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giovedì 27 ottobre 2011
L’OPINIONE DI GABRIELE MAJO DOPO MILAN-PARMA 4-1
Vedendo i minuti di reggenza al cospetto dell’avversario – tolto che il Milan di ieri sera era più forte della Fiorentina settembrina – verrebbe da dire che sia dunque peggiore l’ultima prova che non quella di allora. E la circostanza è ancor più preoccupante, perché in quei tempi il Parma doveva ancora entrare in carreggiata, stavolta, invece, ne è uscito di brutto. Fosse una strada ferrata avrebbe deragliato. Non saprei dire quante responsabilità abbia il conducente, ma come mi piace riconoscere una percentuale di influenza più alta nei momenti positivi, lo stesso vale, purtroppo per lui, in quelli negativi. Specie se ci mette del proprio. Il disegno tattico – attacco di nanetti senza pincaglioni – sarò stato prevenuto, ma non mi aveva convinto fin dal parto, o meglio, fin da quando ci è stata consegnata la distinta. Al fine di evitare che poi mi venissero a dire che critico dopo il risultato, esattamente come era stato per il caso esclusione di Crespo dalla rosa dei convocati di Parma-Atalanta, ho preferito confezionare una edizione straordinaria prima della gara, collegandomi direttamente da San Siro. Ma anche sul resto della rotazione, sia col senno di prima che con quello di poi, si può disquisire: Feltscher era proprio meglio di Santacroce, posta la volontaria rinunzia a Lucarelli? Il giovin nazionale venezuelano (ex svizzero) nelle pagelle di Grossi è perfino riuscito a strappare la sufficienza (benché abbia sulla coscienza lo start all’azione del primo gol, quando si è fatto buggerare da Ibra, durante un’azione all’apparenza innocua), così motivata: “Debuttava, e ha commesso anche diverse ingenuità. Ma ci ha messo tanta grinta, e il buon fisico che ha. E nel Parma di ieri sera si doveva fare così. Da rivedere, magari con avversari più abbordabili”. L’altro deb al ballo di san Siro era Nwankwo, per Grossi mezzo punto sotto la sufficienza (“Se doveva limitare Boateng c’è riuscito abbastanza bene”. Già, ma là in mezzo c’era pure tale Nocerino, che per una sera, come ha osservato il mitico Tonino Raffa di Tutto il Calcio, ha fatto appunto il Boateng. 3 col a zucca nelle ultime due gare. “Complice di Gobbi sul primo gol – prosegue infatti la prima firma della Gazza – Cala alla distanza, ma, giocando così poco, è naturale”). Sarà stato il caso di rimaneggiare così tanto, o per lo meno in questo modo, a casa dei Campioni d’Italia? Sono proprio queste le gare che servono per far crescere i giovani? Tanto valeva mettere tra i pali Gallinetta, che tra l’altro di scuola interista: se Mirante ne ha sventati 4 (per questo secondo Grossi, con 6,5 è stato il migliore del Parma), peraltro subendone altrettanti, il portierino avrebbe potuto diventare grande di colpo. A proposito di pagelle: il primo voto che sono andato a sbirciare (oramai è un classico) è quello di Giovinco, e ancora una volta mi trovo pienamente d’accordo con Grossi, in quanto, a parte il gol e un altro tentativo, ieri sera mi era parso piuttosto smarrito alla Scala del Calcio. Insomma, per me, aveva steccato. Manco la cicciolata ha tirato fuori. Il gol? Ciccioli. Grossi, nonostante la rete che gli vale il primato in classifica (ex aequo con l’udinese Di Natale, due rigori trasformati a testa) non gli fa raggiungere la sufficienza, tenendolo mezzo punto sotto (5.5): “Il gol e poco altro. Senza una prima punta a cui girare attorno, riceveva palla quasi sempre spalle alla porta, e questo ritardava le sue giocate”. Aggiungerei spesso fastidiosamente imprecise. L’inverno è appena iniziato e come da mie (funeste) previsioni la sua stella ha iniziato a brillare assai di meno. Io, come avevo iniziato a dire prima, non avrei volontariamente rinunziato per scelta al pincaglione. E tra quelli disponibili avrei inserito senza indugio dall’inizio tal Hernan Crespo. E poi, almeno, a gara in corso. Non ci saranno problemi, come ripete Psycolomba, ma se ormai è recuperato, perché rinunziare alla sua classe, là dove sarebbe stata più che utile? Leggo sulla Gazzetta di Parma (causa “vettore” non ho potuto seguire dal vivo le conferenze): “Leonardi: ‘Basta passeggiare con le grandi’”. Beh, al San Paolo contro il Napoli, al momento quarta forza del campionato assieme al Milan, il Parma non ha certo passeggiato. Né in casa con la Roma, dove proprio l’AD (l’unico, gli va riconosciuto, o al massimo pochi altri) aveva riscontrato i prodromi di quella che sarebbe stata la Resurrezione Crociata. Il problema, semmai, è proprio con le “piccole”, tradizionalmente tallone d’Achille crociato. Sì, certo anche l’anno passato abbiamo buscato delle scopole, e sonore, nonostante il calcio propositivo (il Milan nello scorso campionato ce ne diede sempre quattro e non ne segnammo manco uno), però pochi mesi fa riuscimmo a salvarci con il nuovo Timoniere cogliendo punti insperati proprio con formazioni maggiormente attrezzate del Parma. Dico questo perché al di là dei moti di orgoglio che sorgono spontanei dopo prove così, il problema non è perché le passeggiate si fanno con le grandi. Il problema è che si fanno le passeggiate. Con chiunque sia. E con il Cesena, che è una piccola, il Parma non può certo permettersi di passeggiare. E non sarà una passeggiata considerate le condizioni psicologiche (due sconfitte in stecca, se dopo domenica scorsa eravamo a -3 dalla vetta, ora siamo a +3 sulla terzultima) che la precedono. Leggo pure, nel reportage dell’inviato Michele Ceparano, che l’AD si prende tutte le sue responsabilità. Sì, ma concretamente cosa significa assumersi le proprie responsabilità? Metterci la faccia? Sono due stagioni abbondanti che se le assume, ma non ho mai capito in soldoni cosa significhi che si prende le sue responsabilità. A parte che non vedo che responsabilità debba assumersi, dal momento che in sede di allestimento della squadra non gli si possono muovere appunti. Lo dico più spesso quando il Parma perde di quando vince: questa squadra, per l’obiettivo dichiarato per cui è stata costruita (cioè la salvezza) ha un organico all’altezza. Ciò non toglie che il mantenimento della categoria non te lo regala nessuno, perché anche il Parma retrocesso sulla carta poteva valere fin anche il 10° posto. Inoltre, particolare non trascurabile, l’aspetto economico-finanziario ha condizionato i movimenti estivi, per cui non si possono addossare responsabilità a chi ha allestito la squadra. Certo, però, se lui stesso – e non da ieri, ma fin dalla fase di preparazione – ripete che ci sarà da soffrire, che sarà dura, etc. vuol dire che ha qualche dubbio pure lui. Dubbi per me infondati, perché questa squadra teoricamente ha sufficienti risorse per eccellere sulla concorrenza. Quel che manca non sono i giocatori, ma un certo tipo di atteggiamento sul campo, per cui manca continuità nel “mordere” l’avversario, sia esso di caratura superiore che inferiore. Non è, come dice Leonardi, che queste gare vanno affrontate in tutt’altro modo: tutte le gare vanno affrontate in tutt’altro modo. Sia che al cospetto ci sia una grande, sia, e soprattutto, se al cospetto c’è una piccola. Quando il Parma le affronta in tutt’altro modo (arrivando per primo sul pallone, pressando alla morte, raddoppiando e così via) può aver ragione anche sulle più forti (vedi il Napoli pochi giorni fa, non una vita) ed anche sulle più deboli. Riscontro, poi, una certa contraddizione nei virgolettati del massimo dirigente (l’altro giorno ho sentito che Giuseppe Milano al TG Parma ha definito Plenipotenziario il Commissario Cancellieri e ne sono andato orgoglioso) e quelli dell’allenatore. Se Colomba, secondo quanto scritto a pagina 49 della GdP da Piovani, non sarebbe arrivato al Meazza quasi rassegnato alla sconfitta (“Il Milan nel primo tempo ha cercato di giocare e se non c’è riuscito credo che i meriti siano di un Parma che non è arrivato qui rassegnato”), il Leo (a pagina 50 del medesimo quotidiano, secondo quanto sintetizzato dal “Cepa”) ha così sbottato “Sembra che ci accontentiamo… Sappiamo in partenza come andrà a finire il film”. Per poi motivare: “Forse ci sentiamo troppo inferiori”. Leggo anche “Pietro” si sarebbe innervosito alla domanda sull’interesse