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L’OPINIONE DI MAJO DOPO PARMA-SIENA 3-1. PAROLA D’ORDINE: “PERDERE LA PAURA DI VINCERE”
“Per me questa squadra non è formata da lavativi o da vecchie troie del calcio, ma è solo fragile psicologicamente: e lo si è visto con i retaggi del passato confermati ieri con i grandi patemi provati. E convengo con Donadoni che sarà bene cercare di superarli quanto prima. E la vittoria è una grande medicina. Anche per la paura di vincere…”
(gmajo) – Ricordate il rinomato “Cul de Sac”? Non ci riferiamo all’antica denominazione di vicolo Santa Maria, cuore dell’Ospedale Vecchio, come ricordato di recente anche da parmaindialetto di Enrico Maletti nella rubrica sulle vie di Parma con il loro nome nuovo e vecchio, quanto al celebre fondoschiena dell’ “Arrighe” (dote che peraltro non gli era stata sufficiente – assieme alla indubbia bravura – ad andar oltre al titolo di Vice Campione del Mondo nel ’94 a guida dell’Italia): ebbene il suo discepolo Roberto Donadoni parrebbe esserne a propria volta provvisto, dal momento che la partita Parma-Siena, finita con un rotondo 3-1, non avrebbe fatto di certo gridare allo scandalo se fosse terminata con un pareggio, dal momento che gli ospiti sia sull’1-0, sia ed ancor di più sul 2-1, hanno impensierito non poco la difesa crociata, facendo riemergere gli abituali fantasmi. Ieri, riportando in tempo reale il pensiero dell’allenatore dalla sala stampa, abbiamo subito titolato con l’espressione che ci era parsa più significativa della sua lunga orazione (successivamente laboriosamente ritrascritta in modo integrale, a beneficio dei nostri lettori) : “La paura di vincere è peggiore della paura di perdere”…
Continua la lettura all’interno
E lo abbiamo fatto perché, a nostro modesto avviso, il nuovo coach ha subito saputo individuare quello che sembrerebbe essere il problema di questa squadra: certo, c’è pure chi pensa che anziché essere fragili psicologicamente i nostri portacolori siano solo dei lavativi (per non riciclare la triviale espressione orlandiniana “Vecchie troie del calcio” pronunziata sette giorni orsono nel salotto buono di Bar Sport) e trarrebbero prova di questo proprio convincimento da quell’ardore che ai loro occhi ci avrebbero messo ieri, agli ordini di Donadoni, rispetto alla prestazione indecorosa di San Siro, fatale a Colomba. Se non ricordo male quel Saltimbanco di Boni, ieri, durante l’intervallo, mi ha detto che per lui la squadra, sia pure anche in quel momento vincente, avrebbe dovuto essere
portata in ritiro come lezione. Ma se non me lo ha detto “Nostradamus” l’autore della battuta è sicuramente stato qualche avventore della buvette della stampa: io penso sia stato il colorito opinionista di Calcio & Calcio in quanto di solito appare più favorevole ai ritiri del mitico Gaucci. In un certo senso non aveva tutti i torti l’ideatore di questa boutade, chiunque esso sia, in quanto in effetti ieri i giocatori ci hanno messo, pur con tutti i soliti limiti, un tot d’amor proprio e quell’ardore derivante dalla voglia di mostrare al nuovo arrivato il proprio valore. Questi, che è un dritto, ha però subito cantato loro: “Questo tipo di risposta non la voglio solo in questa settimana perché avete cambiato l’allenatore, ma la voglio con continuità: se saremo bravi in
questo, allora avremo già fatto tanto”. Avendo anche militato per cinque anni nel Parma, ovviamente non come calciatore, posso testimoniare che dall’interno mai ho avuto la sensazione che consapevolmente i giocatori potessero remare contro l’allenatore: immagino che le cose non siano cambiate neppure adesso. Consapevolmente. Ma inconsciamente tutto è possibile. I calciatori, senza dover essere per questo definiti delle “vecchie troie del calcio” sanno ben fiutare l’aria e se comprendono che il proprio allenatore è caduto in disgrazia hanno, inconsapevolmente, finiscono per offrire un certo tipo di risposta sul campo. E che
