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mercoledì 19 ottobre 2011

LASCI GIORNALISTA FUORI DA STADIO E SALA STAMPA? BUSCHI OTTO MESI DI CARCERE…

Condannato il direttore generale del Catania Lo Monaco. E la scorsa settimana, per analoghi problemi, aveva sospeso gli aggiornamenti la testata web tuttocagliari.net
gazzetta dello sport lo monaco condannato(gmajo) – Trascrivo (o “quoto” come si dice in gergo) questo commento tratto da oknotizie.virgilio.it, postato da tale ProfessoreXY sotto la notizia (una delle più hot della giornata) che informava della condanna inflitta dal Tribunale monocratico di Catania al direttore generale del club etneo  Pietro Lo Monaco a otto mesi di carcere (pena sospesa) per “violenza privata” nei confronti del corrispondente della Gazzetta dello Sport, Alessio D'Urso, “per aver più volte non consentito al citato giornalista di avere accesso allo stadio di calcio Massimino di Catania e soprattutto nella sala stampa nel corso della conferenze del dopo gara” poiché “sgradito”: “Diciamo che le cose che succedono nel calcio, soprattutto quelle che vengono tenute nascoste sono tantissime e non sempre sono notizie bellissime da sentire… Comunque questa è la conferma che il calcio è rimasto a tempi passati e che sono riscontrabili solo in paesi arretrati economicamente e culturalmente”. Nel nostro piccolo provvediamo quindi a divulgare, sia pure fuori zona, questa notizia, specificando anche che Lo Monaco dovrà versare a D’Urso un risarcimento di circa 8.000 euro, oltre le spese processuali. Cambiamo isola, dalla Sicilia alla Sardegna, per segnalare analoghi problemi occorsi alla testata web tuttocagliari.net, appartenente al network tuttomercatoweb.com, assai conosciuto sia agli internauti che alle redazioni che spesso lo prendono come fonte primarie per le news “mercatali”. Continua all’interno

tuttocagliarinet sospende aggiornamentiLa scorsa settimana (il 13 ottobre per la precisione), infatti, il direttore responsabile di tuttocagliari.net Christian Seu (già caporedattore di Tuttomercatoweb.com), collaboratore dell’Ansa e che si è occupato delle vicende della squadra isolana anche per cuorerossoblu.com, Informazione Sportiva, Real Soccer e goal.com) aveva deciso una clamorosa serrata del portale, sospendendo per protesta ogni aggiornamento, a cagione degli accrediti negati dalla Società senza spiegazione alcuna. In un successivo editoriale dal titolo “Il rumore del silenzio” lo stesso Seu annunziava la ripresa delle pubblicazioni, malgrado la problematica non si fosse ancora risolta, tuttavia: “L'Ussi, l'associazione che raduna i giornalisti sportivi sardi, si è fatta carico del problema. Che non è soltanto di TuttoCagliari: coinvolge un po' tutte le testate on-line, discriminate proprio in quanto tali. Questo sarebbe dunque il nostro peccato originale. Della vicenda è stata informata anche l'Assostampa regionale, così come l'Aigol, l'associazione dei giornali on-line. Abbiamo ricevuto testimonianze di tuttocagliarinet il rumore del silenziosolidarietà da parte di colleghi di tutta Italia (comprese le nostre di stadiotardini.com, nda). E adesso? Aggiungere parole a quelle affidate alla lettera aperta di giovedì scorso non avrebbe senso, se non quello di gettare benzina ignorante su fiamme ora sotto controllo. Per impostazione, preferisco tenermi alla larga dalla polemica a ogni costo. E non cambio idea: quel dialogo cercato e puntualmente negato, resta la strada maestra per risolvere l'intera questione”. Già, il dialogo, che spesso nelle Isole come in continente non viene praticato allorquando si preferisce acuire gli angoli, piuttosto che smussarli. E a Catania la querelle ha avuto clamorosi strascichi persino di natura penale

1 commenti:

Luca Talotta (calciomercato.com) ha detto...

Anche Calciomercato.com ha dovuto subire il medesimo trattamento di tuttocagliari.net. A quando abbiamo appreso, è una disposizione che arriva direttamente da Massimo Cellino. Peccato che nessuno ci abbia dato una motivazione plausibile a riguardo. Aspettiamo (non molto) fiduciosi che qualcuno ci faccia sapere che cosa abbiamo fatto di tanto grave per non poter più entrare allo stadio e svolgere nient'altro che il nostro lavoro.