del Chelsea per Giovinco. “Ma non c’è niente di vero”, sintetizza Ceparano. Cambio fonte e passo a quella ufficiale, fcparma.com, che avevo già letto nottetempo di ritorno da San Siro, prima di assopirmi. Qui Leonardi, in una foto che è tutta un programma, fin dalla home page tuona: “Così non va”, prima del consueto “dobbiamo soffrire per salvarci” (un mantra che il Parma dovrà ripetere fino a fine stagione, arguisce Ceparano sulla Gazza). All’interno: “Io chiedo ancora una volta a tutta la comunicazione parmigiana di parlare della sofferenza che dovremo passare per conquistare questa salvezza, perché si sta parlando di tutto tranne che dell’obiettivo. Si parla di altro e non di quanto si fa in campo. Dobbiamo salvarci e farlo soffrendo: quella di stasera ne è la prova”. Si parla di altro? Di cosa? Delle indiscrezioni su Giovinco? A parte che se le quotazione si alza Ghirardi non ha che da goderne, però se ieri sera il Parma ne ha buscate quattro dal Milan la colpa non è dell’agente della Formica che fa il suo lavoro nell’interesse del suo assistito (ma indirettamente anche della società che ne detiene mezzo cartellino e diritti sportivi) parlando in giro) rilasciando interviste su un supposto interesse di Abramovich per la Formica. Si parla di altro perché è stato affrontato il Caso Crespo? Non è mettendo la testa sotto la sabbia facendo finta che sia tutto rose e fiori che cambia qualcosa: per me Colomba è un sant’uomo che qui a Parma ha portato un certo qual equilibrio di cui c’era profondo bisogno, però nella gestione di questo calciatore-simbolo ha avuto delle pecche. Almeno, questa è la mia opinione (peraltro condivisa da altri, ma non è questo il punto) e se mi va di scriverlo lo scrivo, convinto, sollevando una problematica (o meglio, facendola emergere) di fare il bene del Parma e non solo il mio lavoro di sereno opinionista/cronista. Si parla di altro perché Angella ogni tanto chiede in sala stampa o a Calcio & Calcio se questo Parma deve puntare a qualcosa di più della salvezza, visto l’organico? Beh: ci sta che uno alzi l’asticella nel minuto in cui scorre la rosa e vede che ci sono calciatori di qualità superiori a quelle richieste per formazioni che lottano per non retrocedere. Già lo scorso anno quella che impropriamente viene definita la “comunicazione” (la comunicazione è aziendale, non dovrebbe fare comunicazione – bensì informazione – chi esercita la professione di giornalista, non essendo a libro paga del club, ma del proprio editore) era stata più volte messa sul banco degli imputati (per via del fisiologico dualismo Marino-Guidolin) o chiamata a raccolta. Per me le partite non si vincono facendo le pulci a giornali, radio tv e siti, prendendosela per come si viene dipinti, quanto restando serenamente concentrati sul pezzo, sull’obiettivo, senza servirsi della comunicazione per comunicare avvisi ai propri naviganti. Né credo sia costruttivo richiudersi nel fortino pensando che la comunicazione sia cattiva, o ce l’abbia col Parma, o distragga ad arte e così via. Mi pare un paravento insufficiente per nascondere le nudità. Rimanendo al pensiero leonardiano tratto da fcparma.com leggo testualmente: “Inoltre paghiamo partite come quella con l’Atalanta, in cui facciamo bene, ma si puniscono i giocatori solo per il risultato”. Chi ha punito i giocatori? Media e tifosi? Beh, a questi ultimi non si chiede, per definizione, di essere razionali, ma non mi pare si sia trasceso oltre una media accettabile di critica (anche se quelle a Morrone sono oltremodo ingenerose). I media hanno dato qualche insufficienza di troppo, o espresso giudizi severi? Non credo che possa essere una motivazione che giustifichi una prova dei crociaati come quella di San Siro, la quale avrebbe dovuto essere giocata, come per me giustamente (questo sì) ha sostenuto l’AD: “giocando in modo indisponente, inasprendo i contrasti e tutti i fattori possibili, incluso lo stadio”. Gabriele Majo
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5 commenti:
QUI'QUALCOSA DEVE CAMBIARE E SUBITO,..SIAMO LO SPASSO DEGLI ATTACCANTI DELLA SERIE A!!!KE UMILIAZIONE!!!