Colomba fosse stato scaricato lo poteva capire chiunque leggendo su certi quotidiani qualificati articoli scritti da giornalisti assai prossimi al presidente o all’Ad del loro scontento, con tanto di nomi di possibili eredi, come Delneri e Gasperini. Per me, però, questa squadra è soprattutto fragile psicologicamente: e lo si è visto con i retaggi del passato confermati ieri con i grandi patemi provati. E convengo con “Regaler” che sarà bene cercare di superarli quanto prima. E la vittoria è una grande medicina. Anche per la “paura di vincere”. Notevoli progressi rispetto al r
ecente passato – risultato a parte – non è che ne abbia riscontrati parecchi: al nuovo tecnico e alla società piace il calcio propositivo, ma indubbiamente il Siena, benché abbia perso, è stato più propositivo del Parma. Non a caso il tecnico Sonnino ha esaltato i suoi giocatori quasi fino ad arrivare a bestemmiare di essere stato più contento della loro prestazione al Tardini rispetto a quella che li aveva visti dilagare sulla Lazio la settimana precedente. Insomma, mi è parso di rivedere lo stesso copione di Parma-Chievo, prima gara interna stagionale, quando dopo la pessima figura del New Delle Alpi, per certi versi paragonabile a quella costata l’esonero di Psycolomba, i crociati bevvero un brodino ai danni del Chievo, che seppe dominare i nostri, costretti a proteggersi nel “fortino”. In apertura di “Opinione” ho tirato a mano il Cul de Sac per indicare il sorriso della buona sorte a Donadoni a proposito del risultato di ieri. Ma altrettanto vale anche per certe sue mosse tattiche un po’ difensive a gara in corso, che lo hanno visto premiato, rispetto a quanto fosse capitato al suo predecessore, spesso punito subito dopo cambi similari. Ieri, a caldo, ho pregato l’interessato (Donadoni) di non offendersi perché gli stavo dando del fortunato, appunto per questo. Ma, poi, mi è sovvenuto che proprio in occasione dell’ultimo successo del Parma, quello ai danni dell’Udinese di Guidolin (che ieri, onta delle onte, ha di nuovo perso per mano di Marino…) lo stesso Colomba era stato premiato dal successo dopo aver sostituito un attaccante (Pellè), come ieri Donadoni (Biabiany) sempre con Santacroce. Però era stata la prima e l’ultima volta che “la mossa” aveva funzionato. Le repliche successive, infatti, non comportando analoghi risultati, avrebbero poi finito per essere sottolineate da sonore bordate di fischi. Ieri, dal momento che scopa nuova scopa bene, nessuno s’è guardato dal contestare il cambio più da Trap che da Sacchi di Donadoni. La squadra, fino a quel punto (eravamo circa al 20’ st) schierata con il 3 4 3 sarebbe passata ad un decisamente più difensivo 5 3 2. Anche se “Regaler” ci ha spiegato (peraltro senza convincermi) che non era suo intendimento modificare l’assetto iniziale: “Non era mia intenzione sistemarla con la difesa a cinque, ma di mantenere esattamente quello che era l’assetto difensivo a tre: purtroppo ci siamo fatti schiacciare un po’ sugli esterni, ma non schiacciare tanto perché l’avversario ci ha creato particolarissimi problemi, ma perché, come dicevo prima, questo retaggio, questa paura eccessiva di subire, ci ha fatti un po’ schiacciare. E questo dava ancora più opportunità al Siena. E questo è veramente uno di quegli aspetti che dobbiamo migliorare, perché veramente lì si può fare la differenza”. Parola d’ordine, dunque, perdere la paura di vincere.
