cassinelli è identico anche a una dell'Udc a firma Rao e uno del Pd a firma Zaccaria. La modifica arriverà nell'aula della Camera come testo della Commissione
Ricopio e sotto chioso:
"Giù le mani dalla rete. Italia dei Valori ha proposto un subemendamento a firma Di Pietro-Palomba alla proposta Cassinelli, fatta propria dalla maggioranza della commissione, per sopprimere ogni riferimento al Web nel ddl intercettazioni- ha detto il deputato dell'Idv Federico Palomba -. Il Web è uno straordinario strumento di democrazia e conoscenza e non si può censurare. Il nostro subemendamento ripristina elementari principi di libertà di espressione e di pensiero, intangibili in qualsiasi democrazia. Per tutelare la verità e l'onorabilità, anche in rete, bastano le norme penali esistenti". La mia chiosa è questa: www.stadiotardini.com è insieme un blog ed una testata giornalistica registrata in tribunale. Alla luce del papocchio che comunque si sta portando avanti, come dovrà essere considerato? Non mi fa paura il diritto di rettifica che, per come la penso io, dovrebbe valere per qualsiasi media, sia amatoriale, che professionale. Anzi, dato che quelli professionali sono già di per sé piuttosto controllati (anche per deontologia), dovrebbe valere di più per quelli amatoriali, che, essendo piuttosto liberi e per certi versi selvaggi ed incontaminati, possono risultare più pericolosi di altri per la onorabilità altrui. Se uno incorre in una notizia errata è sacrosanto che debba rettificare, lo stesso, peggio ancora, se uno viene diffamato. Ma non c'è bisogno di ulteriori DDL: basta, per l'appunto, la normativa penale in vigore. Gli elementari principi di libertà di espressione e di pensiero, intangibili in qualsiasi democrazia, di cui parlano sopra, dovrebbero essere estesi sia agli organi professionali registrati che a quelli amatoriali, a mio modo di vedere, senza distinzione. Il problema, semmai, come evidenziavo stamani, è che la valutazione della “lesività” dei contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato. La motivazione - del resto come è sempre stato anche prima (dunque non si capisce la necessità di cambiare) - dovrebbe essere oggettivamente valida, non in base alla percezione del presunto offeso. Su questo blog, per essere concreti, mi sono sempre attenuto scrupolosamente ad ogni norma anche deontologica, cosa che non faccio fatica a fare amando questo mestiere più di me stesso, nel parlare di altri, eppure mi risulta che qualcuno con una percezione personale e non oggettiva, abbia avuto a che ridire. Che sia un terzo a giudicare se c'è diffamazione. Uno vuole mandarmi una rettifica, con o senza obbligo gliela pubblico. Ma perché non poter a propria volta controbattere? Trovo tutto questo assai inquietante. Cordialmente Gmajo
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