Io sono pro-colomba perché ritengo che sia una brava persona e che in giro alla portata del Parma non c'è di meglio, neanche fra quelli sulle panchine delle nostre rivali. Ieri però ha sbagliato oggettivamente la formazione. Non ho capito le scelte di Feltscher e Nwanko titolari, due giovani che purtroppo hanno sfigurato e che sono stati gettati nella mischia nella partita sbagliata. Perché Santacroce no? Perché non dare una chance a Galloppa che ha fatto malissimo nelle prime uscite? Quando tornerà ai suoi livelli se è stato già bocciato e giocherà solo e forse in coppa Italia? Per il resto la scelta di non schierare Pellè a me non è dispiaciuta perché non sono un fan del lungo attaccante, anzi spero che a gennaio vada in prestito da qualche parte. Lo dico da quest'estate, al Parma mancano un centrocampista centrale (di livello intendo e non numericamente) e una punta che possa dare il cambio a Floccari che si fa male spesso (già detto di Pellè, Crespo è un idolo ma evidentemente non ha più la gamba per la serie a).
Tino (sta per tino asprilla, un idolo assoluto!)
Salve Tino e complimenti per il nick name. Vorrei precisare, a scanso di equivoci, che il sottoscritto ritiene Franco Colomba fondamentale nei delicati equilibri che regolano il meccanismo Parma per quelle doti di buon senso che gli si riconoscono unanimemente e quella serenità che ha iniettato senza risparmio, specie nella passata stagione. Detto questo, però, del resto come tutti noi mortali, talora compie degli errori. Possono essere di valutazione, possono essere frutto di prese di posizione. Certo un allenatore non è autolesionista, nelle intenzioni, ma può finire per diventarlo con le azioni. Una di queste, secondo me, è il mancato utilizzo di Crespo, secondo me accantonato un po' per motivi di leso spirito di gruppo (anche se pure il Mitico ha le sue responsabilità, a mio avviso), anche se Hernan non è Candreva. Trattandosi tutti di persone coscienzioso - a il cosidetto caso Crespo, che a mio avviso esiste, sarò de coccio - auspicavo che se ne addivenisse quanto prima ad una soluzione positiva nel comune interesse del Parma. Per me Hernan la gamba ce l'aveva. Soprattutto la prima giornata. In quel periodo era il più in forma di tutti gli attaccanti a disposizione, oltre che quello dalle maggiori qualità, al di là dell'età. Secondo me è stato gestito male e lo dico con la morte nel cuore, avendo una grandissima stima di Colomba. Poi sulle altre scelte di ieri si può opinare. Certo Feltscher fisicamente è ben strutturato e poteva essere una buona guardia per l'imponente Ibra. Però si è fatto buggerare (eh se adesso che ho 47 anni avessi il fisico di 20 o se a 20 avessi avuto l'esperienza che ho ora...) come un pivellino in occasione del gol che ha dato la svolta alla partita. Obi, a propria volta ha limitato sì Boateng, ma intanto Nocerino ha fatto quello che voleva. A questo punto si poteva mandare in campo, come proponeva quel provocatore di Boni, tutti i protagonisti itineranti del giovedì... L'aspetto che più mi preoccupa, tuttavia, è che è stato fatto un pericoloso passo (anzi più di uno) indietro nel percorso di crescita palesato dalla gara con la Roma in poi. Se si inizia con l'andamento turbolento (alti e bassi) come nell'era Marino direi che ci caveremo ben poche soddisfazioni. Cordialmente Gmajo
Ciao Gabriele,concordo come sempre con la tua analisi della partita. Non capisco però perché ritieni l'esclusione di Hernan dovuta “a motivi di leso spirito di gruppo”.