Un altro aspetto che non mi ha convinto è il disegno offensivo della squadra, schierato a tre, con posizioni assai mobili tra loro: e non mi ha convinto nonostante 2/3 dell’attacco sia andato a rete (Biabiany prima e Giovinco poi, tra l’altro imbeccato da Palladino appena subentrato a Floccari, rimasto a bocca asciutta, ma autore di una prestazione di grande sostanza nella ripresa, il primo tempo è meglio se ce lo dimentichiamo). Con tutti i suoi difetti Psycolomba seppe immediatamente trovare alla Formica quella che lui stesso (Colomba) definì “una posizioncina” ideale. Ho il timore che con il nuovo corso la posizioncina ideale vada un po’ alle ortiche. Anche perché lo stesso Biabiany aveva prima una posizioncina ideale che ora non mi pare abbia più. Ci vuole pazienza, certo: i lavori sono in corso, ma intanto è doveroso da parte nostra non nascondere i dubbi che ci vengono. Diciamo che sarebbe stato ideale registrare centrocampo e difesa senza ritoccare troppo l’attacco, che ultimamente sembrava essersi perfettamente integrato negli stessi tre protagonisti fin dall’inizio identificati per il “progetto tecnico” del Parma, il leader Giovinco, con i suoi collaboratori Floccari (Pellè in sua vece quando manca) e Biabiany. A centrocampo mi è parso da promuovere Musacci, così come non credo ci sia da gettare la croce addosso a Pereira, come ha fatto ieri Boni in sala stampa, subito stoppato dal ragionevole Donadoni: “Beh, insomma: Pereira è entrato anche in un momento della gara dove c’erano tutte le prerogative per poter essere un po’ più in difficoltà, perché è chiaro che se entri sul 3-0 posso farcela ancora anch’io a fare 20 minuti, ma quando entri con la squadra avversaria che ti sta pressando, che ti sta mettendo un po’ ai ferri corti, è chiaro che diventa un po’ più complicato”. Magari qualcuno mi taccerà di essere un po’ catenacciaro, ma vi dirò che il Parma con il 5 3 2 non mi è dispiaciuto, anzi mi è parso un vestito piuttosto razionale ed ordinato rispetto al precedente, anche se oggigiorno penso sarebbe da autolesionisti rinunziare da principio a Biabiany per riproporlo. Tuttavia mi è parso soprattutto il centrocampo, sovente considerato il punto debole della squadra, a beneficiare dell’uomo in più: nel caso si è trattato di un uomo d’ordine come Musacci, chiamato a guidare centralmente i meno dotati (tecnicamente) Valiani e Morrone, quali interni ai suoi lati. L’esperimento è durato poco, perché poi è entrato Danilo Pereira in luogo del toscano, che un po’ mi ha ricordato le ordinate geometrie di Lunardini, che tanto piacevano a Guidolin, sebbene l’ex Rimini non piacesse ai più soprattutto per questioni di carattere fisico. La fascia difensiva destra con il binario Zaccardo-Valiani è parsa un po’ troppo in ambasce e perforabile dai poco concreti elementi offensivi avversari. Forse non aveva tutti i torti Paolo Grossi (quello della Gazzetta, non l’autore del gol della bandiera degli ospiti) ad indicare quale ideale per lui la posizione di centrale dei centrali, giacché sull’uomo (sia pure a zona) ha palesato qualche difficoltà in più. Magari l’arrivo di Jonathan (Inter) non avrebbe fatto male, ma prendiamo atto delle dichiarazioni odierne dell’AD Leonardi (pronunziate a margine delle premiazioni di Natale in Vetrina Crociata dell’Associazione I Nostri Borghi): “I giocatori che pensano più di un giorno di venire nelle squadre che io dirigo, non sono giocatori per me. Perciò Jonathan, con tutta la stima, sta bene all’Inter”. Capisco quanto fastidio possa dare la lesa maestà, ma questa deve venire prima di tutto? Nella stessa occasione Leonardi, sollecitato dal collega Alessandro Trentadue (32, in cifre) di parma.repubblica.it, ha anche esternato a proposito di Hernan Crespo: “Crespo? Fa parte del Parma. Si è creato un qualcosa, non solo per quale motivo… Io sono orgoglioso di averlo riportato a Parma, sono orgoglioso di avergli rinnovato il contratto, poi le scelte tecniche mica le faccio io… Perciò sta bene dove sta. Se lui non dice nulla, noi non diciamo niente di più. Perciò siamo contenti di averlo in rosa”. Se lui non dice nulla? Aspettiamo che possa parlare e poi sentiremo… Noi (società) non diciamo niente? Beh, mi pare una non risposta. Intanto prendiamo atto che pubblicamente l’AD si è dichiarato orgoglioso di averlo riportato a Parma e di avergli rinnovato il contratto, anche perché i suoi estimatori hanno sempre pensato che si fosse trattato, in entrambi i casi, di operazioni ghirardiane. Ah già, è vero: tra Pres e AD non c’è rottura, la pensano allo stesso modo (Parmigiano, che gran invenzione il tuo “GhiLeo…”) non uno in un modo e l’altro al suo contrario come i soliti rompiscatole vogliono far credere, così come ha sancito Leonardi presentando Donadoni. Intanto, a proposito di Crespo, come avevo immaginato Donadoni la sta pensando come Colomba… Il seguito della telenovela alla prossima puntata… Gabriele Majo
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