Perché dici che “il Mitico ha le sue responsabilità”, a cosa ti riferisci ? Non mi pare che abbia mai avuto atteggiamenti o rilasciato dichiarazioni fuori luogo, a meno che non mi sia persa qualcosa.
L'ostracismo da parte del mister, che è sulla buona strada per azzerare tutti i bonus che si è guadagnato con la salvezza dell'anno scorso, risale alla preparazione estiva, quando Hernan aveva chiesto umilmente solo di avere qualche chances di giocarsela al pari degli altri. Non mi pare che abbia mai reclamato un ruolo da titolare.
Se ti riferisci alle sue ultime esternazioni alla serata Panathlon penso che in qualche modo sia stato costretto dalla situazione e alla fine sia sbottato.A tutto c'è un limite. Un giocatore della sua levatura e correttenza in campo e fuori,che ha fatto la storia di questà società, anche se a fine carriera, non merita questo trattamento e secondo me, ahimè, se ne andrà già a Gennaio.
Non so se con Hernan in campo i risultati sarebbero stati migliori, ma di certo lui non sarebbe partito con l'atteggiamento da “ già sconfitto prima di giocarsela “.
Febbredacalcio
Ciao Febbredacalcio, premesso che sulla questione Hernan i protagonisti (almeno una parte)tendono a negare l'esistenza di un caso, quelle che ho scritto sono mie "sensazioni" dettate da quanto fiutato dal mio capiente naso nell'aria e mie elucubrazioni sulla mia conoscenza dei fatti. A parte che, come ho già avuto modo di scrivere, se un allenatore - che è già scettico sulla tua tenuta per via della tua veneranda età - ascolta il tuo annunzio d'addio (da te motivato con la scelta di andare dove non solo il ritmo partita ma anche quello di allenamento è inferiore) non puoi che convincerlo delle sue (eventuali) sensazioni cioè che sei un ex calciatore (da serie A). Con che spirito ti darà ancora fiducia, soprattutto considerando che si sarà pentito amaramente di averti schierato contro la Roma dove sei durato appena 18' ? E questo è un conto. Ma quando accennavo a motivi di leso spirito di gruppo mi riferivo alle sue esternazioni dove all'ascoltatore poteva sembrare che badasse più tirare l'acqua al suo mulino (personale) che non a quello di squadra, tipo quando reclamava il posto a gran voce (la famosa conferenza in cui tirò fuori le definizioni Parma A e Parma B) dopo aver detto ad inizio stagione che gli stava bene non giocare neanche un minuto se questo era utile per la squadra. A questo aggiungi che se ti dedicano un club è meglio se vai a fare presenza, anziché accontentarti che ti rappresenti un tuo connazionale. Soprattutto perché te lo hanno dedicato tifosi che ti idolatrano e si butterebbero nel fuoco per te. E sono tifosi parmigiani, di quella Parma che ti fa sempre commuovere. Detto questo, però, rimane Colomba che secondo me in maniera poco illuminata non ha sfruttato l'entusiasmo dell'antico Guerriero dopo la doppietta al Grosseto, preferendogli a casa Juve, Pellè. Il quale non avrà neanche fatto male (era stato tra i migliori), però Crespo contro i bianconeri in quello stadio avrebbe potuto meglio trascinare i suoi compagni proprio per quello che rappresenta. Colomba per lui vedeva un ruolo alla Altafini: bene, lo avesse impiegato alla Altafini. Manco ieri gli ha fatto fare l'Altafini in un altro grande stadio laddove la sua personalità avrebbe fatto comodo (altro che l'attacco dei piccoletti). Ma Colomba sul tema aveva già detto la sua proprio prima della Juve: rispetto Crespo e i tifosi, ma faccio di testa mia. Secondo me non è sbagliato che un tecnico faccia di testa sua, tuttavia nel caso specifico, di testa sua, ha sbagliato. Ciao, a presto Gabriele
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